Quando nel 1958 La Gana è arrivato nella redazione della casa editrice Juillard, l’allora direttore Maurice Nadeau, dopo una prima lettura, disse di aver avuto gli incubi per diverse notti di seguito. Non si tratta di un libro, ma di un aborto, un testo disgustoso e raccapricciante – che tuttavia respira. L’editore se ne accorge e incarica Nadeau di compiere una serie di tagli al manoscritto, dove si è deciso di eliminare i passaggi impubblicabili lasciando al loro posto dei puntini di suggestione, più che di sospensione, e non sapremo mai quali ulteriori oscenità siano state omesse. Nel 1958 La Gana è in libreria e l’anno successivo si aggiudica persino il prix de Mai. In Italia il romanzo vede la luce solo sei anni dopo, nel 1964, ma ha vita breve. La magistratura sequestra tutte le copie in circolazione per oltraggio al senso del pudore, e rinvia a giudizio lo scrittore, l’editore italiano, il traduttore e l’impaginatore. Dopo la consueta notorietà dovuta allo scandalo, il romanzo scivola nell’abisso. Oggi si fatica a trovarlo anche nelle librerie francesi. È il destino che si addice a un libro zampillante di volgarità, che ci chiede lo sforzo disumano di sopportare l’insopportabile: seguire passo passo il protagonista, un bambino di dieci anni che viene iniziato, nello squallido scantinato parigino in cui si trova costretto ad abitare con la famiglia, alla violenza e alla crudeltà della vita sessuale di chi conosce solo la miseria e non ha il tempo, né la voglia e gli strumenti, per sublimarla in qualcosa di più alto, finendo per trovare la verità del mondo nell’espletarsi delle più bieche funzioni organiche, nel riempire e svuotare buchi. In questo romanzo oltraggioso, che supera in oscenità anche i libri più degenerati di Miller e Sade, Jean Douassot si spinge dove nessun altro ha osato andare, né prima né dopo di lui. Tenta di insudiciare il candore dell’infanzia, per scoprire che, sorprendentemente, quella luce resiste anche al fango più nero.
Le récit autobiographique d'un enfant vivant dans l'entre-deux-guerres à Paris, dans une cave qui sert de conciergerie à ses parents. Confronté à une profonde misère sociale malgré son jeune âge, il côtoie de près alcoolisme, délinquance, insalubrité, sexe et prostitution, mort et maladie. Lui-même — est-ce une façon de se protéger ? — tombe malade au point d'être envoyé un temps en sanatorium. Il a des moments de délire et le lecteur l'accompagne aussi au gré de ces fièvres, de ses rêves et des discussions où il se fait les questions et les réponses. L'ouvrage est articulé en une nombreuse série d'anecdotes, de moments, vécus avec les uns ou les autres. Malgré l'épaisseur de l'ouvrage, il n'y a pas de répétition, l'appétit de poursuivre la lecture ne diminue jamais, et quand c'est fini, on en voudrait encore. L'écriture est d'une finesse, d'une sensibilité et d'une efficacité remarquables. Et sans qu'il y ait une totale ressemblance stylistique, ce roman m'a souvent rappelé « Mort à crédit » de Céline. Une pépite !
"Quando nel 1958 La Gana è arrivato nella redazione della casa editrice Juillard, l’allora direttore Maurice Nadeau, dopo una prima lettura, disse di aver avuto gli incubi per diverse notti di seguito. Non si tratta di un libro, ma di un aborto, un testo disgustoso e raccapricciante – che tuttavia respira. L’editore se ne accorge e incarica Nadeau di compiere una serie di tagli al manoscritto, dove si è deciso di eliminare i passaggi impubblicabili lasciando al loro posto dei puntini di suggestione, più che di sospensione, e non sapremo mai quali ulteriori oscenità siano state omesse."
E infatti è una lettura complicata da affrontare, capace di tenerti lì per giorni e giorni, se non mesi. Un po' per i tanti passaggi ostici e un po' per le sue caratteristiche respingenti. Va detto subito che La Gana è un libro per pochi ma non c'è alcuna forma di snobismo letterario dietro a quest'affermazione. È solo che, come dire ... ti rivolta le budella. E se è vero che l'edizione giunta fino a noi ha subito tagli e censure importanti, non oso immaginare che compendio di schifezze dovesse essere in origine questa roba qui. Una roba che si prende una solida promozione da parte mia, non fraintendetemi, ma ecco, credo che, come altri titoli parecchio più conosciuti, pure La Gana abbia una percentuale di abbandono mica tanto indifferente. Non saprei dire di preciso in quale genere letterario andare a inserire un'opera del genere, ma di correnti importanti e interessanti ne ho adocchiate diverse.
Il naturalismo francese, in primis, forse per l'ambientazione che si colloca nei bassifondi parigini, sulle sponde della Senna, e che ci vengono descritti con tutti quegli elementi tipici del naturalismo, appunto: odori nauseabondi, miasmi pestilenziali, povertà, degrado, inciviltà, personaggi rozzi e volgari ma estremamente autentici. Protagonisti che non devono fingere di non essere così bestiali come vengono rappresentati, sia nei comportamenti che nelle fattezze fisiche, così come nella loro psicologia più intima e profonda e nelle loro intenzioni più aberranti.
1/2 Ma c'è anche l'esistenzialismo di Dostoevskij; pensieri ruminati all'infinito, delirio febbrile che confonde il sonno con la veglia, gli incubi con la realtà. Infine c'è il linguaggio sporco e volgare di Céline che, soprattutto nell'ultima parte dell'opera, la parte migliore, a mio avviso, si sente bello forte e chiaro. Più che leggere è come se ci ritrovassimo con una lente di ingrandimento tra le mani e ci mettessimo a scrutare minuziosamente la quotidianità assurda e surreale della famiglia Alfred. Un nucleo che vive in un posto sudicio e sgangherato, il quale tende ad allargarsi e a riempirsi di topi della Senna ogni volta che il fiume supera i livelli massimi consentiti. E noi possiamo osservare ogni più piccolo dettaglio attraverso gli occhi di un bambino dai pensieri e dalle azioni che nulla hanno a che vedere col mondo dell'innocenza infantile.
Oltre a lui ci sono un padre ubriacone, una mamma ammalata probabilmente di tisi e che sputa e vomita sangue di continuo, costretta a ingerire un intruglio immondo e pestilenziale, così come altri liquidi organici che non sto qui a elencare perché potrebbe sollevare lo stomaco a molti. Uno zio fannullone schietto e cinico che si mette sempre nei guai, una nonna materna incontinente che però sembra anche la più saggia dell'intero gruppo, l'altra nonna paterna che per vivere si prostituisce e lo fa con grande orgoglio, e infine tutto un corollario di personaggi che non mostrano mai qualcosa di positivo, del tutto coerenti in mezzo a tanta scadente vile bruttezza.
È proprio così, ci sono tante brutture in questo libro. Tanti fluidi organici e tante tante schifezze, tanta sporcizia. Al punto che il protagonista principale della storia sembra essere proprio lui: lo sporco.
Il bambino stesso è attratto fortemente dagli odori, dal lezzo, dal fetore, dagli afrori di tutto ciò che, diciamocelo chiaramente, fa schifo. Ha curiosità nauseanti, viene subito iniziato alle pratiche più triviali, al sesso da pervertiti, al linguaggio scurrile, alle liberazioni intestine, di qualsiasi tipo. Tant'è vero che il suo luogo preferito è la latrina.
2/2 Per tutti questi motivi, La Gana è un libro che richiede una certa motivazione: qui dentro non ci sono cose piacevoli. Nonostante la difficoltà e nonostante il tempo impiegato per leggerlo, e ci ho messo in mezzo anche una pausa piuttosto lunga, sono molto contenta di aver portato a termine la lettura di un libro che nessuno si fila e che nessuno conosce. Persino in Francia si fa fatica a trovarlo in commercio. In Italia, quando uscì per la prima volta, furono denunciati sia l'autore che l'editore, e chiunque altro avesse avuto a che fare con quest'opera scandalosa, immorale e indecente.
Addirittura, si dice che molti di quelli che avevano provato a leggerlo, ai tempi, si siano sentiti male e abbiano rifiutato di andare avanti, e io non faccio fatica a crederci. Certe situazioni e certe scene sono davvero vomitevoli. Se ho acceso un minimo la vostra curiosità, armatevi dunque di coraggio, con tutte le attenuanti del caso; stiamo pur sempre parlando di un libro, ma chi è molto sensibile potrebbe trovare la faccenda estremamente complicata. Però se ce l'ho fatta io, c'è speranza per tutti.
Un sentito ringraziamento va a Gog edizioni per aver inserito nel proprio catalogo questo romanzo talmente putido da fare il giro e diventare un capolavoro.
Une oeuvre puissante mais assez éprouvante à lire. Le chapitre de la beuverie dans la péniche est tout simplement incroyable. Le livre est composé de deux parties. La première est du pur génie. Une experience de lecture assez unique. La seconde est un peu moins nécessaire et plus poussive.
Une œuvre vraiment spéciale qui tient une place unique, bien que discrète, dans la littérature française. Rarement a-t-on vu un roman avec une empreinte aussi personnelle, aussi intime et aussi honnête, et qui évite le misérabilisme dans la description de la précarité humaine et matérielle de ses personnages. Les caves humides de Paris et la Seine sont le théâtre de ces quelques années de vie d'un jeune garçon, et l'auteur entremêle l'organique et l'onirique pour raconter cet enfant qui grandit.