Se per caso sentiamo nominare Ugo Cerletti è probabile che non ci sovvenga niente. Se leggiamo, però, la parola "elettroschock" non abbiamo bisogno di grandi spiegazioni: sappiamo benissimo che fu quella pratica elettroconvulsiva applicata ai paziente psichici.
"Shock" di Carlo Patriarca, che esce oggi per Neri Pozza, ripercorre, attraverso i ricordi e le parole di un immaginario assistente, le pochissime notizie biografiche sul medico che introdusse questa pratica nella psichiatria italiana: pochissime perché la "damnatio memoriae", come capita, fu per questo medico molto severa. Quello che scopriamo è un uomo dalle mille sfaccettature che spaziava dell'invenzione di un nuovo tipo di bomba fino a quella, appunto, dell'elettroshock. Un uomo e uno psichiatra che si muoveva ancora quando la studio della malattia mentale non aveva ancora un quadro ben delineato, in tempi in cui gli psichiatri andavano a tentativi alla ricerca di una cura risolutiva per le principali patologie psichiche. È una storia privata ma che si intreccia indissolubilmente con quella della scienza e della psichiatria e dimostra, come sia necessario avere anche un altro punto di vista, sebbene diverso e forse sbagliato, per tracciare una storia che non è poi così tanto lontana.