Elia, undici anni, non ha un posto nel mondo e non si sente a proprio agio nel suo corpo. Criticato dai genitori per non essere il perfetto figlio maschio che si aspettavano e affascinato dai vestiti di sua sorella, diventa facile vittima dei bulli. Solo Gio, un compagno di scuola selvaggio e ribelle, trova il coraggio di difenderlo e lo invita a casa sua: un appartamento pieno di stoffe e ricordi, in cui l’aria è pervasa dal profumo di lavanda degli abiti di Libera, l’amorevole nonna del ragazzo. L’appartamento diventa ben presto un rifugio per Elia, in cui trova l’affetto e la comprensione che altrove gli vengono negati. Passano gli anni, il rapporto tra Elia e Gio si evolve. I due ragazzi diventano uno l’estensione dell’altro, si alimentano del loro legame simbiotico, si indossano a vicenda come i vestiti che Elia tanto ama e con cui esprime se stesso. Quello che li unisce tuttavia non basta. Il mondo preme sulle pareti dell’appartamento e reclama attenzione, mescolando ciò che si trova dentro con ciò che c’è fuori, tanto che i due giovani prendono strade diverse e la separazione sembra inevitabile. Elia tiene così traccia del tempo, chiedendosi se sarà possibile sopravvivere a quel tipo d’amore.
Donatella Ceglia (she/they), classe 1990, scrittrice e illustratrice. Scrive, disegna come ARTransparent e fa parte di un collettivo di autorə LGBTQIA+ (UNO collettivo) sia per le sue illustrazioni che con un nome di penna con cui pubblica romance queer in modo indipendente. Ha pubblicato Il corpo che indosso (Triskell Edizioni) nel 2022 e collabora con variə autorə per dare forma visuale alle loro storie.
🦋 Il corpo che indosso 🦋 racconta la storia di Elia, di quel corpo che cerca di adattare a quello che sente dentro, ma che il fuori rende spesso difficile.
"Fuori" e "dentro" sono anche luoghi fisici. Dentro, al sicuro nell'appartamento di Libera e Gio. Fuori, in un mondo che ti picchia per aver indossato una maglietta rosa.
La scrittura evocativa di Donatella Ceglia crea un'atmosfera accogliente quando racconta di quel salotto in cui si beve un tè e si ricuciono le ferite, ma sa anche ferire a sua volta quando scava "dentro" i personaggi e le loro emozioni – la complessità e l'innocenza del primo amore, la perdita, il lutto, la fragilità dei rapporti familiari.
Iris Brown - per RFS . “Venni al mondo la seconda volta per colpa di un colore e pensai che i colori non si potevano neanche toccare. L’aria era calda, appesantiva la pelle e i polmoni. La maglietta rosa, tesa sopra le ossa delle spalle, era diventata una prigione, scura dove il sudore si era allargato nel cotone. La mia maglietta rosa diceva qualcosa di me.”
Ha undici anni Elia, quando perde la sua ingenuità e comprende che anche scegliere un colore, non convenzionale per un maschio, può metterlo in pericolo. E quel giorno scopre anche qualcos’altro, o meglio qualcuno, che riempirà la sua vita di colori, molti di più di quelli che può gestire: Gio. Un ragazzino impetuoso che colma di parole i silenzi di Elia, lo difende dai bulli che lo hanno messo all’angolo, senza neppure conoscerlo, e lo porta a casa sua, dalla nonna, tra quelle mura che diventeranno per lui rifugio, gioco, scoperta… amore. Gio dagli occhi scuri, con quello sguardo capace di ancorare Elia alla realtà, con il sorriso abbagliante che lo fa arrossire e palpitare, combatte anche per lui, soprattutto per lui, che invece vive di rese. La mano di Gio tiene sempre stretta la sua, fin da quel primo incontro. La delicatezza dei suoi gesti è solo per lui, perché agli altri, al resto del mondo, non la dona, al suo posto c’è rabbia e sfrontatezza. Prima di conoscerlo, Elia aveva imparato a comprimere i suoi universi dentro di sé, dopo era impossibile, perché Gio vedeva tutto di lui, ogni sua sfumatura. Elia, invece, ci impiega anni per capirlo davvero, per afferrare quello che Gio è così bravo a non mostrargli, quel cuore velato dal dolore per una madre che non ha quasi mai avuto, un padre inesistente, la paura dell’abbandono.
“Oggi mi rendo conto che era un mondo semplice nelle sue complessità, quello dei nostri undici anni: ero timido e a Gio sarebbe andato bene, non parlavo e Gio lo avrebbe fatto per me, ero strano e a Gio non sarebbe importato.”
Diventano inseparabili, l’uno l’universo dell’altro, quasi incapaci di condividere spazi, tempo e pensieri con gli altri, eccetto Libera, la straordinaria nonna di Gio. Entrambi i ragazzi sentono che quello che li lega è speciale, unico, ma Elia ne è profondamente turbato, condizionato dagli insegnamenti della sua famiglia e della religione su cosa sia giusto essere e “amare un ragazzo” non lo è, pensa.
“Un bacio”, disse. Un bacio. Nel suo vestito di carne e ossa si mise a spingere e tirare, sempre più rapido, come se stesse cercando di scrollarsi di dosso l’intero corpo e restare nudo nel letto con Gio. Solo lui, nient’altro, perché Gio lo vedesse. “Un bacio vero”
Il racconto di Elia si dipana tra i ricordi della sua adolescenza e i primi battiti del cuore, agli anni che lo portano lontano da Gio, per scoprire chi è realmente senza nascondersi dietro qualcun altro, anche se quella persona è parte di lui, la sua stessa carne, legata a se stesso indissolubilmente da un filo invisibile e indistruttibile. È un racconto sofferto, doloroso, perché il cammino di Elia non è per nulla facile, è fatto di cadute, dubbi, tanti, insicurezze e tormenti laceranti: lui vuole solo diventare normale e smettere di sentirsi sbagliato in un corpo che non sente del tutto suo.
Non sono una ragazza. Un conto era diventare un uomo a cui piacevano altri uomini, un conto era essere imprevisto, essere sbagliato dentro, dove avevo lasciato marcire quella strana sensazione. “Ti piacerei di più, se fossi una ragazza?” chiesi per zittire i pensieri. “Che domanda stupida,” mormorò Gio, posandomi un bacio sul collo. “Mi piaci sempre. Mi piaci se sei un ragazzo, una ragazza o qualcos’altro.”
La scrittura di Donatella Ceglia è molto poetica, struggente e intensa. Le emozioni che trasmette si incidono sulla pelle: i brividi d’amore, d’aspettativa, di tenerezza, paura, sofferenza e ineguatezza raggiungono il cuore con grande incisività. Il romanzo è meraviglioso, potente, con tanti passi che mi hanno commossa profondamente ma che mi hanno anche fatto riflettere e soffrire per un cammino, quello di Elia, molto difficile ma necessario per renderlo la persona meravigliosa e unica che è.
Al tempo non lo sapevo, che eravamo scuciti entrambi, rattoppati in modi diversi per resistere alla vita quanto bastava. Eravamo troppo giovani per realizzare che nel nostro disegno era stato cancellato qualcosa di fondamentale e che i nostri corpi cadevano male sulle nostre anime, mettendo in risalto ogni difetto. Lui, nella solidità della sua forma, conteneva a stento venti in tempesta; io avevo ossa sporgenti pronte a bucarmi la pelle e riversare fuori il dentro: la tristezza, l’indefinito, il bisogno.
Si feriscono a vicenda, graffiandosi cuore e anima con ferocia ma sono anche capaci di sfiorarsi in profondità con uno sguardo, legandosi, diventando un unico corpo. Impossibile non amare Elia e Gio e sentirsi legati a loro. Uno dei romanzi migliori dell’anno, perfetto.
Poesia intessuta tra fili di dolore e pura bellezza.
Nel parlare di questo libro, della forza del suo messaggio, dei suoi personaggi, diventati in qualche modo la mia famiglia, e dell’immenso talento dell’autrice, non posso fare a meno di cedere al senso di amore profondo che ho provato tra una pagina e l’altra. Amore per Eli, una persona che fa fatica a trovare se stessa nel caos che ha attorno (e in questo, ahimè, siamo molto simili), per Gio, che ha la costante paura di essere solo, nonostante la facciata affabile che ha costruito per se stesso. Tanto amore per Eleonora, Sorella con la “s” maiuscola, per Yin e Arianna, amiche preziose che non possono non diventare famiglia. Ma questo sentimento così totalizzante si è riversato soprattutto su Libera, la nonna di Gio. Mi ha ricordato per certi versi le mie, di nonne. A metà tra una profetessa, una psicologa e una figura materna a tutti gli effetti, Libera vede la verità in ogni cosa e persona. L’ha vista in Eli ancora prima che lui realizzasse chi fosse davvero. L’ha vista in Gio, il nipote che ha cresciuto da sola e che ha amato nonostante avesse il proprio dolore da gestire. Libera è la chiave di tutto, il cosiddetto punto di non ritorno, perché, dopo averla conosciuta, non si può fare a meno di accogliere il cambiamento. Questo romanzo mi è sembrato una meravigliosa testimonianza della sua vita, ancor prima che una cronaca delle trasformazioni di Eli e Gio nel corso degli anni. L’autenticità di Libera è alla base di quest’opera, che vede le cose e le persone cambiare, unirsi, separarsi, fuggire e tornare, per ritrovare sempre il proprio posto nel mondo. E l’amore…ho imparato che non segue mai una linea dritta. Questa è stata la lezione più importante di tutte. Quella che conserverò nel cuore con gratitudine, attraverso la gioia, il dolore e la consapevolezza che ho acquisito durante la lettura di questo romanzo. Un libro che ho sentito mio, quasi come se l’autrice avesse voluto farmi un dono unico nel suo genere. Quasi come se in cuor suo sapesse già che nella mia vita avrei avuto bisogno di un Elia, di un Gio, di una nonna Libera, di una sorella come Eleonora per sentirmi davvero a casa. Questa è forse la peggiore delle recensioni, ma è una lettera d’amore necessaria. Se volete leggere di vite VERE, questa è la storia che fa per voi.
"Né rosa né blu. E non riguardava neanche i vestiti, alla fine, ma qualcosa che avevo dentro. Qualcosa che ero sempre stato."
Il romanzo si apre con Elia che, a undici anni, per la prima volta realizza che i vestiti e i colori dicono qualcosa di noi, trasmettono un messaggio agli altri, che piaccia o no. Ma in quello stesso giorno succede anche un'altra cosa che gli cambierà la vita per sempre: l'incontro con Gio. È proprio lui che lo porta nell'appartamento e gli presenta Libera, sua nonna: una donna forte e intraprendere, la donna che lo sta crescendo e gli sta insegnando tanto del mondo.
L'appartamento è per Elia un mondo e una corazza, un luogo in cui essere sé stesso e scoprirsi, vestirsi come desidera e mettersi a nudo. In qualche modo, l'appartamento è più di un'ambientazione, è anch'esso protagonista della vicenda.
In contrasto con Elia c'è Eleonora, la sua spumeggiante sorella gemella, che forse non capisce del tutto Elia ma c'è sempre per il gemello. Un cast di personaggi secondari arricchisce la vicenda, che copre diversi anni.
Il titolo racchiude i dubbi e il subbuglio di Elia, il vortice di sentimenti contrastanti di cui cerca di venire a capo, il modo in cui si sente stretto nel proprio corpo e nei vestiti e trovo che sia perfetto. Il romanzo affronta temi delicati con consapevolezza, senza tirarsi indietro e a volte colpendo dritto allo stomaco, ma c'è sempre una certa sensibilità, una delicatezza nelle parole e nelle espressioni. Sono certa che in tanti si sono sentiti e si sentono come Elia, che in tanti si innamoreranno di questo splendido personaggio.
Il corpo che indosso è uno di quei romanzi che si leggono con la matita in mano per sottolineare tutte quelle frasi che ti rimangono dentro. Lo stile dell'autrice è incisivo e poetico, evoca immagini potenti senza troppi fronzoli. Non è il primo romanzo che leggo della Ceglia ma ad oggi credo sia quello più intimo e introspettivo, un viaggio nella mente di Elia.
Ringrazio la Triskelledizioni e Donatella Ceglia per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo in anteprima!
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Tropes: queer, found family, friends to lovers, coming of age Trigger warnings: discriminazione, bullismo, uso di droghe, lutto
Voto: 4.5 RECENSIONE A CURA DI LADY MARMELADE A volte ci si imbatte in un libro che avresti voglia di sottolineare dall’inizio alla fine, tale è il potere dei concetti che esprime: gioie, dolori, insicurezze, paure che accompagnano il percorso di crescita di ogni essere umano, indipendentemente dal sesso di appartenenza. Elia e Gio sono due ragazzini di undici anni con pochi amici, forse in realtà nessuno, e pochi famigliari che li circondano, soprattutto per Gio che vive da sempre solo con Libera, la premurosa e anticonvenzionale nonna materna. Elia i genitori li ha, anche una sorella gemella, la vulcanica Eleonora, molto più forte caratterialmente del taciturno fratello; eppure anche lei non ha ancora capito che Elia è in perenne conflitto con se stesso, del resto hanno solo undici anni. Pochi direste voi, ma sufficienti per far capire a Elia di essere diverso dai ragazzini della sua età. Continua sul nostro blog!
Ho voluto assolutamente recuperare questo libro perché la cover ma soprattutto la trama mi avevano colpito. È una storia particolare che parla di evoluzione e legami. Elia capisce bene presto di essere differente dagli altri: sin da piccolo non si identifica nell'azzurro ma neanche nel rosa. E proprio grazie a una maglietta rosa presa dall'armadio della sua gemella e un gruppo di bulli incontra Gio. Lui non sembra trovare "strano" il suo modo di essere, anzi tutto il contrario e gli apre le porte dell'appartamento dove abita con la nonna Libera. Quello diventa il rifugio in cui può essere se stesso, in cui può indossare i vestiti che ama, femminili, senza giudizio, in cui si lega indissolubilmente a un ragazzo fino a innamorarsi. Ma il rapporto tra Gio ed Elia non è costellato da etichette, Gio le odia e ama invece la libertà assoluta. Gli anni passano, Elia e sua sorella si allontanano dalla loro famiglia che non comprende, non accetta mentre all'appartamento fanno il loro ingresso tanti nuovi personaggi che si legheranno ai protagonisti: Yin, patita di moda; André un compagno della squadra di nuoto di Gio e che avrà un ruolo importante a un certo punto; Arianna, amica di Eleonora (gemella di Elia) e Sebastiano che è il personaggio che più di tutti romperà gli equilibri. Tra passato e presente conosciamo la storia dei due protagonisti e il forte legame simbiotico che si crea negli anni, l'indauatezza crescente di Elia, il suo iniziare a mentire a se stesso per non perdere chi lo ha amato senza remore da quando aveva 11 anni. Ma Elia vuole di più, vuole l'amore vero, vuole sentirsi legato a qualcuno e non in un eterno limbo e proverà a recidere quel filo che lo trattiene a quell'appartamento... Ci riuscirà? A voi scoprirlo leggendo. Devo ammettere che è stata una lettura interessante che non mi ha deluso, che tratta di temi importanti, di traumi che sia Elia che Giove (vero nome di Gio) cercano di superare. È un libro scorrevole, che ho letto in poco tempo. C'è l'inadeguatezza di vivere in corpo che non ci rispecchia, c'è il giudizio, c'è la famiglia che non accetta e una nuova che viene costruita con legami potenti anche se non di sangue; c'è il bullismo e la discriminazione; c'è l'amore fraterno e di una nonna che fa di tutto per tutti i suoi nipoti acquisiti. C'è il trauma dell'abbandono, del restare da soli. Ci sono le prime esperienze amorose, le prime volte e scoperte. C'è un amore che sembra a tratti reale e a tratti solo un'illusione che Gio crea per non restare da solo. Il rapporto tra i protagonisti è altalenante, c'è, è concreto ma ha tante falle che Elia cerca di colmare altrove. C'è l'evoluzione di un ragazzo che impara ad accettarsi, che diventerà famoso e importante nel mondo della moda proprio per la sua particolarità e non per la normalità che rincorreva tanto. C'è un gruppo di amici forte che diventa il fulcro di tutto, ci sono sbagli ed errori, l'uso di sostanze, il lutto; c'è chi proverà a fare ammenda dopo tempo, chi cadrà e si rialzerà. È una storia di seconde occasioni, di possibilità da cogliere, di accettazione che viene naturale, di forti legami. La consiglio a chi ama le storie che raccontano situazioni reali, che non indorano la pillola. A chi ama un MM intenso, che non si concentra in particolare sulla relazione amorosa ma che affronta le paure e le inadeguatezze dei suoi protagonisti e ne segue l'evoluzione.
Ho finito il libro il giorno di Natale, ma ho fatto sedimentare le sensazioni per 24 ore prima di fare una recensione.
È raro, anzi rarissimo, che io venga trascinata da tante emozioni con un romance. La mia preferenza, in genere, è sempre per letture che abbiano anche una trama fantasy, thriller, storica, narrativa di formazione o, meglio ancora, un mix di tutto.
Avevo acquistato il libro alla sua uscita, credo, sicura di volerlo leggere per gli argomenti trattati. Come sempre mi accade, mi ci sono buttata soltanto quando mi ha "chiamata".
Per alcuni versi, ho empatizzato così tanto con Elia (il caso del nome simile al mio è una incredibile coincidenza) da non riuscire più a separare alcuni miei ricordi dalla lettura. È il motivo per il quale ho dovuto lasciar passare del tempo e fare la recensione a mente fredda e lucida.
Elia è un personaggio fragile e forte, come lo sono tutti gli esseri umani, travolto da ciò che la famiglia e la società si aspetta da lui, e lacerato da ciò che nella sua anima ribolle da sempre. In tutto questo caos interiore, che lo rende inerme di fronte alla brutalità esterna, Gio diventa la sua ancora, ma con il tempo anche la sua catena.
Seguire la crescita di questi due ragazzini e del loro rapporto è stato bellissimo quanto straziante. Ho amato il modo in cui Gio e sua nonna hanno letteralmente salvato Elia spingendolo a capirsi e ad accettarsi.
Allo stesso tempo, però, ho sofferto tantissimo per le mancanze e per i compromessi che Elia ha "ingoiato", sorridendo quando avrebbe voluto solo piangere e urlare, durante l'evoluzione-involuzione del loro rapporto.
Ed è qui che la mia recensione non può andare oltre, perché il mio vissuto la influenzerebbe troppo.
Posso solo dirvi che lo stile narrativo è fluido, a tratti poetico e intenso quanto la storia che viene raccontata.
Dovrei dire anche qualcosa su tutti gli altri personaggi - Libera, Eleonora, Yin, André, Arianna, Sebastiano -, ma vi basti sapere che ognuno di loro è perfettamente inquadrato e delineato in ogni sfaccettatura.
Menzione d'onore a un "personaggio chiave": l'appartamento. Non una semplice ambientazione, ma un essere vivo e pulsante che accoglie e coccola o imprigiona e respinge a seconda dei momenti.
Il corpo che indosso è un libro che riesce a diventare una seconda pelle, si avvolge completamente intorno al lettore, riuscendo a farlo empatizzare con i personaggi, ma non solo, infatti Donatella Ceglia con la sua scrittura è stata capace di far entrare le parole che ha scritto dentro a chi legge.
Ed è anche questo, Il corpo che indosso, una varietà di colori che nonostante siano intangibili lasciano un segno indelebile, così come i protagonisti del romanzo: Elia e Gio. Con le loro personalità e anche differenze, sono dei personaggi vivi e reali, che fanno pensare di non essere solo inchiostro sulla carta. Si aiutano l’un l’altro a scoprire chi sono veramente, ad esplorare ciò che hanno dentro e non a fermarsi solo a ciò che si indossa...
👤 Fin da subito mi sono sentita legata emotivamente a Elia. È proprio una di quelle persone buone nel mondo a cui è davvero difficile pensare di fare del male, stesse persone che sono troppo buone persone difendersi e che perciò sono vittima delle cattiverie del mondo. Gio invece è proprio fuori dalla mia comfort zone e forse è proprio per questo che l’ho apprezzato in modo particolare, perché da una visione nuova al romanzo.
🖊️ Questo romanzo è davvero scorrevole, la penna di Donatella ti attirare all’inverosimile e sono poche le persone con un dono come il suo. La storia tratta di tematiche pesanti e molto importanti, ti fa riflettere e ragione con una capacità che davvero pochi autori hanno.
💭 Questo titolo mi ha attratta fin da subito per non parlare della trama. Sebbene fossi sommersa di cose da fare sentivo che non dovevo farmelo sfuggire e ringrazio Triskell per avermi dato l’opportunità di leggero in anteprima. La dolcezza della storia, contrapposta alle tematiche forti, sono in viaggio davvero unico. Non vedevo l’ora di finire questa storia per sapere cosa accadeva, ma non volevo lasciarla. È stato un viaggio difficile, ma davvero meraviglioso e questo romanzo si merita tutto il successo del mondo.
L'abilità di Donatella (Donnie mi permetto di chiamarti per nome anche nelle recensioni, spero sia ok!) - dicevo l'abilità di Donatella di raccontare le emozioni è sempre pazzesca. Riesce a farlo con una precisione, una cura e una grazia che mi lasciano a bocca aperta. Una lettura per me a tratti claustrofobica e poi con sprazzi di aria aperta (letterale o meno): credo fosse tutto voluto, quindi obiettivo raggiunto.
Sarà difficile parlare di questo libro senza fare spoiler. Non tanto di ciò che succede, ma di ciò che "si sente".
Inizio con il dire che invidio tantissimo la scrittura dell'autrice, così intima. Ho letto il libro con un perenne senso di soffocamento e peso sul petto, da quanto è stato travolgente, sia in positivo sia in negativo.
"Il corpo che indosso" parla di crescita, cambiamento, di scoperta e scoprirsi. Parla di errori, tanti errori, parla di amare e amare sbagliando, ma anche di sbagliare amando. Parla di distruggersi, di annullarsi. Ma parla anche di felicità, libertà, di relazioni che si creano e plasmano e ti rendono la persona che sei. C'è l'amicizia che cura, c'è la famiglia che ti sei scelto, c'è la gente che ti comprende e ti accetta in tutto e per tutto. C'è la voglia di essere, di non vergognarsi, di camminare a testa alta. C'è anche il bisogno di certezze, tranquillità e normalità. Dall'altra parte c'è il bisogno di essere fuori dagli schemi, perché gli schemi non esistono.
Il rapporto tra Elia e Gio inizialmente mi ha fatto desiderare di averne uno uguale, poi qualcosa è cambiato. Da innocente ma totalizzante, come se l'uno fosse l'universo dell'altro e non esistesse altro che possa renderti felice, si è trasformato in colpe, omissioni. E io ero così arrabbiata, ma così arrabbiata! Che non parlassero, non si esponessero, non si incastrassero come avrebbero dovuto. Ero arrabbiata soprattutto con loro, ma anche con me che invece speravo che alla fine il mondo li facesse collimare e incastrare per sempre. Perché non era sano, perché loro non erano pronti, non erano capaci, non dopo i primi anni almeno. Eppure sotto a quello strato di bugie e rabbia, di incomprensioni, c'era l'amore vero, tanto amore, tanto bisogno e comprensione. Si vedeva! Ed è proprio per questo che gli anni sono passati ma nessuno dei due se n'è mai andato.
Ed è questo che hanno dovuto affrontare, che avrebbero dovuto affrontare prima. Dividersi, compiere due strade diverse e comprendere dapprima chi sono loro stessi per poi comprendere se la strada può essere percorsa insieme. È difficile capirlo quando ci sei dentro, quando sei inglobato e risucchiato, quando non sai più quale corpo stai indossando perché pieno di ciò che hai attorno ma che non appartiene per forza a te.
Vorrei dire "per fortuna che non erano soli ad affrontare tutto questo", perché ci sono Eleonora, André, Libera... Soprattutto Libera, che si merita ovviamente la medaglia di personaggio secondario migliore del mondo. Ma la realtà è che loro sono stati soli, perché quando erano solo loro due, *erano solo* loro due. Quindi, per quanti consigli, appoggi, ecc, hanno ricevuto, alla fine l'uno crollava nelle parole dell'altro. E io devo dire che amo questo genere di rapporto, quello di due anime in una, peccato però per come si sia evoluto nel corso del tempo. Certo, se avessero parlato prima ovviamente il libro non sarebbe esistito, ahah!
Ho amato poi il mondo all'interno dell'appartamento, protagonista insieme a Gio ed Elia. Ho amato le parole di Libera, ho amato come tutti si amalgamassero nonostante le diversità. Ho amato come Elia potesse essere chi voleva, con i trucchi, i vestiti e i tacchi. Ho amato tutte le attenzioni che gli sono state date, tutti i ragali, i "sei bello". Ho amato la dolcezza, le sue lacrime. Ma quante testate, ragazzi! Un po' a lui e un po' a Gio.
Gio con il suo essere "oltre" qualsiasi cosa. All'inizio non lo capivo, poi l'ho capito e gli ho anche dato ragione, poi sono tornata a non apprezzare il suo stile di vita. Soltanto perché io non ci riuscirei mai, non è ciò che vorrei. Sotto questo aspetto sono decisamente più simile a Elia. E poi perché Gio si è autodistrutto con il suo comportamento, quindi...
Avrei davvero mille cose da dire ancora, tutte le paranoie e i pensieri che mi sono fatta durante la lettura. Tanti ragionamenti, valori che ho messo in discussione, cosa significa essere felici. Questo libro mi ha proprio fatto riflettere, dubitare. Mi ha fatto stare malissimo e anche benissimo. Mi ha fatto piangere, mi ha fatto sperare. Ci sono delle frasi che porterò sempre nel cuore, e questo libro finisce senza dubbi tra le letture preferite di sempre.
L'unica cosa che avrei voluto è un finale un po' più... lungo. Sapere qualcosa di più.
Menzione d'onore per la scena con il rasoio elettrico, non dico troppo per non spoilerare davvero. Quella racchiude il messaggio migliore del libro.
Un bel 9 e mezzo solo per quell'appunto sul finale, ma che non toglie il fatto che rimane una delle letture migliori della vita.
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“Il corpo che indosso” di Donatella Ceglia è uno di quei racconti che per me ha il sapore delle origini. Dai ringraziamenti ho scoperto che l’autrice è passata, come tante persone del mondo del romance, da EFP. Proprio come lo sono io; e avrei saputo riconoscere una mia simile tra mille, per un motivo - la libertà. Quella che si trova in certi romanzi che difficilmente approdano nelle grandi distribuzioni perché, come dice Ceglia con un’espressione che ho amato moltissimo, passano da un filtro multicolore. E forse, approdando nelle rigidità di quello che è il mondo in cui viviamo, un po’ di quelle sfumature la storia rischierebbe di perderle. Non verrebbero capite.
Perché “Il corpo che indosso” ha un protagonista che non capisce se stesso, che si cerca, che si indaga attraverso le proprie emozioni e il rapporto con gli altri. Ha un comprimario complesso, che si muove sul filo sottile della paura dell’abbandono. Ha un corollario di personaggi che vivono in assenza di giudizio. E ha un appartamento che credo sia il centro nevralgico della storia. Dove tutto converge, dove la narrazione si condensa e si sviluppa. Ceglie non ha uno stile che eccede in barocchismi, ma con delicata, poetica semplicità arriva dritta al cuore, colorando tutto con accuratezza lessicale. Ci racconta, nei suoi passaggi da fuori a dentro, la famiglia, il sesso, l’amore, l’abbandono, la sessualità. Lo fa senza nessun inutile pudore.
Il romanzo mi ha dato un leggero senso di claustrofobia, ma credo sia un effetto voluto. Forse non ho capito tutte le scelte dei protagonisti, ma non penso dovessi farlo. Avrei voluto un po’ di più dalla parte finale, quello sì. Credo che nell’ultimo centinaio di pagine rimanga un po’ il sentore di un potenziale inespresso, ma probabilmente è solo la mia curiosità primordiale e la difficoltà che ho a lasciare andare i personaggi.
Un piccolo gioiello, che spesso racconta più le emozioni suscitate da un avvenimento che l'avvenimento stesso, che ci fa conoscere i personaggi attraverso i loro silenzi, i non detti, i sentimenti soffocati e le ferite che provocano. Eli e Gio, e Libera, Eleonora, Yin, Arianna, André... tutti che ruotano attorno a un appartamento in cui possono essere liberi, ma che in un certo senso li tiene rinchiusi. Eli con gli abiti femminili e gli spigoli di un corpo che non lo definisce, Gio con il disperato bisogno di libertà che maschera il terrore dell'abbandono. Eli e Gio, insieme da quando hanno 11 anni, che si proteggono a vicenda e si amano, si feriscono e si dicono tutto, che si mentono e si amano. Una storia di crescita, scoperta di se stessi e rinascita, di dolore e guarigione. Un romanzo molto bello, delicato eppure tagliente quando serve, narrato in un modo non lineare che permette di immergersi del tutto nelle emozioni dei personaggi. L'unico appunto, completamente personale, è che la scelta di inserire continui salti temporali, andando avanti e indietro nella storia, in alcuni punti mi ha leggermente confuso: è disorientante ritrovarsi davanti un personaggio e chiedersi chi sia, prima di capire che quel pezzo di capitolo si svolge anni dopo il pezzo precedente, oppure leggere le conseguenze di un avvenimento e solo molte pagine dopo leggere l'avvenimento in questione. Nonostante questo, l'ho trovato un libro meraviglioso.
Questa non è una storia d'amore. È una storia di rinascita (o meglio, di più rinascite), di crescita, emancipazione e guarigione. Quindi sì, in un certo senso è una storia d'amore, ma verso sé stessɜ. E di amore ce n'è molto anche nei legami di amicizia e found family rappresentati nel romanzo: come non affezionarsi subito a Eleonora, Yin e Arianna e, soprattutto, come non volere una Libera nella propria vita? La mia parte preferita è stata proprio la formazione di questa famiglia sgangherata, ma piena d'amore. Il rapporto complesso di co-dipendenza tra Elia e Gio è interessante e molto ben costruito. A tratti il punto di vista di Elia è faticoso da leggere, perché per la maggior parte del libro la sua visione del mondo resta incastrata negli stessi schemi, ma ha una risoluzione molto soddisfacente. Lo stile della narrazione è poetico e ricco senza mai scadere nel retorico. Non vedo l'ora di leggere altro di questa autrice.
Meraviglioso. Scritto con cura e con uno stile che mi ha lasciata attaccata alle pagine, nonostante l'inizio sia un po' lento (come è giusto che sia, visto che è un'introduzione a persone e situazioni che non conosciamo). Mi ha lasciato l'amaro in bocca, ma in un senso buono: a volte non tutte le azioni di una persona ci piacciono, come è normale che sia, e devo dire che c'è stato un personaggio che mi ha proprio fatto sentire quel sentimento amore-odio difficilissimo da ricreare. Il percorso di Elia (chiamarlo per nome è riduttivo, ma lo scoprirete leggendolo) è scritto divinamente e ti fa entrare in empatia con il suo vissuto. Bellissimo, mi ha fatto provare emozioni che non provavo da tempo e mi ha ricucita come solo pochi romanzi sanno fare.
BELLO BELLO BELLO per alcuni aspetti ho trovato tossica la relazione tra Eli e Gio. lungo tutto il libro vediamo il loro legame nascere, sgretolarsi e ricomporsi. vediamo anche la crescita personale non solo dei protagonisti ma di tutti i personaggi.
è un libro che parla della riscoperta di sé stessi, delle difficoltà che deve affrontare una persona quando si accorge di non essere chi si aspetta la società.
non è un semplice libro sulla comunità queer, è molto di più. ci aiuta ad aprire gli occhi. non è semplice venire allo scoperto per paura del giudizio altrui ma anche del nostro stesso giudizio.
Non è facile trovare un libro che riesca a trattare un argomento tanto complesso in modo così veritiero e ben scritto. La storia Eli ci porta a conoscere una realtà che spesso viene taciuta e nascosta, portando con sé un dolore tale da poter sfociare in autolesionismo o atti ancora più gravi. Ho sentito ogni pagina colpirmi dentro e spero che questa lettura possa aprire la mente a persone che ancora faticano ad accettare che esistono tanti modi diversi di sentirsi, che non si possono racchiudere in soli due generi. Consiglio la lettura a tutti, sia adulti che ragazzi! Donatella poi, a mio avviso, scrive davvero bene.
Il primo libro che leggo quest'anno e so già che sarà uno dei più belli. Delicato e potente, scritto così in maniera vivida, intelligentemente realistico. Mai banale, mai scontato, esattamente come i rapporti umani. È stata dura dover girare l'ultima pagina e lasciarli andare, per la loro strada.