Straniero. Diverso. Estraneo. Così è l’Architetto, un giovane uomo che dall’Iraq si è trasferito in Italia per gli studi universitari e vi è rimasto a lavorare senza incontrare eccessive difficoltà. E così è Amina, una ragazza marocchina che l’uomo incontra per caso e da cui si sente irresistibilmente attratto, contro la sua stessa volontà. Perché Amina vive una vita ai margini, molto diversa da quella dell’Architetto, la vita di chi non si è mai integrato, e per resistere è costretta a vendere il suo corpo. Sullo sfondo di una Torino multietnica e inquieta, raccontata attraverso gli occhi di due anime in transito provenienti da una cultura altra, una storia d’amore impossibile, insieme toccante e amara, che ha segnato l’esordio di una nuova e potente voce letteraria. Una voce in grado di infondere a un romanzo di grande contemporaneità tutto il fascino della letteratura islamica classica, creando uno stile inedito, diverso, straniero.
Bello e doloroso, racconta la vicenda umana piccola e profondissima di un immigrato "storico", integrato, ma solo e di una clandestina. Ci culla, poi ci scuote, tra l'Iraq di trent'anni fa, il Marocco rurale e Torino. La prosa di Tawfik è ricca, molto lirica e sensuale, inframmezzata da poesie che segnano i cambiamenti del tempo della narrazione.
Bello, doloroso e forse un tantino troppo drammatico. Tramite questo libro entriamo nella vita dell'Architetto e di Amina, entrambi arabi di origine che si trovano in Italia - precisamente a Torino. L'Architetto è uno dei primi immigrati, quelli che fanno richiesta di studio. Viene per studiare, e poi infine decide di restare a lavorare. Si sposa ma la moglie lo lascia. Vive così da solo, nel suo appartamento vuoto, con il dolore di un matrimonio fallito, la malinconia della propria terra, la mancanza della propria famiglia. Per quanto sia un immigrato è riuscito, per così dire, ad integrarsi in Italia. Vive tra il ricordo del proprio Paese, delle proprie tradizioni e della propria mentalità e tra la novità, l'integrazione della nuova cultura, tradizione e mentalità. Un giorno, tramite un amico, incontra Amina. Tra loro nasce subito una forte intesa, condividono sentimenti ed emozioni troppo simili. Amina però è una prostituta. Ha una storia davvero brutta alle spalle e fa la prostituta per sopravvivenza, perché lei è clandestina, lei non è in regola e nessuno accetta di farla lavorare, e se accetta la fa lavorare in nero, sfruttata e sottopagata. L'incontro non sarà uno ma di più; per Amina è amore a prima vista ma sa che lui non l'accetterà mai, perché la cultura araba non accetta che una loro donna possa svolgere quel tipo di lavoro. Il libro è davvero triste, a tratti emozionante. Viene raccontato da i punti di vista di entrambi, vengono raccontati i loro ricordi, descritti i loro paesaggi, la loro famiglia, la loro cultura, i loro modi di pensare. Credo sia un libro abbastanza buono per poter capire almeno un po' il pensiero arabo, un pensiero molto chiuso, ristretto, dove la donna prima è comandata dalla famiglia e poi del marito, dove la donna conta poco come pensiero. L'Architetto, infatti, dovrà fare i conti con il pensiero "installato" dalla propria cultura e il pensiero italiano adottato dopo tanti anni in Italia. Ogni tanto, tra i ricordi e la realtà, troviamo scritte alcune poesie che però distraggono un po' dalla lettura, ma sono apprezzabili. Avrei preferito un finale diverso. La scrittura è scorrevole, delicata quasi, semplice ma non banale.
Un'esperienza recente per i lettori italiani: percepire sensibilità e mondi diversi senza il filtro della traduzione, trasportati qui da un lessico famigliare. Leggere la propria lingua a volte stravolta e quindi rinnovata da autori che non sono di origine italiana. Oppure restituita alla purezza dei libri di scuola. O ancora volutamente piegata a sonorità che vengono da lontano. Tutto quello che è successo già all'inglese, al francese nella letteratura definita postcoloniale, per noi é una assoluta novità: l'italofonia.
La letteratura della migrazione... cioè quella letteratura espressa in italiano da scrittori di origine immigrata o prodotta da emigrati italiani che ci parla dell'Italia in un modo inedito e inconsueto poiché assume il punto di vista di chi la guarda dalla giusta distanza. Uno sguardo venuto da lontano è dentro e fuori insieme, colpisce e destabilizza specialmente se si esprime nella nostra lingua. Ecco come la letteratura italiana contemporanea ha spostato i confini.
Tra queste pagine l'autore ci mette in contatto con i gravi problemi e le attese deluse degli immigrati, con i giudizi e i pregiudizi che si portano dentro, con le vicende contraddittorie e drammatiche del loro paesi di origine, con la denuncia della condizione femminile nel mondo islamico, con quel sentimento di attrazione-repulsione che caratterizza il rapporto di molti islamici con l'occidente...
L'amore fa male. Fa male ad Amina, sedotta in Marocco da un uomo che la sposa e l'abbandona derubandola appena giunti in Italia dopo un viaggio estenuante, per poi tornare a riempirla di botte non appena gli ritorna voglia di una donna a disposizione. Amina che finisce per strada, perché non ha il permesso di soggiorno, non parla italiano, non conosce nessuno, cos'altro potrebbe fare senza una minima rete di sostegno? Amina è la voce dell'immigrazione disperata, quella senza un appoggio, senza un cosiddetto "progetto migratorio". L'architetto invece, arabo anche lui, fa parte dei primi arrivi, quelli per motivi di studio nelle grandi università del Nord; si è laureato, si è anche sposato ma poi è stato lasciato, ha trovato un lavoro, si è, diremmo con questo termine che tanto piace, integrato. L'architetto non può accettare di innamorarsi di una prostituta, araba per di più, o dovrebbe mettere in discussione le fondamenta stesse della sua cultura. Non è pronto. E quando è pronto, è troppo tardi. Ecco, il dramma finale -come riportato già da altri giudizi che ho letto- è un po' eccessivo. In linea con qualche poesia araba strappalacrime disseminata per il testo. La malattia incurabile, la sparizione di lei, la follia che colpisce l'architetto... Poteva forse concludere la vicenda un attimo prima. Però tutto il resto merita.
Sono stata coccolata e trasportata per tutta la lettura in vite che non sono la mia, da una parte purtroppo mi viene da dire anche per fortuna. Amina mi ha rapita il cuore con la sua dolcezza e con il suo desiderio di trovare la felicità, che sia in amore o in una nuova patria.
Amina: rappresentazione della donna straniera in territorio italiano che viene sessualizzata, sfruttata, picchiata, denigrata, abbandonata. Non ci fermiamo mai troppo a pensare al passato che queste DONNE (donne con la D maiuscola) possono subire. Noi vivendo la nostra vita tranquilla da persone bianche nel nostro territorio con la nostra lingua e la nostra cittadinanza. Libro che parla anzi URLA quanto sia difficile vivere, ma soprattutto quanto sia difficile essere felici quando non si ha nulla se non il proprio corpo.
Libro che consiglio assolutamente anche se il finale ti lascia abbastanza con l’amaro in bocca, peccato.
È stata una lettura lenta perché la struttura è molto diversa dai romanzi che sono abituato a leggere. Allo stesso tempo va detto che ho pianto. Mano a mano che ci avviciniamo al finale diventa sempre più poetico e ha il finale che piace a me. Promette riflessione.
3.5. Intenso, drammatico, alla fine anche forse un po' troppo. Tuttavia, racconta una Torino, ma anche un'Italia difficile, a volte ostile, per chi italiano non è... Per dirla come il mio gruppo torinese preferito "qui c'è un passato che non passa mai ed un futuro che non troverai"...