Una restauratrice olandese arriva a Otranto, la città più orientale d’Italia, per lavorare al grande mosaico del dodicesimo secolo che occupa l’intero pavimento della cattedrale. A poco a poco scopre di non essere lì per caso, ma di aver inseguito i fili di una storia misteriosa che parte da lontano, percorrendo attraverso i secoli strade impreviste e suggestive. Otranto è un libro sulla sulla luce del nord e quella del sud. Sulle ombre di Rembrandt e quelle che proiettano i torrioni del castello e i muri della città. Ma è anche un romanzo sulla luce meridiana, quella in cui appaiono i fantasmi, i dèmoni del mezzogiorno. E poi sulla luce dei mistici, cristiani e arabi. La storia di un sogno e di un destino da compiersi, dove i personaggi sembrano uscire dalla mente di questa donna che racconta di una madre scomparsa in mare e capace di tagliare i diamanti, di un padre pittore che imitava alla perfezione i maestri fiamminghi e per tutta la vita ha sognato le luci forti del sud. E dei fantasmi che passeggiano per la città rievocando storie di martirii e di orrore, ma soprattutto di quel sacrificio che rende Otranto un luogo estremo, finis terrae, figlio del caso e dell’atrocità. Alla voce della protagonista si alterna un controcanto di qualcuno che osserva e racconta da lontano gli eventi che hanno portato la restauratrice dall’Olanda fino alla terra salentina. Roberto Cotroneo ha lavorato con le tessere delle storie private e delle leggende, dei prodigi e delle dicerie, dei sogni e delle premonizioni. Ha ricostruito la chimica dei colori e ha folgorato tutto al calore naturale di una luce che dal paesaggio è entrata nella vicenda degli uomini e nel moto inquieto delle ombre, nel rigore delle parole sulla pagina.
Sono nato ad Alessandria il 10 maggio 1961, dopo gli studi di filosofia e pianoforte ho iniziato giovanissimo la carriera giornalistica. Prima sull’Europeo e poi dal 1987, chiamato da Giovanni Valentini alla redazione del settimanale L’Espresso, giornale dove ho lavorato per 16 anni. Dal 1993 al 2001, sotto la direzione di Claudio Rinaldi, sono il responsabile delle pagine culturali e per più di un decennio uno dei critici letterari del settimanale. Sono stato editorialista di Panorama e dell’Unità. Tra il 1988 e 1989, con lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto ho scritto stroncature letterarie per l’inserto culturale del Sole 24 Ore. Ho condotto per alcuni anni la Mezzanotte di Radio Due, e nel 2010 il programma sul cinema indipendente de La7: La 25ª Ora. Dirigo la Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss di Roma, e i master creativi della Luiss (Luiss Writing School, Master of Art, Master of Music). Ho una rubrica settimanale su Sette del Corriere della Sera, “Blowin’ in the Web”, e pubblico recensioni sul Messaggero. Vivo a Roma e ho due figli.
L'errore che ho fatto è stato di leggerlo dopo essere stata ad Otranto. Era tanto che questo libro girava per casa, ma non mi aveva mai catturata; invece dopo una vacanza in Puglia mi è tornata alla mente questa copertina giallo e oro che ricorda i mosaici della cattedrale salentina.
La storia, quella con la esse maiuscola, che fa da sfondo narrativo, è coinvolgente e sconvolgente. E poi ci sono il colore azzurro intenso del mare, il fischio del vento gelido, l'oro dei mosaici, il profumo degli ulivi e la luce dei diamanti che acceca e che toglie il respiro.
Questo è un romanzo molto ambizioso sulla follia che spesso accompagna l'arte. È anche un racconto sulle suggestioni del Sud del mondo, dove l'elemento più nitido è la luce, che da vita ma può anche abbagliare fino a dar pena. La vicenda ha il passo di un giallo storico - la vicinanza di Cotroneo con Umberto Eco si fa sentire. I personaggi, reali ed immaginati, aprono spesso varchi verso riflessioni che hanno come riferimento l'impotenza nei confronti di un fato anche cattivo. Se di difetti si può parlare, ho trovato la scrittura molto densa - a tratti paludosa. Le lunghissime riflessioni in prima persona della protagonista, che hanno il sapore di sogni diurni, distolgono il lettore dalla storia. Lo stile di Cotroneo in questo libro è comunque raffinato, si percepisce il grosso lavoro di cesellatura.
Questo romanzo misterioso sulla città più ad Oriente d'Italia mi è piaciuto abbastanza, ma mi chiedo come possa averlo compreso chi non sa niente della città di Otranto e della sua storia, dei suoi monumenti e dei suoi colori, del suo mare e del profilo dell'Albania dall'altra parte quando il cielo è terso: insomma, non è un romanzo per tutti, ci si perde, anche perché è anomalo, quasi privo di dialoghi, con un ordine temporale troppo sparso, da confondersi. Se si conosce Otranto lo consiglio, altrimenti no!