Se da un lato colpisce a strana convinzione di base, e cioè l'assoluta superiorità che si raggiunge possedendo un solo fucile, e ci si chiede costantemente come mai le armi siano così poche, pur essendo il mondo andato in malora (esempio: armi da taglio: è sicuro che siano così inefficaci? nessuno le porta), dall'altro Hanazawa si conferma efficace sia nello scavare nelle relazioni fra umani (interessante la gestione del gruppo di folli che continua a nascondersi sui tetti del centro commerciale), ma soprattutto ci fornisce ulteriori elementi per il mistero degli ZQN. Hiromi, o meglio, la sua versione contagiata, è un personaggio dannatamente magnetico, con i suoi squarci mentali che assomigliano a ricordi e incubi al contempo, e la sua percezione alterata che non si limita all'aggressività, ma si spinge a un senso genuino di affetto per Shinji / Hideo. Interessante anche il rapporto con gli altri ZQN, che non sembra a senso unico, come si ipotizzava nel primo scontro per strada. A fine numero, infatti, Hiromi e uno dei mostri si confrontano senza attaccarsi. Insomma: IaaH continua ad essere una lettura di genere, ma costruita benissimo.