La caparbia ispettrice dovrà immergersi nel dedalo doloroso del suo passato e di quello antico e oscuro di Palermo per scovare e arrestare l'insospettabile assassino.
L'ispettrice di polizia Melina Pizzuto non ha un'intelligenza raffinata, né talenti particolari, ma possiede quella tenace ostinazione che se inizia una cosa la fa arrivare fino in fondo, cascasse il mondo e tutti giù per terra. A causa di un'indagine non autorizzata sui colleghi viene cacciata da Roma e costretta a tornare alla sua Palermo. Ormai dalla parte sbagliata dei trent'anni, seppellita in una stanzetta della questura, senza nemmeno un computer che funzioni, passa le giornate prigioniera dei ricordi di un amore finito. Quando, a causa dell'ennesima presa in giro da parte degli altri poliziotti, un'improbabile vedova si presenta per denunciare la vicina, che le avrebbe insozzato la cappelletta votiva con uno straccio lercio, per l'ispettrice la misura è colma, e medita di mollare. Quella pezza si rivela però essere una maglietta, e il sudiciume sangue, tanto sangue, forse umano. Melina per sopravvivere si attacca disperata a quello che lei stessa definisce «un mezzo caso» ma che, tra indizi spaiati, intuizioni fortuite, vicoli ciechi e ipotesi barcollanti, alla fine la porterà a scoprire un delitto scellerato, eppure praticamente perfetto. Sola e contro tutti, con l'eccezione di Angelica, detta "la Secca", l'unica collega che per sfinimento riuscirà a convincere ad aiutarla, la caparbia ispettrice dovrà immergersi nel dedalo doloroso del suo passato e di quello antico e oscuro di Palermo per scovare e arrestare l'insospettabile assassino.
Ambientato a Palermo - di cui, alla fine, ci fa scoprire anche delle piccole chicche - questo romanzo ha per protagonista l'ispettrice di polizia Melina Pizzuto, che è stata trasferita da Roma nella sua città natale per una sorta di punizione: tutti i colleghi la ostracizzano perché ha fatto la "spia", ovvero ha denunciato un gruppo di poliziotti che, diventando giustizieri senza autorizzazione, picchiavano delinquenti vari con azioni punitive, sentendosi giustificati dalla malvagità delle loro vittime. Tra questi c'era addirittura il suo compagno, che - inutile a dirlo - l'ha lasciata e ostracizzata più degli altri. Anche a Palermo sembra che la sua carriera e la sua vita sociale debbano restare a un punto morto, finché non riceve la strana denuncia di una donna che accusa la vicina di averle lasciato uno straccio sporco nella cappella votiva della Madonna a cui tiene tantissimo. Ma lo straccio si rivelerà essere una maglietta, e lo sporco sangue umano, per cui Melina incomincia a seguire le tracce di quello che potrebbe essere un delitto, ma anche no, trovando una certa solidarietà femminile in una delle sue colleghe, Angelica detta "la Secca" e nel suo capo, il vicequestore aggiunto Mariangela Ferlita.