Arriva un momento in cui si è convinti che non ci sia più bisogno di imparare. Ma basta un attimo per capire che le nostre sicurezze, spesso, sono solo un modo per far tacere la paura. Perché vivere intensamente è questo che fa: paura. E sono proprio i giovani a metterci davanti agli occhi una simile verità. Sono loro a rendere chiaro e lampante ciò che nella vita si è sempre saputo, ma non si sapeva di sapere. O ci si rifiutava di sapere. Capitolo dopo capitolo, Enrico Galiano ci porta a scuola di felicità. Una scuola in cui le lezioni sono piccole e grandi allo stesso tempo – sull’amore, il coraggio, la libertà – e impartite non da chi siede dietro la cattedra, ma dai ragazzi stessi. Scopriremo così che hanno ragione loro, quando ridono fino alle lacrime mentre gli adulti li osservano seri. Hanno ragione, quando amano fino a stare male mentre gli adulti li guardano con un sorriso accondiscendente. Hanno ragione, quando cadono, quando non capiscono, quando tartassano di domande finché ottengono una risposta chiara. Quando si arrabbiano perché non si sentono ascoltati. Grazie ai ragazzi, ci si rende conto che, per quanta strada si sia fatta, per quanta esperienza si sia accumulata, si è sempre eterni ripetenti. Eterni ripetenti alla scuola della felicità. Dopo aver dominato per mesi le classifiche con L’arte di sbagliare alla grande, Enrico Galiano torna con un saggio che è come una giornata di sole dopo mesi di pioggia. Ci fa entrare nella sua classe ad ascoltare le voci e le storie di ragazze e ragazzi, e ci trasmette un’inaspettata leggerezza: leggendo queste pagine, nasce, spontanea, una voglia improvvisa di cominciare a vivere davvero.
Enrico Galiano è nato a Pordenone nel 1977. Insegnante in una scuola di periferia, ha creato la webserie Cose da prof, che ha superato i venti milioni di visualizzazioni su Facebook. Ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof.it. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Ogni tanto prende la sua bicicletta e se ne va in giro per il mondo con uno zaino, una penna e tanta voglia di stupore.
Enrico Galiano con questo libro ha fatto un dono a tutte le persone che si relazionano con i ragazzi siano genitori, insegnanti, allenatori, chiunque, qualsiasi figura, perché nella maggior parte dei casi si tende ad etichettarli presi dalla fretta che la società ci impone senza andare oltre, e oggi più che mai loro hanno bisogno di sguardi e ascolti che partano dai nostri cuori. Complimenti Enrico come ogni volta anche questo tuo libro mi ha commossa.
Leggere un libro di Enrico Galiano vuol dire immergersi dentro se stessi. Vuol dire cercarsi, scoprirsi e conoscersi in quelle pagine bianche e nere. Vuol dire aggiungere quei tasselli mancanti, che sono finiti lontani dalla nostra vista, a quel puzzle che rappresenta la nostra vita e comprenderne, pezzo dopo pezzo, l’immagine finale. “Scuola di felicità per eterni ripetenti” è un’avventura dentro il proprio io. Un’avventura in compagnia di Enrico che, mano nella mano, ti aiuta a prendere più consapevolezza di chi sei, di chi stai diventando e di chi sei stato. È un’avventura che ti aiuta a crescere, ad apprendere che hai ancora tanto da imparare e che il protagonista della tua vita sei tu, tu e solo tu con i tuoi difetti e la tua pazzia. Con la tua voglia di sognare L’impossibile e renderlo concreto a furia a di crederci a qualunque età. Enrico ci ricorda di continuare a sognare e di non smettere mai di essere coraggiosamente matti e felici.
Come sempre Galiano fa breccia nel mio cuore, con ognuno dei suoi libri… capitoli brevi, piccole lezioni di vita che colpiscono e che spingono a riflettere. Un professore che è un vero dono per gli studenti.
un professore - scrittore che attraverso gli occhi e la voce dei suoi studenti impara lezioni di vita, così semplici, ai molti scontate ma a cui veniamo sempre rimandati (noi adulti). un libro self help straordinario che dovrebbe entrare a fare parte dei libri da studiare a scuola.
continuare a vivere con la semplicità e onestà dei piccini.
Voto: 4.5 stelle su 5 (Motivo: Molto bello, ma breve)
Trama: Enrico Galiano, insegnante delle medie, cerca di scrivere delle piccole lezioni, che hanno valenza per tutto l'arco della vita e, per questo motivo, sono "per eterni ripetenti". Tra questi, si include, affermando come fonte di apprendimento i suoi stessi ragazzi, da cui traggono le mosse tutti i suoi capolavori. Lo scopo di queste lezioni, in definitiva, è insegnare a "diventare grandi" (L'essere adulti non ha un corrispettivo anagrafico, secondo l'autore).
La mia opinione: Ciò che mi colpisce non è tanto il contenuto delle "piccole lezioni" , ma l'umiltà di quest'uomo nel tornare dietro i banchi. Ritengo che, solo disponendosi con quest'atteggiamento a cui invita lo stesso autore, si può veramente comprendere il significato profondo e latente dietro questi insegnamenti.
A chi consiglio questo libro: A tutte le persone di qualsiasi età, anche chi non è lettore.
Frasi preferite (Non inserisco di cosa trattano le lezioni per ridurre al massimo gli spoiler): "Sapere che qualcuno ti vede è come un interruttore che fa sì che tu possa vedere te stesso." (cit. pagina 60)
"E forse il cattivo diventa molto meno cattivo quando ci ricordiamo che anche noi, in fondo, abbiamo bisogno di quegli occhi come abbiamo bisogno del cibo, dell'acqua, dell'aria." ( cit. pagina 63)
"Non sei davvero libero quando puoi fare tutto quello che vuoi. Sei libero quando vuoi davvero tutto quello che fai," (cit. pagina 97)
"Tutta quella lentezza era il modo per allargare i suoi attimi, che duravano minuti ma a volte sembravano secoli, per distenderli, per farci entrare più tempo." (cit. pagina 107)
"Le loro domande [dei ragazzi/studenti], anche con tutta la forza e l'esperienza che puoi avere, non le riesci a domare" (cit. pagina 118)
"È dal buio che si estrae l'oro e un educatore è uno che di mestiere fa quello, il minatore, si cala laggiù in quel fondo buio dove ovunque tocchi ti sporchi o ti fai male" (cit. pagina 140)
"[diventi grande] quando la smetti di inseguire la perfezione, non perchè scopri che è irraggiungibile, ma perchè proprio non ti piace più. Quando essere vero diventa un obiettivo molto più interessante che essere perfetto" (cit. pagina 161).
Apprendere a insegnare, insegnare ad apprendere. Senza pretese stilistiche, partendo dal concreto dell'esperienza. Oltre i giochi di parole, un libro che, in vena di riflessioni, si assapora tutto d'un fiato.
Ho conosciuto questo autore con Eppure cadiamo felici, che mi piacque talmente tanto da diventare uno dei miei libri preferiti. Ho poi letto Tutta la vita che vuoi, che mi è piaciuto ma non così tanto da rubarmi il cuore. Ogni volta che esce un suo libro lo compro e/o lo metto in WL, ma poi rimangono lì sullo scaffale a prendere polvere. Questo l’ho trovato in biblioteca e ho colto l’occasione per leggerlo subito!
Questo libro non è un romanzo, ma una sorta di raccolta di lezioni dell’autore. Praticamente Galiano dedica ogni capitolo ad un argomento e su questo argomento costruisce una sorta di lezione, raccontando aneddoti che derivano dalla sua vita di insegnante. Se seguite l’autore su Facebook è un po’ come leggere i post che scrive lì uno dietro l’altro. Devo dire che mi è piaciuto leggere queste sue riflessioni, anche se avrei preferito fossero tutte su di un argomento generale o comunque su pochi argomenti ma con riflessioni più lunghe.
Mi è piaciuto in particolare perché lui ha a che fare tutti i giorni con i bambini e i ragazzi così come me, quindi mi ci sono ritrovata molto. Dalle sue parole poi si evince l’amore che ha per la sua professione e questo è molto bello da vedere da fuori. In alcuni momenti mi ha fatto sorridere di gioia, in altri di tristezza o di commozione. Ho sottolineato un paio di frasi che ho trovato molto belle e vere.
In generale comunque ho dato 4 ⭐️ e lo consiglio a chi già conosce l’autore. Per chi invece non ha mai letto nulla di suo consiglio di partire da un romanzo.
Enrico è una garanzia, si vede che ci mette il cuore in tutto quello che fa. Le sue parole vanno dritte al cuore, ti conquistano, ispirano, emozionante... Veramente spettacolare, come al solito, non delude mai.
* Le persone più coraggiose che conosco hanno mille ansie, mille paure. Le più belle che conosco difetti infiniti, infinite sciagure. E hanno un buio ben nascosto negli occhi le più luminose persone che conosco un buio che non vedi, un buio che non tocchi: sei con loro e ti sembra sempre tutto a posto. Perché le persone più felici, loro sì che lo conoscono che odore ha il fondo del fondo ed è per questo che quando sorridono sorride un po’ anche il mondo. * Chi vibra di un sogno ha sempre un immenso rispetto per quelli degli altri, per quanto pazzi o strambi o stupidi siano, sa che non esistono sogni pazzi o strambi o stupidi, ma solo persone che ci credono e persone che non ci credono, così come non esistono amori sbagliati, ma solo persone che hanno visto l’amore, e persone che no. * Solo chi non ha nessuna torre da costruire, nessun sogno da inseguire, cerca di buttare giù quelle degli altri. Mentre chi ce l’ha, la sua torre, il suo sogno, quelle degli altri nemmeno le guarda. E pensa solo a fare la sua più alta, o più bella, che può. * Nella mitologia greca, Ananke è la dea che incarna la forza suprema del cosmo cui tutti devono obbedire, perfino gli dei. Secondo Platone è la madre delle tre Moire, le divinità che, con forbice e filo, decidono la durata della nostra vita. In ogni mito vale sempre la stessa regola: gli dei hanno il potere sui mortali, ma Ananke ha un potere che nemmeno loro possono intaccare. Le decisioni della dea che governa il destino sono irremovibili. * Sapere che qualcuno ti vede è come un interruttore che fa sì che tu possa vedere te stesso. Finché il mondo non sa che esisti, fino a che non ti senti visto dal mondo, tu non puoi vedere te stesso. * A un certo punto ci giriamo verso le persone che amiamo solo per controllare che ci guardino, che si ricordino di noi. * L’imperfetto, insomma, serve a sancire che si sta parlando di qualcosa che non è vero nel presente. * Sei vecchio – nel senso brutto del termine – non quando lo dice la carta d’identità. Lo sei quando lo dicono i tuoi pensieri e i tuoi gesti. * Il vero rispetto non è dare la precedenza a qualcuno, lasciare il posto sull’autobus o aprire una porta perché quel qualcuno è più grande di te o perché è il tuo professore: è farlo quando ti rendi conto che l’altro ne ha più bisogno. * La libertà non è mai scontata, anche se il più delle volte non ce ne accorgiamo. La nominiamo spesso, ma di quel valore, come per l’aria, percepiamo la presenza solo quando manca. * Non sei libero quando non hai vincoli. Lo sei quando sei tu che li scegli. * È dentro ciò che ci dà gioia che noi troviamo meglio il nostro posto nel mondo. * Se fossero gli dei, che tanto invidiamo, a invidiare noi mortali? Forse è proprio questo il motivo che strappa Odisseo dalle braccia di Calipso sull’isola di Ogigia, e lo spinge di nuovo verso il mare e il pericolo, rinunciando così alla vita eterna: più che la nostalgia della moglie Penelope e del figlio Telemaco, forse è proprio l’insopportabilità di quel tempo tutto uguale, dove nessun attimo è l’ultimo, dove la vita non si può più perdere. E dove quindi, non esistendo perdita, non esiste neanche bellezza. * La conoscenza non è dare risposte, ma sapersi fare domande, che sei vivo solo finché sei curioso, fino a che hai voglia di andare a vedere che cosa c’è dietro, che la sola certezza è che ogni certezza è provvisoria, che c’è qualcosa dentro di noi che cerchiamo sempre di domare – come si domano le fiamme, come si domano gli incendi – quando invece dovremmo imparare, come sapevamo fare da ragazzi, a voler bene a questo fuoco, proteggerlo, non smettere mai di sentirci scaldati dal calore seducente della parola: «Perché?». * Non sei tu che decidi, è qualcosa dentro di te che ti decide. * Che cosa cambia se vedo un fatto come una causa o come una colpa? La risposta è arrivata solo il giorno in cui ho visto quel video con Simone: «A me non dà fastidio chi mi svaligia casa, a me dà fastidio che mi svaligiano casa». Concentrarsi sul chi significa concentrarsi sulla colpa; farlo sul che, invece, vuol dire puntare l’attenzione sulla causa. Non è vero che sono la stessa cosa: fa tutta la differenza del mondo. * Se io so che posso scaricare la colpa su qualcun altro, non devo sforzarmi più di tanto per risolvere la situazione. * Quando le parole che gli avevo messo a disposizione erano queste: ORO È LUCCICA TUTTO CHE QUELLO NON Era facile, no? Sposti di qua, cambia di là, doveva diventare: «Non è tutto oro quello che luccica». E lui, lui: Non tutto quello che è oro luccica. * Secondo me vuol dire che ci sono tante cose che anche se non luccicano valgono tanto, insomma se qualcosa non luccica non significa che non abbia valore, secondo me. * Mi sento l’ultima foglia rimasta sul ramo. * Che cosa significa ascoltare? Ascoltare significa capire ciò che l’altro non dice. * Prendete «nubivago»: una parola che descrive chi vaga sempre fra le nuvole coi suoi pensieri, chi sogna a occhi aperti, chi ha la testa costantemente per aria. * Non è giusto che nei libri ci siano le figure, perché quando le vedi poi non sei più libero di immaginare le scene come vuoi tu. * Forse tutti i nostri guai sono iniziati quando abbiamo deciso che reale e concreto fossero il bene, mentre fantasia e astratto erano il male; se non il male, almeno qualcosa che doveva comunque avere uno spazio ridotto, da controllare per bene, da tenere a bada. * Perché il fantastico è vero, naturalmente. Non è reale, ma è vero. I bambini lo sanno. Anche i grandi lo sanno, ed è per questo che molti di loro hanno paura del fantastico. Sanno che la sua verità è una sfida, e persino una minaccia, a tutto ciò che è falso, a tutto ciò che è fasullo, inutile e volgare nella vita che si sono lasciati costringere a vivere. Hanno paura dei draghi perché hanno paura della libertà. * «Secondo lei la felicità è un suono o un rumore? Nel senso: è più qualcosa di fastidioso oppure un suono dolce? Secondo me sembra un rumore, cioè tipo all’inizio era un rumore, ma poi dopo un po’ scopri che era un suono». * Il vero senso del gioco, quando il gioco è l’amore, non è nel nascondersi, ma nel farsi trovare; il vero brivido non è nel vedere non visti, ma nell’essere visti e vedere. La parte migliore non è nel sapere che qualcuno ti sta cercando, ma nel farsi sempre trovare. No, in amore non vince chi fugge. In amore non vince neanche chi resta. In amore vince chi se ne frega di vincere o perdere, e lo stesso non smette mai di ricominciare a cercarsi. * È quando la smetti di inseguire la perfezione, non perché scopri che è irraggiungibile, ma perché proprio non ti piace più. Quando essere vero diventa un obiettivo molto più interessante che essere perfetto. È quando ti perdoni. È quando, per amare te stesso, non devi più chiedere permesso. È quando capisci che non sei mica il solo, ad aver paura, a non sapere a volte dove sbattere la testa, o a sentirti ogni tanto più fuori posto di un pesce in una biblioteca. Quando incontri qualcuno e sai subito riconoscere se è tutta scena, e ti basta poco per capire cosa è fumo e cosa arrosto. È lì che diventi grande. * Quando la smetti di giudicare gli altri: anche quelli che proprio non sopporti, anche quelli che ti hanno fatto del male. Quando realizzi che non potrai mai capire fino in fondo chi hai di fronte: e ti rendi conto che questa, in fondo, è una gran buona notizia. * Quando hai fatto almeno uno sbaglio grosso, gigantesco, irreparabile: e hai capito che quello sbaglio parla di te perfino meglio delle cose che ti sono andate per il verso giusto. Quando non hai più ansia di arrivare da qualche parte, ma solo voglia di viaggiare. Quando nel carrello butti quello che vuoi tu, e non quello che ti dicono di volere. Quando non è più aspettare qualcuno che ti scelga, ma iniziare a sceglierti. Quando scopri che c’è perfino in giro qualche matto a cui vai bene così come sei, e impari a tenertelo stretto. Quando almeno una volta hai perso tutto quello che avevi, ma proprio tutto. E poi ti sei svegliato, un giorno, e tu c’eri ancora. Eri ancora lì. Ancora vivo. E allora hai capito che puoi anche perdere tutto, ma questo non vuol dire che hai perso.
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Alla fine è così che si diventa cattivi: a colpi di sguardi che cerchi e non trovi. A colpi di occhi che guardano da un'altra parte. Occhi che non ti vedono. Occhi che non ti amano.
🎒 Alcuni autori per me diventano garanzie, quando amo così tanto il loro modo di scrivere che non vedo l'ora di recuperare tutte le loro opere, vecchie e nuove. Ecco, Galiano è tra le mie garanzie. Sarà per la scrittura preziosa o perché parla di scuola di vita, o probabilmente per entrambe le cose.
La lezione di Giulia, di mia figlia e di tutti i bambini, quindi, è prima di tutto una lezione sul tempo e su quanto facile sia diventare vecchi prima dell'ora. Una lezione che dice che sei vecchio – nel senso brutto del termine non quando lo dice la carta d'identità. Lo sei quando lo dicono i tuoi pensieri e i tuoi gesti. Sei vecchio quando tutto è sempre lo stesso. Non lo sei finché tutto può ancora cambiare. Soprattutto tu. Sei vecchio quando non c'è niente di cui ti frega. Non lo sei finché hai ancora almeno una cosa, anche solo una, di cui t'importa davvero.
📐 In questa raccolta di momenti scolastici, l'autore racconta le piccole grandi lezioni che impara ogni giorno dai suoi alunni, traendo anche dalla frase o dal gesto in apparenza più banale un insegnamento prezioso.
Davanti a quello studente e alla sua lista striminzita di cose osservate in dieci minuti, che però erano quelle che nessuno aveva notato, mi sono chiesto se davvero fosse lui lento e tutti gli altri al tempo giusto, o se invece fosse lui quello al tempo giusto e tutti noi fuori tempo. Forse non sono quelli come lui «i distratti», quelli sempre con la testa fra le nuvole, ma noi che, distratti da imperativi che ci obbligano a guardare tutti dalla stessa parte - la parte in cui tutto deve servire a qualcosa – ci perdiamo il grande spettacolo del mondo.
📔Inutile dire che ho divorato il libro e mi sono affezionata a quei ragazzi e quelle ragazze conosciuti attraverso le pagine, con un po' di nostalgia sono stata riportata alla mia classe delle medie, quando avevo 13 anni, le amicizie costituivano il centro della mia vita ed il futuro era un pensiero lontano.
«Cosa vuoi fare da grande?». E una domanda che capisco, e che chissà quante volte ho fatto anch'io, ma come diavolo si fa a sapere a tredici anni che cosa si vuole fare da grandi? Voi lo sapevate? lo no di certo. Dentro di me ho sempre saputo che avrei voluto diventare scrittore e insegnante, ma se a tredici anni mi avessero fatto quella domanda, col cavolo che avrei saputo rispondere. Non puoi saperlo davvero, finché non ti succede di farlo, di esserci dentro, di insegnare e di scrivere, fino a quel giorno la risposta a quella domanda sarà sempre scritta nella nebbia. La domanda giusta allora non è «cosa vuoi fare da grande», ma «cosa pensi di essere?». Quali sono secondo te le tue migliori qualità? Che cosa ti dà gioia? Quali sono i pensieri, le azioni che quando ti ci perdi dentro il tempo passa e neanche te ne accorgi, e come per miracolo rallenta, un'ora sembrano due giorni? Che cosa ti dilata il tempo, che cosa ti allarga la vita?
🧇 Leggetevi questa piccola guida alla vita e fatevi un regalo, applicatela ✨
Qualche tempo fa ero su Instagram e su una delle pagine di attualità che seguo, mi è apparsa l’intervista di uno psicologo, non ricordo bene il nome, parlava della situazione nelle scuole italiane e, soprattutto dei ragazzi. Quello che mi ha colpito di più è stato il senso di rassegnazione. Come se i ragazzi oggi avessero perso la speranza di vivere in futuro migliore. Come se questo presente non li rappresentasse. Come se la rassegnazione, la tristezza e la solitudine fossero i capisaldi della loro intera esistenza. Sempre in questa intervista si parlava anche dei professori che non sanno o non vogliono interagire con loro, ovviamente non tutti non fraintendetemi, ma la maggior parte sono del parare che “alla fine del mese io ricevo il mio stipendio, quindi fate come volete”. E non dovrebbe essere così. Quello che ho riscontrato in questo libro invece è Enrico, (non dal lato dell’autore, che come voi sapete io adoro), ma il professore. Colui che ha davvero scelto di insegnare perché ama i ragazzi, perché ama tutto quello che condivide con loro e soprattutto quello che i ragazzi riescono ad insegnargli. In questo libro si evince perfettamente come questo mestiere abbia scelto lui e non viceversa. Come se questa per lui fosse una missione, ma anche la sua passione. Ho adorato questo romanzo perché, pagina dopo pagina, scopriamo quello che i ragazzi hanno regalato ad Enrico, sia come insegnante che persona. Per noi lettori, ci sarà la bellezza di vedere come i ragazzi guardano il mondo, conoscere i loro pensieri, e perché no, anche ricordare come eravamo alla loro età. Pieni di sogni, di aspettative, di gioia di vivere e pronti affacciarci al mondo. Sinceramente avrei tanto voluto almeno un professore così nella mia carriera scolastica. E non come il sistema tradizionale vuole. Perché tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi davvero per quello che siamo e non per quello che un voto in una materia sancisce. Avrei voluto qualcuno che si fosse interessato anche al nostro stato, qualcuno che ci chiedesse “come state oggi?” o “volete parlare di qualcosa in particolare oggi?”. Quindi che posso dire? Enrico scusa se ti chiamo per nome, ma continua ad interessarti dei tuoi alunni come stai facendo, perché forse non cambierai la vita di tutti, ma sono sicura che nella maggior parte di loro lascerai un segno. Agli altri insegnanti vorrei dire di guardare meglio, con attenzione i propri ragazzi. Ricordate che sono degli esseri umani e che come tutti vogliono essere visti, notati e accettati per quello che sono. Ringrazio la Garzanti per avermi dato la possibilità di leggere anche questo romanzo. Con voi lettori miei ci aggiorniamo presto
Grazie Enrico per ogni lezione che mi hai insegnato. Grazie per avermi aperto gli occhi, per avermi fatto vedere il mondo in un altro modo. Grazie per avermi fatto capire che le cose che definiamo "piccole", sono quelle meno scontate e con più importanza, perché al contrario di ciò che pensiamo, non sono affatto piccole. Grazie perché con questo libro mi hai permesso di tornare a vedere alcune cose con gli occhi di una ragazzina (di qualche anno fa), che si è persa più volte e si sta perdendo tutt'ora, senza aver trovato ancora la sua strada. Solo grazie prof, avrei voluto averla anche io come professore.
"C’è una delle radici possibili della parola «coraggio» che mi piace più delle altre: cor agere, cioè «agire col cuore», anzi «di cuore». Il che non vuol dire di impulso, o sconsideratamente: significa soltanto mettere al timone la parte più vera di noi, quella più profonda e misteriosa. Ascoltare le ragioni che la ragione non conosce."🫀
"«È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.»"❤️🩹
"L’unico modo per vedere il kairòs che è dentro di noi è andare a trovare il punto in cui la tua vista non si fa offuscare dagli altri, da quel dover essere ciò che ti dici, o ti dicono, di dover essere. Trovare il posto in cui poter ascoltare il suono del proprio respiro, solo quello: rispettarlo, farci il vuoto intorno, andare al suo tempo. Allora sarà molto più facile che sia anche il tempo giusto."⏳
"Chissà, forse un giorno imparerò davvero questa lezione. Per ora, sono un eterno ripetente."🤍
Galiano tocca temi fondamentali per la vita di tutti noi e lo fa con leggerezza, ironia e profondità.
𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁à 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘁𝗲𝗿𝗻𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 è un saggio in cui l’autore racchiude tutti gli insegnamenti che ha tratto dai suoi allievi. Perché a volte i ragazzini riescono ad essere più lucidi degli adulti. Riescono a vedere una verità che crescendo diventa sempre meno chiara, come se indossassimo degli occhiali sempre più appannati fino ad arrivare a dare per scontato cose sbagliate. E senza nemmeno accorgercene restiamo intrappolati in queste sorte di dissonanze cognitive. E poi eccoli, bambini e adolescenti se ne escono con delle frasi semplici, quasi banali, ma che improvvisamente ci fanno cadere quegli occhiali spessi e sporchi e ci rendiamo conto che la verità è sempre stata lì sotto il nostro naso, ma eravamo troppo impegnati a cercare di essere felici piuttosto che esserlo davvero.
Leggere questo libro è stato un po’ come essere un’allieva di Galiano, ma al contempo lo era anche lui (un suo stesso allievo, ma anche un allievo dei suoi allievi).
Questo è il suo secondo libro che leggo e credo di essermi perdutamente innamorata, come non mi era mai successo, della penna di un autore. Le cose che dice e come le dice sono come una melodia che non smetterei mai di ascoltare o, come in questo caso, di leggere.
Una lettura davvero stimolante e a tratti commovente.
Tutti i capitoli sono brevi lezioni che iniziano con la spiegazione del significato di una parola, e finiscono tutte con la stessa frase "Chissà, forse un giorno imparerò davvero questa lezione. Per ora, sono un eterno ripetente". Sono tante lezioni che il professore Enrico Galiano ha imparato dagli studenti nel corso del suo lavoro di docente e non si vergogna di dire che è lui ad imparare dai ragazzi. Il metodo di scrittura ricorda un po' il titolo precedente, Felici contro il mondo, un vocabolario, una raccolta di definizioni in tutte le lingue del mondo di alcune parole che vengono usate dal prof. per esprimere la sua opinione. Galiano è molto ottimista e in questo libro spiega anche cosa vuol dire essere sempre positivo e propositivo, fatico a pensarla come lui in alcune parti, ma è sempre piacevole leggere le sue spiegazioni di argomenti astratti o considerati tali come la felicità, che risultano chiari ed efficaci. Dopo tutte queste lezioni, come lo stesso autore dice, si parla di una sola materia, di come si diventa grandi grazie a ragazzi dagli undici ai quattordici anni.
Bello! L’ho acquistato d’istinto, per empatia. È il primo testo di Galiano che leggo e ora sono curiosa di leggere anche gli altri.
Scritte con un linguaggio semplice che va dritto là dove deve, queste piccole lezioni di felicità e di vita sono ricche di citazioni e riferimenti a film, canzoni, romanzi, poesie e altro - si spazia da Jacopo da Lentini a Brad Pitt, da Socrate a Carl Rogers - e ci fanno entrare nel mondo dei preadolescenti, del loro prof e dei nostri ricordi. Il rapporto del prof con i ragazzi e le ragazze mi sembra davvero molto bello, umano, empatico. Si vede che la scuola è cambiata, che oggi c’è una maggiore tendenza a ex ducere e meno a iniettare il sapere.
« Grazie per quello che mi avete insegnato » mi ha dato un brivido, mi ha fatto riflettere e poi sorridere, perché è quello che sto facendo quest’anno con i miei studenti all’università. Sono solo all’inizio del percorso, ma forse sono sulla buona strada.
Enrico Galiano è il professore che chiunque vorrebbe aver avuto o che chiunque spera che capiti al proprio figlio alla scuola media. Di lui ho letto e apprezzato "Eppure cadiamo felici", nonostante i protagonisti abbiano una età che io non ricordo neanche se sia mai esistita per me. In questa scuola di felicità ci racconta con tono leggero, spesso comico (e qualche volta drammatico) la difficoltà ma anche la gioia di fare l'insegnante oggi. La responsabilità che un professore si accolla a cercare di fare bene il suo mestiere, gli errori che si compiono, pur con le migliori intenzioni, a giudicare i ragazzi. Frase famosa :"Forse un giorno imparerò questa lezione, per ora sono un eterno ripetente"
Non mi ero resa conto di quanto mi fosse mancata la scrittura di Galiano finchè un giorno, girovagando per la biblioteca comunale non ho trovato questa perla. Che dire, io a Galiano ci sono affezionata. È stato il primissimo autore che ho mai incontrato in vita e è stato quello a cui mi sono sempre ispirata fin da bambina per scrivere tutte le mie storie. E tornare a leggere uno dei suoi libri è stato emozionante e commovente. È stato come tornare a casa, come vedere ancora quella bambina piena di sogni e di vita che non vedeva l’ora di scrivere storie. E gli insegnamenti che ho tratto da questo libro non mi abbandoneranno mai. Questi sono i libri che voglio passare ai miei figli. E non smetterò mai di ringraziare Galiano per scriverli e per ispirarmi ogni giorno. Grazie.
Il segreto della felicità è essere eterni ripetenti. Accettare che la vita sia imprevedibile. Non farsi spoiler da soli. Essere pieni di meraviglia, come in procinto di iniziare sempre qualcosa di nuovo. Smettere di cercare la perfezione, non perché la si sia raggiunta, ma perché non interessa più. Capire che non tutto quello che è oro luccica. Ci sono cose che vogliamo, ma di cui non abbiamo bisogno perché non ci appartengono
Un libro che chiunque si trovi a condividere una parte della vita con dei ragazzi (che sia insegnante, educatore, genitore...) dovrebbe leggere. Non dà istruzioni né soluzioni, ma ci aiuta a vedere i preadolescenti e gli adolescenti con uno sguardo profondo, ci mostra come dare valore e significato ai loro comportamenti più strani e, a volte, incomprensibili. Soprattutto, come imparare ad ascoltarli, e a vederli.
Esperienza nuova: ascoltare un libro di Galiano letto da lui. Impressioni: questo genere di libri, fra quelli scritti da Galiano, si gustano meglio letti cartacei, per prendere appunti e segnarsi i piccoli momenti dolci che lui sembra saper notare con sorprendente facilità. Amato un po’ meno rispetto a “Tutto il resto dei miei sbagli “ che rimane comunque il mio preferito.
Un testo scorrevole ma non leggero come può sembrare. Ho apprezzato molto i cappelli etimologici presenti in capo a molti capitoli (ma l'etimologia è una materia che mi affascina). Molto toccante l'ultimo capitoletto, sul diventare grandi, che a volte lo sei a sei anni e alcuni non lo diventano mai. Temo di ricadere in questa seconda categoria più di quanto sarebbe auspicabile, in realtà.
Bellissimo come tutti gli altri libri di Galiano. La scrittura è semplice e chiara e ogni capitolo è una piccola lezione di vita. Un libro che mi ha fatto riflettere molto, lo consiglio. Buona lettura a tutti.📕📘📙📗
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Mi ha risparmiato almeno un atto di psicoterapia. Come minimo. Grazie, prof, grazie davvero. Tutti dovrebbero almeno leggerlo un paio di volte e consumarlo di sottolineature e bigliettini. Dovrebbe stare nello zaino e nella borsa di ognuno di noi.
Durante la lettura, tra quelle righe ho rivisto i “miei”bambini dello scorso anno (essendo sfortunatamente una precaria). Sono pienamente d’accordo con l’autore del libro, il nostro compito è quello di tirar fuori il potenziale di ciascun allievo.
La sottile linea tra l'essere ragazzə e io diventare adulti .Enrico Galiano tira fuori piccole e grandi riflessioni dai suoi studentə che portano a leggerci dentro .