Che cosa dire di un libro di cui ho capito poco? Mi dà l’idea di essere geniale perché io quando non capisco un cazzo di niente penso che sia davvero geniale - che non è uno scredito a me, ma un encomio a quello che mi son trovata davanti. Mica posso essere anche un genio, oltre ad avere tutte le belle qualità che ho, modestia compresa. Posso dire che c’è la quotidianità tragicomica di ognuno di noi? No, lo dico di tutto quello che leggo: suona tipo le sempreverdi coltivazioni di barbabietola da zucchero che ci salvavano alle interrogazioni, ma in realtà a meno che non si parli di storia passata (che comunque permea la nostra attualità) di solito nei libri si racconta sé stessi e siamo tutti afflitti dai mali del 2000, quindi. Qui ci sono in ordine sparso: le cattiverie che pensiamo tutti ma che non diciamo millantando di essere politically correct e non discriminatori, il femminismo utopico estremista, le relazioni cacose di cui ci si libera salvo poi imbegarsi con individui peggiori e pure quelle di cui non ci liberiamo, l’egocentrismo, caldaie che provano più emozioni degli esseri umani ma per fortuna queste hanno un manuale d’istruzioni anche se non si capisce quando non funzionano, la tragica fine di Jack, che sulla zattera dicono che non ci entrava. Mi sembra una graphic novel per persone intelligenti, e infatti faccio una chiusura circolare ricordando che non ci ho capito tanto.
Arnone, attraverso le espressive illustrazioni di Albertini, crea un puzzle di pezzi che non si incastrano, provando a ragionare (in chiave ironica, ma non per questo leggera) sulle relazioni e sulla comunicazione in questo nostro presente pazzerello; il risultato è una brillante ed estremamente contemporanea riflessione sul concetto di politicamente corretto, applicato al genere. Con una considerevole dose di intelligenza, l’autore riesce a spingere le sue idee fino al loro nucleo centrale, senza tradire la posizione che evidentemente sostiene, e, allo stesso tempo, a far divertire il lettore. Se c’è una cosa che questa graphic novel non è: banale. Se c’è un’altra cosa che questa graphic novel non è: un saggio sul femminismo.
Un libro genuinamente divertente che fa venire la voglia di prestarlo agli amici per poter ripetere insieme le battute e le situazioni in cui ci riconosciamo tutti.
Gero Arnone è geniale. Se mai a qualcuno fosse venuta l'idea di mettere in discussione questo dato di fatto, "La vita della mia ex per come la immagino io" fuga certamente ogni dubbio. Impossibile non sentire nella mente la voce fuori campo di Gero guidarci tra le immagini di Eliana Albertini. La scelta di Eliana peraltro è perfetta, non avrei saputo pensare un tratto migliore per definire graficamente questa cronaca irriverente e sagace come poche.
Delusione totale, forse anche perché alla presentazione è stato venduto come "il libro più divertente che abbiate mai letto". Boh, per me un sacco di banalità, cose già sentite e battute non riuscite. "Troppa ironia" nel senso che nella foga di voler fare ironia su tutto, alla fine non gli riesce niente. Peccato perché i disegni di Eliana Albertini come sempre sono stupendi (meglio leggersi i suoi libri). Se cercate un libro sulle questioni femminili/femminismo che faccia ridere non prendete questo (se volete ridere davvero leggete Liv Strömquist).
Prima volta in vita mia che piango e rido leggendo un libro, GENIALE e CRUDELE allo stesso tempo, nota di merito per la scheda tecnica della caldaia, da architetta e amante della fisica tecnica ambientale che dire sto ancora piangendo
This entire review has been hidden because of spoilers.
Ironico e sprezzante riesce a descrivere, per un momento in cui si squarcia il velo, cosa di trova al di là degli stereotipi. Poi si torna con l'incomprensione e si resta interdetti: si è capito o non si è capito?
Non conoscevo Gero Arnone. Ho letto in giro recensioni entusiaste e convincenti e ho fatto l'acquisto. Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare la storia, temo a questo punto di non averla capita.