Sul filo del ricordo, la voce narrante di Rhys Campbell, scrittore di successo ma sempre alla ricerca di conferme, ci conduce tra le molte acque che accompagnano il fiume Mississippi al Golfo del Messico e le terre basse che racchiudono le foci del Tamigi verso il Mare del Nord, tra la New York turbolenta degli anni ‘60 del ‘900, la New Orleans affranta del dopo-Katrina e la Londra incerta del pre-Brexit. La storia che ci racconta Rhys è fatta di molte vicende intrecciate insieme lungo tutta una vita: un’amicizia che sopravvive alla lontananza materiale ed esistenziale e un’altra che si apre alla progressiva maturazione, un amore profondo che deve confrontarsi con il razzismo e la diversità culturale e sociale, mondi lontani che s’avvicinano e s’intrecciano per qualche tempo, il difficile rapporto fra un padre e una figlia, tragedie che lasciano segni profondi e incontri che alimentano scoperte e rivelazioni, la memoria di un passato familiare da riportare alla luce e la complessità dell’oggi nella spasmodica e conflittuale ricerca di identità, nella pittura e nella scrittura, e nell’incalzare degli eventi.
"Quel che resta del fiume" è un bel libro, che mi ha trasmesso una sensazione di calma, anche se la storia raccontata è a tratti turbolenta. Proprio come un fiume, che è rilassante da guardare, ma sa anche essere distruttivo e potente.
Questo libro racconta la storia di un uomo e delle sue amicizie, con una struttura interessante, un'atmosfera caratteristica e uno stile adeguato. L'ambientazione in territorio americano mi aveva inizialmente lasciato un po' perplessa, poi invece l'ho trovata convincente e ben costruita. Le pagine hanno mantenuto viva la mia curiosità fino alla fine e credo che questo romanzo sia per l'autore un buon esordio.