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La Stirpe delle Ossa

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1354. Riccardo è un signorotto di campagna che governa il piccolo e paludoso feudo di Malarocca. Già devastato dalla peste e dalle carestie, sul suo territorio grava una minaccia ancora più grande: i Castrafuria, che bramano di impossessarsi della cripta dove riposano i resti del santo, dipinto dalle leggende come un guerriero immortale. Quando suo fratello si fa trascinare in uno scontro aperto, Riccardo è costretto a dar fondo a tutto ciò che gli resta per impedire la fine dell’intera stirpe, in una battaglia già disastrosa in partenza. Ferito a morte, è costretto rifugiarsi nella cripta, per chiedere un’intercessione. Le preghiere alle ossa ottengono inaspettatamente una risposta: anziché ricevere la grazia, la sua carne comincia a imputridirsi e ogni cosa intorno a lui marcisce. Il signore marcio scende quindi in guerra forte della sua immortalità come un cadavere in armatura, portando la morte a chiunque lo ostacoli; nemici o amici che siano. E finché la verità sul santo non sarà svelata, la maledizione continuerà ad affliggerlo riversandosi perfino sulle persone che ama.

350 pages, Paperback

First published October 7, 2022

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About the author

Lorenzo Manara

7 books11 followers

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5 stars
44 (37%)
4 stars
50 (42%)
3 stars
20 (16%)
2 stars
3 (2%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 35 reviews
Profile Image for Marco Landi.
639 reviews40 followers
December 13, 2023
Si sente la passione e la cura con cui l'autore tratteggia l Italia centrale del 1200-1300, in questo romanzo dark fantasy storico (realistico, accurato e ben documentato dal punto di vista del Worldbuilding) in cui l elemento fantasy viene fuori pian piano, in modo mai troppo soverchiante, ma essendo cuore nero e anima maledetta di questo racconto..
Spero di leggere presto altro, magari qualcosa anche un po' più epicheggiante perché è una penna davvero eccellente!!
Profile Image for Ilaria F.
119 reviews2 followers
January 24, 2023
3,5⭐

L'aspetto più pregevole e originale di questo romanzo è sicuramente il livello di accuratezza storica, qualcosa che al giorno d'oggi si vede di rado (si vede di rado nella narrativa che si autoproclama di genere storico, figurarsi in quella fantastica).
Approssimo a 4 stelle nella valutazione soprattutto per l'impegno e per l'evidente passione dell'autore per l'argomento trattato.
La trama in sé non è di certo qualcosa di mai visto: il tema della marcescenza è un classico che troviamo da Poe fino a Warhammer passando all'incirca altri mille titoli più o meno noti, sicché lo svolgimento non è imprevedibile. Proprio per questo forse avrei ridotto un po' la mole di pagine, vista anche la generale mancanza di fronzoli che viene data all'impianto narrativo.

Parere personalissimo: di mio, avrei preferito un editing un po' meno brutale. Qualche descrizione in più durante il racconto avrebbe aiutato a districarsi meglio nella selva di personaggi in cui ci troviamo immersi già dai primi capitoli.
In più, arrivata verso la fine avrei pagato un singolo avverbio a peso d'oro. (So cos'è la scrittura immersiva, conosco il Duca di Baionette, e, ripeto, questa è solo una mia opinione personale).

Detto questo, il giudizio finale rimane positivo, anzi leggerò volentieri altro dello stesso autore
Profile Image for Andrea Butini.
Author 7 books103 followers
February 15, 2023
Nulla da dire sull'accuratezza dell'ambientazione e della parte storica: come hanno già scritto in svariati altri commenti, Lorenzo Manara è fedelissimo alle fonti storiche e ci ha dato un libro che ci immerge davvero nel clima e nella vita di quel tempo.
Già solo seguendo Lorenzo su youtube si può capire quanta passione e quanta cura lui ci metta nel riportare un mondo fedele a quello che davvero era il medioevo italiano.
La storia di Riccardo è una tragedia portata avanti in maniera chirurgica secondo un perfetto arco di trasformazione in quello che, agli occhi degli altri, risulterebbe un malvagio. Ma essendo immersi nel pdv di Riccardo capiamo benissimo le sue intenzioni e le sue motivazioni. È questo che succede quando si ha una buona capacità di scrivere una storia diventando il punto di vista narrante. Non esistono cattivi perché vogliono essere cattivi e sanno di esserlo, ma solo persone che vedono le cose in modo diverso.
Ho finito il libro in un paio di giorni perché non riuscivo a staccarmi, e anche questo la dice lunga sull'importanza di scrivere in modo chiaro, poiché il tutto risulta estremamente fluido.
Gran bel lavoro, Lore!

This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Matteo Vincenti.
59 reviews3 followers
September 16, 2024
In un'Italia del 300, nel più classico degli scenari medievali, seguiamo le vicissitudini di Riccardo di Malarocca, un piccolo feudo paludoso, povero e in decadenza. Ciò che lega la famiglia Malarocca a questa terra è principalmente la cripta dentro cui sono conservate le ossa di un vecchio santo che la leggenda descrive come un guerriero invincibile che scacciò gli invasori e mantenne libero il territorio. A contrapporsi ai Malarocca vi sono i Castrafuria, il cui feudo è decisamente più ricco e potente. Questi ultimi vogliono impossessarsi della cripta e in seguito ad alcune schermaglie, si giungerà ad una vera e propria gu3rra di famiglia. Toccherà a Riccardo, la cui fede nel suo Santo non avrà limiti, difendere la sua terra e il suo popolo.

Posso definire questo romanzo come l'emblema del "errare è umano, perseverare è di4bolico". Con una narrazione in 1° persona, vedremo tutto dal punto di vista di Riccardo. Sarà proprio lui il centro della storia: lui e il suo cambiamento, evoluzione e decadenza. Senza andare troppo nel dettaglio, ho trovato questo personaggio decisamente riuscito in ogni momento dell'arco narrativo. Non sempre la 1° persona è di mio gradimento, poiché limita un po' il raggio d'azione del narratore, in questo caso però l'ho trovata davvero azzeccata come scelta.

Anche la trama l'ho trovata decisamente originale, rimanendo molto sorpreso dalla piega che prende da un certo punto in poi (la parte iniziale l'avevo infatti trovata abbastanza semplice). Altresì è evidente la conoscenza storica e la passione di Lorenzo, che arricchisce il racconto con termini di uso militare dell'epoca ed altri spunti non banali sparsi qua e là.

Un romanzo per gli amanti della storia e del fantasy moderno. Attenzione però, se cercate la classica componente magica avete sbagliato strada. Non so se definire La Stirpe delle Ossa un grimdark, ma la strada suppergiù è quella: zero magia e aspetto fantasy minimal, ma fondamentale per lo sviluppo della storia.

Sotto l'aspetto grafico, ho molto apprezzato le piccole immagini ad inizio di ogni capitolo, che seguono l'evolversi della condizione di Riccardo.

Voto: 8,5/10
Profile Image for Fabiano.
322 reviews119 followers
January 1, 2024
Amanti del Grimdark e del Dark Fantasy affilate le lame, oggi vi parlo de La stirpe delle ossa di Lorenzo Manara, libro che lega magnificamente il tardo medioevo italico con tematiche più oscure e arcane.

Manara ci presenta un mondo marcio e putrido su cui si staglia Malarocca, tetra e decadente fortezza circondata da paludi insalubri, governata dal nobile Riccardo. Un' avventata questione di orgoglio fa precipitare il feudo e i suoi alleati in una guerra impossibile contro il signorotto locale, trascinando tutto e tutti nell’abisso.

Il focus della narrazione è posto su Riccardo, personaggio che seguiamo in prima persona dall’inizio alla fine. Lo stile immersivo di Manara regala al lettore una storia in primo piano, le scene vengono filtrate dagli occhi del protagonista, ne viviamo le azioni, le emozioni e i pensieri. La storia di Riccardo è una lenta discesa nel baratro e nella follia umana, dove anima e corpo si decompongono lentamente, ma inesorabilmente. La voragine d’odio in cui sprofonda ha una sola possibilità di redenzione.

La scrittura di Manara è asciutta e chirurgica, a tratti cruda, abile nel creare un cast di personaggi sfaccettato e un setting di tutto rispetto, la corruzione che permea Malarocca e i suoi abitanti è fetida e mefitica, vivida ed evocativa. La preparazione storica dell’autore è encomiabile, usi e costumi sono curati nel dettaglio e rendono l’ambientazione affascinante e coinvolgente. L’elemento fantastico si rifà ad un’antica maledizione che, pur essendo molto “low”, dà quel tocco tenebroso al romanzo.

Consigliato!
Author 3 books27 followers
December 9, 2022
Secondo voi cos'è una setta?
Mentre pensate a una definizione, partiamo da un assunto: penso siamo tutti d'accordo sul fatto che esistano vere e proprie sette in tantissimi ambiti oltre a quello strettamente religioso: politica, marketing multilivello, vendita porta a porta (li ho visti di persona mentre si scaldavano, urlando come pazzi mentre il leader li arringava), fashion, musica, miglioramento personale, alimentazione, palestra... e sì, perfino in letteratura abbiamo qualche setta fatta e finita (se ci pensate, Sc13nt0l0gy è stata fondata da uno scrittore di fantascienza), e il nostro beneamato fantasy italiano non ne è indenne, manco per il cazzo.
Naturalmente non tutte le sette sono per forza nocive. Il più delle volte si tratta semplicemente del gruppetto di lettrici di libri d'amore tra le quali scoppia la guerra tra la fazione che voleva che Rosamund si facesse impalmare dal ruvido Nibelung e quella che voleva invece l'happy ending con l'elegante Mathieu. Chissà quante amicizie sono andate alla malora per roba del genere. Ad ogni modo: è roba del tutto innocua. (Io comunque #teamNibelung tutta la vita)
A che punto siete? Siete arrivati a una definizione soddisfacente? No? Non importa. Nemmeno gli esperti si sono accordati, e dubito che mai lo faranno.
Da umile cultore indipendente del fenomeno settario, posso illustrarvi i sette gradi tipicamente distintivi di una setta:
1. Un nome, perdiana. Che sia il gruppo degli amici del bar di zio Mario o l'Orda degli Adoratori del Grande Mostro, il nome è la prima cosa. Ti identifica, ti dà la patente per poter dire "io faccio parte di".
2. Un insieme di regole condivise, che nei casi più prosaici possono anche essere delle semplici minchiatelle, come per esempio dover scrivere la stessa lettera sempre maiuscola, oppure i 10 accorgimenti per fare la pizza napoletana come si deve.
3. Un "linguaggio" interno al gruppo, fatto di termini spesso comprensibili solo dai membri. Può essere composto da qualche meme, da neologismi che non significano nulla ("LA MIRABOLANTE SCRITTURA SOMMERGIBILE") o da parole dal significato distorto, in modo che quello sia riconoscibile solo dagli "eletti", eccetera eccetera.
4. Il cosiddetto "lovebombing". No, non si tratta solo di ricoprire una persona di attenzioni fino a farle abbassare le difese. A volte, per un ragazzino un po' sfigato con scarse capacità sociali, basta anche solo un like da parte del leader per sentirsi non dico realizzato, ma "accettato", quello, sì. Ehi, bro. Benvenuto. Adesso sei parte del branco. Ecco la tua bella coccarda. Adesso compra il mio libricino del cazzo, stronzo.
Fin qui, voi direte, niente che non si possa trovare in una qualsiasi chat di whatsapp di 14enni. E avete ragione, ma adesso viene il bello.
5. Uno o più leader autoeletti. Ecco, qui cominciamo a intravedere i primi contorni dell'iceberg. Generalmente ci tengono a essere molto riconoscibili, anche esteticamente, tanto che a volte si vestono sempre nello stesso modo, di certo fanno largo uso del linguaggio che hanno inventato (e hanno un particolare talento nel riuscire a parlare a lungo senza dire un assoluto cazzo di niente). I leader settari possono variare di molto tra loro, ma hanno tutti, senza esclusione, un punto che li accomuna: non hanno mai torto. E quando hanno torto, la colpa è di qualcun altro. In psichiatria questa cosa ha un nome: "disturbo narcisistico della personalità". Leggetevi cosa dice Wikipedia a riguardo, magari vi viene in mente qualcuno che conoscete. E qui cominciamo a sollevare la pelliccetta di pecora e scoprire i primi irsuti peli da lupo...
6. Le critiche. Ah, le critiche. Il nemico numero uno di qualunque setta. Sono assolutamente malviste, ma soprattutto, a essere MOLTO malvisti sono i dissidenti. Se non possono essere ignorate, allora vanno subito messe a tacere, censurate, bloccate. Naturalmente, per gli "eletti" nessuna critica è davvero degna di essere presa sul serio: si tratta solo di attacchi diretti alla leadership, e chi mette in dubbio l'infallibilità del leader è un nemico da annientare. Ogni parere "contro" viene rigettato senza eccezioni, e se uno dei membri per caso si fa venire in mente la cattiva idea di pensare, eh, allora sono guai. LALALALALANONTISENTONONMINTERESSA. È importante notare come i leader stessi si facciano, per primi, propulsori di questa logica perversa del "con noi o contro di noi", ma naturalmente loro non lo ammetteranno mai e negheranno fino alla morte, anzi vi diranno che loro le critiche le ascoltano tutte. Quelle che dicono loro, ça va sans dire. Non sono mica io il problema, siete voi che siete cattivi e invidiosi del mio successo, e se non la finite allora chiamo la mia mamma gnegnegne 😭.
7. E qui direi che arriva il punto distintivo più importante di una setta, che poi è anche l'unico vero scopo esistenziale di qualunque leader: ogni setta che si rispetti, nel peggiore dei casi si prende qualcosa di tuo senza darti nulla in cambio (soldi o lavoro non retribuito, per esempio), nel migliore dei casi ti vende qualcosa (oggetti, cazzate, istruzioni per stare al mondo, metodi di scrittura, eccetera), solitamente a prezzi esorbitanti (ma pure 7€ euro per comprare un ebook di merda sono esorbitanti, eh), promettendoti moltissimo e ricompensandoti con il semplice fatto che puoi continuare a far parte del gruppo.
E questi erano i 7 gradi che contraddistinguono una setta. Come dici? Li hai checkati tutti? Ma non sei ancora convinto?

«Se non riesci ad individuare il pollo nella prima mezz'ora di gioco, allora il pollo sei tu.» (Amarillo Slim)

Passiamo alla recensione vera e propria del libro.

Trama
Fino al primo terzo del libro ci troviamo sostanzialmente davanti a una lunga introduzione, inutilmente diluita con episodi più di colore che di sostanza (es.: la farina rancida) e a mio avviso dal punto di vista dell’editing si sarebbe potuto asciugare moltissimo senza togliere nulla alla storia o al carattere del libro. Per il mio gusto personale avrei fatto partire tutto già da questo punto, con al limite qualche piccolo flashback. In generale ho trovato l’ambientazione interessante, anche se non particolarmente originale. La sensazione è che l’autore abbia voluto avventurarsi nella creazione di un mondo genuinamente italiano ma senza scadere nell’ormai stravecchio caricaturale brancaleonesco e questo, se da un lato è un merito, dall’altro lascia un retrogusto di "freno a mano tirato". La trama è intrigante, ma resa noiosa da un’ostinata ricerca dello show don’t tell a tutti i costi che finisce per annacquare qualunque scena saliente, ma ne parliamo più in dettaglio nella prossima sezione.

Stile
Ho letto in giro lodi sperticate al modo in cui il libro è stato scritto. Ecco, dissento profondamente. La prosa secondo me è solo molto, molto povera. L’intero libro è un monotono susseguirsi di frasi molto brevi “soggetto-verbo-complemento” che finisce inevitabilmente per appiattire il ritmo della lettura. E qui viene a galla l’ "ingombrante" editing di Stirpe delle ossa e ho intenzione di scrivere prossimamente un articolo (qui o altrove, chissà) su come sedicenti guru letterari cerchino di far soldi sulle spalle di qualche giovane scrittore un po’ sprovveduto, rimbambendolo con improbabili ricette sul modo di scrivere "definitivo".
In questa sede mi limiterò a dire solo che scrivere non è una scienza esatta, altrimenti, molto semplicemente, scriveremmo tutti nello stesso identico modo: di merda.
A dirla tutta, a mio avviso uno dei problemi maggiori del libro è proprio l’editing. Trovo che non sia stato fatto un buon lavoro. La correzione di bozze è sicuramente ben curata, ma l’hard editing, quello che si occupa di forma e contenuti, secondo me è assai carente. Il libro è semplicemente di un centinaio di pagine troppo lungo, disseminato di scene ridondanti che non danno granché al lettore; molti dialoghi si trascinano senza brio e la storia spesso è inchiodata e non decolla. Ho fatto sinceramente fatica ad andare avanti con la lettura, nonostante la trama sia a tratti anche coinvolgente.
Evitare in modo ottuso di utilizzare elementi fondamentali della lingua italiana come il banale punto e virgola, gli avverbi in -mente o perfino il vituperato gerundio, per inseguire il miraggio anglofono di uno show don’t tell che in questo libro non funziona neanche per sbaglio, finisce per ridurre tutto a un agonizzante ping pong di dialoghi e didascalie che fanno somigliare il libro a una sceneggiatura, però scritta male.
Non si capisce perché una scarna, piatta rappresentazione telegrafica degli eventi dovrebbe possedere il magico potere di immergere il lettore in alcunché. E lo dico da grandissimo ammiratore di Raymond Carver, che era uno che due paroline sull’essere concisi poteva sicuramente permettersele.
Prendiamo il fastidiosissimo rifiuto di scrivere “disse”. L’autore o, più probabilmente, l’editor, per farci capire chi è che sta parlando, anziché usare un semplice “disse” a fine frase, utilizza una didascalia descrittiva, per esempio “mi tocco la fronte”, “Mi alzo da tavola”, “il capo carpentiere alzò una mano”, “si toccò il braccio”, “si grattò dietro l’orecchio”, eccetera, in un forsennato alternarsi di movimenti delle mani, delle spalle, del viso, senza soluzione di continuità, rendendo ogni scena un ridicolo spettacolo di pupi che si muovono a scatti. Qui siamo all’esatto contrario dell’essere immersi nella storia: le didascalie infatti allungano enormemente i periodi, affaticando la lettura e rendendo il ritmo incespicante. Personalmente ho trovato il carattere generale del racconto molto artificioso.
Posso senz'altro intuire l’intenzione di rendere “asciutto” il ritmo della narrazione, ma questo genere di accorgimenti, specie se se ne abusa in modo, come sembra, inconsapevole, fa girare a vuoto tutto il libro. E in questo l’autore ha evidentemente poca responsabilità, essendosi sottoposto a un editing che gli ha tagliato le gambe.

Personaggi
la verità è che si fa una fatica bestiale a immedesimarsi negli stati d’animo del protagonista, perché nonostante venga utilizzata la prima persona, si fa esclusivamente uso di frasi descrittive di ciò che avviene esternamente a Riccardo, annullando in parte l'effetto prima persona o, meglio, rendendo il libro una sorta di videogioco FPS in cui vedi gli accadimenti dalla finestrella della tua prospettiva. Noi assistiamo agli eventi e basta: di rado Riccardo fa qualche considerazione, ma questa, che ha la funzione di essere esclusivamente descrittiva, ci giunge fredda, asettica e distaccata. Perfino nei momenti salienti la sua è una semplice cronaca di quello che accade: menti grattati, manine alzate, culi seduti... zero pathos. La conseguenza è che il resto dei personaggi acquista le sembianze di un teatro di sagome di cartone di scarso interesse la cui esclusiva funzione è fare da comparse alle vicende di Riccardo. Troppi personaggi poi, e troppo poco significativi. Di positivo c’è da registrare che non siamo di fronte al solito Gary Stu o a un’inarrestabile macchina da guerra che affetta un nemico dopo l'altro come un tritacarne, ma è ancora troppo poco.
Worldbuilding
Bisogna dare atto all’autore di aver cercato di costruire il suo mondo con cura, anche se, come ho detto in precedenza, per non scadere nella macchietta finisce per risultare un po’ troppo “vanilla”. Incoraggio Manara a mostrarci più sfumature del suo mondo, in futuro, perché potrebbe esserci qualcosa.
Il coraggio di prendersi sul serio senza buttarla in caricature, versacci e sfottò tipici della commedia dell’arte è una cosa non da poco e va sicuramente applaudita. Per quanto mi riguarda ho patito troppo l’ingombrante presenza dell’editor e di un metodo di scrittura che posso definire solamente in un modo: demenziale.
Caro Manara, se accetti un consiglio: è il momento di volare da soli. Molla le cazzate e non aver paura di sviluppare un tuo stile personale, ti farà solamente bene.

Voto: 2.5/5

P.S.: solitamente non mi lamento mai del prezzo di un ebook ma in questo caso faccio un'eccezione: piazzare un prezzo così alto per il libro di uno scrittore misconosciuto è sinceramente ridicolo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Scandal Wonder.
189 reviews26 followers
October 5, 2023
“La Stirpe delle Ossa” di Lorenzo Manara, edito da Acheron Books è un romanzo che lascia dietro di sé una maleodorante scia di putrefazione.
L'incipit della narrazione è una piccola diatriba tra signorotti in una rappresentazione d’Italia medievale, uno screzio che piano piano cresce e si ingigantisce fino a inglobare ogni abitante della zona e non solo. Mi è piaciuto moltissimo vedere come Lorenzo ha reso ogni cosa molto più veritiera di quanto siamo solitamente abituati a vedere. Nel fantasy spesso leggiamo di lord ricchissimi che possono schierare migliaia di cavalieri e fanti in un esercito scintillante. Qui invece la realtà è molto più vicina: i cavalieri si contano sulle dita d'una mano, si fa attenzione a non azzoppare i cavalli, la maggior parte dei combattenti sono i contadini armati di forche e perfino i maiali sono una risorsa importante a cui non si può rinunciare. Insomma, nel fantasy di Manara il realismo è una base solida.
La storia segue una linea ben precisa, sempre verso il basso, in direzione di un baratro profondo e buio. A portarla lì è proprio il nostro protagonista, Riccardo di Malarocca, che è afflitto da una maledizione terribile! Se non bastasse, è testardo come un mulo: dall’inizio alla fine segue esclusivamente le proprie idee. La fede nel Santo di Selvacque e l’onore del nome di famiglia sono le pallide motivazioni dietro cui Riccardo si nasconde mentre persegue i suoi scopi, ignorando sempre e comunque i consigli di amici e famigliari. Lentamente ma con costanza il vuoto si fa largo attorno a lui ma il Signore di Malarocca quasi non se ne rende conto.
E’ solo alla fine della storia che mi sono reso conto di quanto Riccardo sia il cattivo in questa narrazione! Finalmente un racconto che ci mostra il punto di vista del personaggio pazzo che sacrifica tutto per i suoi scopi. Ogni morte dei suoi familiari è stato un pugno nello stomaco! Durante la lettura ho sperato che ad un certo punto la sorte cambiasse, che la sfortuna cessasse, eppure l’autore è stato bravo nel continuare a percorrere la strada dello sterminio e del terrore. Solo giunti all’epilogo possiamo tirare un sospiro di sollievo. Forse.
Le note negative sono poche: innanzitutto i personaggi secondari sono quasi tutti maschili e poco caratterizzati, cosa che non mi ha permesso di distinguerli con precisione. Inoltre, il POV in prima persona ha cominciato a non darmi fastidio solo dalla metà del libro in poi, probabilmente perchè non ci sono abituato. Non nascondo che avrei gradito qualche emozione in più, un pò più di pathos in alcuni momenti chiave.
In chiusura, un libro adatto a chi vuole immergersi fino alla cintola in una palude maleodorante. Non ne uscirete indenni!
Profile Image for Matteo.
120 reviews38 followers
January 10, 2024
Riccardo è il signore di Malarocca, un piccolo feudo che sorge in un territorio sconvolto da un'epoca di peste e carestie.
Spinto dai desideri del fratello, egli è costretto a scendere in guerra contro i nemici di sempre per difendere la cripta di famiglia, dove si dice riposino le ossa di un Santo del passato, depositario di un grande potere.
Quando lo scontro si farà all'ultimo sangue, Riccardo imboccherà una via senza ritorno, e scoprirà che gli aiuti divini possono nascondere sorprese in grado di trascinare negli abissi della malvagità.

Quando ho approcciato la lettura di questo romanzo, erano tre gli elementi che mi aspettavo di trovare: un worldbuilding approfondito e coerente con il Medioevo italiano cui l’autore si ispira, una prospettiva dark abbinata a quel mondo, un cast di personaggi interessante.
 
L’ambientazione è tra le cose meglio realizzate: le paludi, il castello, una cripta, tutto è costruito con intelligenza, e riesce a coinvolgere il lettore fin dalle prime pagine grazie a un’attenta distribuzione dei dettagli.
Allo stesso modo, le battaglie dipingono quel caos in grado di trasmettere la giusta tensione per la sorte dei personaggi coinvolti.
 
Il ritmo del racconto, complice la scelta di strutturare la storia in poco più di trecento pagine, si presenta fin da subito sostenuto, con l’autore che alimenta la fiamma dell’interesse aggiungendo vicende, tensioni e dialoghi decisamente ben scritti.
 
In mezzo a tutti questi pregi c’è una cosa che mi ha convinto meno: complice uno stile immersivo e focalizzato sulla prima persona, non c’è stato modo di esplorare a dovere i comprimari, e le figure secondarie non spiccano più di tanto l’una rispetto all'altra.
Il desiderio di mantenere la narrazione ancorata al “qui e ora” lascia poco spazio a digressioni che avrebbero forse rallentato il ritmo in taluni momenti ma avrebbero consentito di approfondire un poco di più gli aspetti psicologici dei vari personaggi.
 
La Stirpe delle Ossa è un romanzo solido: una storia efficace, buon ritmo e dialoghi soddisfacenti costruiscono un prodotto di piacevole lettura e uno stimolo a pescare ancora dalla produzione di Lorenzo Manara.
Profile Image for Camilla.
Author 6 books31 followers
November 1, 2022
Riccardo è il signore di Malarocca, un piccolo feudo da qualche parte nell'Italia del 1300, modesto e reso ancor più povero dalla palude di Selvacque, che si sta espandendo a vista d'occhio. Dopo una disastrosa battaglia con il vicino di Castrafuria, Riccardo chiede aiuto al Santo che riposa nella cripta di Selvacque, ma il miracolo si trasforma ben presto in una maledizione. Con il corpo putrido e marcescente, Riccardo si ritrova a difendere Malarocca, in una spirale di rabbia e distruzione che sembra non finire mai.

⭐ Sembra strano doverlo notare, ma il bello di questo libro è che è stato scritto da qualcuno che ha studiato a fondo il medioevo e si vede in tutti i dettagli che punteggiano la vita di Riccardo.

⭐Come tutte le ultime opere di #vaporteppa è un grande esempio di scrittura immersiva, con dettagli vividi e concreti scelti con cura. Decisamente consigliato a chi vuole migliorare il proprio stile!

⭐Storia e personaggi sono molto ben costruiti. Anche se il grimdark non è il mio genere preferito, l'immersione mi ha reso la lettura molto più piacevole e ho finito il libro in pochi giorni!
Profile Image for William Conti.
87 reviews2 followers
June 28, 2023
«Ormai tutti hanno capito già dal Branghiglio che ne bastano tre o quattro di buona volontà per tirar giù un cavaliere. Contadini, porcari, pescatori d’anguille… qualunque sia il mestiere che facciamo non ha alcuna importanza. Quello che conta è la rabbia. E noi di Malarocca ne siamo pieni.»

Questo libro, scoperto per caso, si è rivelato essere una delle migliori letture fantasy dell’ultimo periodo. In un unico volume, l’autore riesce a sviluppare una storia non banale, ambientata in un medioevo italico molto vicino alla realtà e animata da personaggi interessanti e ben delineati. Il coinvolgimento del lettore non fa che crescere durante il testo, grazie a momenti d’azione ben descritti e al progressivo stravolgimento della divisione tra “buoni” e “cattivi”.

Ho molto apprezzato l’ambientazione cruda e davvero realistica nella quale si sviluppa la vicenda: l’elemento fantastico è senza dubbio centrale, ma viene inserito in un contesto che lo rende ancora più verosimile. A cavallo tra fantasy e leggenda, questo romanzo rappresenta un’ottima lettura sia per i neofiti del genere, che per i più navigati.
4 reviews
December 18, 2022
Inutile mentirsi: esiste la letteratura ed esiste l’intrattenimento. E anche all’interno dell’intrattenimento: esiste quello buono e quello mediocre. Questo libro (così come tutti i libri che si fregiano dell’etichetta di immersività) è alla buona intrattenimento mediocre.
Una scrittura che applica benissimo i principi inventati da chi si fa fautore di questo stile e che, proprio per questo resta asettica e aridissima. È una prosa fatta di gesti, dialoghi piatti e qualche pensiero che serve a introdurre altri gesti, altri dialoghi sterili e altri pensieri che non sfiorano mai l’emotività dei personaggi. Non c’è profondità; si resta sempre in superficie, con superficialità.
Profile Image for Laura.
12 reviews3 followers
December 9, 2022
Piacevole, ma non facile da leggere per via del carico emotivo.
Mi riferisco alla parte finale. Non che sia scritto male, anzi! Mi è piaciuto moltissimo sotto quel punto di vista, però la stanchezza e sofferenza di Riccardo li ho proprio sentiti tutti. L'ansia per Giselda, Gualberto, Federico e gli altri ragazzi... Era proprio questo l'obiettivo del libro quindi direi che è stato centrato in pieno.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Riccardo Paul A G.
70 reviews
November 1, 2022
Intro - Trama:
Dark souls vibeeeeeez!
“La stirpe delle ossa”, di Lorenzo Manara, narra le vicende di Riccardo, signore di Malarocca, feudo palustre di un regno non meglio identificato ma molto simile all’Italia medievale.
Malarocca confina con diversi altri piccoli potentati e, tra alleanze e tradimenti, Riccardo dovrà fare i conti anche con l’antica leggenda della sua casata, quella del “Santo”, sacrificatosi per scacciare la maledizione che ammorbava la terra di Malarocca e di Selvacque, foresta confinante con la rocca che nel corso della storia andrà trasformandosi molto rapidamente in un putrescente acquitrino.
La premessa è molto interessante ed è questo che ci ha spinti a prendere in considerazione La stirpe per la nostra recensione. Si tratta di un dark fantasy maturo, costruito molto attentamente attorno al suo protagonista e alla storia senza divergere praticamente mai da tale quadratura.
La trama quindi si presenta lineare e molto solida, forse troppo. All’inizio del libro ci viene presentato Riccardo nella sua “vita ordinaria”, con le gioie e i (tanti) problemi di gestione di un feudo che non è messo benissimo. Il denaro è poco e la struttura cade a pezzi. Ma è solo l’inizio. Circa al 30% Riccardo entra in contatto con il “mondo straordinario” e la storia comincia a diventare più complessa. Ci viene mostrato fin da subito il “difetto fatale” di Riccardo e l’autore, purtroppo, lo scrive nero su bianco “Riccardo accontentava sempre tutti” o una cosa simile.
Mi stupisce aver trovato una frase del genere visto che l’editor del libro lo sconsiglia caldamente nei suoi corsi, ma non è una pecca così grave.
Se non fosse che in diversi punti del libro ritornano frasi “spiegone” in cui l’autore ci segnala l’evoluzione negativa del personaggio. “Adesso comando io, tutti obbediranno a me.” Personalmente l’ho trovato ridondante e didascalico, basta lasciare al lettore la capacità di cogliere questi mutamenti ed è anche più coinvolgente, probabilmente.
Attorno al 50% (forse 45 se non sbaglio) iniziano i traumi veri e propri, il “middle point” che porta Riccardo a prendere decisioni difficili (al lettore decidere se siano sbagliate o meno) che lo accompagneranno verso la chiusura del suo arco “tragico”.
La storia, dunque, è abbastanza lineare. Molto ben gestita, si incastra tutto alla perfezione e il ritmo è molto buono, ti invoglia a proseguire la lettura e devo dire che non mi sono mai annoiato. Forse avrei voluto vedere Manara osare un po’ di più, perché mi aspettavo più o meno tutto ciò che è successo. (Anche il finale si intuisce dal prologo)

Stile: Questo è un libro chirurgico. La prosa è pulita e lineare, comprensibile, scorrevole, a volte evocativa dove serve ma sempre molto contenuta. C’è stato un evidente immenso lavoro di pulizia. (Infatti ho trovato un solo errore grammaticale e pochi refusi, tra l’altro). Non ci sono frasi contorte o da dover rileggere più volte. Questo ha facilitato soprattutto la lettura delle scene d’azione, scritte secondo me in maniera magistrale. C’è non solo conoscenza della materia (la spada, come si usa, che danni fa) ma anche un buon dinamismo e realismo. Mi ha fatto molto ridere il primo scontro perché in genere nei libri e nei film si vedono mastodontiche battaglie campali con cariche in campo aperto etc, invece le battaglie medievali erano davvero una zuffa di 8 cavalieri, 25 porcari, due carri, tre pecore e un cane. Spesso, specie in ambiente grimdark e dark fantasy, ci si riempie la bocca di “realismo” perché i personaggi cagano o perché i protagonisti muoiono, poi i personaggi hanno la solita plot armor che li rende capaci di eguagliare Neo di Matrix pur essendo dei semplici esseri umani. E invece no, una freccia nel fianco ti uccide, l’elsa di una spada in bocca ti mette fuori combattimento, la pioggia aumenta terribilmente il peso dell’armatura che minaccia di gettarti giù da cavallo, i soldati scappano per la paura etc.
Questa precisione ha anche aspetti negativi. Io conosco l’editor del libro, non di persona ma ho letto il suo “Manualetto di scrittura” e ho visto i suoi video, sono stati molto utili per la mia scrittura. Il problema però è che quando si cerca di rispettare delle “regole fisse” nell’arte possono incorrere dei problemi. La scrittura ha le sue regole e certe tecniche sono giuste, ma poi un autore per essere tale deve saper aggiungere quella scheggia di personalità in più che lo caratterizza, io francamente non l’ho vista.
All’inizio ho avuto qualche problema a proseguire (fino al 20% del libro) perché il tentativo forzato di non scrivere “disse” “rispose” “urlò” ha portato invece ad un concerto di dorsi delle mani e chiappe grattate. Giustamente quanti “Dialogue tag” ti puoi inventare?
A volte scrivere “disse” è meglio, secondo me. L’ha detto anche Stephen King! In più lo stile da scrittura immersiva rendeva la prosa un po’ telegrafica. Tizio fa questo “blabla”. Caio fa quell’altro “cocò” etc.
Dopo devo dire che la prosa è migliorata, ma l’ho trovata in generale un po’ priva di personalità. Assolutamente non brutta, attenzione, faceva il suo dovere. Forse è meglio sbagliare ogni tanto ed inserire un elemento personale.
Il problema principale inerente questo aspetto è che non mi sono mai “emozionato”. Mi sono appassionato alla vicenda di Riccardo, ma con la testa, non con il cuore. Anche nei momenti più tragici il protagonista sembrava non provare chissà che emozioni. Le descrizioni emotive erano un po’ povere, più didascalie e spiegazioni che messa in scena di stati d’animo e per questo non mi hanno coinvolto, a parte la rabbia verso Ludovico ovviamente. (che bruci per sempre all’inferno)
Il finale poi è un vero e proprio tributo a Dark Souls, cosa che (da fan) ho apprezzato tantissimo.

Personaggi: Riccardo e i villain (senza spoilerare) sono ben costruiti, ben eseguiti. Le vicende si incrociano molto bene sia a livello di evoluzione interiore che di trama generale. I loro archi si svolgono con maestria, l’ho molto apprezzato.
Per il resto gli altri personaggi sono dei comprimari, “La moglie”, “il gruppo di scudieri”. Hanno motivazioni logiche e semplici, perfettamente in linea con l’ambientazione medievaleggiante del libro. (l’amore, i figli, il feudo, la vendetta). Nel complesso però nessuno spicca, servono - giustamente - a mandare la storia dove deve andare e accompagnare Riccardo. Credo di aver preferito il vecchio antagonista a tutti gli altri, anche più che al protagonista. Ma i “cattivi” hanno un fascino molto particolare, specie se scritti bene come Manara ha fatto.
Ci sono elementi tipici della favola medievale italiana: la palude (che è a tutti gli effetti un personaggio, bello!), la strega, i cavalieri. Ma non sono elementi negativi, anzi ho trovato tutto molto azzeccato ed affascinante.

Worldbuilding: Da un lato la costruzione del mondo è minimale, dall’altro la vicenda ruota tanto attorno al worldbuilding. Sono conflittuale su questo punto perché il “mondo” del libro mi è piaciuto molto. Ha la giusta dose di realismo, mistero e fantasia. Cavalleria e maledizioni, onore e famiglia ma senza scadere nelle dinamiche di palazzo morbose cui il fantasy ci sta abituando. Solo che Malarocca e i dintorni sembrano davvero un pezzo di mondo isolato tra gli acquitrini. A volte, leggendo Federico, dubitavo che esistesse questa fantomatica “città” dove aveva studiato. Avrei preferito che l’autore mi dicesse il nome del regno, il mondo oltre Malarocca. Ma questo è un gusto personale, può essere invece presa come una storia in un punto imprecisato del tempo e della Toscana, come suggerisce la postfazione. Del resto segni tangibili del mondo esterno ce ne sono, i 9, il monaco che…no, non lo spoilero, però c’è. Dai Manara facci vedere altro del tuo mondo!

Conclusione: Il Dark fantasy italiano ha bisogno di libri come questo. E’ una storia medievaleggiante, italiana, ma che ha il coraggio di prendersi sul serio. Per me questo è importantissimo. Basta scimmiottare Brancaleone e il grimdark d’oltre oceano. Abbiamo un’identità molto forte, usiamola e non solo a parole, ma come fa questo libro.
La stirpe delle ossa mi è piaciuto, è stata una bella avventura da leggere. Nel complesso non mi ha emozionato per i “difetti” che ho cercato di spiegare.
Assegno al libro ⅗ e lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati di fantasy, ma anche a chi legge storici con elementi di mistero come le opere di Bernard Cornwell.
Manara, facci tornare a Malarocca e magari anche oltre!
Profile Image for Maurizio Ferrero.
Author 25 books38 followers
March 29, 2023
Ci troviamo in un'ambientazione italianissima nell'immaginario feudo di Malarocca, governato dal signore Riccardo e dalla sua famiglia. Paludi, morbi, un castello in decadenza e santi che forse non sono poi così santi completano il quadro.
Nell'aria si sente odore di guerra: all'inizio piccoli pretesti per scatenare la schermaglia, ma come il malandato torrione di Malarocca, le cose sono destinate a crollare in fretta.

Viviamo la vicenda attraverso gli occhi di Riccardo, signore non più giovane ma ancora alimentato dallo scopo bruciante di mantenere integre la sua famiglia e le sue terre.

Ammetto di non essere un grandissimo estimatore della scrittura immersiva. Spesso la trovo asettica, precisa nel descrivere gli avvenimenti che accadono intorno al punto di vista narrante quanto fumosa nel far capire con chiarezza il worldbuilding che ci è stato costruito intorno.
In questo romanzo però, complice la bravura di Manara e l'utilizzo di un mondo medievale italiano, già ben chiaro nell'immaginario collettivo, questo problema non si percepisce.
L'autore risulta essere estremamente capace nel descrivere una storia avvincente, dotata di toni realistici che solo a tratti si concedono un'invasione nel fantastico. Ottima anche la capacità di gestire una pletora di personaggi veramente ampia, tra zii, cugini e parenti, tipica delle grandi famiglie medievali legate tra loro da rapporti di sangue e interessi.

L'elemento dark c'è e si fa sentire. Per quanto non scenda mai nelle turpitudini del grimdark più nero, la marcescenza e il senso di perdita sono continui e opprimenti.

Se devo trovare il pelo nell'uovo avrei preferito una maggiore emotività da parte del protagonista, che spesso appare freddo... come un cadavere. Ma, appunto, è una piccolezza e il romanzo in sé è molto, molto godibile, specialmente per coloro che sono appassionati di medioevo storico. Con questo romanzo, Lorenzo dimostra di saperne a pacchi.
Profile Image for Lenny V..
48 reviews2 followers
November 15, 2022
L’autore ci propone un dark fantasy di ambientazione medievale d’eccezione. Riducendo al minimo la componente magica, si concentra sul rendere nel modo più realistico possibile la vita nel medioevo italiano. Riccardo è un signore che deve gestire un castello, una guarnigione, deve occuparsi degli abitanti del borgo e dei contadini che lavorano le sue terre. E di andare in battaglia. Grazie ad una narrazione in prima persona il lettore indossa l’armatura, sale a cavallo, impugna la spada e vive la storia con gli occhi, le orecchie e tutti i sensi del suo protagonista. Non ci sono spiegoni o lunghe descrizioni sull’ambientazione, il medioevo viene ricreato attraverso dettagli concreti forniti un po’ per volta, attraverso l’esperienza diretta di Riccardo. Con lui cavalchiamo nelle paludi, combattiamo contro i Castrafuria, ci occupiamo del suo castello, viviamo i drammi della guerra, del tradimento e della morte. Qui si parla di talento narrativo di gran lunga superiore alla maggior parte degli scrittori la fuori.

Estratto da The Murder Inn.
Profile Image for Lorenzo A. Angelaccio.
43 reviews2 followers
December 1, 2022
"La stirpe delle ossa" di Lorenzo Manara è un romanzo di catalogazione abbastanza difficile. Può essere infatti definibile come un fantasy storico, ma l'aspetto sovrannaturale è così sottile da essere quasi invisibile, mescolato molto bene a un contesto storico in cui la magia non era qualcosa di sovrannaturale, ma era invece data per scontato.

La vicenda ruota attorno a Riccardo di Malarocca, signorotto medievale di un piccolo castello nelle paludi toscane. Conduce un'esistenza tutto sommato tranquilla finché i loro vicini, i signori di Castrafuria, non si lasciano andare a provocazioni e a minacce nei suoi confronti. Riccardo vorrebbe lasciar correre, ma suo fratello, venuto in visita proprio in quei giorni, si lascia accecare dalla rabbia e conduce tutti quanti allo scontro con i propri rivali.

Il romanzo è senza dubbio molto riuscito nelle idee e nella sua realizzazione tecnica. Lo stile è perfettamente immersivo e risucchia il lettore in un Medioevo molto realistico, fatto di ferro, muffa e scontri tanto brevi quanto violenti. In questo contesto, l'aspetto low fantasy è molto azzeccato poiché si va a inserire in quel filone di leggende e superstizioni di cui il Medioevo è intriso, al punto che l'elemento sovrannaturale non desterà più di tanto sconcerto nel protagonista e negli altri personaggi. C'è quindi un buon bilanciamento tra ricostruzione fedele del contesto storico (nonostante i nomi dei castelli siano fittizi e non ci siano riferimenti a personaggi o eventi storici) ed elementi fantastici (che non hanno niente a che vedere con incantesimi, razze e signori oscuri).
Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi. Riccardo, il protagonista, inizialmente sembra essere un personaggio positivo e ragionevole, ma con il procedere del romanzo ci rendiamo conto di come le sue azioni non sembrano essere poi così condivisibili, fino a dubitare della sua buona fede e della sua moralità; ma essendo sempre immersi nel suo punto di vista, riusciamo a comprenderne anche le motivazioni, e questo restituisce la sua complessità caratteriale, fatta di luci e di ombre. A tal proposito, si sente forse la mancanza di una maggiore introspezione del protagonista, che in molti passaggi appare fin troppo freddo e distaccato rispetto agli avvenimenti, e non sempre si avverte quella carica di odio e di vendetta che invece la quarta di copertina sembra promettere...

"La stirpe delle ossa" rimane in ogni caso un romanzo da recuperare, forse più adatto proprio agli appassionati del romanzo storico che non del fantasy, visto e considerato anche la notevole ed enciclopedica conoscenza del Medioevo dell'autore.
4 reviews
September 17, 2023
TRAMA: Italia, 1354 d.C.
Riccardo è il signore di Malarocca, un piccolo feudo a ridosso della palude di Selvacque. 🤴

Malarocca è piena di problemi: tra il terreno marcio su cui sorge e la peste, il feudo si regge a malapena in piedi. 😷

Ad aggravare la situazione c'è il feudo di Castrafuria, i cui signori bramano il controllo totale di Selvacque. 🏛

Dentro la palude si erge la cripta del Santo, all'interno della quale sono conservate le sue Sacre Ossa. Il Santo è il patrono di Malarocca, e Riccardo è pronto a tutto pur di difenderlo dagli invasori! 🛡

La guerra, però, inizia già nel peggiore dei modi: Ridolfo, il fratello di Riccardo, viene ucciso, mentre Riccardo stesso viene ridotto in fin di vita. Trovatosi vicino alla cripta, rivolge un'ultima preghiera al Santo, e... Beh, si salva. Ora però è letteralmente un morto vivente che puzza peggio del bancone del pesce del mercoledì! 🤧

Riccardo torna al suo feudo, dove tutti l'avevano già dato per concime; e ora, con un corpo che imputridisce sempre di più ogni giorno, Riccardo si troverà a difendere la stirpe di Malarocca e Selvacque in una guerra impossibile! 🗡🔥

AMBIENTAZIONE: un'Italia oscura, vittima di infamate politiche e appestata dal morbo.
NON È IL 2023.

ARCO DEL PERSONAGGIO: Riccardo è il signore di Malarocca. Riccardo, spesso, non viene preso sul serio e a lui questo grava e non poco. Riccardo si sente impotente, sia nel difendere la propria famiglia, che a livello politico. E qual è la reazione di chi si rende conto di un problema del genere?
L'ODIO. Riccardo, a poco a poco, si trasformerà, proprio come il suo corpo. Da signore feudale messo alle strette su tutto, tenterà ogni cosa per deviare il destino su ciò che lui desidera: la salvezza di Malarocca, di Selvacque, della famiglia. Anche attraverso decisioni folli. Però, ecco, voi contestereste un morto che cammina in armatura medievale e incazzato nero? Inutile aggiungere che l'arco del personaggio è stato ben studiato.

OPINIONE: un dark fantasy coi fiocchi, che ti coinvolge con una prosa scorrevole e dettagliata. Non ci sono strafalcioni figli dello stereotipo che abbiamo sui duelli medievali. La magia è pressoché assente, o meglio: non si vede, ma si sente. Riccardo stesso diventa "altro", mentre Selvacque sembra abbia una volontà a sé, uno spirito marcio che gioca a favore di questo o quello.

La trama, l'ambientazione, i personaggi. Tre pilastri costruiti su fondamenta solide.
11 reviews
June 22, 2023
La bellezza dell'ambientazione e l'ottimo stile di scrittura non riescono a compensare la trama un po' scontata e i personaggi non così profondi come si vorrebbe, quindi non arrotonderò la sufficienza (pur piena) alla quarta stella.
Analizzo meglio.

Fluidità di lettura e ritmo: la scrittura è chiara, scene vivide (comprese quelle di guerra, che in molte altre opere risultano spesso confuse o vaghe), ritmo buono sostenuto anche da una vena ironica, non ci sono sensazioni di interruzione o parti noiose.

Ambientazione/worldbuilding: è il punto di forza di questo romanzo. Non sono in grado di valutare l'accuratezza storica, ma il lettore respira sin dall'inizio l'atmosfera del borgo medievale italiano decadente (i dialoghi me li sono figurati nella mente con accento toscano): compresi i nomi antiquati, i conflitti tra piccoli centri vicini, i commerci con le unità monetarie diverse da posto a posto, eccetera.

Intreccio: non ci sono punti contraddittori o buchi nella trama. Tuttavia, l'elemento fantastico, ovvero il "trope" della corrosione progressiva, è piuttosto sottotono. Ci possono essere allora due letture: se voglio godere l'opera come romanzo storico, l'elemento è superfluo, e poteva essere sostituito da un elemento concreto (es. una malattia o una pestilenza); se invece leggo un romanzo fantasy, non lo trovo abbastanza centrale, ed è mescolato troppo alla pari con altri sintomi di decadenza più di ambientazione che di trama (problemi economici, pestilenza che si avvicina, usura strutturale del castello, ecc.) - per confronto, pur con le dovute differenze, posso pensare al racconto "The color from the outer space" di Lovecraft, dove un trope "simile" costituisce invece il nucleo stesso della storia.
Inoltre gli eventi sono un po' scontati. Ciò che accade è quasi sempre ciò che il lettore si aspetta in anticipo, mancano sorprese o guizzi inventivi (non necessariamente colpi di scena, ma magari una trovata tattica geniale durante una battaglia; oppure che chi tradisce non sia quello più probabile).

Personaggi: Purtroppo il protagonista Riccardo è molto freddo sin dall'inizio, e non mostra sentimenti né trasporto. Questo attenua secondo me la trasformazione ossessiva che avrà nel prosieguo. I personaggi secondari invece sono caratterizzati più per funzione che per carattere, quindi sono abbastanza intercambiabili. Il tutto secondo me è salvato dall'ambientazione, perché ignorando le individualità si può pensare all'intera Malarocca come singolo personaggio, che decade progressivamente a causa del cervello impazzito (Riccardo) e delle sue cellule (i secondari) che muoiono e non vengono sostituite.
Profile Image for Mariel Santilli.
1 review
October 17, 2022
Fra i generi letterari che prediligo colloco in un posto molto importante il romanzo storico e in modo particolare quello ambientato nel medioevo. Del romanzo storico ho sempre apprezzato oltre che una bella storia, anche qualche aspetto interessante del vissuto in quel periodo. La stirpe delle Ossa di Lorenzo Manara, per me, ha superato egregiamente entrambe le aspettative. È un romanzo che si presenta con una scrittura molto dinamica e vivace. Dove gli eventi vengono presentati in un modo che come lettore ci fanno molto emozionare perché coinvolge nei fatti raccontati.
La narrazione in prima persona ci fa vivere in un modo assai emozionante le vicende che deve affrontare il protagonista della storia. Più che altro perché la tecnica narrativa fa si che viviamo insieme a lui quanto a lui accade, quanto lui percepisce, quanto lui sente. Insomma la tecnica narrativa usata per presentarci questa storia è un bellissimo modo di usufruire la lettura.
Sebbene ho letto molti romanzi storici, sono stati pochi quelli che riguardavano battaglie.
Ma in questo romanzo vengono presentate da un modo per me poco conosciuto. Che mi ha reso possibile capire come si svolgevano e come erano vissuti da chi effettivamente si trovava li.
L’ho letto praticamente tutto di un fiato. Sempre con l’idea in testa di leggere ancora una sola pagina per poi continuare l’indomani. Ma, ahimè, mi è risultato gradevolissimamente coinvolgente.
È un interessante esempio di quanto può apportare la scrittura immersiva nel mondo letterario italiano.
Un plauso per l’autore e tanti auguri di buona lettura per chi acquisterà questo bel romanzo.
Profile Image for Mattia Bernardini.
Author 5 books13 followers
September 24, 2023
Quanto siamo disposti a sacrificare per ciò che crediamo essere il bene di chi amiamo?
Questa è una storia davvero oscura, marcia fino al midollo. In un'Italia medievale perduta dove le paludi non sono ancora state bonificate, una guerra si innesca e si consuma nel peggiore dei modi possibili. Il protagonista, Riccardo di Malarocca, nonostante tutte le migliori intenzioni finisce per diventare un cavaliere oscuro e marcio, la cui pelle si copre di macchie nere e cade a pezzi mostrando le ossa putride sottostanti...
Sebbene di solito non legga storie di questo tipo, mi è piaciuta molto. Lo stile di scrittura è eccelso, forse addirittura superiore agli altri titoli della collana Vaporteppa, e si legge che è un piacere.
Un altro punto notevole è che l'accuratezza storica è stata curata il più possibile, anche nei piccoli dettagli, e ciò rende tutto più realistico e apprezzabile. L'elemento fantastico non è tanto marcato quanto mi aspettavo, ma dalla postfazione si capisce il perché di questa scelta, e a posteriori ho apprezzato.
Lo consiglio assolutamente, se non altro perché è una storia davvero godibile che può essere presa come riferimento per la scrittura immersiva e per l'arco di trasformazione del personaggio gestito in modo ottimale.
Profile Image for Giorgia.
Author 4 books808 followers
December 4, 2022
[3.75, ma abbondo volentieri per eccesso]
Un grimdark storico e italianeggiante super cupo ed estremamente aderente alla ricostruzione storica che, per quanto io sia ignorante rispetto al periodo storico, ho trovato restituisse a dovere l'ambientazione che Manara ha costruito nella sua opera.
La scrittura è davvero ottima e pulita, nulla da dire: chirurgica, forse anche troppo, tant'è che ho trovato il romanzo molto più attento alla trama e alla tecnica narrativa che all'effettiva immersione (di pancia) nella storia del protagonista sempre più putrescente. Mi sarei aspettata da un arco tragico del genere una connessione emotiva che non ho mai percepito e che, purtroppo, ha inficiato il mio gradimento dell'opera.
Anche i personaggi secondari (che sono parecchio numerosi) non mi hanno lasciato granché; a mio avviso si poteva tagliare un po' sulle scene meno rilevanti e concentrarsi maggiormente sull'aggancio empatico nei confronti di una vicenda tanto drammatico.
Nel complesso un ottimo romanzo che purtroppo non è il mio, dato che cerco personaggi memorabili e forti emozioni!
Profile Image for Andrea Vanacore.
86 reviews5 followers
October 26, 2022
Questo romanzo è l’ennesimo esempio di perfetta scrittura immersiva sfornato dalla scuderia del Duca di Baionette.

Racconta una storia difficile da catalogare: pur non essendo un horror, contiene in sé molti degli elementi macabri e inquietanti che caratterizzano il genere. È, in primo luogo, un ottimo romanzo storico, e offre una ricostruzione del 1300 centroitaliano precisa e ricca di dettagli. È anche un fantasy – un low fantasy, a essere precisi – in quanto tutto si basa su una maledizione che porta il protagonista a marcire e a decomporsi lentamente, pur restando ancora in vita.

Non essendo un grande amante del Medioevo (eh lo so, ognuno ha i suoi difetti…), ci ho messo un po’ a ingranare, lo ammetto. Ma, andando avanti, mi sono trovato a seguire una storia appassionante e struggente, che non di rado mi ha rimandato echi e vibrazioni shakespeariane. Ne è valsa davvero la pena.

Consigliatissimo a tutti gli amanti del fantasy, dell’horror e dei romanzi storici.
Profile Image for Debora.
174 reviews8 followers
July 13, 2025
I pregi maggiori di questo romanzo sono l'accurata e realistica ricostruzione storica e la profondità tragica del suo protagonista. Lorenzo Manara mette in scena una discesa agli Inferi, un breaking bad medievale scrivendo un Grimdark dove sangue e dolore non sono fini a sé stessi ma fanno parte della costruzione della tragedia. Riccardo di Malarocca è un signore medievale con un difetto preciso e insidioso: è un maniaco del controllo che crede di proteggere, così la maledizione che lo colpisce diventa anche uno specchio della sua interiorità. Complimenti all'autore che mi ha convinto anche con una scrittura capace di costruire scene, dettagli e ambienti. La quinta stella manca per il finale che anche se incastrato nel tutto resta nebbioso e necessita della postfazione per essere colto appieno.
46 reviews1 follower
May 19, 2025
Un romanzo eccezionale sotto tutti i punti di vista. Stile scorrevole, aderenza storica ineccepibile e una trama fantasy sottile che, pur essendo appena una sfumatura fantastica, nulla toglie alla bellezza del libro.
La gestione dei personaggi e l'incastro fra i vari eventi è perfetta e il protagonista presenta un arco di trasformazione tragico di tutto rispetto.
La storia diventa sempre più dark di pagina in pagina.
Una conclusione adattissima che dà un filo di speranza nel futuro al lettore, pur non essendo un lieto fine in tutto e per tutto.
Scrittore fantastico.
Da leggere
Profile Image for Alessandro Colosio.
4 reviews
August 23, 2025
Uno sciabordio (parola centrale del libro) a cui darei 3.5/5, potendo.

Pro: l’atmosfera medievale e lo stile di scrittura, che rende bene i momenti d’azione.
Contro: la storia è prevedibile fin dai primi capitoli e lo stile di scrittura, che come detto è interessante ma risulta un po’ piatto.

Consigliato a chi apprezza l’ambientazione medievaleggiante e cerca una lettura scorrevole, o è interessato a stili di scrittura diversi dal solito.

Leggerei un altro libro scritto così? Forse tra 6-12 mesi dopo averne dimenticato lo stile, come lettura leggera.
Profile Image for Piercarlo Spandonari.
2 reviews
April 19, 2023
Ho apprezzato la fragilità di Riccardo (il protagonista), la sua vulnerabilità. Questo aumenta il fascino e la drammaticità della storia.
Ottima caratterizzazione dei personaggi, soprattutto Gualberto.
Stile di scrittura trasparente e immersivo. Descrizioni molto vivide. La catarsi è assicurata.
Ottimo lavoro davvero.
Consiglio il libro e spero di leggere presto un nuovo romanzo di questo autore 👍
2 reviews
January 25, 2026
stile narrativo scorrevole e piacevole, per il momento fa parte di due libri che si collegano idealmente in quanto i luoghi e le famiglie coinvolte sono le stesse, i due libri si possono leggere separatamente ma la lettura in sequenza fa approfondire la conoscenza dei retroscena e di certi antefatti, lettura piacevolissima, un autore da seguire, un romanzo fantasy medioevale ambientato in Italia, non eroismi ne razze particolari ma personaggi umani in ogni aspetto...
78 reviews
December 29, 2022
Ottimo libro di esordio, con una storia che attinge a piene mani dal ns folklore. un fantasy con una grande cura storica, tanto che Malarocca potrebbe essere tranquillamente un borgo di cui si sono perse le tracce. Riccardo, il suo signore, fa di tutto x proteggere il suo castello e la sua eredità contro tutti e totto, maledizioni e ossessioni comprese...
Profile Image for Frank Cavallo.
Author 1 book2 followers
November 8, 2024
Questo grim dark è scritto in modo tecnicamente ineccepibile, la trama scorre liscia senza intoppi e l’arco tragico del protagonista (prevedibile visto il genere) risulta avvincente. Tuttavia, lo stile asciutto se da un lato facilita la lettura, dall’altro soffre di una scarsa pulsione emotiva rispetto al protagonista che è immerso in una vita nella morte. Comunque ne vale la pena.
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