Londra, giorni nostri. Martin ha diciott’anni, un futuro tutto da inventare e un padre che detesta. Quando incontra Bruce e Summer scopre di far parte dei Pellegrini, creature che si reincarnano nei secoli e la cui guerra continua di vita in vita; a ogni incarnazione possono cambiare sesso, origine, nazionalità, ma restano sempre se stessi. Ogni volta il fato li riporta in contatto e ogni volta nessuno di loro ricorda nulla del passato. Recuperare quei ricordi è possibile, ma ha un costo; spezzare la ruota, invece, sembra impossibile. Fino alla comparsa di un’arma leggendaria. Per trovarla, Martin dovrà decidere per cosa combattere – e quanto sarà disposto a sacrificare.
Boh, fino a qualche libro fa Dimitri sapeva scrivere del buon fantasy, non so cosa sia successo nel frattempo per fargli pubblicare una simile accozzaglia di banalità e frasi fatte. Gli unici complimenti che mi sento di fargli sono per aver creato un protagonista che riesce ad essere Mary Sue e Gary Stu allo stesso tempo.
Il libro è scritto benissimo, in uno stile immediato e moderno, che si "beve" tutto d'un fiato.. La cosa che mi è piaciuta meno è a livello di trama, perché per metà libro va avanti la quarta di copertina, che noi già conosciamo, e aspettiamo che anche i personaggi lo scoprano.. per il resto, non è che vi siano particolari colpi di scena.. Nonostante questo comunque il libro avvince e tiene incollati.. un libro che ricorda tanto film degli ultimi anni, i libri di David Mitchell come Cloud Atlas o Le Ore Invisibili, o molto l italiano Gianluca Morozzi di Cicatrici.. Nota amara, per cui meriterebbe una stella in meno, che da nessuna parte è scritto che è il primo di una saga, e ha un finale praticante tronco... Resta un ottima lettura comunque..
Sono abbastanza combattuto per quanto riguarda questo nuovo libro di Dimitri.
Da un lato la scrittura era talmente scorrevole che l'ho finito praticamente in un giorno. Non ha grossi tempi morti, e ti fa saltare in testa subito il ricordo di Sense8 ma anche pensare a See you in my 19th life. La narrazione stessa poi è sempre molto... televisiva, mi faceva pensare a qualcosa che sarebbe potuto essere una serie TV o volendo anche un anime. Le premesse sono ottime: esistono queste persone immortali che si reincarnano di continuo (come nella serie coreana) ma declinato alla Sense8, con le reincarnazioni legate a "grappoli", cluster formati da fortissimi legami di amore. E ovviamente anche i legami di odio legano le reincarnazioni, i Vincula, portando tutti a rinascere nello stesso periodo e a ritrovarsi sempre e comunque. E il fatto che i due arcinemici della storia si ritrovino questa volta a essere padre e figlio aggiungerebbe molto interesse.
Però. Intanto la narrazione in prima persona giovane "riassumendo quanto successo" non mi ha convinto, specie all'inizio. Poi il rapporto tra Mago e Ladro, non so, mi è sembrato debole, carente. Si odiano alla morte perché si, perché il Mago è una sorta di trickster che crea scompiglio mentre il Ladro lo invidia ma non è in grado di fare niente se non distruggere.
Sono Pan e Greyface di Pan (uno dei suoi libri migliori), ma caratterizzati peggio, quasi macchiettizzati. Così come non ha molto senso l'intero piano ideato dal Ladro: se sei così ricco e potente, il figlio lo rinchiudi in una stanza in stato semi vegetale finché non hai la Lancia, non gli permetti di diventare sé stesso e di combatterti.
E poi, rispetto al passato, si scopre alla fine che il tutto è il primo libro di boh. Che non è un male in sé, ma apprezzavo l'idea di un libro singolo, una volta tanto, e soprattutto non era indicato da nessuna parte. Che con questo finale non è una bella cosa.
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie. Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmelo scappare? Assolutamente no. Ammetto che quando ho avuto l'opportunità di leggerlo non mi sarei mai aspettata nulla del genere. I protagonisti della storia sono i Pellegrini, un gruppo di persone che possono essere ritenute immortali poiché ogni volta che muoiono, rinascono a nuova vita. Tra di loro, ancora privo dei ricordi della sua vita precedente, c'è Martin, un ragazzo che sinora viveva la sua esistenza ignaro di quanto in realtà molto più grande avesse sulle spalle. Sullo sfondo della bellissima Londra, lui e i suoi ritrovati compagni dovranno trovare una spada leggendaria in grado di spezzare ogni cosa.
" Io sono una persona normale: non un santo, lo ammetto, ma neanche uno che si mette a fare stragi ogni volta che si incazza. "
Devo dire che ho trovato molto piacevole la lettura seppur non mi abbia convinto al cento per cento. Il libro certamente è molto fluido, a permetterlo sono anche i capitoli brevi ma c'era spesso qualcosa che non mi convince at. Tra tutti i personaggi ho apprezzato tantissimo Martin mentre il villain purtroppo non mi ha convinto pienamente, l'ho trovato un po' scontato e stereotipato e magari se gestito meglio dava più pathos alla storia..
" Mi hai ucciso, una volta. "
Di certo però non vuol dire che non mi sia piaciuto affatto, anzi. Una cosa che sto riscontrando spesso nei romanzi, ultimamente, e che credevo di scrivere solo io nelle mie storie - risultando blasfema - è la tematica ormai spesso presente del piliamore (forse Alex Belli c'entra qualcosa con la sua questione di chimica? Ahah). Anche qui, a parte gli scherzi, è trattato ma in modo elegante e per niente volgare, anzi, permette quasi l'accettazione a qualcosa che, personalmente, non accetterei mai (ma lo scrivo. Come sono contraddittoria ahah). Inoltre un altro punto di forza del libro è la storia dietro alla continua rinascita dei personaggi, davvero bella e appassionante tanto che mi hanno fatto tanta tenerezza. Il finale secondo me, invece, può considerarsi aperto. Non mi ha soddisfatta, sono sincera, quindi spero di cuore che ci sia un seguito perché sento che ci sono troppe cose non dette e sento la necessità di leggerne ancora.
Libro con un potenziale pazzesco ma che sembra essere scritto solo per allungare il brodo e creare un debole ponte verso una saga che non ha motivo di esistere perché la lettura non è così coinvolgente da voler andare avanti. La motivazione dell'antagonista è scialba, così come i personaggi che sembrano quasi interscambiabili e con una rappresentazione del poliamore e della bisessualità ai limiti del ridicolo. Linguaggio e descrizioni fanno stare male: va bene essere più semplici per un libro che dovrebbe essere indirizzato ai giovani ma che spessore morale ci sarà mai dietro frasi fatte come "Sei troppo figa per essere anche così saggia" e altre simili conversazioni? L'ho letto per capire se potesse entrare in una probabile biblioteca di classe ma ora come ora sto cercando di vedere come posso smaltire la mia copia.
"Il Bacio della Buonanotte" è il nuovo fantasy Young Adult di Francesco Dimitri.
I protagonisti di questa storia sono i Pellegrini degli esseri legati da un vincolo (di amore o di odio) l'uno all'altro che si reincarnano nei secoli. A ogni incarnazione possono cambiare sesso, origine, nazionalità, ma restano sempre le stesse persone, il problema è che ogni volta che ritornano in vita non ricordano nulla di ciò che hanno vissuto in passato. C'è un modo però per recuperare i ricordi e sarà proprio così che Martin, il nostro protagonista, scoprirà di essere uno di questi Pellegrini.
"Il Bacio della Buonanotte" è un libro che mi è piaciuto davvero tanto, ma che mi ha soprattutto sorpresa. Non ho mai letto nulla di Francesco Dimitri in passata e sono rimasta estremamente affascinata dal suo stile di scrittura. In questo caso il libro ci viene praticamente raccontato dal protagonista, che è un narratore onniscente che a volte si rivolge anche direttamente al lettore. I capitoli sono corti, non si perdono in descrizioni, e sono ricchi di dialoghi, per questo il libro risulta scorrevole e coinvolgente. Viene venduto come Young Adult, ma secondo me è un prodotto che può essere assolutamente apprezzato anche dai più grandi, infatti, nonostante i protagonisti siano degli adolescenti, hanno comunque alle loro spalle secoli di esperienza, motivo per cui possono sembrare molto più maturi. Inoltre nel libro ci sono anche momenti di forte violenza e discorsi sul sesso che comunque avvicinano il volume più alla categoria dei new adult. Ho trovato tutti i personaggi piacevoli, ma ovviamente quello che è stato approfondito di più è Martin, il protagonista. Ammetto che forse avrei preferito una narrazione corale per questo libro, sarebbe stato interessante leggere i pensieri di ognuno dei personaggi, e li avrebbe resi sicuramente più reali, infatti, nonostante mi siano piaciuti tutti, ho comunque provato difficoltà ad affezionarmi a loro. Per quanto riguarda Martin comunque è davvero un ottimo protagonista, un personaggio che in un certo senso può rientrare nella categoria dei "Morally Grey" e che soprattutto nella parte finale del libro mi ha veramente spiazzata. Me ne sono un pochino innamorata. Invece il Villain non mi ha convinta al 100%, ho trovato le sue motivazioni un po' banali e secondo me poteva essere costruito meglio. Ho amato tantissimo alcuni aspetti del libro, come il tema del poliamore, che viene trattato con estrema delicatezza, e che mi ha permesso di farmi tanto apprezzare il forte legame che c'è tra i personaggi, ma anche tutta la questione della reincarnazione che mi ha fatta appassionare così tanto alla storia che avrei voluto la possibilità di leggere tante altre pagine ambientate soprattutto nel passato. Per quanto riguarda il finale mi è piaciuto davvero molto, ma ci sono tante questioni lasciate aperte. Non so se sono previsti dei seguiti per questa storia, io sinceramente ne sento tantissimo il bisogno, in caso contrario in realtà "Il Bacio della Buonanotte" funziona anche come volume unico, dato che effettivamente il finale lancia un certo messaggio (su cui non posso dir nulla per non fare spoiler) ma lascia tanto l'amaro in bocca, quindi spero che qualcuno mi confermi che ci sarà un sequel.
Comunque promuovo questo libro e lo consiglio, lo trovo tra l'altro anche molto adatto a questo periodo perché ha delle forti spooky vibes.
Ma siamo sicuri che il contenuto rispecchi la quarta di copertina? Mi aspettavo un fantasy 14+ (anche se non canonico) e mi ritrovo un romance con continui ammicchi sessuali non richiesti, una trama che fa buchi di qua e di là e una caratterizzazione dei personaggi inesistente. Ps. Da qualche parte la casa editrice avrebbe potuto dire a noi poveri una tantum che si trattava di una saga. Così non avremmo sprecato l'unica vita che abbiamo.
La storia ha un potenziale fortissimo, é ben ritmata e non lascia spazio a pause tra un avvenimento e l'altro.
Martin e la sua squadra di Pellegrini sono dei personaggi interessanti. Martin, il protagonista, è un ragazzo presuntuoso, impulsivo, affascinante, di bell'aspetto e dalla spiccata ironia, perfetto nel suo ruolo del Mago, ricorda un giovane e inesperto Rumpelstiltskin; ed è il perfetto protagonista/eroe dalla moralità dubbia che ti aspetti di leggere nei fantasy moderni.
Il linguaggio è piuttosto forte e moderno, così come le tematiche. La scrittura e fluida, semplice, si legge tutto d’un fiato. Sicuramente è un fantasy dedicato a un pubblico piuttosto adulto o YA.
Ho amato molto la narrazione diretta del protagonista e anche la saltuaria rottura della quarta parete, con i commenti sferzanti e ironici del nostro protagonista.
Il libro inizia come finisce con uno sguardo su una Londra incendiata, in un momento temporale che in realtà in questo primo capitolo della saga non raggiungiamo mai. La storia nonostante non presenti grandi battaglie e momenti di forte azione, si preannuncia un buon capitolo introduttivo per una serie, anche perché da solo non sta in piedi... 4/5⭐
[Edit alla fine perché dopo mesi ho rivalutato] Nonostante abbia letto il libro con interesse e senza sentire il peso di una lettura spiacevole, ha comunque lasciato un non so che di "meh" (che va oltre al palese queer bait: relazioni queer vengono solo accennate ma non se ne vede sviluppare mezza). Il finale aperto e pure spiazzante lascia presupporre un seguito che fa venir voglia di essere letto ma sicuramente senza strapparsi i capelli nell'attesa.
I personaggi, sono scritti abbastanza bene, seppur non particolarmente approfonditi se non per le caratteristiche principali - ad eccezione del protagonista, che essendo il narratore ci offre un po' più di introspezione personale. Quanto meno, rimangono fedeli a se stessi. Peccato per l'antagonista che sarebbe potuto essere di più e invece è cattivo perché è cattivo. Si spera che nel (chissà se ci sarà) seguito, assuma più spessore.
EDIT (CON SPOILER): ragionandoci, spero sia una cosa voluta dall'autore perché sarebbe una piega della trama incredibile, il fatto che all'infuori del protagonista i personaggi risultino blandi e l'antagonista "cattivo perché cattivo" penso siano delle percezioni ricavate dall'innafidabilità della narrazione di Martin, che capitolo dopo capitolo ci rivela il suo egocentrismo, fino a scoprire che il suo unico focus fare a botte con la sua nemesi vita dopo vita. Per cui i tratti che ci arrivano degli altri personaggi sono quelli che importano solo a lui, si sofferma sempre poco sulla profondità delle emozioni altrui lasciando i lettori con un falso pugno di mosche: bisogna leggere tra le righe per capire la vera essenza di Martin e la sua percezione del mondo. E niente, mindblow. Libro rivalutato tantissimo, spero solo di non aver preso un granchio con questa interpretazione
📚 [hardback] Dunque. Ho desiderato leggere questo libro perché ero molto incuriosita dall’idea di un fantasy italiano, perché mi aveva attirata la trama, perché Licia Troisi lo ha definito “una lettura imperdibile”. Onesta? Me la sarei persa volentieri.
La trama: bellissima l’idea della reincarnazione, un mio guilty pleasure sin dai tempi di Fallen, ma… così? Senza nessuna spiegazione, senza nessun senso, le vite passate sono a malapena accennate nei loro punti salienti (e qui ci vorrebbe tutto un discorso sullo stile di scrittura, ma ci arriveremo). Le regole sono buttate lí a caso, tipo: la Reverie, come funziona? I nomi dell’anima, chi li ha inventati? È tutto vago, a malapena accennato, confuso. Poi questa rivalità Mago/Ladro — come dovrebbe reggere? La sola motivazione è invidia? La forza dell’ammore? Voldemort che odia Harry Potter ma con JK Rowling analfabeta? Sono perplessa.
I personaggi: Martin, 0 personalità. Il suo unico tratto distintivo è “avventato”, che è un modo gentile per dire “testa di cazzo”. Lily, -1 personalità. Il suo unico tratto distintivo è “nerd con gli occhiali ma gnocca”, all’occasione “le partono i cinque minuti e diventa scema”. Summer, 1 personalità. Qui c’era un minimo di impegno, MINIMO. Aiuta i senza tetto, canta male, parla con gli spiriti, è l’healer del gruppo perché “si ricorda la medicina dalle vite passate”. Bruce, 0 personalità. È alto, è forte, è un pacifista. Fine. E dulcis in fundo: Aubrey, -10 personalità. È ricco. Gli manca l’amore. Vuole ammazzare suo figlio. FINE. Cioè — ma siete seri? Questi sono personaggi? Altro che Mary Sue, sembra preso direttamente dalla sigla delle tartarughe ninja (leonardo è summer, raffaello bruce, donatello lily, michelangelo martin e ovviamente aubrey è shedder).
Lo stile di scrittura: questo è, se possibile, il tasto più dolente di tutti. C’è zero pathos, zero profondità, dialoghi che ??? ho passato quasi tutto il tempo con la mano sulla fronte a chiedermi cosa avessi sbagliato nella mia vita per meritarmi dei dialoghi così. Le cose succedono una dietro l’altra senza alcun tentativo di sospensione dell’incredulità. Martin conosce questi tizi, crede a tutto quello che gli dicono, il giorno dopo sono I SUOI MIGLIORI AMICI. E qui qualcuno dirà “eh, ma perché sono legati dal vincula”!! Ho capito ma — un minimo di approfondimento, di credibilità. No, zero, tutto piatto.
E poi il finale. Così, a caso. Tanto perché le saghe fantasy vanno di moda, quindi: lasciamo il finale aperto, così i lettori possono tentare il suicidio sbattendosi sulla fronte anche il prossimo libro!!!
[edit] Stavo quasi dimenticando il pezzo forte: il protagonista che continua a ripetere che i suoi comportamenti dipendono dal fatto che è italiano. Alza la voce quando si arrabbia perché è italiano. Beve il caffè perché è italiano. Ha un accento sexy perché è italiano. Perché gli autori italiani hanno questo bisogno viscerale di rimarcare la loro nazionalità? Non comprendo.
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Era partito bene, la storia sembrava molto interessante, questi Pellegrini la cui anima non muore mai e si ritrovano negli anni e nei secoli, qualunqua cosa accada, e anche il protagonista aveva un qualcosa di particolare e diverso dagli altri, un tono ironico e senza vergogna, lui deve sopravvivere, alla strada, a suo padre, a tutto. E anche i flashback alla vita precedente del gruppo di personaggi principale, alla fine degli anni ‘60, sono delle parti molto interessanti e ci permettono piano piano, con i giusti tempi, di avere chiara la storia, le rivalità, le amicizie e lo scopo del gruppo.
Però poi quando si arriva al fulcro della trama, il “bacio della buonanotte”, niente ha più senso. Che cos’è? Una lancia che permette di uccidere l’anima definitivamente. Perché lo cercano? Il Ladro e il Mago lo cercano per usarlo uno contro l’altro. Sì, ma perché? AH BOH. Questa faida che va avanti da millenni tra questi due non è MAI spiegata, e quindi tutta la storia da metà libro in poi NON HA ASSOLUTAMENTE SENSO.
Uffa, perché il libro era partito bene e il concetto dell’anima che si reincarna, di aver vissuto vite passate, è molto interessante ed era bello vederlo trattato in un libro. E poi non ho capito un’altra cosa: ma in che anni siamo? *MEGA SPOILER* No perché se Aubrey nel ‘69 aveva tipo 20 anni, e ora è il papà di Martin che ne ha a sua volta 20, a che età è diventato padre Aubrey?
Ho letto molti libri di questo autore e sono rimasta abbastanza delusa. Non posso dire nulla sullo stile di scrittura, non il mio preferito, ma comunque scorrevole e piacevole, anche se a tratti un po’ troppo semplice. Il problema arriva con la caratterizzazione dei personaggi: blandi mi sembra la parola giusta. Non mi hanno convinta, non mi hanno lasciato niente di speciale, sono tutti bidimensionali, con quei due tratti di personalità che si portano dietro per tutta la storia.
Aveva del grosso potenziale questa storia, ma non è stato sfruttato. Ciliegina sulla torta: il finale incomprensibile e aperto lasciato lì senza mezza spiegazione. Ma in che senso questo ha una setta? In che senso è (se lo è) un Dio reincarnato.
Mi chiedo anche come una persona come il Mago possa avere dei vincula positivi visto quanto sia insopportabile e egoista.
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Si legge tutto d'un fiato ed è stato estremamente avvincente. Pensavo fosse un romanzo autoconclusivo ma evidentemente ero in errore (nonché la cosa sia minimamente segnalata). Mi auguro davvero che ci sia un seguito perché è inaudito lasciare un finale così tronco, così quasi "senza senso".. è folle. Cosa scopre il Mago? Come passiamo da quattro una tantum che si prostrano ai suoi piedi a scatenare l'inferno in terra? 😱 Anche perché se rimanesse un singolo romanzo sarebbe una delusione..insomma tutto inizia e finisce con una Londra in fiamme ma sembra un gigante preambolo a qualcosa che per ora rimane precluso. Sarebbe graditissimo un seguito.
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Il libro è molto godibile e parte da un'idea veramente intrigante, ma effettivamente già sfruttata. Detto ciò, solo un folle vorrebbe l'originalità in una storia oggi come oggi.
Mi ha coinvolto davvero e l'ho letto in maniera vorace, ma il finale mi ha fatto incazzare come una biscia. (Semispoiler da qui)
Ma, porca vacca, che fine hanno fatto i cari bei vecchi volumi unici? Dev'essere tutto fatto a saghe? Cicli infiniti et simila?
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In generale, non si può dire che non sia una buona lettura: leggerissima, quindi scorrevole, e i personaggi sono interessanti. Però non è sicuramente perfetta: la storia perde un po’ di acqua da qualche foro e il finale, non essendo ben contestualizzato, non mi ha lasciata con la bocca aperta che l’autore cerca forzatamente di ottenere.
Illegale non scrivere sulla copertina che è il primo libro di una saga... Il potenziale è altissimo ed è quel tipo di storia con un high concept PERFETTO per inventarsi AUs con ogni genere di personaggio, ma purtroppo la trama mi ha un po' deluso. Il sequel potrebbe essere una bomba? Speriamo.
Questo fu il libro che mi fece ricominciare a leggere, bellissima storia fantasy (che di solito non mi fanno impazzire), letto in pochi giorni, super intrigante e bellissimo finale.
Idea interessante, sviluppata poco e in un modo che ho trovato anticlimatico. Forse capitoli così brevi non si prestano bene al genere, risultando singhiozzi di una trama da cui mi aspettavo qualche emozione in più. Il male gaze è così evidente da essere quasi buffo. Leggo che potrebbe essere il primo volume di una saga (cosa che spiegherebbe il finale frettoloso e deludente), ma nel libro non è indicato da nessuna parte. Lo trovo abbastanza scorretto, ma dopotutto non sarebbe la prima volta che Giunti gioca su questa ambiguità.
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