Avete mai provato a guardare gli uomini come se fossero donne? A valutarli in base alla loro avvenenza, all’età, alla freschezza, al sex appeal? Lidia Ravera l’ha fatto, tre volte alla settimana, in novecento battute, dal marzo del 2009, sul quotidiano l’Unità. Ha applicato uno sguardo implacabilmente «maschile» ai protagonisti della vita politica italiana. Niente di personale, nessuna vendetta, semmai un sottile intento pedagogico e una robusta passione civile. Inevitabilmente, fra una pancetta e un riporto, fra uno sguardo rapace e un sorriso ambiguo, emergono i segnali della mutazione antropologica in corso, dalle risse televisive al mercato delle carni femminili, dalla miseria linguistica degli intercettati alla proliferazione dei corruttibili, il tutto commentato con divertita severità. Senza mai cadere nell’ovvio o nel volgare, con la precisione chirurgica della lingua letteraria.
Lidia Ravera is an Italian writer, journalist, essayist and screenwriter. She became famous in 1976 for Porci con le ali, co-written by Marco Lombardo Radice, a novel dealing with the myths and ideals of the years around 1968.
Ho letto altro di Ravera e mi piace molto la sua ironia caustica e graffiante, che qui è al servizio di un'operazione educativa per tutti gli uomini: sentirsi giudicati per l'apparenza e non per l'operato professionale. Il risultato è molto divertente, anche perché l'autrice si spertica in esercizi di stile ricercati e di sicuro effetto comico, anche se spesso un po' tortuosi da comprendere. Certo sarebbe stato più interessante leggerlo all'uscita, perché l'attualità politica ha la sua importanza sia sulla rosa dei chiacchierati che degli eventi salienti del periodo. C'è molto commento politico in queste pagine e leggerlo qualche anno più tardi permette di riflettere su cosa sia cambiato. Meglio la prima parte della seconda, che raggruppa articoli vari della stessa rubrica su Repubblica e pecca, secondo me, di retorica e pessimismo cosmico. Meglio quando parla solo di uomini e ripagarli con la stessa moneta le viene davvero facile. Come spesso succede alle femministe della seconda ondata, c'è il giudizio che pesa sulle donne che a vario titolo mercificano il proprio corpo (escort, deputate e ministre nel partito di Berlusconi, showgirl..) e che è tipico di chi diffida della liberazione dei corpi come strumento di potere e autodeterminazione. Peccato.