1963. Luccicano le luci di Roma al tempo della Dolce Vita. Lampeggiano i flash delle macchine fotografiche tra le mani svelte e nervose dei paparazzi, gli scandali sono l'altro nome della mondanità. Nei caffè si tira tardi, il sogno più bello è quello che si sogna insieme. Sogna anche una ragazza tedesca: ha ventitré anni, si chiama Greta e vuole fare l'attrice. Finché, un giorno di maggio, viene trovata uccisa a coltellate in un palazzo nei dintorni di via Veneto. Sotto la superficie abbagliante della capitale, infatti, si nascondono gli abissi. Lo sa bene Marcello Montecchi, trent'anni, brillante firma di un prestigioso quotidiano romano. Il suo direttore gli ha chiesto di seguire il caso senza sapere che lui, Greta, l'ha conosciuta davvero, durante incontri fugaci al sapore di whisky e sigarette. E, ora, dovrà addentrarsi nel lato segreto e oscuro di quella inafferrabile ragazza. Attraverso una lente narrativa inedita e affascinante, Giancarlo De Cataldo, ispirandosi a un inestricabile cold case che ha segnato i nostri anni Sessanta, ci racconta le ossessioni e i misteri della città eterna.
Giancarlo De Cataldo è Giudice di Corte d'Assise a Roma, città nella quale vive dal 1973. Scrittore, traduttore, autore di testi teatrali e sceneggiature televisive, ha pubblicato come autore diversi libri, per lo più di genere giallo. Collabora con «La Gazzetta del Mezzogiorno», «Il Messaggero», «Il Nuovo», «Paese Sera» e «Hot!». Il suo libro più significativo è Romanzo criminale (2002), dal quale è stato tratto un film, diretto da Michele Placido, e una serie televisiva, diretta da Stefano Sollima. Nel giugno del 2007 è uscito nelle librerie Nelle mani giuste, ideale seguito di Romanzo criminale, ambientato negli anni '90, dal periodo delle stragi del '93, a Mani Pulite e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. I due libri hanno alcuni personaggi in comune come il Commissario Nicola Scialoja e l'amante, ex prostituta, Patrizia. Ha scritto la prefazione per l'antologia noir La legge dei figli della Casa Editrice Meridiano Zero, e ha curato l'introduzione al romanzo Omicidi a margine di qualcosa di magico, scritto da Gino Saladini, edito da Gangemi. Nel 2006 cura per la Rai il progetto "Crimini", una serie tv scritta da grandi autori italiani, chiamati a trasporre in film di 100 minuti l’estrema diversità, e il fascino, delle realtà locali italiane. Nel 2010 va in onda una seconda serie e il primo episodio è "La doppia vita di Natalia Blum" di Gianrico Carofiglio girato a Bari con Emilio Solfrizzi. Giancarlo De Cataldo dichiara in merito: "è più facile spiegare le contraddizioni di un paese attraverso il giallo che la storia d’amore". Del 2010 è "I Traditori", romanzo ambientato durante il Risorgimento italiano.
Giancarlo De Cataldo parte dalla sceneggiatura de La dolce vita di Fellini e la riscrive,
Durante tutto il racconto nei panni del brillante giornalista Marcello Montecchi ho “visto” Marcello Mastroianni, che nel film interpreta il ruolo di Marcello Rubini.
Come Rubini, anche Montecchi è un giornalista specializzato in cronaca mondana, che coltiva l'ambizione di diventare un romanziere. Una chicca l’incontro di Montecchi con Moravia e Pasolini: nel film di Fellini, Pasolini ha curato la sceneggiatura.
Nei panni di Nadia, che Fellini voleva dare a Greer Garson, De Cataldo associa il personaggio di Greta Müller, conservando un po’ l’assonanza del nome.
«Tedesca?» «Si sente tanto?» «Un po’… Marcello Montecchi.» «Greta. Greta Müller.» Si erano seduti a un tavolino d’angolo che Gualtiero aveva prontamente allestito. «Per lei il posto c’è, allora. Forse lui ce l’ha con i tedeschi?» «Welcome to Rome! È mai stata in Africa, Greta?» «Io? No. Perché?»
Un romanzo sulla Roma di Fellini degli anni ‘60 che fa venire voglia di rivedere per l’ennesima volta quel film che è una pietra miliare del cinema non solo italiano ma mondiale.
“Dopo un lungo slalom nelle vie del centro, Marcello imboccò la millecurve. Il vento asciugava le lacrime che gli solcavano il volto. Piangeva per Greta, per la sua bellezza incosciente stroncata; piangeva perché sentiva di aver sbagliato vita; piangeva per le occasioni che non si sarebbero ripresentate; piangeva per la sua ignavia e la sua idiozia. D’improvviso, un profumo conosciuto invase l’abitacolo. Greta era accanto a lui. Indossava il soprabito della Loffredi, i capelli raccolti in uno chignon. Il suo sorriso vago, malinconico. «Greta» sussurrò. «Greta… chi è stato? Tu l’hai visto? Tu sai…» «Mi dispiace tanto, Marcello» rispose lei, con un soffio, una luce triste nello sguardo. «Mi ha presa di spalle, non l’ho sentito arrivare, non c’è stato tempo…» Neanche lei, allora. Neanche lei avrebbe mai saputo. Centodieci, centoventi, centotrenta, una curva, un’altra ancora.”
A far da sfondo a questa storia che De Cataldo ci propone é una Roma "tanto scintillante quanto cinica".Siamo negli anni 60, quella della dolce vita ma anche dei sogni infranti di centinaia di ragazze che ambivano a sfondare nel mondo del cinema e dello spettacolo .Il cold case riguarda una modella tedesca che viene uccis@ sul pianerottolo di un condominio romano senza che nessuno abbia visto niente o quasi.All'epoca venne condannato un pittore , dichiarato incapace di intendere e di volere. Lui si era sempre proclamato innocente.
De Cataldo omaggia la vittima con tutto il suo rispetto per una vita bruciata ad opera di un manipolo di cialtroni e che non merita di essere giudicata male solo perché ha agito con leggerezza e superficialità . Il fascino esercitato dalla capitale su un ragazzino alla sua prima visita, viene trasposto da un maturo De Cataldo tra le pagine di questo noir e i personaggi che lo interpretano sono tra i più classici di questo genere .Nel racconto c'è spazio anche per riferimenti a fatti realmente accaduti come le rappresentazioni di Carmelo Bene e gli scherzi di Pasolini e Moravia ai danni di giovani scrittori in cerca di gloria.
Poco più di un racconto con le sue 150 pagine, la vicenda di Greta che vuole fare l 'attrice ci porta negli abissi di una città che non si limita a luccicare al tramonto ma che nasconde un mondo oscuro e misterioso segretamente animato da incomprensibili ossessioni.
Come tutti i migliori cold case anche qui non avremo una verità da santificare all'ultima pagina. Ci troveremo davanti a ipotesi, supposizioni, occasioni mancate e anche alle lacrime di uno dei protagonisti per la sua "ignavia" e la sua incapacita di prevedere. Nel complesso una lettura piacevole che si consuma nell'arco di poche ore. La storia fa parte della raccolta Rizzoli Novelle Nere.
Un reale fatto di cronaca nera fornisce lo spunto a De Cataldo per un tuffo nella Roma di inizio sessanta, e poi via via lungo l’arco di un paio di decenni abbondanti. Mi piace come scrive, non da oggi. Chi lo conosce non resterà deluso, per chi vuole avvicinarsi allo stile dell’autore di Romanzo criminale questo può essere un buon inizio.
Romanzo incentrato sulla torbida vicenda dell'omicidio di una giovane tedesca giunta nella Roma della Dolce Vita con la speranza di sfondare nel cinema. Una vicenda che continuerà, ad intervalli, a saltare fuori fino un epilogo, non del tutto chiarificatore, un quarto di secolo dopo. Un romanzo che tiene incollati alle pagine.
Si parte dalla sceneggiatura de La dolce vita di Fellini, e il protagonista non poteva non chiamarsi Marcello (e in effetti per tutta la lettura impossibile non vedere Mastroianni...) e fare il giornalista. Mi è piaciuta l'idea iniziale e gli incontri di Montecchi con gli scrittori degli anni '60, e mi ü venuta voglia di rivedere La dolce vita :)
Novela con altibajos. Me llamo la atención el contexto en el que se desarrolla. Sin embargo, no atrapaba la atención del lector por momentos. Una trama demasiado “suave” en comparación con otros éxitos del autor.
Un misterioso omicidio nel mondo glamour e decadente della dolce vita romana. Il protagonista è un poliziotto disilluso ma tenace, che si ritrova a navigare in un mare di ipocrisie, corruzione e potere mentre tenta di scoprire la verità. Attraverso la sua indagine De Cataldo dipinge un ritratto vibrante e spietato di un'Italia in trasformazione, in bilico tra antiche tradizioni e un moderno edonismo. La prosa di De Cataldo è incisiva, evocativa, dai dialoghi taglienti, e descrizioni che trascinano il lettore nelle atmosfere fumose dei caffè, nei salotti opulenti e nei vicoli oscuri della Roma di quegli anni. Le tematiche affrontate sono diverse: l'ambiguità morale, il divario tra apparenza e sostanza, e il potere come forza corruttrice. Dolce vita, dolce morte è molto più di un semplice giallo: è un'affresco vivido e pungente di un'Italia che cambia, un'opera che intrattiene, emoziona e fa riflettere. De Cataldo riesce a coniugare genere noir con una profonda indagine sociale, regalando al lettore una storia che rimane impressa a lungo. Consigliato a chi ama i romanzi che sanno unire intrigo e profondità, e a chi ama immergersi in una Roma d'altri tempi affascinante e inquietante al tempo stesso.