Leo Giorda, autore emergente, entra nel mondo del genere giallo/thriller non in punta di piedi, ma dominando la scena del crimine. Ha creato un personaggio "atipico", fuori dagli schemi, il cosiddetto "Sherlock Holmes tossico" come riporta nella trama, che si contrappone all'integerrimo vicequestore Giacomo Chiesa, due opposti che si ritrovano a "lavorare" insieme, percorrendo la stessa strada. Questo fa del libro uno scenario divertente, ironico seppur nella sua gravità, allietato dall'utilizzo della forma del linguaggio dialettale evidenziato in corsivo, per mettere in risalto, il discorso interiore dei personaggi; utilizzando la cosiddetta ironia romanesca, stempera un pochino la drammaticità della situazione. Il romanzo di per sè rappresenta una denuncia sociale sull'abuso di potere da parte degli organi di polizia, l'accanimento giudiziario o Stalking giudiziario e atti persecutori infondati e poi...questo non posso svelarlo per non spoilerare. Il romanzo vi lascerà con l'amaro in bocca: gli eventi si susseguono velocemente trascinandovi in un vortice di emozioni; ricco di colpi di scena fino al finale a dir poco sconcertante che si articoleranno tra passato e presente e flasback nella mente del famoso detective. Ed il passato, purtroppo, viene a bussare alla tua porta e, come in questo caso, in modo macabro. Ma, ciò che risalta particolarmente, è l'umanità dei personaggi e le loro fragilità. Allora mi chiederete: "Perchè 4 stelle e non 5"? E qua devo sottolineare "quel" particolare del romanzo che a mio dire è poco educativo se il libro finirà tra le mani di un adolescente che vive oggigiorno una crisi di valori e di identità e magari non saprà cogliere "l'ironia" della storia e scindere il romanzo dalla realtà. Solo questo piccolo appunto o critica costruttiva, nient'altro. Ma il romanzo è da leggere assolutamente, vivrete un'esperienza (seppur drammatica) tra le vie di Roma, ma che non distoglieranno il vostro sguardo dalla città eterna