“Mi spiace, ma i fatti sono questi,” risponde Han quando, in un’intervista uscita su Zeit Wissen, gli fanno notare che le sue riflessioni non sono molto incoraggianti. “Scrivo quel che vedo. I miei libri possono ferire poiché mostro cose che la gente non vuol vedere. Ma non sono io, non è la mia analisi a essere spietata, bensì il mondo in cui viviamo, con la sua follia e la sua assurdità”. Questo volume raccoglie gli interventi più significativi di uno dei massimi critici dell’assurdo mondo contemporaneo. Han ci restituisce un affresco lucido e dissacrante dell’epoca neoliberista e dei suoi paradossi, dai “ragazzi che si fanno fotografare mentre saltellano all’impazzata” al burnout, dai migranti alle sculture levigate di Jeff Koons, da Big Data al coronavirus e alle misure di contenimento della pandemia, in una società già di per sé “organizzata in chiave immunologica” e sull’orlo del collasso. Nel presente la coazione a produrre assume sempre più esplicitamente le forme dell’autosfruttamento e soprattutto dell’autodistruzione, giacché noi per primi “sacrifichiamo volontariamente tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta” e le conseguenze devastanti del capitalismo giunto al suo culmine richiamano in modo preoccupante il concetto freudiano di pulsione di morte. “Perché oggi non è possibile una rivoluzione” è una perfetta introduzione al pensiero radicale di Byung-Chul Han, e dunque è anche un invito, aperto e appassionato, a invertire la rotta.
Byung-Chul Han, also spelled Pyŏng-ch'ŏl Han (born 1959 in Seoul), is a German author, cultural theorist, and Professor at the Universität der Künste Berlin (UdK) in Berlin, Germany.
Byung-Chul Han studied metallurgy in Korea before he moved to Germany in the 1980s to study Philosophy, German Literature and Catholic theology in Freiburg im Breisgau and Munich. He received his doctoral degree at Freiburg with a dissertation on Martin Heidegger in 1994.
In 2000, he joined the Department of Philosophy at the University of Basel, where he completed his Habilitation. In 2010 he became a faculty member at the HfG Karlsruhe, where his areas of interest were philosophy of the 18th, 19th and 20th century, ethics, social philosophy, phenomenology, cultural theory, aesthetics, religion, media theory, and intercultural philosophy. Since 2012 he teaches philosophy and cultural studies at the Universität der Künste Berlin (UdK), where he directs the newly established Studium Generale general-studies program.
Han is the author of sixteen books, of which the most recent are treatises on what he terms a "society of tiredness" (Müdigkeitsgesellschaft), a "society of transparency" (Transparenzgesellschaft), and on his neologist concept of shanzai, which seeks to identify modes of deconstruction in contemporary practices of Chinese capitalism.
Han's current work focuses on transparency as a cultural norm created by neoliberal market forces, which he understands as the insatiable drive toward voluntary disclosure bordering on the pornographic. According to Han, the dictates of transparency enforce a totalitarian system of openness at the expense of other social values such as shame, secrecy, and trust.
Until recently, he refused to give radio and television interviews and rarely divulges any biographical or personal details, including his date of birth, in public.
Han has written on topics such as attention deficit hyperactivity disorder, borderline, burnout, depression, exhaustion, internet, love, pop culture, power, rationality, religion, social media, subjectivity, tiredness, transparency and violence.
Ci sono alcuni scritti interessanti sepolti qui dentro. Soprattutto quando si parla dello stato attuale del capitalismo e dell'auto sfruttamento dei lavoratori. Però il libro nel suo insieme è una collezione un po' raffazzonata di scritti ripetitivi e poco interessanti. Alcuni bei concetti che sono però solo riassunti di articoli precendenti di Kant o Arendt. Ma sopratutto tutti i discorsi sulla tecnologia si riducono a un pallosissino "questo giovani coi loro Smartphone"...
Dopo aver letto cinque libri di Han, mi trovo d'accordo con la seconda di copertina: questa raccolta di scritti e interviste (2012-2019) è un'ottima introduzione a questo autore, toccandone i principali temi e in più mettendo in luce pensieri politici (sulla Germania e molto critici contro l'Europa) e cenni autobiografici che altrove non ho trovato. Ovviamente i temi non sono approfonditi come altrove, quindi è soprattutto un buon punto di partenza (o una sintesi sufficiente a chi vorrà fermarsi qui). Riguardo il titolo: «Nell'epoca odierna non esiste una moltitudine collaborativa e interconnessa in grado di elevarsi a protesta globale, a massa dedita alla rivoluzione.è, piuttosto, la solitudine a caratterizzare l'attuale regime produttivo di isolati imprenditori di se stessi».
D'accordo su alcune cose, meno su altre, anche solo per il fatto che sono invecchiate male. Leggere adesso il saggio breve sul COVID mi ha quasi imbarazzato. Il problema principale è però la ripetitività. Quasi ogni scritto torna sugli stessi punti e li formula con le stesse esatte parole. Di qualunque cosa si parli, a un certo punto parte la solita cantilena, e alla decima volta ti viene solo voglia di lanciare il libro dalla finestra. Non incolpo propriamente Byung-Chul Han perché si tratta di una raccolta e non so come si comporti in saggi più lunghi, ma i curatori. Non capisco proprio l'accostamento di scritti così simili tra loro, rendono pesantissima la lettura. Per non parlare delle interviste! Pensi che lì ci troverai qualcosa di nuovo, ma no, la solita solfa. La ridondanza è comprensibile in interventi distanti tra loro, non in un prodotto unico. O c'è stata una scelta poco oculata, o Byung-Chul Han non ha molto da dire: entrambe le possibilità rendono inutile questa operazione editoriale. Sulla seconda, rimando il mio giudizio per quando leggerò altro dell'autore
Mi è venuta voglia di conoscere personalmente l'autore, nonostante mi ha dato l'impressione di non amare particolarmente l'essere umano e forse, probabilmente, anche l'interazione umana, per come potrebbe avvenire oggigiorno. Mi ha fatta morire, perché fondamentalmente ne condivido il pensiero, quando ha detto ai suoi studenti, dopo intere lezioni di critiche alla società attuale, in tutte le sue sfaccettature, finendo per deprimerli, che ora avrebbe parlato finalmente di soluzioni. Gli studenti hanno applaudito a questa intenzione, e lui poi ha finito, involontariamente, nel cercare delle soluzioni, per scovare altri e nuovi problemi. È così. Mi ha fatta sorridere questo cinismo (e realismo), nonostante ciò sia fondamentalmente poco divertente.
Pessimo, fazioso, senza logica. Prevede un futuro che già si è rivelato diverso. La capacità della Cina per esempio di far fronte alla pandemia come sistema ottimale. Non fornisce soluzioni ma critica il sistema occidentale che pur avendo molti difetti non è sicuramente paragonabile ai sistemi che opprimono e violano i diritti. Non mi capita mai ma l'ho buttato al termine. Inchiosto sprecato
alcuni scritti molto interessanti ma la raccolta curata molto male. sempre gli stessi concetti espressi dalle stesse parole senza variazioni. buon testo introduttivo all'autore ma pure in questa forma estremamente ripetitivo
Ciò che il breve saggio fa è ordinare opinioni e pensieri (che tutti hanno) correlandoli tra loro in una maniera comprensibile anche a chi non ha mai approfondito l'autore.