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Aniko

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Una tragedia si abbatte sulla vita di Seberuj, cacciatore e allevatore di renne dell'antico clan Nogo, che vive insieme alla famiglia in un accampamento, tra le nevi e i ghiacci quasi perenni della Siberia. La moglie e la figlioletta sono aggredite e sbranate da un lupo solitario che semina il terrore tra le mandrie dell'intero circondario e a cui gli uomini da mesi danno invano la caccia. Dopo aver recuperato i loro corpi martoriati e aver adempiuto a tutti i riti funebri, l'anziano Seberuj si ritrova a vivere da solo, accudito di tanto in tanto dai vicini. Da una decina d'anni, infatti, la figlia maggiore, Aniko, ha abbandonato la sua tribù per trasferirsi a studiare in città. Il suo sogno è diventare geologa. Seberuj non ha più notizie della ragazza. Scopre, tuttavia, il suo nuovo indirizzo e, non sapendo scrivere, detta una lettera per lei, informandola della morte della madre e supplicandola di tornare a casa. Turbata dai sensi di colpa e desiderosa di ritrovare il tempo della sua infanzia, Aniko torna dal padre, ma si ritrova in un mondo isolato, ormai estraneo, di cui ha quasi dimenticato la lingua; un mondo ancora scandito dai ritmi della natura, da rituali arcaici e credenze anacronistiche, dove la vita le appare desolata e piena di privazioni. Nuovi dubbi, perciò, le impongono scelte complicate.

144 pages, Paperback

First published January 1, 1977

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About the author

Anna Nerkagi

3 books8 followers
Anna Nerkagi is a Nenets writer, novelist, and social activist of the Nenets people in Siberia, writing in Russian language.

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Profile Image for Ajeje Brazov.
952 reviews
January 24, 2024
Molti sono i fuochi che ardono nel cuore di un uomo. Il fuoco dell'amore e quello della fiducia; il nero fuoco della menzogna e della cattiveria, il fuoco della bontà... Conceda il cielo che quei fuochi buoni non si estinguano mai, che nessun vento freddo li spenga.

La frase sopra, che ho preso come citazione, racchiude l'essenza della vita, soprattutto quando essa è soggetta alla Natura più aspra e cruda.
Siamo nell'estremo nord russo, in un paesino sperduto della Siberia ed è qui che si svolge questa storia ricca di sfumature psicologico/intimiste e di tradizioni di un popolo ormai perduto: i nenec.
A dire la verità, prima di imbattermi in questo prezioso libricino, non avevo la minima conoscenza di questo popolo e la storia che ho appena concluso di leggere, me li ha fatti più che conoscere, quasi vivere.
Starò esagerando ma, in meno di 150 pagine, l'autrice è riuscita a raccontare, anzi a narrare, come nelle leggende orali del folklore locale, di gente che vive ancora a contatto con la natura cercando non di soggiogarla, ma di viverci proprio insieme, dove la caccia non è puro sport/divertimento, ma sopravvivenza e dove le relazione sociali, umani ed animali, sono alla base di una vita serena e pacifica.
Da recuperare!
Profile Image for ☆LaurA☆.
507 reviews151 followers
January 21, 2024
☆☆☆☆,5

Non avevo idea di chi fossero o dove vivessero i Nenec. Una popolazione indigena russa che vive nella tundra in grandi tende chiamate čum.
La storia di Aniko è il pretesto per raccontare la storia di un popolo che  si chiede come sarà il loro futuro, dove finiranno i loro figli, se i loro clan sopravvivranno all’assalto del tempo. Se continuareanno ad esistere su queste terre.
Una storia intrisa di solitudine, compassione, rispetto, tenerezza, pietà, crudeltà e silenzio. Perché come si fa a vivere in un posto così? In tutto quel silenzio e quel vuoto?
Come possono vivere senza cinema, senza teatri, né libri? A qualcuno di loro è mai capitato di chiedersi perché fosse venuto al mondo?
Conosciamo un modo di vivere e sopravvivere che non lascia indifferenti.
I bambini vengono "portati via" dalle famiglie per farli studiare, renderli più intelligenti. Ma quanti di loro poi torneranno agli accampamenti e metteranno in pratica nuove tecniche di commercio, nuove idee per rendere la vita meno pesante in un accampamento nomade?
Molti Nenec hanno lasciato da bambini le loro case e sono tornati per poi partire di nuovo, ma a quanti è capitato di scordare  la propria lingua madre?
Aniko non la ricorda, non ricorda il volto di suo padre, non ricorda quello di sua madre che non c'è più. E non riconosce nessun altro volto che ha condiviso con lei la fanciullezza.
Aniko non prova nemmeno amore davanti a suo padre, prova solo pena e compassione per un uomo rimasto solo e con una figlia che non tornerà al suo clan o così crede.

Nel suo percorso di ritorno a casa, un ritorno ad un luogo che abita dentro di noi anche se smettiamo di abitarlo, Aniko ha modo di conoscere Pavel, un geologo russo che darebbe tutto per i Nenec. Raccoglie le testimonianze dei vecchi per preservare l'antico folklore del popolo samoiedo. 
Testimonianze molto antiche e autentiche. Partendo dalle quali, si può raccontare la storia di un popolo e indagare la sua cultura.
Ira, nenec come Aniko, laureata in medicina e tornata al suo villaggio per aiutare le mandrie di renne che vivono a stretto contatto con l'uomo.
Un amore verso la natura, gli animali, le divinità che non so nemmeno spiegarvi.
Storie raccontate dalla parte di un lupo, Diavolo Zoppo che ha passato la sua vita ad odiare l'uomo e ad amare la vita nella tundra.
La storia di Temujko, la renna che la madre di Aniko ha allattato al seno e che è così legata alla sua padrona defunta che la va a trovare al cimitero tutti i giorni.
Poi c'è Buro, cane fedele e umanizzato. È in grado di capire tutto quello che il suo padrone gli dice, e anche quello che non dice.

Vite che si intrecciano, che non vivono, che vivono troppo. Mondi per noi troppo distanti, ma non per questo da dimenticare o non considerare.

Felice di aver intrapreso questo viaggio a bordo di una slitta trainata da splendide renne. Di aver messo il naso in un ćum e aver avuto modo di conoscere una cultura che mai e poi mai avrei incontrato sulla mia strada.

I libri servono anche a questo no? A viaggiare nella nostra stanza, a rapportarci a persone che probabilmente non avremo modo di conoscere, o magari a farci decidere per un viaggio alla scoperta di culture nuove.
Profile Image for Gabril.
1,047 reviews258 followers
January 24, 2024
«Quindi vorresti vivere in un appartamento pieno di comodità e lasciare che le altre donne nenec continuino a restare in eterno davanti al focolare? Sei una persona istruita, impegnati per migliorare le loro condizioni di vita».

Suggestivo racconto che ci immerge in un mondo lontano e poco conosciuto, per certi versi arcaico: quello dei nenec, popolazione autoctona che abita la penisola di Jamal, una regione immersa nella tundra artica siberiana, che ha mantenuto la propria autonomia culturale e linguistica nonostante il processo di forzata russificazione avviato dal regime sovietico.

A partire dagli anni Cinquanta, infatti, l’amministrazione russa dispone che i bambini nenec all’età di sette anni siano prelevati dal loro nucleo famigliare e portati a studiare in una città dell’entroterra. La conseguenza più ovvia è lo sradicamento e la perdita delle nuove generazioni che molto spesso non fanno più ritorno nella loro terra natale.

In questo contesto si colloca la storia di Aniko.

Nata in un čum, tipica capanna nenec rivestita di pelliccia, appartiene all’antico clan Nogo, di cui è l’ultima rappresentante. Come tanti altri, anche lei da bambina ha lasciato la famiglia per frequentare una scuola russa.
Ora Aniko è una giovane universitaria, si è trasferita in città per proseguire i suoi studi di geologia, e sta per laurearsi, ha acquisito uno stile di vita cittadino e una cultura raffinata, dimenticando perfino la sua lingua materna.
Quando, invitata dal padre, tornerà controvoglia alla sua terra d’origine, l’estraneità che naturalmente percepisce al contatto con la sua gente dovrà fare i conti con il richiamo della famiglia, degli antenati, delle tradizioni, dell’infanzia, e, insomma, dei legami ancestrali con le sue radici.

L’affascinante peculiarità di questa storia è avere messo sullo stesso piano narrativo le persone e gli animali perché l’immersione nella natura è il fondamento comune della vita collettiva.
Il rispetto delle relazioni gerarchiche, i riti e le abitudini tramandate, il dialogo incessante tra mondo dei vivi e mondo dei morti si accompagnano alle storie delle creature che condividono i bisogni e le fatiche di un ambiente così singolare e impervio.

Le renne, i cani, i lupi sono alleati o antagonisti degli esseri umani che abitano la tundra e con pari dignità combattono per sopravvivere, meritando dunque tutti il medesimo rispetto.
Non solo. Essi stessi hanno facoltà di espressione: il narratore onnisciente si immerge nella loro condizione oltreumana interpretandone le pulsioni e i sentimenti, traducendo in parole il loro linguaggio alieno.
Ne risulta l’ammaliante affresco di un mondo a noi remoto ma di cui possiamo percepire la vibrante vitalità. In punta di piedi lo attraversiamo, restando sospesi tra controverse emozioni e differenti pensieri, proprio come succederà alla giovane Aniko.

4/5
Profile Image for Ellis ♥.
1,001 reviews10 followers
January 22, 2024
Quello di Anna Nerkagi è un breve romanzo, parzialmente autobiografico, ambientato nel bel mezzo della tundra innevata e gelida della Siberia.
L’autrice – anche lei appartenente al clan dei Nenec – sceglie di raccontarci con sguardo trasversale le vicende che coinvolgono l’allevatore di renne Seberuj e sua figlia Aniko.
Perché ho scelto l’aggettivo “trasversale”? Perché il ritorno di Aniko è solo un espediente per mostrarci usi e costumi di questa tribù poco conosciuta ma da prospettiva bivalente, quella di lei che si trova in un crocevia di sentimenti e decisioni (anche se il suo personaggio dà più l’impressione di avere un ruolo collaterale e non primario). Lei che bambina, pur di garantirgli un’istruzione, venne mandata dai genitori in un collegio in Russia e che oramai ricorda ben poco delle consuetudini della sua gente. Tornare nei suoi luoghi natali per tentare di riallacciare un rapporto la costringe a riconsiderare quello che dovrebbe essere una sorta di senso di appartenenza.
Nerkagi con grande sensibilità ed efficacia ci mostra la difficoltà della ragazza di incasellarsi all’interno di determinati schemi quando ormai conosce “altro” che esula dai confini della tribù, l’ardua ricerca di un equilibrio forse inconciliabile con le credenze del clan. Viene pertanto esplorato il tema dell’identità, di trovarsi a metà tra le proprie origini indigene e il definirsi in relazione alla nuova società che si conosce.
Tuttavia, non si percepisce alcun biasimo né assoluto consenso, il tono si mantiene imparziale, sta al lettore scegliere quale interpretazione assegnare.
I Nenec sono una popolazione seminomade che vive di caccia e allevamento, pagina dopo pagina scopriamo che hanno una loro lingua e una cultura atavica - tramandata di generazione in generazione - fatta di saggezza e tradizioni mistiche improntate sulla venerazione di idoli. Altro punto nodale è infatti l’incertezza di cosa resterà della memoria collettiva adesso che il progresso e il cambiamento incombono e s’impongono con sempre più prepotenza.
Ma oltre ai drammi esistenziali della protagonista e degli altri personaggi di contorno a contendersi la scena subentra, indiscussa, la Natura, grazie a una scrittura immediata e priva di orpelli stilistici l’autrice dà vita a un romanzo immersivo. Un pezzetto alla volta il mosaico di questo habitat glaciale si svela e senti davvero di trovarti nelle fredde e ventose terre in cui i Nenec hanno disposto i čum, in mezzo a condizioni atmosferiche ostili e dove si aggirano feroci lupi.
Un flusso narrativo, a più voci, inarrestabile trascina il lettore in questo suggestivo viaggio e ci rende parte attiva di un autentico spaccato della quotidianità bucolica di questo popolo.
Profile Image for Silvia.
256 reviews35 followers
January 5, 2023
È un romanzo carico di silenzi e solitudini, questo. Di spazi vasti, dove lo sguardo si può perdere, di freddo, di pellicce e di odori acri.
Ambientazione molto affascinante e temi complessi: l'identità, il mantenimento delle tradizioni antiche, il mondo che cambia e l'avanzare della civilizzazione che semplifica e rischia di appiattire, i valori familiari, l'importanza dei rituali. Però da circa metà in avanti mi è parso tutto frettoloso, appena accennato. L'intera narrazione si basa sull'intimità dei personaggi, i cui cambiamenti però accadono quasi di punto in bianco, senza transizioni.
Mi capita più spesso di dire il contrario, ma in questo caso sarebbe servito un centinaio di pagine in più.
Profile Image for Iophil.
166 reviews69 followers
January 20, 2024
Un libro che racconta luoghi e vicende lontanissimi da noi.
I protagonisti sono i membri della popolazione nenec, originaria di una gelida e sperduta zona della tundra artica russa. Un popolo che fino al XX secolo aveva mantenuto pressoché intatti il proprio stile di vita e la propria cultura, basati su un profondo e pervasivo contatto con la natura. Il contatto con il regime sovietico, cominciato a inizio Novecento e intensificatosi man mano durante il corso del secolo, ha portato a un costante processo di assimilazione dei nenec. È proprio su queste basi che prende spunto la narrazione di Aniko.

L’omonima protagonista è nata in una delle comunità nenec, nomadi e ancora legate al tradizionale modo di vivere di questo popolo. Come gli altri bambini nati dalla metà del Novecento in poi, è però stata prelevata ancora bambina e destinata a compiere gli studi in una città sovietica, lontana dalla propria famiglia e dalla propria cultura originale.
Una tragedia famigliare fa sì che Aniko debba tornare, dopo quattordici anni, a contatto con le proprie origini. Dopo un'iniziale spaesamento, il viaggio sarà l'occasione per un ritorno alle origini e alle proprie radici.

Questo romanzo presenta ambientazioni suggestive ed è in grado di far trasparire, con il proprio stile, il profondo rapporto che questa popolazione aveva mantenuto, nonostante tutto, con le proprie origini e il mondo in cui era stanziata da tempi immemori.
Lo stile è soffuso e semplice, armonioso. Il testo, mettendo costantemente a confronto le due anime di Aniko (quella nenec per nascita e quella russa per cultura) mostra con lucidità i pregi e i difetti di una realtà che solo in tempi estremamente recenti si è ritrovata a confrontarsi con il mondo esterno. Ed è con nostalgia che l’autrice illustra come, inevitabilmente, il contatto con la società “evoluta” stia progressivamente erodendo il mondo nerec.
Nonostante questo, nella voce di Nerkagi non ci sono accuse, non ci sono recriminazioni. La serenità e la semplicità dello stile di vita nerec sono trasfusi nella narrazione. La scrittrice racconta una storia che esalta dolcemente la natura, in cui i punti di vista di uomini e animali hanno la stessa dignità e si intrecciano a ricreare quello che è un mondo destinato a sfumare sempre di più verso l'oblio.

Aniko è un breve e coinvolgente viaggio in una realtà diversa da quella a cui siamo quotidianamente abituati. Un'esperienza interessante ed emozionante, che consiglio a tutti.
Profile Image for Martina.
247 reviews
January 15, 2023
Aniko è un romanzo breve che si legge d'un fiato, caratterizzato dalle frasi brevi ed immersive e da pochi tratti curati capaci di dipingere modi di vivere e panorami a noi lontani e sconosciuti. I diversi punti di vista, sfumati nella narrazione, ci mostrano la comunità nenec dal suo interno, dall'esterno e da tutte le sfumature intermedie (persino il lupo, il cane e le renne hanno una loro parte, altrettanto valida e importante, nella visione corale) permettendoci di entrare in questo mondo di neve e famiglia. Il finale è aperto, ma senza essere fastidioso: al contrario da questa lettura mi è rimasto un senso di pienezza, compiutezza.
Consiglio quindi questo libro a chi, come me, non abbia mai approcciato la letteratura siberiana e voglia scoprire realtà lontane dalle nostre.
Profile Image for Read me two times.
527 reviews2 followers
November 1, 2022
Bello bello. Epicamente familiare. Dolce e crudo. Storia di un ritorno in attesa. Consigliato!!
Profile Image for Chiara Pagliochini.
Author 5 books451 followers
March 31, 2024
Aniko più di una volta si era sorpresa a pensare che fino ad allora non aveva fatto altro che provare a vivere, ad amare, a riflettere, in attesa del momento in cui avrebbe vissuto una vita vera, senza tentennamenti o esitazioni. Aveva accantonato molte questioni irrisolte come una donna indolente stipa giorno dopo giorno la biancheria sporca in un angolo, finché non si accumula.
Profile Image for Giulia Cavalli.
315 reviews3 followers
March 31, 2023
I nenec sono una popolazione isolata e a maggior ragione lo erano negli anni '70, quando questo libro è ambientato. Seberuji è un nenec, l'ultimo del clan Nogo, e conduce una vita tranquilla, dove nulla gli manca. Quando la moglie la figlia vengono uccise da un lupo durante una tormenta di neve, però, le cose cambiano per il vecchio Seberuji, che inizia a vedere nella figlia Aniko, lontana in Russia a studiare, l'ultima possibilità per lasciare un segno nel mondo.

Sono rimasta colpita da questo libro in primis per il suo valore antropologico, se Anna Nerkagi non avesse deciso di scrivere la sua storia, ma anche la storia del popolo nenec, io di tutto ciò non saprei assolutamente nulla e ne sono consapevole.

Da un punto di vista stilistico la prosa è scorrevole e i punti di vista si alternano, abbiamo quello di Aniko, di suo padre Seberuji, del vecchio nenec Passa, del giovane Aleska, ma anche quello di Diavolo zoppo, il lupo predatore e di Tamujiko, la renna tanto amata dalla madre di Aniko.

Questa scelta di dare spazio anche alle impressioni deglia animali è a mio avviso vincente, anche se ho trovato che questi fossero fortemente umanizzati l'ho trovata una scelta voluta e non una mancanza di capacità o di stile.

Per quanto riguarda i personaggi, esse do costantemente nella loro testa è difficile non empatizzare, ma risulta impossibile capire da che parte stia la "ragione" con persone che hanno avuto un back ground tanto differente.

Una lettura, tirando le somme, che mi sento certamente di consigliare.
Profile Image for Roberto.
366 reviews42 followers
April 24, 2024
Struggente

Dice la 'Treccani': "Struggènte agg. [part. pres. di struggere]. – Detto di sentimento, passione e sim., che è intenso, tormentoso e dolce nello stesso tempo."

Ed è questo il sentimento che ci lascia questo splendido racconto, che ci parla del popolo dei Nenec della penisola Jamal in Siberia, che in lingua nenec significa 'fine della terra', l’estremo nord del mondo, distante da tutto. Ad abitare queste terre di tundra e permafrost sono i Nenec (o Nenet), popolazione nomade di allevatori di renne.

Anna ci porta per mano, lievemente, tra i loro 'čum' (le capanne) dove i bimbi giocano con i 'palchi' delle renne e le donne tessono le loro vesti della festa, dove gli uomini allestiscono le slitte e conoscono le loro renne per nome, dove i cani di una vita parlano con i loro padroni, dove i lupi combattono nella neve la loro vita complicata e l'uomo.

C'è la maestosità di London tra quelle nevi, ma soprattutto la delicatezza dei sentimenti e la dignità delle tradizioni nello scrivere di Anna, c'è l'umanità più profonda nel dilemma di Aniko, portata via dallo Stato e cresciuta culturalmente altrove, eppure ancora legata profondamente, più di quanto creda, al padre, agli idoli, alla storia e cultura del suo popolo.

C'è una storia bellissima in questo libro, tutta da ascoltare.
Profile Image for Alberto Palumbo.
317 reviews43 followers
July 23, 2023
Sebbene sia tradotto bene e la prima parte sia interessante, dalla seconda parte il romanzo comincia a perdersi un po’. Nel complesso, anche se si lascia leggere, avrei preferito più incisività da parte dell’autrice nel rappresentare il contrasto fra Aniko e la comunità nenec da cui ritorna, per esempio rappresentando la sua vita nell’internato e in Russia attraverso cui si spiega l’allontanamento dalla lingua e dalla cultura nenec.
Profile Image for David Pagnanelli.
265 reviews7 followers
October 16, 2022
Quattro stelle per il messaggio, due stelle per la scrittura… e sono stato buono.
Era meglio un articolo in una rivista tipo Focus.
Profile Image for Sofia.
170 reviews13 followers
July 5, 2025
Aniko è un racconto particolarmente toccante.
L’ho trovato soprattutto affascinante, poiché mi ha fatto scoprire - anche se in piccola parte - alcune delle tante tradizioni nenec, popolo del quale non avevo mai sentito parlare prima d’ora.
Aniko è un personaggio importante nella storia, ma penso che il vero protagonista sia il padre, Seberuj. Per quanto sia difficile per la ragazza ritornare alle origini e rendersi conto delle enormi differenze tra questi due “mondi”, è ancora più difficile per suo padre realizzare e accettare di aver “perso” sua figlia e dunque la sua stirpe. Anna Nerkagi, con grande sensibilità e dolcezza, ci lascia un pezzetto della sua vita e della sua cultura, facendoci percepire le difficoltà e le incertezze di questi popoli seminomadi nel tramandare e garantire un futuro alle prossime generazioni.
Profile Image for Emma.
12 reviews
January 4, 2024
libro di una dolcezza sterminata quanto i paesaggi che disegna con tratti precisi ma fiabeschi. terribilmente affascinante. l’autrice è riuscita nella non facile impresa di scrivere un testo che tratta temi anche drammatici scolpendoli con grande delicatezza senza risultare né mielosa nella sua dolcezza né troppo cruda nella sua schiettezza. romanzo che ti assorbe e fai fatica a mettere giù. per quanto in generale apprezzi tanto la brevità, giusta e necessaria, secondo me, anche e soprattutto in questo tipo di racconti, avrei voluto leggerne ancora e ancora. il lavoro della Nerkagi mi risulta qui quasi privo di difetti.
85 reviews2 followers
July 29, 2025
Dos novelas breves describen la vida de los nenezos -península de Yamal, Ártico ruso- y su comunión con la naturaleza con una sorprendente sensibilidad. Las relaciones que establecen los habitantes con los animales -renos, perros y lobos fundamentalmente- y con el mundo vegetal hacen sentir la vida de otra manera. Imprescindible para conocer la sugerente vida del Ártico.
17 reviews3 followers
April 28, 2021
¿Conocéis a los Nenezos también llamados Nenets? Son una sorprendente comunidad que sobrevive en nuestra era con sus costumbres ancestrales. Su vida es nómada en la tundra siberiana y este libro es una belleza que nos traslada a su día a día.

La autora Anna Nerkagui es neneza y su conocimiento del clan es total. Si a esto le añadimos la enorme sensibilidad para percibir los elementos y los sentimientos junto con una gran maestría al escribir, nos encontramos con este precioso libro que contiene dos relatos: Aniko del clan Nogo y Musgo Blanco.

Personalización y paralelismo entre hombres y animales, comunión con la tierra, reflexión y protección del clan, respeto a la flora…

Cuentos hermosos que nos hablan de nuestros mayores, de nuestras raíces, de los conflictos con los avances, de los animales, la flora y cómo convivimos con ellos. Grandes descripciones de los renos que se alzan como poderosos y fieles en un diálogo constante con sus cuidadores.

La editorial Gara d’Edizions nos premia con un prólogo-estudio muy completo sobre la vida en la tundra siberiana.

"Todo padre de familia tiene mala sangre: es ley de vida. Y la mala sangre importa mucho en una pelea de lobos. Puede más que la fuerza e incluso a veces es capaz de resucitar a un muerto”.

"Sintió crecer en su alma lobuna una angustia, densa como la sangre de una hembra joven, y luego, al rayar el día, escondido en la espesura del bosque, recordó que, hacía tiempo, él también había estado una vez acostado en su madriguera, y que sobre él habían gateado sus cachorros, como pequeñas bolas calientes de pelo llenas de vida, por los que había estado dispuesto a cortarles el cuello a una manada enemiga, y un nuevo ataque de resentimiento le oprimió el corazón y le hizo lanzar un aullido a la noche blanca”.

"Cuando uno se topa con dos árboles viejos que intentan mantenerse erguidos en la orilla del bosque, uniendo en un abrazo sus ramas rotas y buscando apoyo en el tronco arrugado del vecino, entiende que son algo más que árboles; son dos almas que, inspiradas por el amor, sabrán resistir las penalidades de la vejez y las inclemencias del tiempo”.
Profile Image for Kiara Maly.
137 reviews8 followers
June 2, 2023
Sfida #escidallacomfortzone

Come suggerisce il titolo, è la storia di Aniko, una giovane donna che torna nel luogo della sua prima infanzia, nella tundra siberiana, e tra la sua gente, la popolazione nomade dei nenec. Lei è stata allontanata dai genitori a sei anni, per ricevere un'istruzione e condurre una vita di "agi" (cinema, teatro, concerti, ma anche banalmente abiti, cibo e riscaldamento). Il ritorno la mette di fronte a una realtà che ha dimenticato, in cui la vita è regolata da altre priorità e sono necessarie altre abilità e competenze. Un'esistenza dura, ma comunque dignitosa e non esente da sprazzi di felicità.

Lo sguardo di Aniko è il nostro, uno sguardo che definirei "occidentale", che fatica a comprendere come quella che ci appare come sopravvivenza possa chiamarsi vita. Ma, in realtà, l'autrice ci dà i riferimenti per addentrarci oltre la superficie, per conoscere e apprezzare il valore di un'esistenza a contatto con la natura, che sperimenta il bene e il male degli elementi naturali, della fauna e dell'umanità stessa. La pluralità dei pov, che arriva persino a umanizzare gli animali, ci mostra quanto, nel profondo e al di là delle infinite differenze, siamo tutti uguali, condividiamo emozioni, speranze e sofferenze.

Ho apprezzato molto questo viaggio in terre estreme e sconosciute e mi sono affezionata ai personaggi incontrati, tanto che, girata l'ultima pagina, non mi sento paga del finale aperto e sono ansiosa di leggere come prosegue la storia di Aniko e non solo. Per fortuna so che è previsto un secondo volume. 4,5☆
Profile Image for Monair.
110 reviews9 followers
September 14, 2025
Reseña de Aniko del clan nogo:

“La vida en la tundra es severa no solo por el clima, es dura por el modo de vivirla.” (Pág. 25)


Una novela interesante y poco conocida centrada en los nenezos o nenets (Ненцы), un pueblo indígena radicado al noroeste de la tundra siberiana. A nivel antropológico tiene mucho que aportar, pues su autora, Anna Nerkagi (o Nerkagui), pertenece a dicha comunidad y da voz a su pueblo. Se aprende mucho de su estilo de vida y sus costumbres. Sin embargo, sentí que algunas subtramas de la novela se ejecutaron de un modo apresurado, algunos momentos incluso se sienten de más, y el final, aunque abierto y entendible, no deja de sentirse abrupto.

- La edición al español a cargo de la editorial Gara d'Edizions cuenta con un prólogo muy informativo por parte de la profesora Natalia Dvorstova y una traducción muy conseguida por parte de Aleksey Yéschenko, que deja entrever un estilo ligeramente lacónico, pero al mismo tiempo muy evocador y descriptivo. A modo de ejemplo:

“Llegado el mediodía, el tiempo había mejorado sensiblemente. El sol disipó la niebla que cerraba el horizonte, el cielo se aclaró, y solo un viento rastrero se deslizaba lento y perezoso, tropezando con piedras y barriendo la nieve acumulada en los ventisqueros.” (Pág. 31)


“Un silencio se apoderó de la tundra. El silencio otoñal tiene aquí un especial encanto: está lleno de tristeza, de inquietud y de una melancolía que embarga los ánimos, una indolencia que no es amarga ni pesada, sino suave y algo sentimental.” (Pág. 143)


- Como mencionaba, se aprende mucho sobre las costumbres y el estilo de vida de este pueblo indígena: su trabajo en torno al pastoreo de renos y la trashumancia (e.g. Árguish o Argish [Аргиш] es el nombre de las caravanas de trineos tirados por renos), sus viviendas (llamadas chums [чум]), su vestimenta tradicional (e.g. las yagushkas [ягушка]), su bebida tradicional (el té, hecho a base de una hierba a la que apodan «baya de pájaro» [птичья ягода]), su conexión con la naturaleza y los animales (e.g. de manera positiva con perros, renos y cierta ave limícola a la que llaman tiulsi («тюлисей»); o negativa, con lobos, zorros y somormujos), su ritual funerario y su perspectiva del Más Allá (que es muy interesante también), entre otros.

- Los personajes están bien perfilados y varios de los secundarios aportan bastante a la historia. Quedan aspectos que pudieron profundizarse más, es cierto, pero a nivel de personajes (salvo uno que otro muy terciario), todos tienen algo que aportar.

- Igualmente, el tema central de la novela es muy llamativo: el desarraigo de las nuevas generaciones, que en su infancia y adolescencia son trasladadas a internados para recibir una “educación formal” y tras graduarse, muchos de ellos nunca regresan con sus padres a vivir en la tundra. Dicha temática queda muy bien reflejada con la relación entre la protagonista, Aniko, y su padre, al igual que otras problemáticas que experimenta y sigue experimentando el pueblo nenezo (a pesar de ser una novela publicada originalmente en 1974). A su vez, hay cierto misticismo y metáforas que le vienen muy bien a la historia y a lo que se quiere contar.

“[...] Ahora, muchos nenezos quieren entender cómo debe ser su vida en estos tiempos que estamos viviendo... Están afrontando muchos problemas: los niños en edad escolar pasan con sus padres dos meses y medio, y los restantes nueve meses del año no salen del internado; aparecen nuevas formas de gestión económica que afectan a la cría y al pastoreo de renos [...] Parecen tranquilos e imperturbables como siempre, pero sé que, en sus corazones, crece la alarma y se hacen preguntas: ¿Qué pasará? ¿Adónde van nuestros hijos? ¿Por qué se tambalea hasta el mismo concepto de familia? Algunos dudan de que los nenezos tengan futuro en la Tierra. Por supuesto que lo tienen. Pero ¿cuál va a ser ese futuro? Es la pregunta que preocupa a todos los nenezos.” (Pág. 130)


- Sin embargo, hay algunos aspectos relacionados con los roles de género que en mi opinión dejan bastante que desear; este tema se ve mucho más reflejado en la siguiente novela publicada en esta misma edición, Musgo blanco, y es precisamente el principal motivo de que dicha novela no me gustase tanto.

NOTA. No menciono el tema de los roles de género a la ligera. Soy perfectamente consciente de que se trata de una cultura con puntos de vista muy propios y de que yo no puedo pretender que compartan similitudes con mi modo de ver las cosas. A pesar de ello, no considero que por tratarse de otra cultura sea 100% justificable el machismo tan arraigado de su estilo de vida tradicional y que repercute en ciertas prácticas que dejan que desear. No es nada demasiado grave, pero sí molesto y reprobable incluso (desde mi punto de vista, reitero).

En conclusión, se trata de una novela interesante, de la que se aprenden muchas cosas, que no romantiza un estilo de vida, sino que lo describe muy bien, con sus pros y sus contras. No obstante, como novela quedaron algunas cosas por pulir. A pesar de todo, me parece una lectura muy recomendable.
Profile Image for Ilaria Piani.
48 reviews1 follower
June 1, 2023
Aniko è un romanzo dai temi complessi che lascia interessanti spunti di riflessioni e suggestioni coinvolgenti. Avrei voluto che la storia non finisse e che mi raccontasse altro ancora del popolo dei nenec.
Profile Image for Manuela Mongiardino.
85 reviews4 followers
August 10, 2023
Un lungo racconto, scritto, in originale, in lingua russa, che parte da un evento tragico nella vita del clan Nogo e indaga le implicazioni antropologiche sociali scientifiche e culturali di un popolo che risiede ai margini del mondo abitato. Aniko la protagonista è la stessa autrice.
Profile Image for Marta Oberto.
29 reviews
November 26, 2024
Mi piace definirlo come un "western siberiano". La tundra inospitale, le mandrie di renne, lupi selvaggi, i nenec con le loro tradizioni secolari. E Aniko che combatte con sé stessa, le sue ambizioni da ormai cittadina russa e il suo passato che la lega al čum di famiglia.
Profile Image for Ophelia.
4 reviews
January 20, 2025
La storia di per se è carina, ma la fine aperta mi ha lasciata come se mancasse qualcosa alla conclusione.
Profile Image for LauraT.
1,389 reviews94 followers
March 5, 2024
Bel libro, dell'altra parte del mondo. Non solo da un punto di vista geografico, ma anche e soprattutto, da un punto di vista culturale. Come si concilia la modernità con la preservazione delle culture di popoli minoritari e periferici? Dove finisce l'antropologia e comincia la vita vera? Cosa viene prima, la tradizione o la soddisfazione di bisogni di cui, anche fino a poco tempo fa, non si conosceva l'esistenza?
Cosa deve fare una ragazza: sacrificare la propria affermazione personale sull'altare dell'affetto del proprio padre? E solo perché la madre e la sorella sono morte? Se no chi si sarebbe sacrificato? La sorella piccola? È giusto? Quale è migliore, la vita nell'accampamento o quella in città, con cinema e teatri, Università e ospedali? Non ho una risposta - né la si trova nel libro, onestamente - ma la domanda quindi rimane. Anche se immagino che, a 50 anni dalla pubblicazione, poco della cultura Nenec sia rimasto inalterato...
Una notazione a parte, che però mi "riguarda" molto da vicino: le parole, la "lingua" sono il primo strumento, il primo veicolo, di una cultura; senza lingua, questa muore...


Come si fa a vivere in un posto così? In tutto questo silenzio e questo vuoto.

Così quel vecchietto bizzarro, che per lei era un completo sconosciuto, era suo padre… La persona che avrebbe dovuto risvegliare in lei le tracce residue di un affetto che un tempo era ben vivo e far sì che ricominciasse ad amarlo e a considerarlo l’essere più caro al mondo… Era confusa.

«Che succede?», gli chiese serio Passa.
«Ha dimenticato la nostra lingua», rispose Seberuj con una voce spenta, che sembrava rattrappita quanto la sua schiena.
Passa rimase sbalordito. Non se l’aspettava. Molti nenec avevano lasciato da bambini le loro case ed erano tornati per poi partire di nuovo, ma nessuno aveva scordato la propria lingua madre; quella lingua elargita loro dagli idoli come il bene più grande. Un attributo perenne che li avrebbe distinti dal resto degli uomini. Niente di simile era mai accaduto prima… Avvertì un senso di gelo, come se avesse mangiato troppa carne fredda. Una terribile maledizione gli sfiorò la lingua, ma poi a voce alta disse:
«La ricorderà».
E tra sé commentò:
Sempre che lo voglia.

Aniko non volle mangiare nient’altro, e dopo essersi messa a suo agio, iniziò a osservare i conterranei cercando di capire come vivessero. Come potevano vivere senza cinema, senza teatri, né libri? A qualcuno di loro era mai capitato di chiedersi perché fosse venuto al mondo? [...]
Suo padre allineava quelle altere divinità di pietra sulle rive di quasi tutti i laghi in cui pescava.

«E, per amor suo, dovrei perseguire lo stesso destino di mia madre?».

«Quindi vorresti vivere in un appartamento pieno di comodità e lasciare che le altre donne nenec continuino a restare in eterno davanti al focolare? Sei una persona istruita, impegnati per migliorare le loro condizioni di vita».

Aniko chinò il capo e chiuse gli occhi. In quell’istante credeva davvero che dall’idolo, che la fissava sereno, dipendessero il suo destino, il destino del clan e quello dei suoi futuri figli. Ci credeva e lo pregava di essere buono con lei, con le persone del campo che conosceva e soprattutto con suo padre, che era ormai solo.
96 reviews4 followers
February 5, 2024


«Aveva appreso da un pezzo la legge ingiusta e crudele secondo la quale sono sempre gli animali con due zampe a uccidere quelli con quattro e sapeva che sono le loro regole e i loro interessi a regolare il mondo»: poche righe iniziali, e il lettore è già trasportato nella tundra artica siberiana, dove il popolo nenec, a stretto contatto con un ambiente estremo, vive una vita segnata dalla comunità e dall'armonia con la natura. Attraverso gli occhi di Aniko, una giovane lontana dalle sue radici, Nerkagi esplora le sfide dell'identità e della riconciliazione con il proprio passato.
La storia, che rispecchia le esperienze personali dell'autrice, mette in luce il conflitto interiore di Aniko, divisa tra il mondo moderno e la tradizione del suo popolo. Il ritorno nella tundra diventa un viaggio di scoperta personale, un confronto tra il desiderio di appartenenza e la realtà di un'identità trasformata dall'istruzione e dalle esperienze lontano da casa. La narrazione delicata di Nerkagi ci invita a riflettere sui legami indissolubili che ci uniscono alle nostre origini e sull'importanza di nutrire la nostra identità collettiva.
Parallelamente, il racconto esplora la relazione tra gli esseri umani e la natura attraverso la figura di Diavolo zoppo, un lupo che condivide con gli umani sentimenti di amore e solitudine, dimostrando che la sopravvivenza in un ambiente così aspro richiede la creazione di legami forti e significativi. Nerkagi, con una scrittura semplice ma intensamente emotiva, ci fa riflettere sul valore dell'affetto, sulle difficoltà del riconoscimento e sulla capacità di superare le barriere culturali e personali per ritrovare se stessi.
La scrittura di Nerkagi colpisce per la sua autenticità e per la capacità di affrontare tematiche universali con una prospettiva unica, offrendo al lettore un viaggio attraverso la complessità delle relazioni umane e il legame intrinseco con l'ambiente naturale. La scrittrice riesce a tessere una narrazione che è allo stesso tempo una riflessione sulla condizione umana e un inno alla resilienza di un popolo che, nonostante le sfide imposte dalla modernità, cerca di preservare la propria identità e le proprie tradizioni.

«Aveva appreso da un pezzo la legge ingiusta e crudele secondo la quale sono sempre gli animali con due zampe a uccidere quelli con quattro e sapeva che sono le loro regole e i loro interessi a regolare il mondo»
Profile Image for Cristina.
62 reviews1 follower
December 17, 2025
Una storia molto ben scritta, anche se non travolgente, di rapporti tra esseri umani e animali. L'inizio e la fine del romanzo sono dedicati ai lupi, grandi protagonisti del mondo che Anna Nerkagi ci descrive.
Anche le renne che i nenec allevano sono molto presenti e raccontate. Poi c'è il popolo dei nenec, la loro piccola comunità, la tundra in cui vivono, le loro usanze, abitazioni, cimiteri. Le differenze tra giovani e vecchi (questa anche tra gli animali), tra tradizione e innovazione con una convivenza così difficile da mantenere.
Come in tanti altri casi nel mondo di presenta il rischio che tutta una cultura vada perduta. Ma la domanda cui è difficile rispondere è: È possibile trovare le nuove generazioni disponibili a rinunciare al nuovo mondo soprattutto dopo averne provato l'esperienza? Possiamo giudicare chi non vi rinuncia? E cosa fare in questo caso?
L'autrice lascia che i suoi personaggi si comportino in modi diversi, come è giusto che sia, visto che ognuno di noi ha sensibilità diverse.
Storia che ha una base molto autobiografica. Anna Nerkagi è una scrittrice nenec che ha studiato lontano dal suo paese al quale è tornata come fa Aniko la protagonista del romanzo.
Lettura davvero interessante.
Profile Image for letturalmente.
42 reviews6 followers
March 2, 2024
"Aniko" - Anna Nerkagi
⭐️⭐️⭐️.5


"Aniko" mi ha condotta in luoghi e in una cultura di cui non sapevo nulla.
Ho sperimentato la gioia di un popolo che è innamorato della propria terra e dei suoi riti, delle sue usanze.
Ho assistito alla dicotomia tra tradizione e modernità.
Ho riscoperto il forte legame che esiste tra l'uomo e la natura.
Ho provato le emozioni non solo degli esseri umani, ma anche degli animali che albergano in queste pagine.
Ho ascoltato i silenzi fatti di morte, di solitudine, di abbandono, di ritorno e di (forse) addii.
Ho sentito la disperazione che si prova quando si vede solo il buio, soprattutto quando si pensa di non avere più nulla per cui possa valere la pena vivere.
Il dolore di una figlia che percepisce il padre lontano anni luce si è fuso al mio, di dolore.
Con "Aniko" ho esperito l'esistenza umana nelle sue molteplici forme e sfaccettature.
Profile Image for Angela.
37 reviews3 followers
January 11, 2025
Anna Nerkagi ci presenta il popolo dei nenec, popolo nomade siberiano, e le sue tradizioni. Aniko, la protagonista, ritorna a casa dopo la morte della madre e si scontra con una realtà che ha abbandonato per studiare quando era bambina. A causa del suo allontanamento, ha perso ogni contatto con il clan e la sua storia… ormai è un’estranea.
Non conoscevo nulla di questo popolo, che mi ha molto affascinato.
Merito di utopia e della selezione rigorosa dei titoli che propone nel proprio catalogo, è una garanzia.
Profile Image for Ilaria Scuotto.
28 reviews
December 30, 2024
Che bello chiudere l'anno con un libro così... Bello,profondo,intimo, avrei apprezzato qualche pagina in più per sviscerare meglio i personaggi. Ho amato di questo libro il contatto così profondo con la natura che porta a avere come narratori sia umani che animali. Bello conoscere e scoprire i Nenec, di cui non sapevo nulla. Spero tanto di questa storia esca un secondo libro.
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