Dietro I Fronti - Cronache di una psichiatra psicoterapeuta palestinese sotto occupazione.
Queste cronache, scelte tra i numerosi scritti della dottoressa Jabr, si snodano nel corso del tempo, dal 2003 al 2017. Psichiatra, scrittrice, pensatrice e testimone, l’Autrice condivide in questa raccolta la sua esperienza di terapeuta sotto occupazione, affermando che la psichiatria e la psicoterapia non possono guarire le persone oppresse senza contemplare nella propria etica professionale la giustizia e i diritti umani come degli elementi essenziali per la salute mentale e il benessere dei pazienti. Samah Jabr considera il lavoro clinico alla luce del contesto socio-politico e analizza il trauma psicologico transgenerazionale che segna la memoria collettiva palestinese, ma valorizza anche la solidarietà tra oppressi e la capacità di riunirsi in una causa comune come elementi necessari per la salute mentale dell’individuo e della comunità. Prendere la parola. Far parlare. Testimoniare affinché le umiliazioni, le torture, le conseguenze dell’occupazione non rimangano sepolte nel silenzio e non consumino per sempre l’anima di chi vi si oppone. Parlare per rompere il circolo vizioso della dominazione.
“Noi palestinesi assomigliamo a dei papaveri rossi, dalla vita breve e fragile. […] l’aggressione e le distruzioni costanti di Israele mirano a seppellire vive le nostre speranze e a costringerci ad accettare lo status quo. Eppure, sebbene sia più facile restare sottomessi che aspirare alla libertà, mai smetteremo di resistere all’oppressione. I palestinesi non sono un popolo morto, noi difendiamo un’identità collettiva davanti alla disumanizzazione e all’implacabile aggressività di Israele.
[…] nonostante tutto, i palestinesi resistono ed esistono. I disastri causati a Gaza non incideranno sul nostro morale e non indeboliranno la nostra determinazione. Sul tetto di un tunnel, in mezzo alle rovine, sulla terra bruciata, i papaveri rossi rispunteranno sempre”
Un libro essenziale e di una importanza enorme. La dottoressa Jabr ci offre un punto di vista essenziale di medica e di psichiatra per capire il conflitto. Un libro prezioso.
Diretto. Crudo. Vero. La prospettiva di chi non ha voce e chi viene taciuto
"Il pretesto della paura offre un alibi al crimine e assolve i criminali "terrorizzati", attribuendo ingiustamente la responsabilità alle vittime "terrorizzanti". Lo stesso discorso vale per l'improprio termine di "islamofobia": come mai i pregiudizi e i crimini concernenti gli ebrei sono qualificati di antisemitismo, mentre i pregiudizi e i crimini contro i musulmani - molti dei quali sono anch'essi semiti - non sono qualificati crimini e odio antimussulmano? Si preferisce il termine riduttivo di "islamofobia", il quale sottintende che l'odio, il razzismo e il passaggio all'atto criminale dell'aggressore siano giustificati perché egli soffrirebbe di una fobia, cioè di ansietà e paure irrazionali.”
“È un odio legittimo, che distingue ciò che ferisce da ciò che protegge, incoraggia la resistenza all'oppressione piuttosto che la sottomissione alla disperazione. Aspettarsi che i palestinesi siano esenti da odio o da sentimenti negativi verso Israele è come aspettarsi che una donna violentata provi empatia con il suo aggressore. Sarebbe un esempio di sindrome di Stoccolma - nel migliore dei casi una dissociazione dell'Io psicologicamente ancora più pericolosa dell'odio stesso. Questa sindrome finirebbe per provocare l'interiorizzazione di quest'odio, che si esprimerebbe allora in maniera distruttiva in seno alla comunità oppressa.”