4,5 - Più leggo quest'autrice e più resto impressionata dalla sua capacità di tessere trame complesse, rivolte al pubblico giovane (sono fantasy YA), ma con un livello di profondità maturo e affrontando tematiche perfettamente fruibili dagli adulti.
Meglio ancora, la Hardinge (non per nulla, pluripremiata) riesce a trasmettere con un linguaggio accessibile e fresco dei messaggi che possono definirsi universali.
Non ho usato il verbo "tessere" a caso, stavolta, perché la base della storia è proprio la capacità di scagliare maledizioni, creando ragnatele di odio che avvolgono le vittime, una magia sviluppata dagli abitanti di Raddith, grazie all'apporto di ragni soprannaturali, chiamati Piccoli Fratelli; le persone si scagliano maledizioni addosso, a volte con esiti mortali (pensate alla trasformazione in un mostro da cacciare o in un animale che divora la propria famiglia), venendo punite e rinchiuse nell'Ospedale Rosso (benché spesso i condannati siano recidivi).
All'opposto, il giovane Kellen possiede il dono di "disfare" la malvagità, cancellando ragnatele e maledizioni, non sempre accontentando i beneficiati e la stessa collettività.
Mentre si guadagna da vivere con il suo talento, aiutato da Nettle (ragazza salvata a sua volta da una maledizione che ha colpito in modo doloroso lei e i fratelli) si ritrova invischiato in una sorta di grande complotto, che potrebbe colpire direttamente anche lui.
Così la trama prosegue su due filoni: le indagini dei ragazzi per sciogliere le maledizioni locali che incontrano, e la ricerca, più generale, per capire chi sono i veri nemici e i membri di Salvezza.
L'ho trovata una storia avvincente e suggestiva, ispirata da varie fiabe gotiche (tra tutte, la fiaba dei Cigni Selvatici di Andersen), ma sempre tesa a sviscerare il problema del senso di colpa di chi maledice e la sofferenza di chi subisce e viene guarito. Spesso, le maledizioni traggono origini da motivi futili, da incomprensioni familiari, ed è vero il concetto che il male invocato può ritorcersi contro chi ne ha fatto un uso dissennato.
Un libro corposo, da gustare per l'azione, e su cui riflettere.