Dubbi e paura di sbagliare accompagnano spesso il nostro uso della lingua. Quando parliamo, quando scriviamo. Eppure, per chi studia la storia delle lingue gli errori sono una benedizione: sono la traccia che rivela una tensione latente, il fossile che permette di ricostruire un suono perduto, la linfa vitale che spinge le lingue verso il loro futuro. Dopo aver raccontato in "Scritti a mano" la letteratura italiana a partire da otto celebri manoscritti, in "L'eccezione fa la regola" Matteo Motolese guida il lettore alla scoperta dell'importanza degli errori nella storia dell'italiano. Dalle trascrizioni imperfette delle poesie della corte di Federico ii alle celebri edizioni di Aldo Manuzio, dalle sgrammaticature di Manzoni fino al correttore di Word, queste sette storie ci conducono in un viaggio lungo oltre dieci secoli alla fine del quale anche chi una volta ha scritto 'quore' potrà sentirsi meno solo.
Mi aspettavo sette storie ma ho trovato, per lo più, prose molto curate ma anche compiaciute. Non sempre sono riuscita a individuare con chiarezza il filo del discorso. Per gli appassionati della materia, la tesi generale è risaputa, ma ci sono anche molti passaggi interessanti. Per esempio, ma potrei farne altri, mi ha colpito la parte dedicata a Bembo che interviene su Petrarca, per esempio.
Libriccino divulgativo sul concetto di "errore come motore evolutivo della lingua" che riflette una sacrosanta (e ormai consolidata) impostazione anti-normativa della linguistica. Dei capitoletti che compongono il libro gli unici davvero interessanti, anche per il loro andamento narrativo, sono quello di apertura e chiusura sulla nascita dei volgari e sulla linguistica computazionale
Dall'Appendix Probi al correttore automatico dei programmi di videoscrittura, un viaggio nella storia della nostra lingua, un racconto appassionante scritto magnificamente. I ricordi che ha risvegliato - i miei anni universitari, i mesi in cui portavo i capitoli della mia tesi all'autore di questo libro, nello studio del mio maestro, il periodo del dottorato e delle prime pubblicazioni - mi rendono questo volume ancora più caro. Consigliatissimo.
Dal sottotitolo (Sette storie di errori che raccontano l’italiano) mi aspettavo un saggio più centrato sull’italiano contemporaneo. In realtà il libro è soprattutto un piccolo manuale di storia della lingua, con un taglio piuttosto accademico. Le parti più interessanti sono le curiosità: i presunti refusi del Canzoniere di Petrarca nell’edizione di Bembo per Manuzio (da cui nasce il concetto stesso di refuso), la costruzione linguistica dei Promessi sposi, la storia del Vocabolario della Crusca, fino al correttore di Word. Tuttavia questi spunti restano spesso schiacciati da un’impostazione più da manuale universitario che da vero saggio divulgativo. Utile per il lettore specialista o molto curioso, meno coinvolgente per chi cerca uno strumento per capire gli errori dell’italiano di oggi. Più che un libro sugli “errori”, è soprattutto un ripasso di italiano storico. Un buon ripasso, certo, ma non quello che mi aspettavo.