Difficile stupirmi con la forma breve, i racconti, eppure questo libro, Contemporaneo Occidentale, entra di diritto tra le migliori letture che ho fatto quest’anno.
Andrea Gentile confeziona un’antologia che ha tutta l’aria di essere la summa filosofica, uno dei testi più rappresentativi, della casa editrice ilSaggiatore, proponendoci nomi giganteschi del panorama contemporaneo che giocano con il weird, il surreale, il grottesco, l’ignoto, ma facendo sempre rimanere al centro, come propulsore narrativo, la realtà. Andare incontro all’ignoto, secondo Gentile, ci offre la possibilità di compiere un cammino, di vivere il momento presente, sgomberare la mente e cedersi alla mutevolezza del nostro Io, dimenticare l’immagine di sé, infilarsi nello spazio vitale che si insinua tra un pensiero e l'altro, e finalmente sentirlo. Andrea Gentile, con un’introduzione che vale tanto quanto i racconti presentati, pone per questo libro ambiziosi gigantesche (e le raggiunge pienamente): un viaggio a partire da una zona liminale, verso e dentro di noi, oscura, per passare alla meditazione, al contemplare attivo di ciò che semplicemente è, fino ad accogliere l’apparizione, apparentemente casuale, che genera il mutamento. Per questo l’antologia deve essere assolutamente letta nell’ordine scelto dal curatore.
Due parole per ogni racconto:
La montagna di tutti i santi (Tokarczuk): Nella prosa perfetta dell’autrice permane un senso di solitudine, curiosità, mistero, distopia, morte e riconciliazione. Clamoroso inizio.
Metaphysica Morum (Ligotti): Un Ligotti perfetto, al massimo delle sue potenzialità, ci illustra la sua filosofia dell’orrore organico, in un racconto che ha tutta l’aria di essere un pamphlet pieno di ossessioni.
Tre giorni in un borgo di frontiera (VanderMeer): A metà tra Dick e Lovecraft, etereo ed elegante, scritto molto bene. VanderMeer però non è un autore nelle mie corde.
Dopo la caduta, prima della caduta (Peace): Esercizio di stile magistrale per uno degli autori migliori della CE. Peace coniuga la sua scrittura piena di ripetizioni e balbettii maniacali in un racconto ipnotico che affonda le radici nel folklore giapponese.
Consenso (Glass): Racconto molto breve, forse troppo, con una scrittura cruda atta costruire immagini taglienti e vivide.
Sul valore della letteratura (Knausgard): Il Knausgard del Season Quartet, più retorico, più Tolstoj, ma sempre una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea. Amato.
Omaggio a Michele Avantario (Dyer): Se addolcissimo la voce di Daniela Ranieri uscirebbe questo breve testo. Bello.
«There are more things...» (Cartarescu): Riflessione interessantissima ma sembra essere stata costruita con disattenzione e frettolosità.
La sua lettera per il matrimonio (Strauss): Un’intensa e sincera meditazione con se stessi.
Ragnatela (Enriquez): Riesce ad essere molto evocativo ma mi aspettavo qualcosa di più da questa autrice.
Lama (Darvasi): Intenso nella sua brevità, fa venir voglia di leggere altro di questo autore per poter essere compreso al meglio.
Maggio (Ali Smith): Mi sono innamorato di questo racconto come la protagonista si innamora di un albero. Pazzesco
I cavalieri bianchi (Vollmann): Come scrive Vollmann nessuno mai. 50 pagine meravigliose.
Un dito tagliato (Mehr): Una chiusura che rappresenta (e racconta) il nostro breve passaggio su questa terra. (In)usuale.
Difficile stupirmi con la forma breve, i racconti, eppure questo libro, Contemporaneo Occidentale, entra di diritto tra le migliori letture che ho fatto quest’anno.
Andrea Gentile confeziona un’antologia che ha tutta l’aria di essere la summa filosofica, e uno dei testi più rappresentativi, della casa editrice ilSaggiatore, proponendoci nomi giganteschi del panorama contemporaneo che giocano con il weird, il surreale, il grottesco, l’ignoto, ma facendo rimanere al centro, come propulsore narrativo, la realtà. Andare incontro all’ignoto, secondo Gentile, ci offre la possibilità di compiere un cammino, di vivere il momento presente, sgomberare la mente e cedersi alla mutevolezza del nostro Io, dimenticare l’immagine di sé, infilarsi e sentire con tutto noi stessi quello spazio vitale che si insinua tra un pensiero e l’altro. Andrea Gentile, con un’introduzione che vale tanto quanto i racconti presentati, pone per questo libro ambiziosi gigantesche (e le raggiunge pienamente): un viaggio a partire da una zona liminale, verso e dentro di noi, oscura, per passare alla meditazione, al contemplare attivo di ciò che semplicemente è, fino ad accogliere l’apparizione, apparentemente casuale, che genera il mutamento. Per questo l’antologia deve essere assolutamente letta nell’ordine scelto dal curatore.
Due parole per ogni racconto:
La montagna di tutti i santi (Tokarczuk): Nella prosa perfetta dell’autrice permane un senso di solitudine, curiosità, mistero, distopia, morte e riconciliazione. Clamoroso inizio.
Metaphysica Morum (Ligotti): Un Ligotti perfetto, al massimo delle sue potenzialità, ci illustra la sua filosofia dell’orrore organico, in un racconto che ha tutta l’aria di essere un pamphlet pieno di ossessioni.
Tre giorni in un borgo di frontiera (VanderMeer): A metà tra Dick e Lovecraft, etereo ed elegante, scritto molto bene. VanderMeer però non è un autore nelle mie corde.
Dopo la caduta, prima della caduta (Peace): Esercizio di stile magistrale per uno degli autori migliori della CE. Peace coniuga la sua scrittura piena di ripetizioni e balbettii maniacali in un racconto ipnotico che affonda le radici nel folklore giapponese.
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[CONTINUO]
Consenso (Glass): Racconto molto breve, forse troppo, con una scrittura cruda atta costruire immagini taglienti e vivide.
Sul valore della letteratura (Knausgard): Il Knausgard del Season Quartet, più retorico, più Tolstoj, ma sempre una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea. Amato.
Omaggio a Michele Avantario (Dyer): Se addolcissimo la voce di Daniela Ranieri uscirebbe questo breve testo. Bello.
«There are more things...» (Cartarescu): Riflessione interessantissima ma sembra essere stata costruita con disattenzione e frettolosità.
La sua lettera per il matrimonio (Strauss): Un’intensa e sincera meditazione con se stessi.
Ragnatela (Enriquez): Riesce ad essere molto evocativo ma mi aspettavo qualcosa di più da questa autrice.
Lama (Darvasi): Intenso nella sua brevità, fa venir voglia di leggere altro di questo autore per poter essere compreso al meglio.
Maggio (Ali Smith): Mi sono innamorato di questo racconto come la protagonista si innamora di un albero. Pazzesco
I cavalieri bianchi (Vollmann): Come scrive Vollmann nessuno mai. 50 pagine meravigliose.
Un dito tagliato (Mehr): Una chiusura che rappresenta (e racconta) il nostro breve passaggio su questa terra. (In)usuale.