Jump to ratings and reviews
Rate this book

Tutte storie di maschi bianchi morti…

Rate this book
Davvero la cancel culture ha messo nel mirino il greco e il latino perché capisaldi di una cultura patriarcale e razzista? Davvero negli Stati Uniti si chiudono dipartimenti e si smette di studiare l'antichità perché sono solo storie di maschi bianchi morti? E se non è così, cosa mette a rischio lo studio di quelle che fino a poco tempo fa venivano considerate le nostre radici, ovvero la cultura greco-romana?



Negli ultimi anni il tranquillo mondo delle discipline classiche è in subbuglio. Annibale è alle porte? Non questa volta il nemico sembrerebbe arrivare da oltre le colonne d'Ercole. Dagli Stati Uniti, infatti, giunge la richiesta di una radicale messa in discussione di questo campo, che affronti innanzitutto quelli che sembrano essere i suoi due maggiori limiti. Il primo è il ruolo che lo studio del mondo antico avrebbe svolto al servizio dell'idea che i valori della società bianca occidentale siano superiori agli altri e, di conseguenza, vadano diffusi anche con la forza. Il secondo è di tipo questi studi sono stati e sono sostanzialmente nelle mani di uomini bianchi in giacca di tweed, mentre le altre minoranze sono fortemente sottorappresentate. Spalancare le porte favorirebbe la nascita di approcci nuovi, necessari a liberarsi di queste 'colpe'. È questo un invito, un gentile consiglio? In realtà è più un'offerta che non si può rifiutare. Il problema, però, è che mentre si discute, gli studi classici rischiano di essere espugnati anche da questa sponda dell'oceano. Sì, ma da chi? Da un fantomatico uomo nero che viene da oltreoceano oppure da qualcosa di molto più vicino a noi?

176 pages, Kindle Edition

Published October 28, 2022

6 people are currently reading
87 people want to read

About the author

Alice Borgna

4 books

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
13 (17%)
4 stars
31 (41%)
3 stars
21 (28%)
2 stars
9 (12%)
1 star
1 (1%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Gianluca.
Author 1 book53 followers
December 14, 2022
Premetto che ho ascoltato l'autrice in presentazione e mi hanno colpito la sua chiarezza espositiva, la sua ironia e la sua preparazione. La prima parte del libro è un ottimo riassunto del dibattito americano intorno a cancel culture e Classics: anche per chi non ne sa molto, il tutto è ben documentato. Ho apprezzato meno la seconda parte, in cui la riflessione si fa più sciolta e "divulgativa": benché abbia trovato idee interessanti e condivisibili, ho patito un po' il cambio di registro e la scarsezza di fonti a supporto. La seconda parte è più basata sull'esperienza diretta dell'autrice, il che non è male, ma non si sposa bene con il "livello" della prima parte. Rimane comunque un libro che mi ha aperto gli occhi su alcuni miei passaggi di vita (es. il liceo classico) e mi ha fatto riflettere parecchio su che cosa intendiamo per merito ed elezione dei "migliori" in posizioni apicali. Ma anche sull'intersezione tra questioni di genere ed "etnia" e il mondo accademico-culturale. Lo consiglio con convinzione.
Profile Image for Marti Lattanzio.
15 reviews
January 9, 2023
Libro eccezionale, scorre tantissimo e tratta temi complessi e divisivi in modo egregio. Mi ha grandemente illuminato sulla situazione "cancel culture" a cui stiamo assistendo, soprattutto negli Stati Uniti, alla quale, riconosco la mia colpa, ho sempre risposto (e qui cito un passaggio del libro) "scrollata di spalle -americanate-". Ho scoperto tanto e sicuramente voglio approfondire, perché alla fine il punto del libro è proprio capire quale potrà essere il futuro dell'Antichistica e, perché no, delle discipline umanistiche, un futuro che, a me personalmente, è tanto caro. Consiglio a tutti, non solo Antichisti, di leggerlo, anche solo per evitare di relegare all'idiozia americana certe cose che vengono semplicemente malinterpretate dai nostri giornali.
Profile Image for Ruppe.
516 reviews52 followers
February 27, 2025
Con approccio spigliatissimo e molto energetico, l’autrice mi illumina su un argomento a me quasi ignoto, aprendo una porta interessantissima su cosa possano significare - e come sia importante definire - determinati fondamenti culturali della società.
Inoltre, focalizza su quanti meccanismi di appropriazione relativi a questi temi siano terreno di battaglia, per motivi importanti.
Oltre al contenuto, il saggio si presenta ben strutturato e adeguatamente suddiviso per quanto riguarda le realtà parallele Stati Uniti vs. Italia.
Una carrellata veloce, ma ottimo approccio al problema per chi, come me, ne era digiuno.
Profile Image for Lys.
427 reviews79 followers
September 27, 2024
Libro estremamente interessante, e di velocissima lettura. Lo stile conciso e ironico di Alice Borgna rende la lettura sempre interessante e dritta al punto.

L'argomentazione si può dividere in due filoni principali: le americanate (scusatemi, io continuo a poterle descrivere solo così) nella prima parte, e la situazione nostrana nella seconda. Con una conclusione che vuole tracciare dei parallelismi tra le due situazioni (presupposti diversi, che inesorabilmente puntano verso conclusioni similari).

Partiamo dall'inizio, le americanate. Americanate perché sebbene alcuni punti della posizione riformista siano perfettamente condivisibili e sensati, l'esposizione degli stessi (riportata negli articoli citati dalla Borgna) è degna di bar dello sport. Posizioni estremizzate che non puntano alla soluzione alla radice del problema, ma al famoso passaggio di vernice sopra il muro rotto.
Dall'altro lato della barricata i cosiddetti conservatori, le cui posizioni sono altrettanto imbarazzanti. Personalmente, per lunghi tratti della prima parte, il mio unico commento è stato un: "ma questi sono tutti coglioni".

Nel capitolo di raccordo, Alice Borgna fa un ottimo lavoro nel cercare di elencare in maniera più razionale (certamente più razionale delle argomentazioni riportate negli articoli originali) le varie istanze, e la mia sensazione è che - come spesso accade quando le questioni diventano di principio - si perda (anche da parte dei cosiddetti riformatori) la sostanza del problema. O meglio, la sostanza cambia.
La sostanza non è più come insegniamo, salvaguardiamo, comunichiamo i classici al giorno d'oggi, ma diventa come io - rappresentante di una minoranza - posso affermare il mio posto nel mondo. Punto assolutamente condivisibile, ma allora la disciplina è un mezzo, non il fine del discorso. Allo stesso modo in cui nello spettro opposto l'appropriazione della disciplina da parte di razzisti/alt-right e quant'altro è un mezzo di rivendicazione delle proprie istanze. E' meglio/più piacevole/eticamente meglio se la disciplina venga usata per la rivendicazione delle istanze delle minoranze che non di un gruppo neo-nazista? Certo, ma sempre uso rimane. Il contenuto della materia diventa secondario rispetto a questioni etiche e di civiltà che - di per sé - con la disciplina c'entrano poco.

A questo nocciolo centrale si aggiungono poi una pletora di altre considerazioni che immagino abbiano più senso per chi viva in maniera più profonda l'appropriazione dell'estrema destra dell'antichità classica come giustificazione di supremazia della civiltà occidentale (che non esiste, ricordiamolo [cit]). Dove l'antichità classica diventa superiore rispetto alle altre antichità (e non più una semplice definizione, allo stesso modo in cui si può etichettare il periodo "Età Arcaica" vs "Età Classica" vs "Età Ellenistica" nella storia greca. Non un giudizio di merito, ma una semplice definizione) e dove quindi si arriva al punto in cui:

Ugualmente Katherine Blouin, docente di Storia romana all’Università di Toronto, ammette di sentirsi a disagio se qualcuno in pubblico le attribuisce l’etichetta di docente di Lettere classiche e non di Storia antica


Nella seconda parte, l'autrice si concentra invece sulla situazione nostrana, dove i temi portanti avanti dai riformisti nord-americani sono al contorno, ma dove la sopravvivenza della disciplina è altrettanto a rischio. Al contrario della prima parte, nella seconda parte vengono a mancare citazioni e articoli, e l'autrice (vivendo l'argomento evidentemente più da vicino) si lancia quindi in una lunga disamina personale (per quanto spesso condivisibile) della situazione.

Interessante la ricerca di dare motivazioni nel perché imparare il latino sia utile oggi (interessante ed altrettanto inutile, nel momento in cui in realtà - nel mondo ideale - le giustificazioni non dovrebbero nemmeno servire). Non sfugge l'ironia nel focalizzare il merito dello studio del latino come pietra fondamentale per la padronanza dell'italiano, quando la civiltà occidentale non esiste (e sì, non esiste nel senso americano e delle destre europee, ma il muro contro muro porta solo a interessanti controsensi finali). O nemmeno la pretesa di universalizzazione della posizione americana (l'americanata d'eccellenza) al mondo intero. Difficile non essere d'accordo con la considerazione del professor Rebenich, dopotutto.

Pari nettezza si è sollevata dall’ambito germanofono con lo storico svizzero Stefan Rebenich, che dalla «Frankfurter Allgemeine Zeitung» denuncia il rischio di neo-isolazionismo corso dall’accademia statunitense, che affronta questo dibattito quasi tappandosi occhi e orecchie di fronte a tutto ciò che non sa leggere, perché scritto in una lingua diversa dall’inglese


Chiudo questa sconclusionata raccolta di pensieri sparsi con una considerazione. Da persona che si è piegata a Utilopoli, ci sono diversi passaggi che mi hanno fatto chiedere se la situazione sia profondamente cambiata rispetto a 15 anni fa, o se ancora oggi ci siano in realtà delle differenze di fondo tra una Utilopoli e l'altra.

Tuttavia, non si può far finta che oggi la situazione sia diversa, molto diversa. Le varie riforme attraversate dalla scuola e dall’università hanno progressivamente messo al centro lo studente, protagonista e non più comparsa. Fin qui tutto bene, ci mancherebbe.

Personalmente, posso serenamente dire che in una delle capitali di Utilopoli, questo è (era? Parlando con colleghi che hanno figli nella stessa Utilopoli non pare sia cambiato molto) semplicemente falso. Il vanto del "tasso di mortalità" all'80% dopo il primo anno (si l'espressione utilizzato fu proprio questo) è punto di orgoglio per alcune università. Non quelle umanistiche, valutate su altri criteri? Immagino di sì. Non tutte quelle STEM? Sicuramente sì. Le Utilopoli Massime (o l'Utilopoli Massima, prima che si senta offesa), quelle hanno l'immagine da tenere su, e non si tiene su in base alla quantità di produzione in serie. (Nemmeno alla qualità, ma quello è altro discorso).
Quindi, amici umanisti, quando per mettervi al muro fanno paragoni strampalati con università STEM, vi stanno semplicemente prendendo per il culo. Agitando paletti e considerazioni che nelle stesse università STEM non sono considerati (non con il significato che viene utilizzato per soffocare voi, almeno).
Profile Image for Bruna.
144 reviews
August 7, 2023
Gradevole saggio sullo studio dei classici in generale con particolare riguardo nella prima parte all’attacco ai classici negli USA per ragioni di inclusività da un lato e per insufficiente ritorno economico dall’altro e nella seconda all’insegnamento del latino e del greco nella scuola secondaria italiana. Avendo fatto a suo tempo - molto a suo tempo - il classico in epoca in cui il latino era ancora obbligatorio anche allo scientifico e alle magistrali, mi sembra strano più ancora che sbagliato l’accanimento di certa parte della società italiana nei confronti delle lingue antiche, ma capisco che gli studi umanistici in generale siano malvisti come cose che fanno solo perdere tempo che sarebbe meglio impiegare in attività più utili al sistema. In quanto ai maschi bianchi del titolo, io mi preoccuperei più di quelli che si riservano le cose veramente importanti che di qualche classicista asserragliato nella sua torre d’avorio. Il saggio é scritto bene e si ascolta molto volentieri.
Profile Image for Maddalena.
28 reviews2 followers
October 30, 2023
Una disamina puntuale e concreta di cosa sono le lettere classiche ad oggi, negli Stati Uniti e in Europa e i problemi ad esse legati. L’elitarietà degli studi classici, la chiusura rispetto a minoranze giustifica da principi di “merito”, la continua erosione della disciplina nella scuola italiana e il rischio ad essa connessa, il termine stesso di “lettere classiche”, che presuppone una superiorità degli autori greci e latini, portatori della civiltà occidentale, concetto quanto mai spinoso. Davvero una lettura illuminante e necessaria per chi intende intraprende la carriera nel mondo dell’antichistica, mi è mancata però una controparte positiva e propositiva, fino alla fine ho sperato in un raggio di sole che non è arrivato.
Profile Image for Francesco Fantuzzi.
44 reviews9 followers
January 10, 2024
Fantastico. Illuminante. Anche divertente. L’Autrice ci conduce molto efficacemente per i meandri, a volte davvero poco perspicui, di una questione molto complessa. Lettura doverosa non solo per chi si occupa dell’Antico, ma anche per quel grande pubblico generalista che è spesso vittima di una informazione italiana superficiale e poco informata (speriamo in buonafede). In ogni caso la sua lettura sarà motivo di mille altre riflessioni personali doverose, in questa epoca storica. Chiunque può lo legga!
Profile Image for Salvatore.
176 reviews7 followers
December 17, 2022
Interessanti riflessioni sulla cancel culture e l'antichistica, di grande profitto per chi sia esterno al settore.
Profile Image for StefyMas.
108 reviews5 followers
October 13, 2023
Molto scorrevole ed interessante, ho potuto approfondire un argomento su cui non avevo mai avuto occasione di riflettere.
Profile Image for Alessandra Bertoldi.
72 reviews
April 17, 2025
Ottima sintesi (e debunking delle relative notizie gonfiate ad arte) della situazione degli studi classici in USA e analisi lucida e non scontata delle ricadute in Europa.
Profile Image for Debora Perra.
349 reviews1 follower
August 21, 2025
Saggio veramente interessante e che mi trova d’accordo sulle conclusioni al 100%
Displaying 1 - 14 of 14 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.