Gli apologeti – anche quelli che da molti sono considerati seri – quando parlano dell'Antico testamento spiegano il significato delle scelte e delle azioni dei personaggi: Dio, Abramo, Isacco, Giacobbe e poi Mosè, Giosuè eccetera. Racconano gli episodi dell'Antico testamento, nei quali si rivela il piano di Dio per il suo popolo, in preparazione della Rivelazione attraverso il sacrificio di Gesù. E tutto viene descritto come fattuale, reale, storico. Ebbene, non è vero un cazzo. Non solo Dio, ma pure Abramo, Isacco, Giacobbe e poi Mosè, Giosuè eccetera non sono mai esistiti. Non come vengono descritti nell'Antico testamento. L'esodo dall'Egitto alla terra di Canaan? Mai successo. Il grande e potente regno di Davide e di Salomone? Un modesto regno mediorientale come tanti altri. Tutto inventato tardi, molto tardi, dopo il ritorno dall'esilio a Babilonia: quello sì davvero accaduto. Tutto inventato per ragioni politiche e sociali. Dei fatti descritti nel Tanakh non ci sono tracce né documentali affidabili – cioè esterne al Tanakh stesso – né archeologiche. Gli ebrei erano cananei esattamente come gli altri e la loro presunta storia non è nient'altro che una rielaborazione post-esilica, funzionale a un'etnogenesi anticipata, necessaria per giustificare le pretese degli esiliati al loro ritorno in Canaan. Tutto questo è dimostrato e sostenuto con dati circostanziati in «Oltre la Bibbia», di Mario Liverani. Un gran bel libro, da leggere e da consigliare a chi vuole sapere che cosa è successo davvero fra la crisi del Tardo bronzo, con l'etnogenesi del popolo ebreo, e l'inizio del periodo assiale, con il rientro dall'esilio a Babilonia. Un libro con un solo difetto: a differenza di quello che sostiene la promozione dell'editore, non si legge di slancio e non è una storia avvincente. Insomma non è tanto scorrevole e soprattutto in alcuni passi è un po' noioso. Questo però non lo rende meno utile. Di più: indispensabile. Per non credere alle cazzate degli apologeti bigotti. Anche di quelli seri, che però evidentemente, se pigliano per storiche e per realmente accadute tutte le storie dell'Antico testamento, tanto seri non sono.
Affascinante opera di divulgazione scritta con rigore e passione da uno dei migliori storici italiani sulla storia antica di Israele. Perchè interessarsi così tanto al quadro globale del Mediterraneo orientale di 3000 anni fa come se fosse cronaca di oggi? Perchè appassionarsi agli indizi storico-archeologici lasciati da una popolazione di poche migliaia di persone, all'epoca marginale nel grande fluire della storia degli imperi? Il punto forte del libro è indiretto, ma non per questo meno sconvolgente, pensiamo alle implicazioni che le vicende storiche di questo “piccolo” popolo hanno sullo sviluppo e la formazione della società moderna attuale. Se si pensa che Cristianesimo e Islam, le attuali religione monoteiste di maggior “successo” e impatto sul mondo, sono una diretta filiazione dell'Ebraismo, non si può rimanere indifferenti al fatto che, allo stato attuale delle conoscenze storico-archeologiche, le vicende narrate nella Bibbia non sono altro che il manifesto politico di una casta di potere vissuta 2700-2500 anni fa. Rielaborazioni tardive di epoche anteriori in chiave fondante e legislativa, create per dare un senso a un'entità politica senza un territorio (a causa dell'esilio) e per giustificare l'uso del potere da parte di una casta, i sacerdoti. Si potrebbe dire che la Religione non è altro che il proseguimento della Politica con altri mezzi.