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Один день Ивана Денисовича: Матрёнин двор; Случай на станции Кочетовка: рассказы

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Когда в сентябре 1962 г. Лидия Чуковская спросила Анну Ахматову, читала ли она еще не напечатанную историю одного дня одного лагерного заключенного и что о ней думает, ответ великого поэта был ясен и тверд. «"— Думаю? Эту повесть о-бя-зан про-чи-тать и выучить наизусть — каждый гражданин изо всех двухсот миллионов граждан Советского Союза". Она выговорила свою резолюцию медленно, внятно, чуть ли не по складам, словно объявляла приговор». Сейчас — более, чем полвека спустя — ясно, что сказанное Ахматовой должно быть распространено и на два рассказа Александра Солженицына, появившиеся вслед за «Одним днем Ивана Денисовича» и крепчайше с ним связанные.

311 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1963

35 people are currently reading
533 people want to read

About the author

Aleksandr Solzhenitsyn

285 books4,084 followers
also known as
Alexander Solzenitsyn (English, alternate)
Αλεξάντρ Σολζενίτσιν (Greek)

Works, including One Day in the Life of Ivan Denisovich (1962) and The Gulag Archipelago (1973-1975), of Soviet writer and dissident Aleksandr Isayevich Solzhenitsyn, awarded the Nobel Prize for literature in 1970, exposed the brutality of the labor camp system.

This known Russian novelist, dramatist, and historian best helped to make the world aware of the forced Gulag.

Exiled in 1974, he returned to Russia in 1994. Solzhenitsyn fathered of Ignat Solzhenitsyn, a conductor and pianist.

https://en.wikipedia.org/wiki/Aleksan...

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10 (1%)
Displaying 1 - 30 of 37 reviews
Profile Image for Patrizia.
536 reviews163 followers
September 23, 2020
Non è facile commentare racconti di questo genere, in cui la crudeltà dell’uomo sorprende e lascia senza fiato.
Tre storie ambientate in tre periodi storici diversi in una Russia che sembra non trovare una dimensione umana. Dal prigioniero del gulag al detenuto che tenta di rifarsi una vita al funzionario delle ferrovie con i suoi dubbi morali, sono uomini che pur in situazioni estreme conservano la loro dignità. Descritti con sguardo compassionevole e grande empatia, sono personaggi difficili da dimenticare.
Profile Image for GrauWolf.
48 reviews55 followers
March 30, 2016
Partendo dal presupposto che secondo me delle storie così tragiche, che purtroppo rappresentano in modo significativo una situazione realmente avvenuta, sono veramente difficili da giudicare. Inoltre a mio parere i tre racconti non possono essere definiti come “belli” o “apprezzabili”; ho deciso quindi di non soffermarmi troppo sul mio giudizio che in fin dei conti non è poi così importante.
Le tre storie che compongono questa raccolta sono ambientate nella Russia stalinista in tempi tra loro non distanti, ma con tali differenze storiche in grado di influenzare la situazione generale del paese.

Una giornata di Ivan Denisovič è sicuramente il racconto più importante della raccolta che, oltre ad aver consacrato Solzenicyn alla fama mondiale, è riuscito ad aprire gli occhi di tutto il mondo sulla realtà dei lager sovietici. Appare per la prima volta nel 1962 su una rivista letteraria, va ricordato che prima del discorso del 1961 di Nikita Chručëv l'esistenza dei Gulag era stata negata dalle autorità sovietiche. Questo racconto ha davvero una grande importanza storica ed è veramente particolare.
L'autore narra la quotidianità di Ivan Denisovič, soprannominato Šuchov, prigioniero per via di un fraintendimento avvenuto durante il secondo conflitto mondiale. Ivan è stato trasferito da un campo all'altro per più di dieci anni, nel tempo in cui è ambientato il racconto si trova in un Gulag siberiano con temperature così rigide da raggiungere i quaranta gradi sottozero. Nel racconto viene descritta la dura realtà dei campi di prigionia dove la parola d'ordine è “sopravvivere”. È interessante il fatto che Solzenicyn non condanni o faccia delle riflessioni sulla disumanità della prigionia, ma si limiti a descrivere la gerarchia e la precarietà della vita di un giorno qualunque in un campo. Rappresentando in modo molto realistico alcuni personaggi: crudeli soldati, predicatori battisti, sciacalli ed intellettuali.
Tra l'altro l'opera era stata inizialmente intitolata Sč-854 cioè lo sbiadito numero di matricola di Šuchov, il titolo venne poi modificato dall'editore della rivista perché ritenuto troppo crudo.

La casa di Matrjona è un racconto estremamente brutale ambientato nella sperduta Russia centrale. Il narratore è un ex-deportato, Ignatiĉ, che decide di ricominciare la sua vita andando ad insegnare in un piccolo villaggio. Lì verrà ospitato da una vecchia signora, Matrojna, vittima di numerose sciagure e soprusi che giorno dopo giorno continuano a ripetersi. Un'altra storia immersa nella desolazione di una Russia senza valori, un racconto cupo e catastrofico.

Nell'ultimo racconto Alla stazione il protagonista questa volta è l'ufficiale Zotov, un fiero sostenitore degli ideali sovietici, che nel bel mezzo della seconda guerra mondiale si ritrova a controllare i treni della stazione di Krecetovka tra sfollati e soldati in partenza. Un uomo apparentemente calmo che si rivela mostruosamente ingiusto, forse perché influenzato dalla terribile ideologia della nazione.

Come ho già scritto all'inizio sono storie spaventose, ma purtroppo estremamente reali. Rappresentano pienamente la desolazione di una nazione che ha censurato gli intellettuali e cancellato il proprio passato.
Un autentico affronto ad una nazione sottomessa da una sbagliata interpretazione di un'ideologia.
Tra il massacro della seconda guerra mondiale e i campi di prigionia, Solzenicyn offre un cupo affresco degli anni più bui dell'Unione Sovietica.
Profile Image for Lisachan.
340 reviews32 followers
September 11, 2013
Solženicyn ha fatto qualcosa di straordinario con Una giornata di Ivan Denisovič, ma anche gli altri due racconti che compongono la raccolta - La casa di Matrjona e Alla stazione di Krečetovka - sono incredibilmente belli. Sono tre racconti che, pur avendo trame e personaggi (e situandosi in luoghi, circostanze, perfino momenti storici differenti), riescono a trovare un loro senso di coesione nella radice dalla quale partono, la descrizione precisa ma mai sfiancante della vita quotidiana di un cittadino russo (ora il prigioniero nei gulag siberiani, ora l'ex detenuto rilasciato in cerca di una nuova pace nell'entroterra, ora il modesto ufficiale ferroviario durante la seconda guerra mondiale) in differenti momenti e situazioni a cavallo fra il durante e il dopo del conflitto. Le descrizioni di Solženicyn sono minuziose, circostanziate, ma non annoiano perché pervase da un vivo sentimento di affetto per ciò di cui si parla, una sorta di tenera compassione con la quale l'autore osserva i propri compatrioti, condividendone le piccole gioie e gli enormi dolori. Un sentimento dal quale non si può non restare avvinti.
Profile Image for Atreju.
202 reviews15 followers
August 3, 2021
Un classico della letteratura russa del secondo dopoguerra. Una breve parentesi nella vita dell'autore, tra lager (gulag) ed esilio.
Profile Image for Simone Invernizzi.
257 reviews26 followers
August 6, 2025
Questo volume edito Einaudi raccoglie tre straordinari racconti di Aleksandr Solzhenitcyn "Una giornata di Ivan Denisovič", "La casa di Matrjona" e "Alla stazione". Non sono semplici storie, ma tre modi diversi di guardare alla condizione umana nell’Unione Sovietica del dopoguerra, tre prospettive che si completano a vicenda e che restituiscono l’immagine di un Paese oppresso, ma mai del tutto piegato.

"Una giornata di Ivan Denisovič" è forse il più noto, e capisco perché. In un’unica giornata di vita in un lager vediamo tutto: la brutalità del clima e delle guardie, la fame e la fatica, ma anche l’ostinazione silenziosa con cui un uomo può resistere senza perdere la propria dignità. Non ci sono gesti eroici, non c’è retorica, e proprio per questo la storia colpisce così forte: perché racconta la normalità della sopravvivenza. Ivan lavora, mangia, pensa, cerca un po’ di calore e di riposo, e in questi piccoli atti quotidiani si nasconde una forza che nessuna prigionia riesce a spegnere.

"La casa di Matrjona" cambia completamente atmosfera. Qui non c’è un campo di lavoro, ma un villaggio sperduto e una donna poverissima che vive in una casa cadente. Matrjona è priva di ambizioni, ma piena di umanità: ospita, aiuta, si sacrifica, senza mai chiedere nulla in cambio. Solzhenitsyn la ritrae con una delicatezza che commuove, facendoci capire che il vero cuore della Russia non si trova nei palazzi del potere, ma in figure come lei, che vivono nel silenzio e nell’onestà, lontane dalla corruzione e dalla meschinità.

"Alla stazione" invece il più breve dei tre, ed è come una lama improvvisa. In poche pagine Solzhenitsyn mostra come la macchina burocratica dello Stato possa decidere il destino delle persone senza alcuna logica né pietà. Non c’è tempo per affezionarsi ai personaggi come nei racconti precedenti, ma c’è tutta l’amarezza di un mondo dove l’arbitrio diventa regola.

Ciò che lega questi tre racconti è lo sguardo dell’autore: asciutto, privo di compiacimento, ma capace di illuminare la grandezza nascosta nella gente comune. Solzhenitsyn non cerca il pathos, eppure riesce a farlo nascere con naturalezza, perché le sue storie non sembrano letteratura costruita a tavolino: sono pezzi di vita vissuta, frammenti di verità. Dopo aver letto "Arcipelago Gulag", opera monumentale e a dir poco sconvolgente, mi colpisce come la stessa voce che denuncia l’immensità di un sistema di oppressione sappia anche raccontare, con uguale forza, la vita minuta di uomini e donne qualunque. È questa la grandezza di Solzhenitsyn: saper passare dall’epopea al frammento, dalla storia universale al dettaglio personale, senza mai perdere lucidità né compassione. Immenso.
Profile Image for Marta Ginghini.
79 reviews2 followers
January 24, 2024
4.5 ⭐

per quanto breve è una storia molto pesante da leggere e assimilare.
tratta di un argomento di fondamentale importanza che andrebbe appreso meglio dalla società moderna.
Profile Image for Aurora.
237 reviews8 followers
June 3, 2022
Tre racconti di miseria e guerra, mi aspettavo dei ritratti della guerra più sconvolgenti e sanguinosi, e invece l' ho trovato, soprattutto sull'ultima storia vago, confusionario e monotono.
Ovviamente, non è forse il miglior libro da leggere di Solzenicyn, una figura di opposizione contro il comunismo staliniano di grande importanza, che nei suoi romanzi ha confessato e reso noto al mondo tutte le nefadenzze e ingiustizie del regime comunista staliniano, raccontando dei Gulag, essendo stato lui stesso prigioniero dentro un Gulag.
Amnesty International si è interessata a lui, di sicuro una figura di grande importanza per rendere note a tutti le ingiustizie, i diritti umani e le libertà a lungo calpestate del regime dittatoriale comunista da non discostarsi più di tanto da un regime dittatoriale fascista o nazista.
Ovviamente, è un premio Nobel per la letteratura,
è per quanto la scrittura risenta tanto della traduzione perdendo quella sua particolarità nello stile, posso dire, comunque che è un autore che valga la pena leggere, forse, non tanto questa serie di racconti, anche se il primo devo dire che l' ho trovato veramente molto forte e notevole.
Si evince dalla prima storia la conoscenza minuziosa dello scrittore verso i gulag, essendo stato lui stesso un prigioniero politico, a causa delle sue idee contrarie al regime.
Tuttavia, a parte la prima storia e la seconda, sulla terza ho perso un po' il filo, la lettura è diventata sempre più monotona e di difficile comprensione. Di sicuro, l' ordine delle storie non è di aiuto, io avrei seguito una linea temporale differente, avrei invertito l' ordine delle storie partendo con "la casa di Matrjona", per poi entrare sempre più nel vivo, dentro le dinamiche della guerra, con "alla stazione" per poi concludere con "Una giornata di Ivan Denisovic", così il ritmo sarebbe stato più incalzante e avrebbe lasciato al lettore un maggiore senso di oppressione.
Tuttavia, ritengo che libri come questi, che affrontino tematiche delicate come la guerra siano storie che vadano lette, ora più che mai, anche se, devo ammettere che competere con "l' ospite" di Hwang Sok-Yong sia veramente difficile.
Quel libro sulla guerra delle due Coree mi ha devastato e scioccata mentalmente per le sue immagini di violenza così agghiaccianti, quel libro è la Guerra e l' aberrazione che essa comporta, aldilà di dove avvenga e del tipo di guerra, io credo che quel romanzo utilizzi un linguaggio efficace, forte e universale da potersi comparare a qualsiasi guerra avvenga, in qualsiasi angolo del mondo.
Profile Image for Michela Quercetti.
2 reviews1 follower
January 23, 2022
Avete mai pensato a come sia possibile per l'essere umano non scrivere di sofferenza, ma scrivere di precarità emotiva e instabilità quotidiana di una società, dove la minaccia di un destino crudele è sempre dietro l'angolo? Bene, Solženicyn in questo è un maestro. Non cedendo mai al livore e non permettendosi di accendere i toni, questo signore ex-recluso in un lager di epoca staliniana apre il suo cuore e quello di un uomo, l'uomo della verità, che rappresenta l'eccezione minuscola della società realsocialista, basata sulla menzogna. Ecco, dunque, che le due parole che nella lingua russa traducono "verità" vengono a cozzare: la "pravda" staliniana è falsificatoria nei confronti della "istina", propria di ogni uomo e a lui interna. E allora proprio qui, con effetto, avviciniamo Pasternak a Solženicyn, i quali la critica ha sempre tenuto distante per via degli stili contrapposti.
Una menzione speciale va sicuramente ad Ornella Discacciati per la traduzione: considerando il fatto che lo stile utilizzato da Solženicyn risulta essere piuttosto stratificato, Discacciata è riuscita agilmente a rendere la lettura scorrevole e piacevole di un racconto di per sé difficoltoso.
Profile Image for Giada Brugnera.
83 reviews8 followers
March 22, 2025
Aleksandr Solženicyn è stato consacrato alla storia della letteratura grazie al suo Arcipelago Gulag, ma fu la pubblicazione di Una giornata di Ivan Denisovič a costituire un vero spartiacque: “per la prima volta, in Urss, veniva rappresentata in forma artistica la realtà nuda di un lager sovietico nel periodo tardo-staliniano”. La realtà dei lager sovietici era stata negata a lungo da Mosca e dai comunisti occidentali; ai prigionieri liberati era d'obbligo il silenzio, come in silenzio avvenne il parziale smantellamento del Gulag. È contro questo silenzio che Solženicyn avverte l'obbligo morale di ricordare e testimoniare, affinché resti memoria di ciò che è stato.
Solženicyn presentiva che gli scritti da lui raccolti durante gli anni di prigionia non sarebbero mai stati pubblica in Urss durante l'arco della sua vita: proprio di quegli anni sono le campagne contro Boris Pasternak e il sequestro degli scritti di Vasilij Grossman.
Sarà, invece, proprio un'intercessione di Chruščëv, determinata da precisi giochi politici, a permettere la pubblicazione del racconto nel 1962.
Una giornata di Ivan Denisovič è il racconto di una giornata vissuta nel campo di lavoro, vista dalla prospettiva del protagonista, il contadino Šuchov: “l'eroe di un'epica nuova e terribile, quella del lager e della sopravvivenza”. La vita del lager, a cui per un giorno assistiamo, è un vita di privazioni, di lotta e sotterfugi per un pezzo di pane, di slealtà e di prevaricazione; tuttavia non mancano gli uomini buoni, pii, che svolgono il lavoro in modo etico e dignitoso. Il lager è, in realtà, la riproduzione in miniatura del mondo esterno al lager: la Russia sovietica.
Dal racconto di Solženicyn traspare, nonostante le miserie, un certo ottimismo nella natura umana e nella sua capacità di mantenere la propria statura morale anche in situazioni inumane (non la pensa affatto così Šalamov, nei suoi Racconti della Kolyma) probabilmente animato dalla fede cristiana dell'autore. Una testimonianza importante sotto profilo storico, paradossalmente dolce.
Anche il secondo e il terzo racconto, La casa di Matrjona e Alla stazione, sono degni di nota.
Profile Image for Sergio Perkunas.
40 reviews2 followers
September 14, 2017
In questa edizione sono raccolti tre racconti di Solzenicyn.
Il primo, "Una giornata di Ivan Denisovic", descrive una giornata di vita in un gulag. Le condizioni nelle quali vengono tenuti i detenuti sono migliori di quelle di un Ebreo in un campo di sterminio nazista: non esistono camere a gas e forni crematori, basta la natura, quando la temperatura scende sotto i quaranta sotto zero non si lavora, ma la giornata persa andrà recuperata, ... Le condanne possono essere di otto o dieci anni, a seconda della norma del momento del processo, e possono essere rinnovate al momento della scadenza, tipo contratto di affitto. Le colpe per le quali i detenuti sono stati condannati sono varie e a volte, come spesso capitava sotto il regime del "Piccolo Padre", non si riescono nemmeno a capire:

"Secondo l'incartamento Suchov era stato condannato per alto tradimento. Del resto lui stesso aveva deposto che, si, si era arreso perché voleva tradire la Patria ed era ritornato dalla prigionia perché gli era stata affidata una missione dal servizio segreto tedesco. Quanto al carattere della , né Suchov, né il giudice istruttore seppero inventare alcunché di plausibile. Così scrissero semplicemente: ".

Nel secondo racconto, "La casa di Matrjona", si narra di un ex detenuto (l'autore) che decide di andare a vivere in un paesino remotissimo per riuscire ad avere il lavoro di insegnante di matematica. Va a vivere a casa di una vecchia miserrima e malata, probabilmente la più disgraziata del paese. La bramosia dei parenti nei confronti di quel poco che possiede, le assi di legno della dipendenza della sua isba, la portano a finire la sua vita investita da un treno, mentre aiutava il cognato a portar via, clandestinamente e di notte, proprio queste assi di legno. Una vita di stenti e di lavoro forsennato.

Nel terzo racconto, "Alla stazione", si vede come l'ingenua buona fede legata alla stupidità e alla febbre di scoprire e denunciare i "traditori della Patria" porti un tenentino, sempliciotto e pervaso di amor patrio, a denunciare come spia e rovinare la vita di un soldato che per leggerezza o sfortuna ha fatto la domanda sbagliata alla persona sbagliata: "Come si chiamava prima Stalingrado?"

Il filo comune che riesco a vedere nei tre racconti è che i regimi totalitari (tragica "invenzione" del novecento) traggano la loro forza dall'annullamento della volontà del proprio popolo, cercando di trasformarli in automi. Contemporaneamente lo stato di miseria e abbrutimento, che può essere voluto come nei lager nazisti o endemico come nella Russia sovietica, annulla il lato umano; tutti contro tutti per cercare di sopravvivere un giorno in più.
È triste il senso di rassegnazione in queste persone:
"Perché, Aljoska, le preghiere, come le domande scritte, o non arrivano a destinazione o vengono respinte".
Devi cercare di sopravvivere al giorno, non puoi pensare al futuro:
"Mentre stava pigliando sonno, Suchov si sentiva del tutto soddisfatto. La giornata era stata parecchio fortunata: non l'avevano messo in cella di punizione, .... E non si era ammalato, aveva resistito. Era trascorsa una giornata non offuscata da nulla, una giornata quasi felice."
Profile Image for Breaking_Bad.
311 reviews5 followers
November 4, 2019
Literatura obozowa zawsze należała do moich ulubionych (się pisało nawet z tego maturę). Wspomnienia osadzonych w niemieckich obozach koncentracyjnych, czy sowieckich łagrach lub utwory literackie na bazie takich doświadczeń biją na głowę wszelkie antyutopie, w których autorzy tylko próbują sobie wyobrażać zniewolone społeczeństwa. Tymczasem obozy i łagry były zinstytucjonalizowaną formą takiego zniewolenia i istnym piekłem na ziemi (warto pamiętać, że w takiej Korei Północnej podobne obozy najprawdopodobniej istnieją w dalszym ciągu).
"Jeden dzień Iwana Denisowicza" to klasyczne opowiadanie Aleksandra Sołżenicyna, który sam był więźniem łagru. Dzisiaj nie ma może już tej siły rażenia jak "za komuny", ale chociażby ze względu na swoją konstrukcję, obejmującą jeden pełny typowy dzień w życiu zeka, jest warte przeczytania. Taki dzień sprowadza się do walki z głodem, mrozem, innymi więźniami i strażnikami, a przede wszystkim do katorżniczej pracy. Jeśli tylko uda się uniknąć karceru, choroby, najcięższej roboty, kipiszu, a przy okazji podprowadzić miskę kaszy i zdobyć tytoń, to można uznać, że: "Minął dzień niczym niezmącony, nieomal szczęśliwy". Iwan Denisowicz Szuchow nawet nie czeka z utęsknieniem na koniec dziesięcioletniego wyroku: "Tak się żyje, z mordą przy ziemi, i nie ma czasu, żeby pomyśleć ani jak człowieka posadzili, ani kiedy stąd wyjdzie".
W tym zbiorze znajdują się jeszcze dwa dodatkowe opowiadania: "Zagroda Matriony" i "Zdarzenie na stacji Koczetowka". Obydwa znakomite. W pierwszym jest trochę realiów powojennej sowieckiej wsi, a przede wszystkim tytułowa Matriona - kobieta spokojnie znosząca wszelkie przeciwności losu (porzucenie przez męża, strata szóstki dzieci, zawiść bliższej i dalszej rodziny, skrajna bieda), a którą dosięgnie kolejna tragedia.
W drugim, na przykładzie stacji kolejowej Koczetowka stykamy się z sowiecką biurokracją, kierującą składy pociągów na front oraz z paranoicznymi podejrzeniami o szpiegostwo, które prowadzą do wydania w ręce NKWD żołnierza spóźnionego na pociąg.
Profile Image for Marina Di Clemente.
236 reviews18 followers
September 5, 2020
L'autore racconta un periodo storico pieno di atrocità, di miseria, di profonda tristezza dove solo gli animi più resistenti sopravvivono come nella 'Giornata di Ivan Denisovič' dove al termine della lettura non esiste un lieto fine, ma la cruda realtà, di giornate come quella che viene narrata che andranno a ripetersi fino allo stremo della vita umana, ridotto a nascondere oggetti sotto i vestiti e sotto il letto, dove tutto è un premio da guadagnare, i denti non ci sono più come i capelli e si dorme con i pantaloni imbottiti per non morire di freddo.
'la casa di Matrjona' invece è quello che ho preferito dei tre racconti, il più commovente perché alla fine si esamina la povertà e la semplicità in cui è vissuta questa donna e di come con altrettanta facilità verrà dimenticata, come una persona morta in mezzo a tante altre e che faceva del bene anche senza chiedere denaro in cambio, accogliendo un militare in casa e senza prendere un maiale ma accontentandosi di quello che già aveva, in una casa dove gli scarafaggi circolano liberamente.
'Alla stazione' mi è piaciuto molto perché si tratta di un racconto che fa riflettere, sugli ultimi granelli di umanità rimasti nel protagonista impiegato alla stazione dove vengono tenuti fermi convoglii anche con carichi importanti come il plasma per gli ospedali e più volte arriverà a chiedere ed informarsi sulle sorti di un sospettato che prima tiene in custodia, fermo alla stazione e di cui poi non si sa più niente una volta trasferito.
Questo tipo di libri invitano a riflettere sui tempi difficili che ormai sembrano un lontano ricordo ma che possono sempre ritornare e di quanto dobbiamo ringraziare la nostra vita per vivere con un tetto sopra la testa e del cibo che abbiamo in casa, del freddo che possiamo combattere e di come è importante la nostra vita, ogni singola vita e i suoi diritti, diritti che nel corso della storia sono stati spesso calpestati.
Profile Image for Anna.
115 reviews
December 6, 2021
Solženicyn non è certo semplice da assimilare. La sua prosa ha il fascino di una litania e la durezza di un resoconto, è romanzo e inchiesta e poesia.
La raccolta in questione comprende tre racconti incentrati su quello che Solženicyn stesso aveva definito "Arcipelago Gulag": in "Una giornata di Ivan Denisovič" vengono raccontate con onore di cronaca e spirito umano le vicende meno umane di un detenuto nei gulag, ripercorrendo i suoi pensieri e le sue azioni. La logica dei lager sovietici annulla la compassione assordandola con la sua neve glaciale e le sue temperature proibitive. Ne "La casa di Matrjona" si racconta la vita incerta di un detenuto rilasciato, il suo senso di smarrimento e attaccamento alla vita. Infine, come antefatto necessario, Solženicyn ci spiega l'illogicità del sistema repressivo sovietico: in "Alla stazione" una semplice frase innocente diviene rovina di un uomo è forse contribuisce anche al declino dell'umanità.
Profile Image for Elena.
758 reviews8 followers
March 1, 2020
Lo stesso Chruščêv lo definisce "qualcosa di forte" ed effettivamente lo è.
Il primo racconto dei Gulag, dal punto di vista di un uomo comune.
La vita nella campagna di una contadina buona di cuore che viene spesso calpestata e poi i dubbi morali di un uomo di regime.

Racconti forti, nitidi una grande pagina di letteratura
Profile Image for Matteo Ragusa.
44 reviews1 follower
June 10, 2025
Quello di Solzenicyn è un crudo e verace racconto che punta a denunciare le condizioni inumane dei detenuti dei gulag russi, più oscuri e ignoti ai nostri occhi rispetto ai lager nazisti. L'autore visse in prima persona questa esperienza in quanto vi dovette scontare una pena di otto anni al seguito dell’intercettazione di alcune sue lettere, nelle quali manifestava critiche nei confronti del governo totalitario russo.
Al lettore è proposto il rendiconto delle azioni che marcano una normale giornata del protagonista, il detenuto Ivan Denisovic Suchov. Con precisione e adottando uno stile narrativo asciutto, diretto e privo di abbellimenti, l’autore descrive il disappunto di fronte alle misere razioni di cibo, il freddo pungente della Siberia, e l’alienazione durante le mansioni. I prigionieri sono disumanizzati, privati innanzitutto del loro nome (come notiamo alla pagina 37, in cui le guardie appellano gli uomini per mezzo di numeri, "la guardia gridava: Iu-quarantotto! Mani indietro!; - Be-cinquecentodue! Allungare il passo!"). A causa di tale alienazione, possiamo sostenere che il racconto non si limita a narrare la vicenda di Ivan Denisovic, ma assume una valenza universale nei confronti di tutti i detenuti dei lager staliniani.
Grande attenzione è posta, inoltre, nella descrizione dei lavori forzati. Le mansioni sono spesso inutili ed è, infatti, importante notare come il loro scopo ultimo non sia la produzione di beni o infrastrutture, bensì lo straniamento dei detenuti, che vi sono immersi perennemente soprattutto a livello psicologico (per cui ricordiamo l’impattante frase "Neppure il pensiero del deportato è libero”, pagina 37). Inoltre, come viene sottolineato alla pagina 128, è interessante notare come i duri lavori logorino i detenuti al punto che pensare ad altro oltre alle mansioni, come alla famiglia, sia reputato “inutile” ("Laggiù, la vita era tutta una fatica, dalla sveglia alla ritirata, e non gli lasciava tempo da dedicare a ricordi inutili").

Per concludere, Una giornata di Ivan Denisovic è un caposaldo della letteratura russa del Novecento, che rese l’autore celebre portandolo, in seguito, al ricevimento del premio Nobel. Il racconto della giornata, per mezzo di uno stile sobrio e asciutto, veicola importanti temi, come la denuncia dell'oppressione staliniana o delle condizioni di vita deplorevoli, oltre alla rassegnazione totale del protagonista che, benché abbia scontato buona parte della sua pena nel gulag, ne conosce fin troppo bene i meccanismi e capisce che la libertà gli sarà negata per sempre. Come leggiamo nelle ultime pagine del libro, infatti, nel gulag non vi è spazio né per la speranza né per la religione, lasciando il posto alla resa e alla sottomissione.
Profile Image for Lillette.
21 reviews
July 28, 2025
“Sei mesi, sei mesi erano passati da quando era stato detto: ‘Lalen’ka! Ora scatto!’ e si era chiuso l’otturatore, ma da quel momento avevano fatto fuoco decine di migliaia di armi ed erano sgorgate milioni di fontane nere di terra, milioni di persone avevano continuato a girare in una sorta di giostra maledetta, chi a piedi dalla Lituania, chi in treno da Irkutsk. E ora nella stazione, dove il vento freddo portava con sé un miscuglio di pioggia e neve, dove languivano i convogli, dove la gente si accalcava senza meta di giorno e la notte dormiva su neri pavimenti, come si poteva credere che a quel mondo esistessero davvero quel giardinetto, quella bambina e quel vestito?”
Profile Image for Rachel Vincenzi.
71 reviews
May 29, 2024
Un racconto crudo e senza fronzoli sulla vita di un detenuto in un Gulag. Una giornata di Ivan Denisovich è il racconto che ha portato a Solzhenitsyn fama internazionale, raccontando un spaccato di vita, vissuto in prima persona. Estremamente semplice nei toni, ma decisamente toccante.

Consigliato.
Profile Image for Alberto Tebaldi.
487 reviews5 followers
December 30, 2017
Realismo russo, prezioasa testimonianza della Russia comunista and delle deplorevoli condizione in cui molto 'semplici' si ritrovarono a vivere. Come la maggior parte dei romanzi realisti, ci trovo un lato molto deprimente. Veramente incredibile quando orribile la natura umana puo' essere.
Profile Image for Francesco.
24 reviews
July 13, 2018
Non ha l’impatto emotivo dei Racconti della Kolyma di Salamov e neppure l’ambizione enciclopedica dell’Arcipelago dello stesso Solženicyn, ma è comunque il romanzo che iniziò la tradizione letteraria sulla repressione stalinista e sui gulag sovietici. Interessante.
Profile Image for ksenophon.
205 reviews3 followers
September 28, 2019
ivan denisoviçin bir günü ,insanın yüreğini burkan, mahkumlar ve gardiyanlar arası oluşturulmuş yaşama,kamplara tokat gibi çarpan bir yürek acısı
Profile Image for Gabriella.
10 reviews
February 27, 2025
5 stelle per la sua importanza storica. Paradossalmente la vita di Matrjona è quella che mi ha emozionata di più
Profile Image for Vlad Bezden.
248 reviews13 followers
January 19, 2025
The book has three stories/tales
1. Один день Ивана Денисовича
2. Матрёнин двор
3. Случай на станции Кочетовка

Один день Ивана Денисовича
A Reading Experience
Initially, I struggled with this masterpiece due to its unique linguistic style. As a Russian speaker, I could grasp about 75% of the vocabulary, yet the sentence construction presented a significant challenge. Through persistent rereading and gradual familiarization with the book's vernacular, I began to comprehend the narrative.

Language and Style
Solzhenitsyn deliberately chose a pre-Soviet writing style for this work, distinguishing it from his later writings. Being his debut story, he intentionally distanced it from Soviet-era language conventions. An interesting structural choice was placing the camp terminology glossary at the story's conclusion rather than its beginning.

Comparative Perspective
Having read other notable camp literature like "Journey into the Whirlwind," "Kolyma Tales," and "Notes from the Dead House," I approached this work with certain expectations. While I anticipated similarities to Varlam Shalamov's narratives, Solzhenitsyn's work proved distinctively different.

Humanity Amidst Hardship
What sets this story apart is its surprisingly hopeful tone. While one might expect camp literature to portray complete dehumanization, where individuals descend below animal nature, both Solzhenitsyn and Ginzburg demonstrate the persistence of human dignity even in the harshest conditions. The story powerfully illustrates that humanity can survive even in the most inhumane circumstances.

Final Thoughts
While the story proved to be a valuable and enlightening read, its challenging language makes it a one-time experience. The existence of similar narratives ("Journey into the Whirlwind") written in more accessible prose makes revisiting this particular work unnecessary, despite its undeniable historical and literary significance.

Матрёнин двор
This story affected me very deeply. The narrative takes place in a small Russian village, vividly and truthfully depicting rural life and customs. The story reminds me of life and people in my own village. It portrays the life and story of Matryona, who embodies the Russian proverb:
'Все мы жили рядом с ней и не поняли, что есть она тот самый праведник, без которого, по пословице, не стоит село. Ни город. Ни вся земля наша.'
Though the story is brief, only forty pages long, its philosophical depth compelled me to examine my own life, its purpose, and my place in this world.

Случай на станции Кочетовка
Another fantastic story. It made me contemplate the purpose of my life and the validity of my choices. The story maintained my complete engagement throughout. The ending was particularly powerful.

The book
Overall, the book is great, and I enjoyed reading Solzhenitsyn's short stories. I learned how skilled he is at writing them, and I might explore more of his work.

However, I have some complaints about the structure of the book:
1. I recommend not starting with the book's introduction, as it discusses the stories in detail. Without reading the stories first, it becomes very difficult to understand the context, which is frustrating. I almost stopped reading the book because of this. Read the introduction after reading the stories.
2. Solzhenitsyn placed the labor camp vernacular glossary at the end of 'One Day in the Life of Ivan Denisovich.' Without understanding these terms first, it's nearly impossible to comprehend the story. Only after finding and learning these terms did I begin to understand the narrative properly.
Profile Image for Elena BigBookworm.
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June 19, 2020
Ventiquattr'ore in un gulag - 30/09/2017


La pena affibbiatagli, dal principio sino alla fine, contava tremilaseicentocinquantatré giornate come quella.
Per via degli anni bisestili si allungava di tre giorni ancora…



È il novembre del 1962 quando un terremoto scuote il conformista establishment intellettuale sovietico. Sulla rivista letteraria Novij Mir viene pubblicato Una giornata di Ivan Denisovič. È il coraggioso debutto dell’allora sconosciuto Aleksandr Isaevič Solženicyn. È la prima volta che viene descritta, attraverso un’opera di finzione letteraria, la cruda realtà di un campo di lavoro staliniano.

L’autore vive concretamente l’esperienza del gulag. Arrestato il 9 febbraio del 1945 per aver criticato Stalin in una lettera indirizzata a un amico, viene condannato a otto anni di prigionia e in seguito al confino perpetuo. È il campo di lavoro speciale di Ekibastuz, nell’attuale Kazakistan, che gli fornisce l’ispirazione per il racconto lungo Una giornata di Ivan Denisovič.

Un’opera di finzione, sì, ma in cui l’aspetto autobiografico si percepisce nitidamente. Perché quando si tramandano esperienze simili, vissute in prima persona, alle generazioni che seguono, esistono due vie principali: la via memorialistica (vedi Se questo è un uomo, a mero titolo di esempio) e la via della finzione. Modalità di espressione, quest’ultima, che funziona come un filtro (o forse una lente d’ingrandimento) frapposto tra la dura concretezza della memoria e chi legge.

Non penso ci sia una via più efficace rispetto all’altra: dipende da chi scrive, da come scrive e dalle circostanze storiche, politiche e sociali che fungono da innesco. In questo caso, almeno per me, la “finzione” colpisce nel segno. Sono dell’opinione che renda la narrazione di portata meno personale, e più universale. Ivan Denisovič Šuchov è Solženicyn, è un qualunque zek (ex prigioniero del gulag, ex “nemico del popolo”, secondo la propaganda sovietica), e può potenzialmente essere ognuno di noi, quando ci rendiamo conto che un’ideologia intransigente e implacabile è inevitabilmente destinata a una conclusione tragica. Conclusione che non si limita alla “sola” formazione di un sistema concentrazionario, probabilmente il suo aspetto più evidente, ma anche al fenomeno, ancora più ampio, della manipolazione delle coscienze (basti pensare alla paranoia staliniana). Questo secondo aspetto è assai evidente in un altro racconto dello stesso Solženicyn, intitolato Alla stazione di Krečetovka, di cui consiglio la lettura.

Intanto che scrivo, mi sorge immediata un’altra domanda: è possibile commentare un’esperienza di vita vera, a maggior ragione così brutale? Il destino di chi, già arrestato dai tedeschi, viene imprigionato di nuovo, nella sua terra, perché bollato come “traditore” della patria? Esprimere un’opinione sul freddo sferzante della steppa in cui i detenuti sono costretti a sgobbare, oltretutto in maniera improduttiva? Sui guardiani ottusi e minacciosi? Sui mediocri e grigi burocrati, rigidamente inquadrati e sospettosi? Sull’egoismo bestiale che colpisce chi è rimasto senza niente, a parte qualche consunto straccio e un paio di stivali rotti? In tutta onestà, non conosco alcuna risposta.

È con questo senso di smarrimento che concludo quella che somiglia di più a una matassa di pochi pensieri e molte domande, dipanata con fatica, che a un commento.
Profile Image for heidola.
213 reviews10 followers
August 10, 2021
Tre racconti densi di umanità come solo i russi riescono a raccontare… della Russia la vita di un prigioniero, di una donna di campagna e di un tenente oserei dire nella loro umiltà. Nei primi due personaggi ci sono tante similitudini: la solitudine del lager, che il narratore presenta senza giudizi, e la solitudine della vita agreste si somigliano: l’uomo vive per la vita; i pasti, quando ci sono, scandiscono il tempo fatto di poche cose ma dense di valore.
Nel gulag la vita scorre ad un ritmo che diventa difficile da decifrare e non a caso il narratore sceglie di raccontare senza pause. La narrazione prosegue secondo un tempo serrato e al prigioniero non restano spazi per spiegare chi è , da dove viene, perché. Solo in alcuni brevi momenti viene fuori la sua natura, la sua storia, ma subito vengono risucchiate dal tempo della pena: dieci anni, venticinque anni e chissà quanti altri ancora. In campagna invece la vita scorre lentamente ma allo stesso modo inesorabile, lontano dalla città l’uomo resta nudo e ci appare per quello è: i suoi buoni sentimenti, come l’amore e la carità, finiscono per marcire e su di loro prendono il sopravvento il desiderio di possedere beni (“chissà perché si chiamano così le proprietà” si domanda l’autore) e di possedere le persone. Il tenente invece è l’uomo di guerra, reso umile dalla stessa, perché spogliato dei sentimenti di fiducia verso il genere umano. Ma il conseguente senso di colpa lo rincorrerà per tutta la vita senza scampo..
Profile Image for Classica Castagna.
148 reviews23 followers
Read
May 23, 2019
Per principio non do voti né recensisco opere autobiografiche. Di fronte a questo libro, che non è un'autobiografia, non so come comportarmi: sebbene si tratti di tre racconti si percepisce la vena autobiografica, come segnalato anche nella premessa. Mi limito quindi a dire che dagli scritti traspare in maniera nitida e realistica la vita nella Russia del Novecento, durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo scopo dei racconti non è di certo fornire un'intrattenimento leggero, ma si prestano bene a una lettura storica.
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