Anno 3959. La Terra non è mai stata tanto ricca e rigogliosa. Nello scenario mozzafiato di una società verde e solare, l'umanità allargata prospera grazie al lavoro degli animali, con spettacolari arbopoli senzienti che svettano fronzute, prendendosi cura di chi le abita. La maestria dei bioarchitetti nel generare casealbero dalle forme e dai colori strabilianti non ha limiti. Ellie, però, è nata nel buio di una colonia spaziale. Vuole vedere la Terra e sbarca da clandestina, ma la gioia dura poco, perché qualcuno vuole ucciderla. Non ha nessuno su cui contare, e mentre la situazione precipita, segreti celati con cura vengono a galla nella consapevolezza di non avere tempo per rimediare...
Il libro parte che è una bomba.. Un Worldbuilding da paura, geniale e innovativo.. un bio-punk che unisce le indagini del hard boiled con tutta una serie di trovate biologiche davvero visionarie.. funziona molto meglio de La terra spezzata di Ian MacDonald.. la trama cresce, prende, poi però a metà di sgonfia il tutto... La vicenda non è interessante, sparisce il sense of wonder, le trovate geniali, diventa tutto piatto.. persa la trama principale, le ultime 40 pagine sono davvero inutili e noiose.. Peccato visti i presupposti iniziali..
Ho amato questo libro di Franci Conforti per la magnifica inventiva dell'autrice, capace di descrivere in modo credibile e ricco di dettagli un futuro solar punk in cui umani nativi, evoluti, chimerici, animar e intelligenze artificiali convivono in un mondo in cui i conflitti si annidano nel profondo dell'animo. Nell'eterna questione se staremmo meglio o meno senza i nostri sentimenti. La risposta di Franci non è scontata. Consigliato! (In parte letto in cartaceo, in parte ascoltato su Audible.)
Di Spine mi ha colpito tanto l'ambientazione, si riesce a captare perfettamente l'impegno e lo studio che c'è dietro la sua costruzione. Peccato per i personaggi, che non sono riusciti a colpirmi, anzi, a tratti mi sono risultati poco credibili e anche leggermente antipatici.
Il world building è PAZZESCO! Ha tutte le carte in regola per avere un seguito e lo leggerei molto volentieri. In ogni caso credo che recupererò il resto dei libri dell’autrice, ho apprezzato molto lo stile oltre che la trama e la caratterizzazione dei personaggi e dell’ambiente.
Melma vischiosa e confusa con troppi ingredienti e storia che si appiattisce velocemente mentre si accumulano “personaggi” sempre nuovi e nomi sempre più incomprensibili. Forse il word building appartiene al cervello dell’autrice, ma a noi che leggiamo … risulta come leggere un minestrone di verdure sconosciute. E il sapore non è neppure buono!
“Se un Terrestre dei giorni nostri potesse vedere la Terra del 3959, ne rimarebbe in parte affascinato e in parte terrorizzato. E’ questa la prima sensazione che ho provato iniziando ad acoltare “Spine”. . Nel 3959 la Terra sembra rinata, rigenerata. E’ ricca di verde, le acque sono cristalline, l’aria è più pulita e l’umanità è prosperata tantissimo. Nel corso di quasi due millenni tante cose sono cambiante sul pianeta blu. Gli esseri umani hanno colonizzato Marte e hanno creato diverse colonie nell’universo. Questo anche grazie agli Evoluti, esseri umani che hanno accellerato l’evoluzione tramite scienza e tecnologia. Mentre nelle riserve e nelle colonie spaziali vivono i Nativi, esseri umani rimasti tali. In un mondo dove la tecnologia ormai ha preso il sopravvento su ogni cosa, per gli evoluti i sentimenti non sembrano esistere. Gli evoluti sembrano dei robot privi di ogni emozione, sensazione, che hanno perso la vera bellezza del mondo che li circonda e dell’umanità. L’importante è prosperare e continuare a creare il cambiamento. I nativi terrestri invece vivono come i loro antenati, i nativi spaziali cercano di rincorrere gli evoluti tramite tecnologia. In una società dove anche gli animali sanno parlare, lavorare e alberi senzienti che si prendono cura di chi li abita. Ellie è una nativa di una colonia spaziale. Ellie è nata nel buio. Ellie non conosce la vera bellezza del pianeta Terra. Ellie non riesce a farsi sfuggire la possibilità di atterrare sulla Terra, anche se da clandestina. Ellie è strabiliata nel percepire il vento che le solletica i capelli, il sole che le accarezza la pelle. E’ innondata da tutte quell’emozioni che solitamente sono bloccate dalla tecnologia che porta al polso. Ma la gioia mista a paura di trovarsi sul pianeta da cui discende la sua vita, dura veramente poco. Qualcuno vuole uccidere Ellie. Ma chi? Per quale motivo? Inizierà così il suo viaggio attraverso un mondo a lei sconosciuto, alla ricerca della verità dietro al suo riuscito atterraggio.
Stile e trama.
Per correttezza verso chi mi segue, specifico di non aver terminato il romanzo. Ma di averlo letto solamente metà e quindi la mia recensione e pensiero si baserà solo fino al punto in cui sono arrivata. Detto questo, ho trovato la trama di base molto interessante e intrigante. Allo stesso tempo agghiacciante e spanvetosa all’idea dell’uso eccessivo della tecnologia. Un uso tale da rendere l’umanità priva di emozioni, sensazioni, sentimenti. La tecnologia ha snaturato l’essere umano. Ho amato esplorare il futuro della Terra pensato dall’autrice. Ho amato scoprire questa “nuova” Terra attraverso gli occhi di Ellie. Ellie è nata in una colonia spaziale, non ha mai vissuto sulla Terra e per lei ogni cosa è nuova e strabiliante. Allo stesso tempo anche terrificante. Ho apprezzato che si è presa il tempo necessario per spiegare al lettore il mondo da lei pensato. Purtroppo ci sono dei “ma”. Il problema è che proseguendo, ad un certo punto ho iniziato a trovare momenti davvero lenti, noiosi e che potevano essere evitati. I personaggi risultano piatti, noiosi e sinceramente non mi hanno trasmesso nulla. Purtroppo questa sensazione di noia, mi ha portato ad abbandonare la lettura. Sono indecisa su questo romanzo, perché in parte fin dove ho letto, ha tutte le carte in regola per essere un bellissimo Sci-Fi tutto Italiano. Dall’altra ci sono paragrafi che alla fine mi hanno portato ad abbandonarlo. Senza contare che ho trovato per puro gusto personale, delle cose un po’ esagerate, nonostante queste cose siano giustificate da quella che sarà sicuramente una tecnologia più avanzata e efficiente. Calcolando che è ambientata tra quasi duemila anni la storia. È partita con il botto la storia, per poi scemare man mano. . Voto: 2/5.”
Sono partito dai racconti "short", quest'anno. Il racconto del duo Brasili-Giustiniani è tanto snello nel suo flusso, l'unico dei 3 che non ha salti temporali, quanto troppo farraginoso in alcuni punti chiave. Lo spiegozzo in una prosa da 15 cartelle è inevitabile, facciamocene una ragione, ma in una scena di tensione andrebbe evitato come la peste bubbonica. Stereotipato il worldbuilding e anche l'idea di base un po' trita ma devo sottolineare come il protagonista sia tre spanne sopra quelli degli altri 2.
Il pezzo di Maramonte ha l'attacco migliore e gestisce benone il crescendo di tensione ma soffre molto la minor tridimensionalità dei due pg rispetto alla concorrenza e questo ahimè si riflette in dialoghi piuttosto telefonati e accademici da post-apocalittico. il saltone temporale ci sta e il finale pure. Un ottimo finale che tocca le corde giuste.
Montoro stravince a mani basse per l'idea di base e questo gli si ritorce contro perchè un concept così avrebbe meritato la stesura di un breve e non solo 15 cartelle, alla luce anche dei molteplici punti di vista che sì ci danno una chiara idea degli sviluppi interiori ma a conti fatti di azione c'è poca ciccia. Carina l'impronta giallo-thriller psicologica e molto carina la sensorialità molto sottolineata, la cosa credo sia voluta dato il tema del racconto. Rispetto agli altri due però la chiusura lascia più insoddisfatti.
Veniamo a Spine, il romanzo. Mollato dopo le fatidiche 100 pagine. Ci ho provato, oh. L'entusiasmo nell'affrontare un solarpunk in salsa on-the-road è andato scemando riga dopo riga quando si sono andati sommando elementi sempre più incalzanti che mi facevano deragliare l'attenzione a ogni gradino. Ah ok, devo stare attento alle differenze tra esseri umani originali ed evoluti e a tutti gli intrecci sociali tra i diversi pianeti che ci sono. Ah ok, devo stare attento alla presenza di un dispositivo che attenua i sentimenti e a tutti gli accendi-spegni che fa la protagonista. Ah ok, devo stare attento alla gerarchia animali puri-animali geneticamente modificati e nel frattempo sentirmi incuriosito da una nuovissima tecnologia come i friendz mentre ancora sto cercando di capire come funzioni il mondo ordinario che per me che vivo 1900 anni prima sono poco familiari. Toh, mi va più che bene anche il triangolone sentimentale-erotico tra la protagonista e i due manzi incontrati per strada che DI SICURO hanno qualcosa da nascondere. Ho apprezzato molto che sia un triangolo 2.0 tipico della narrativa moderna, dove la pg in questione non è una tontoloide Twilightiana ma una cazzuta che sa il fatto suo e vuole farsi rispettare. Guai a scrivere il contrario a meno che non si è una casalinga americana che punta al milione di copie. Però dai. I "ti spiegherò tutto poi, ora non c'è tempo" a braghe calate no. Quelli no.
Un libro che mi sentirei di consigliare, in definitiva. Magari la fuori c'è un pubblico più ricettivo di me nel gradire il romanzo e data la portata editoriale di un Urania non credo ci siano difficoltà di fondo nel rintracciarlo. Per quanto riguarda i tre short mi è venuto il sospetto che il trittico di finalisti venga scelto, oltre che per merito, anche per poter dare al lettore esperienze di lettura diverse per arrivare a più palati possibili con una sola uscita. La scoperta dell'acqua calda? Beh, abbiate pietà di me.
Franci Conforti ci porta due millenni più in là, su una Terra bioingegnerizzata, una complessa visione solarpunk stabilizzata anche grazie al controllo delle emozioni (sia genetico che biomeccanico), con esseri umani "nativi" ed "evoluti" (geneticamente migliorati e specializzati), con animali resi più intelligenti (animar), biomeccanismi usa-e-getta (friendz) destinati a soppiantarli e nuovi biomeccanismi in fase di studio (animatzu).
"Vogliamo che tutto sia perfetto, pulito, onesto, legale, inclusivo. Ma siamo disposti a includere solo ciò che reputiamo al passo con certi principi". Ma l'umanità pare che sarà sempre quella che è ora e "Spine" (Urania Mondadori, 2022) è un noir (qualcuno faccia una soffiata a Ridley Scott) con protagonista un'attivista per i diritti degli animar, che arriva clandestinamente da una colonia extramondana per "negoziare" una situazione tra animar e nativi e si ritrova coinvolta in un conflitto politico/bioindustriale, dai risvolti etici e sociali, e ricercata dalla mala in compagnia di una koalar, che rischia di essere "ritirata" (sapete cosa intendo), e di un ex agente di polizia doppiogiochista.
Non meraviglia che l'autrice, capace di creare storie di notevole spessore ambientate in mondi tanto diversi uno dall'altro, incassi nuovamente un importante riconoscimento, come avviene praticamente per ogni suo lavoro: "Spine" vince il premio Urania 2021 e noi aspettiamo con impazienza il suo prossimo lavoro. E che Ridley Scott ci faccia sapere qualcosa. In appendice un'intervista a Franci Conforti e i tre racconti (di Luigi Brasili & Enrico Giustiniani, Emiliano Maramonte e Alessandro Montoro) vincitori dell'Urania Short del 2021.
Il più grande pregio di questo libro è sicuramente il world building. Mi ha davvero affascinata tantissimo, sia per quanto riguarda le colonie come Probe, sia per la nuova Terra divisa tra zone "primitive" come le nostre del 2023 e magnifiche città costruite tramite nuovissime tecnologie genetiche che permettono agli alberi e ai materiali naturali di svilupparsi in enormi agglomerati vivibili e viventi. Bello davvero, inoltre le opere dell'autrice in fondo al libro sono una chicca. Mi è piaciuta anche l'evoluzione delle specie: non solo di quella umana (divisa tra nativi ed evoluti, che sono figure a tratti angeliche a tratti demoniache), ma anche quella degli animali che sono diventati per la maggior parte degli essere senzienti e capaci di comunicare con gli esseri umani. Qui si lega tutto il discorso sulle emozioni che si evince di sottotraccia in tutto il libro ma risulta più chiaro nel finale. L'evoluzione infatti sembra essere stata possibile a scapito delle emozioni e della diversità, vera ricchezza dell'umanità. Purtroppo devo dire che la trama portante non mi ha presa. Non amo particolarmente i thriller e nei fatti questo lo è. Anche i personaggi mi sembrano un po' i soliti che caratterizzano il genere, ragazza volenterosa, poliziotto un po' tormentato, grandi cattivissimi ma sotto sotto con un cuore d'oro. La lettura scorre fresca e veloce, soprattutto all'inizio, più avanti ho fatto un po' più di fatica.
Era iniziato molto bene, poi si è perso dopo la metà. Ho trovato molto interessante il concetto delle arbopoli, degli animar e degli animatzu, e onestamente mi sarebbe piaciuto che venissero spiegate meglio le diverse categorie di evoluti.
I personaggi, purtroppo, mi sono sembrati molto piatti. Non sono riuscita a trovare una connessione con nessuno di loro. Alcuni, onestamente, non sono molti utili alla trama, come Ivan. Se non ci fosse stato, e la sua “posizione” fosse stata ricoperta da Joe sarebbe stato meglio.
Anche Le Spine, che danno il titolo al libro, non hanno un grande mordente.
È un libro che è iniziato come un romanzo di fantascienza per poi confondersi con un poliziesco (scritto male). Peccato perché i concetti espressi su etica, morale, modificazione genetica ecc. sono stati molto interessanti.
Non so se leggerò altro dell’autrice, onestamente, ma sono comunque contenta di averlo fatto.
Ah, spero che in futuro Urania faccia più attenzione ai refusi prima di pubblicare. Magari era solo la versione eBook che ne aveva troppi, ma un giro in più con un editor non guasterebbe.
Worldbuilding ricco, immaginifico, futuristico accompagnato anche dall’ utilizzo di una linguistica interessante. La storia caratterizzata da eco venature è una messa a fuoco delle emozioni e di cosa queste siano per l’umanità. questi sono i due elementi che funzionano e che garantiscono al libro la sufficienza. Per il resto, si potrebbe riassumere che il troppo stroppia e il troppo poco pure. Va bene evitare l’infodump, ma introdurre un mondo estremamente variegato e molto dettagliato senza qualche spiegazione riduce il “brillare” del racconto. Poi, i dialoghi tra i personaggi, dal sapore di un “operetta morale”, per quanto scritti bene, in alcuni momenti prevaricano lo scorrimento della storia, diminuendo il gusto del leggere. Infine, è chiaro che ogni libro rappresenti in qualche modo un’idea, un’intuizione, un’emozione dell’autore, ma in Spine, a mio avviso si è andati oltre. Probabilmente, spinta da un encomiabile entusiasmo, l’autrice in molte pagine fagocita i personaggi e la vicenda narrata diventa l’esposizione esplicita di un suo manifesto intellettuale che a me, alla fine, ha dato meno di una semplice e bella Storia.
In questo romanzo c'è tutto quello che potrei chiedere alla migliore fantascienza. L'incredibile, visionaria ambientazione delle arbopoli, enormi città intelligenti realizzate attraverso la crescita di alberi geneticamente modificati. La varietà e l'umanità dei personaggi, anche di quelli che umani non sono o lo sono solo in parte, a cui non puoi fare a meno di affezionarti. La trama che ti tiene inchiodato fino all'ultimo colpo di scena. Lo stile fresco, immediato, eppure perfettamente controllato. Per non parlare delle mille geniali trovate che nascono, evidentemente, da una seria cultura scientifica unita a una fantasia sfrenata. Per quanto mi riguarda, Spine è stata lettura più divertente dell'anno
4 stelline per il worldbuilding. 1 per la trama. Arrotondo a ribasso per la delusione perché il libro parte davvero bene: splendida ambientazione, scrittura piacevole, protagonista inizialmente interessante e un mistero che viene voglia di svelare. Peccato solo che poi tutto venga soffocato da una trama noiosa, personaggi poco riusciti e soprattutto dai troppi troppi troppi temi inseriti nella storia (e nelle ultime pagine ci infiliamo anche il fine-vita, signore e signori!). C’è un grandissimo worldbuilding, c’è una buona penna: serve una storia.
Lasciato dopo un'ottantina di pagine. Un hard boiled in salsa sci-fi con tematiche ecologiche e linguaggio cyberpunk. Insomma una zuppona. Personaggi macchietta e situazioni tratteggiate col machete. Trama da film di serie Z. Sto un po' esagerando ovviamente, ma serve a dar l'idea di un progetto che mi pare molto acerbo. L'autrice scrive bene, è semplice e chiara, ma ci butta dentro un neologismo supercazzola ogni due righe facendomi sospettare di aver confuso il lavoro di worldbuilding con quello di vocabolario.
World building incredibile e veramente ben amalgamato in ogni particolare del libro Tutto il resto purtroppo è andato a perdersi strada facendo. Trama che non rapisce e personaggi che non riescono a emergere. Tante tematiche toccate ma nel complesso poco approfondite.
Sono sempre stato più da Ray Bradbury, Robert A. Heinlein, Isaac Asimov, diciamo un'esterofilo, per quanto riguarda la fantascienza. Ultimamente però sto scoprendo dei bei racconti di fantascienza di scrittori Italiani
Mi sono letto di volata il n. 1707 di Urania trovandoci un super interessante “Spine” di Franci Conforti ma anche un sorprendente “La causa fantasma”, di Alessandro Montoro (piacevoli anche gli altri due racconti brevi).
"Spine" colpisce per un magnifico lavoro di world building. Piacevolmente spiazzato da nomi, tecnologie e creature dopo poche pagine sono stato catturato da questo racconto creato da una mente brillante e super fantasiosa. Non si fa fatica a riconoscere quest'opera come vincitrice del Premio Urania 2021.
Nel racconto breve “La causa fantasma” si introduce l'idea di poter far risorgere i morti in un modo molto sci fi e l'ho trovata una bella "trovata" soprattutto nel suo epilogo. Anche qui, non per nulla uno dei racconti vincitori di Urania Short 2022.
Autrice italiana vincitrice del Premio Urania. Mi aspettavo più fantascienza, in realtà è un noir ambientato nel futuro, piacevole da leggere, con una trama avvincente. Interessante la costruzione del mondo, anche se alcune cose non vengono chiarite (se nascono tutti in modo artificiale perchè alcuni sono evoluti e altri no?) e l’ingenuità iniziale sul trovare casualmente proprio due ex poliziotti che aiuteranno la protagonista. Mi ha fatto strano riconoscere in certe descrizioni l’Italia futura, abituata come sono a leggere soprattutto fantascienza americana.