Nelle storie di Topolino nessuno invecchia, a ogni nuova puntata si ricomincia da ma la vita vera non è così e Gori Misticò lo sa bene. Ex infiltrato in operazioni di antiterrorismo al Nord, poi ritiratosi in Calabria vicino alla mezzaluna di sabbia della sua giovinezza, Gori si trova a fronteggiare il nemico più le cure non hanno funzionato, la malattia avanza e lui non intende concederle l’ultima parola. Ma come al solito qualcuno ha bisogno di lui. Il brigadiere Costantino, per esempio, è alle prese con il caso di una donna trovata morta... per la seconda volta, visto che all’anagrafe risulta deceduta da anni. Due bambini sono stati rapiti, forse dalla strega con gli occhi verdi che si dice abiti nel bosco della Papalùta. Una ragazza misteriosa lo invita a provare la linea di volo tesa tra le montagne e il mare. E, infine, da un cassetto spunta la foto del latitante che ha inseguito per tutta la suo padre. Trent’anni prima, lui e il suo più grande amico erano arrivati dove la cassetta postale arrugginita è l’ultimo segnale di presenza umana, al limitare del bosco, senza trovare il coraggio di entrarci. Ora non ci sono più scuse per tornare indietro
Non è certo uno spoiler dire che questa è l'ultima indagine di Gori Misticò, visto che è il sottotitolo del romanzo, e visto che, fin dal primo romanzo della trilogia sappiamo che Misticò ha un cancro in fase terminale. In questo romanzo Federico Costantino - ormai a capo dei carabinieri di San Telesforo Ionico - è alle prese con un caso di omonimia che lo porta a riaprire un cold case di circa mezzo secolo prima, riguardante una donna bellissima dai capelli rossi e con gli occhi verdi ritenuta una strega e attorno a cui il paese aveva costruito una leggenda, e per cui chiederà l'aiuto del suo ex-maresciallo, ormai libero cittadino, visto che ha finalmente ricevuto il congedo. Nel caso di omonimia viene coinvolto il commissariato di Aosta, e indovinate un po' come si chiama il vicequestore? No, non Schiavone, bensì proprio Manzini! La Calabria anche questa volta, esce fuori con tutto il suo splendore e i suoi mille problemi.
Diceva il poeta che Dio fece la Calabria con soli quindicimila chilometri quadrati di argilla, e guarda che meraviglia riuscì a creare. Ma poi arrivò il diavolo, che, invidioso di tanto splendore, aggiunse terremoti, alluvioni, fame e malaffare. Gli uomini che abitano e hanno abitato questa Terra respirano e hanno respirato bellezza e miseria, talvolta non riuscendo a fare la differenza, pensando che siano la stessa cosa, o che da una dipenda l’altra.
È stato un privilegio conoscere e accompagnare fino alla fine il maresciallo Misticó. Mi resterà nel cuore per sempre. È stato come conoscere, voler bene e alla fine perdere un amico. Scriverei altro ma mi è entrata San Telesforo nell' occhio.