«La bellezza salverà il mondo», si dice pensando al ruolo cruciale giocato da arte e cultura. Ma non dovremmo forse preoccuparci di «salvare la bellezza», interrogandoci anzitutto su che cos’è davvero e che cosa rappresenta per noi, italiani ed europei di oggi? È quello che fa Philippe Daverio in questa lezione di storia dell’arte che sconfina – come da copione del maestro – in molte altre discipline, dalla letteratura alla vita quotidiana, dalla storia alla filosofia, alla ricerca del significato di una parola e dell’evoluzione di un concetto fondamentale attraverso i secoli. Perché i latini distinguevano tra pulcher e formosus? Che ruolo ha avuto nella concezione del bello il Rinascimento e come ha influito il cattolicesimo sull’idea di grazia? L’autore ci accompagna in un excursus vertiginoso ed erudito che va da Platone al Medioevo, da Leonardo da Vinci al Faust di Goethe, dalla divina proportio all’armonia di Giotto, per spiegare perché la bellezza porta con sé non solo un aspetto estetico, ma anche un imprescindibile valore etico. Senza il quale non potremmo salvare noi stessi e la nostra civiltà.
Philippe Daverio nacque il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia. Dal 1961 al 1967 frequentò il Liceo scientifico francese. Arrivato in Italia per gli studi universitari, frequentò il corso di laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, dove ebbero inizio le sue molteplici attività legate all'arte. Si è occupato anche di strategia e organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati, e ha svolto attività di docente presso atenei e istituti di diverse città: è stato incaricato di un corso di Storia dell'arte presso lo IULM di Milano, laurea in Comunicazione e gestione dei mercati dell'arte e della cultura; ha svolto diversi corsi di Storia del design presso il Politecnico di Milano, e dal 2006 era professore ordinario di Disegno Industriale presso l'Università degli Studi di Palermo.
In questo saggio breve Daverio analizza il concetto di bellezza e per farlo parte dall’etimologia della parola, ripercorrendo a grandi linee come il suo significato sia cambiato nel tempo sino a giungere ai nostri giorni. Dai Greci in cui il concetto di bello era legato a qualcosa sia di buono che di giusto, si passa ai romani, al duecento italiano e all’espressività, al rinascimento, al classicismo, sino a giungere al concetto di armonia e alla matematica. Per Daverio la bellezza quindi è un concetto storico inscindibile da un certo periodo e andamento sociale. In un ampia sintesi il libro parte dal prendere in considerazione una frase emblematica di Dostoevskij pronunciata dal protagonista dell’Idiota: “la bellezza salverà il mondo”. L’autore si chiede il perché di questa affermazione uscita dalle labbra di un personaggio innamorato ed ingenuo come solo il protagonista dell’Idiota sa esserlo. Dopo aver sondato a fondo il concetto di bellezza, l’autore conclude ribaltando la frase di Dostoevskij, affermando che il nostro compito è salvare la bellezza, portando armonia in tutto ciò che ci circonda, ed è questo l’augurio che fa l’autore al lettore.
Poche paginette nelle quali Daverio mette in piedi una resistibile trattazione dell'estetica, molto all'acqua di rose e ben omogeneizzata per un lettore che (immagino) l'autore suppone appena capace di contare fino a dieci. L'impostazione di partenza, basata sulla etimologia delle parole come metodo per riflettere sui concetti è buona, ma ci si perde ben presto in semplificazioni eccessive ed ammiccamenti ad un lettore medio-basso - abbastanza irritanti e provinciali i tanti complimenti agli italiani e alla loro sedicente "cultura" (citando anche una battuta di Orson Welles da "Il Terzo Uomo" senza dirlo). Tra tutte le frasi banalizzanti e iper-semplificatorie, questa forse è la più rappresentativa:
Non si diventa letterati senza la matematica, perché un letterato deve comprendere il mondo e non c’è comprensione del mondo senza matematica.
Già il concetto di "comprendere il mondo" è abbastanza ridicolo (esiste un mondo uguale per tutti? che significa "comprenderlo"?), ma dire che esso non può esserci "senza matematica" sembra ignorare tutto quanto scoperto sulla matematica da Godel in poi (incompletezza, possibilità di infinite matematiche, principi di indeterminazione....). Una frase tra positivismo ottocentesco e neoplatonismo medievale che può andare bene giusto per i minus habens a cui Daverio sembra rivolgersi.
Va bene lo stesso, ovviamente, perchè meglio un pò di divulgazione culturale artistica che niente del genere e, immagino, bisogna adattare le parole alle masse e fare anche "intrattenimento" - solo, credo che il tono da missionario paternalista di Daverio sia poco efficace ed un pò antidemocratico (con la solita reduction ad Hitlerum che è veramente patetica):
D’altro canto, le società vivono quando un’élite consapevole, quasi inevitabilmente di persone più ricche, riesce a influenzare l’opinione degli altri. Perché se non c’è qualcuno che influenza gli altri, tutto si fa più difficile. La democrazia basata solo sull’alzata di mano della maggioranza porta, si sa, a catastrofi terribili. L’ha dimostrato la Germania della Seconda guerra mondiale: Hitler è stato eletto democraticamente, perché la Germania aveva perso una guida.
E anche nella sostanza, alla fine la trattazione finisce in una tautologia che non vuole dire nulla: dire che la bellezza corrisponde all'armonia, senza definirla e dandola come concetto dato (cosa è armonia? solo proporzioni matematiche? o ci sono diverse armonie per diverse persone e diversi periodi storici?) finisce solo per essere un discorso vuoto, poco oggettivo e un po' retrogrado.
Splendido piccolo saggio da parte di un uomo di immensa cultura verso il quale ho spesso provato simpatia. In meno di 100 pagine Daverio ci immerge nel concetto di bellezza, dalle origini ai giorni nostri, passando attraverso la storia, la lingua, l’arte e la matematica. Tuttavia non è solo una inerte lezione, per quanto ben scritta. L’autore ci esorta ad agire: tutta questa bellezza, sta a noi salvaguardarla.
Pensioniamo finalmente la citazione dostoevskijana circa la “bellezza che salverà il mondo” (citazione falsa, basterebbe leggere L’idiota anziché aforismi.it per scoprirlo).
Potrebbe essere una buona traccia per una trasmissione televisiva piena di immagini, riprese coi droni e sonate di Scarlatti, ma in lettura è veramente inconsistente.
A remarkable collection of ideas and, more importantly, the experience of one of the most influential and charismatic art historians Italy has ever had