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La gabbia

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A soffrire si impara e l'infelicità è un'arte che si apprende fin da piccole, grazie all'insegnamento di chi ci ha precedute. Antenate, nonne, zie, prozie si snodano in una processione che arriva da lontano, ognuna con il proprio fardello, fino a chi ci è più vicino: la madre. Una madre svalutante e glaciale per Serena, protagonista di questa storia ispirata al vissuto dell'autrice. Alla ricerca di una forma di salvezza, Serena recide i legami con la famiglia, il passato, gli amici, il paese dell'infanzia pieno di ricordi. Fino a quando quella madre terribile muore e la figlia dopo una lunga assenza ritorna. Senza perdere l'ironia e l'acume tipici del suo stile, Silvia Ziche si misura con il suo primo libro fuori dai confini dell'umorismo, condividendo una storia privata eppure capace di parlare a quella parte indifesa, nascosta in molte e molti di noi. Una storia personale e universale che unisce dramma e commedia, con una profonda e toccante analisi delle relazioni fra madre e figlia.

144 pages, Paperback

First published October 4, 2022

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About the author

Silvia Ziche

155 books33 followers
Silvia Ziche (born 5 July 1967) is an Italian cartoonist.
Ziche debuted in 1991. She has devoted much of her work to Disney comics, as published in the Italian weekly digest Topolino. Her style, round and comical, injects cartoony vibes into the tradition of Mickey Mouse and Donald Duck comics.
Besides Disney, Ziche's comics and vignettes have appeared in a number of Italian magazines, like Linus and Cuore. Her most famous original creation is Lucrezia, a humorous series exploring the funny side of modern womanhood. Her latest graphic novel is the autobiographical La Gabbia ('The Cage', 2022).

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Svalbard.
1,142 reviews66 followers
December 25, 2022
Di tutti i fumetti che ho letto, tolto forse qualche albo di Dylan Dog (che ho smesso di leggere quando mi ero accorto che aveva un effetto vagamente depressivo e, quello che è peggio, mi creava una specie di dipendenza) questo è in assoluto il più ficcante e straziante.

Chi sia Silvia Ziche, lo sappiamo tutti; esordì con qualche vignetta umoristica su Linus, poi un incontro cercato con intelligenza e testardaggine con il grande Cavazzano le aprì le porte della produzione Disney italiane, e parallelamente sviluppò altri fumetti che vennero pubblicati su Comix e altrove (Alice a quel paese, Lucrezia). L’impressione generale, comunque, è che sotto la superficie della comicità, perfino quella di Topolino e Paperino, ci fosse una maschera non dico tragica, ma per lo meno non particolarmente spensierata e gioiosa, che emergeva in pillole di sarcasmo piuttosto inusuali nella produzione Disney. E che in questo album, la storia di un rapporto tra la figlia e la propria madre (la dimensione autobiografica non è affatto taciuta, anche nel disegno; Silvia Ziche, che ho anche conosciuto personalmente, è perfettamente riconoscibile) esplode con una violenza drammatica e straziante.

All’indomani della morte di sua madre, Silvia la ritrova dentro la propria testa, e si mette a dialogare con lei; dialogo che, come è facile intuire, diventa ben presto una tribuna di accuse e recriminazioni. L’umorismo è puramente residuale; al contrario, molte delle porte che vengono aperte rivelano realtà non molto piacevoli, non solo per chi scrive, ma anche per chi legge e si identifica nella storia. A un certo punto entra in scena Gaia, la figlia che Silvia non ha mai avuto, e anche nei suoi confronti lei prova feroci sensi di colpa.

Il finale non è particolarmente incoraggiante; anche se emergono spunti di positività (quello che è un po’ il cuore delle psicoterapie: trovare del buono nel cattivo e capire che non tutto è da buttar via) la gabbia è quella che terrà prigioniera Silvia per sempre, assieme a sua madre e a Gaia, e da cui non potrà mai sfuggire.

Alla fine della lettura, mi resta solo un pensiero che ho già espresso altre volte. Il livello di autocoscienza delle donne, a cui ha certamente contribuito il femminismo, è molto più avanzato rispetto a quello degli uomini, al punto che certi tentativi in questa direzione (penso a Francesco Piccolo, o a Nic Kelman) non vengono ben accolti non solo dal pubblico femminile ma spesso anche da quello maschile. C’è sempre molta paura a mostrare le proprie vulnerabilità, a minare un’apparenza monolitica di genere in cui non si deve mai apparire come deboli, non solo di fronte agli altri uomini ma anche di fronte alle donne. Ancora peggio: spesso, anche per sottostare a tante delle modalità di politicamente corretto e wokeness, si finisce per denigrare o mettere sotto accusa la propria identità di genere. Auspico un momento in cui gli uomini possano parlare di loro stessi con la stessa analiticità e profondità delle donne, senza che questo parlare diventi un chiedere scusa di essere uomini, come purtroppo ho visto succedere in certi gruppi di autocoscienza maschile.
Profile Image for Sara.
101 reviews1 follower
June 27, 2023
Recensione, o meglio flusso di coscienza:

Una lettura veloce ma intensa. Il rapporto (tossico) con la madre è raccontato in maniera semplice ma profonda. Il mantra della madre è "a soffrire si impara" e il dolore ti tempra. Frasi che colpiscono e che fanno riflettere. Lettura consigliata
Profile Image for Simonetta.
239 reviews15 followers
January 11, 2023
Tutte le madri sono simili le une alle altre; ogni madre infelice è infelice a modo suo

Molto colpita da queste strisce consigliatemi da un’amica che mi conosce molto bene, fin dalle scuole elementari.
Parafrasando un incipit famoso: tutte le madri sono simili le une alle altre; ogni madre infelice è infelice a modo suo (e cresce una figlia infelice).
La madre dell’autrice è stata totalmente anaffettiva, concentrata su sé stessa e la sua disperazione. Ma mi ha fatto riflettere sul fatto che anche una madre iper-affettiva, e che pretende di essere ricambiata allo stesso modo, può generare la medesima reazione in una figlia che non concepisce un tale rapporto filiale, che anche volendo non riuscirebbe ad essere come la madre si aspetta, e soprattutto che si sente soffocare da quel rapporto morboso e fonte di un’ansia nera come la pece (così rappresenta la fumettista il senso di angoscia che la madre le trasmette).
La reazione si manifesta nella voglia di fuggire il più lontano possibile da un rapporto che non è naturale, non è sano, riuscendo a farlo solo fisicamente e non dentro la propria testa.
Queste strisce aiutano in qualche modo una figlia reticente a non sentirsi necessariamente un mostro ingrato nei confronti di una madre amorevole, o una paranoica che ingigantisce un problema di fronte a problemi che son ben più gravi e che, purtroppo, molti altri bambini subiscono uscendone effettivamente devastati (quando riescono ad uscirne).
Non si può ignorare il disagio profondo che queste strisce condividono; strisce che mostrano con altri occhi i sensi di colpa nei confronti di un genitore e addirittura nei confronti dei figli che non si sono voluti, anche per timore (seppure talvolta inconfessato) di non saperli/poterli crescere in modo adeguato, di non riuscire a “rompere la catena” dei pesanti bagagli passati di madre in figlia/o.
Spero che l’autrice abbia trovato pace (anche se il finale non lo suggerisce) e un compromesso con i suoi fantasmi. C’è chi alle soglie dei 55 ci sta ancora lavorando.
Profile Image for Tobias Cornia.
107 reviews
October 12, 2022
Sono abituato ad una Ziche unicamente comica e torcibudella ma con questo libro l'autrice ha cercato anche di esplorare cosa comporta essere figlia, cosa comporta essere madre, i traumi, la depressione e tutto ciò che viene generato da un complicato rapporto genitore-figli*. La morte del genitore lascia la protagonista sola con l'idea della madre che le mette a soqquadro la testa e dell'idea di una figlia mai avuta che la riempie di sensi di colpa e di domande. Un'opera più personale e profonda di un'autrice che per la prima volta si mette un po' più a nudo, riuscendoci alla perfezione.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Umbe11.
15 reviews
February 1, 2023
Questa è la prima storia che leggo di Silvia Ziche al di fuori di quelle pubblicate su Topolino. Il racconto ruota attorno al tema della perdita di una persona cara (in questo caso la madre) e la trama viene portata avanti attraverso un dialogo immaginario che avviene nella mente della protagonista. Nonostante il tema più serioso non mancano elementi in grado di far scappare un sorriso. Sicuramente una lettura consigliata.
Profile Image for Federica Talarico.
94 reviews
October 12, 2024
Quanta dolcezza e quanto dolore c'è in questo fumetto, raccontato da una Silvia Ziche che riesce a coniugare alla perfezione il suo tipico stile ironico con una trama drammatica ed estremamente introspettiva.
Non è facile raccontare le relazioni genitoriali senza cadere nei cliché, eppure l’autrice ci riesce benissimo: non assistiamo a una vera e propria presa di posizione, il lettore non arriva mai a schierarsi da una o dall’altra parte ma viene reso partecipe delle sofferenze di entrambe le protagoniste, a conferma del fatto che quando parliamo di rapporti ed emozioni non esiste bianco o nero ma vi sono migliaia di sfumature centrali.
Nonostante la narrazione in chiave comica, la storia è decisamente toccante e fa leva su aspetti molto complessi delle dinamiche genitoriali, sdoganando finalmente il senso di colpa e la sensazione di fallimento legate al rapporto con il caregiver familiare. Silvia Ziche, attraverso il suo alter ego, ci ricorda che non dobbiamo sentirci in dovere di provare gratitudine nei confronti di chi ci ha fatto soffrire – anche se quel qualcuno è colei che ci ha dato la vita – e, al tempo stesso, rammenta al suo pubblico che anche in momenti così difficili è importante conoscere davvero chi si ha davanti, e apprendere il più possibile sul suo passato perché, molto spesso, il male che ci viene rivolto arriva da un male ancora più grande e già precedentemente inflitto.
Bellissimo.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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