Perché la A è la prima lettera dell’alfabeto? Forse perché il bue era considerato dai fenici il più importante fra i beni? Perché la D, fra i numeri romani, significa 500? Come si può vedere nella M il volto di un uomo? Perché davanti a U usiamo Q? Questo libro è una storia dell’alfabeto. La storia di una delle più straordinarie invenzioni umane, di quei «venti caratteruzzi» che ci permettono di «parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni», per usare le parole di Galileo. (E perché per Galileo le lettere sono venti, e non ventuno?) Alessandro Magrini ci accompagna in un viaggio affascinante, un capitolo per lettera, dall’antico Egitto alla Fenicia alla Grecia a Roma (con lo zampino degli etruschi). E lo fa con la rara capacità di tenere sempre viva l’attenzione, complici la sua contagiosa curiosità e un’esposizione limpida e avvincente. Grazie anche al ricco apparato d’immagini, Il dono di Cadmo è uno di quei rari libri in cui il rigore scientifico convive con una genuina abilità divulgativa. Venite a scoprire la storia delle ogni scarabocchio sul muro, ogni insegna pubblicitaria non vi parrà più la stessa. Quando vedrete una N, penserete d’ora in poi a un antico serpente di mare.
Il mito vuole che sia stato Cadmo di ritorno dai suoi viaggi in medio oriente a donare ai Greci l’alfabeto, ossia la possibilità di trascrivere il discorso orale. Le origini dell’alfabeto sono incerte. Tutto viene fatto risalire agli antichi Egizi che 3000 anni fa iniziarono ad accostare alla loro scrittura geroglifica simboli fonetici. I Fenici da astuti mercanti presero in prestito quell’invenzione e la modellarono sulla loro lingue. Lo stesso fecero i popoli con cui i Fenici commerciavano, tra cui i Greci e gli Etruschi. Ogni popolo cercò di adattare la tecnologia di scrittura a quanto già esisteva nella loro cultura, ossia la lingua orale; questo comporta che molti simboli hanno subito variazioni nel tempo da cultura a cultura. Le forme delle lettere a cui oggi facciamo riferimento derivano dal quel capolavoro di arte e tecnica che sono le incisioni maiuscole sulla la colonna Traiana a Roma. Ho letto su altri testi che l’uomo ha iniziato a scrivere per pure esigenza pratica, ossia per fare di conto, contare il bestiame, contare il denaro, stabilire contratti e poi successivamente solo nel tempo la scrittura abbia acquisito il valore che oggi le attribuiamo. Personalmente trovo il nostro alfabeto non sono intelligente ma anche elegante, se pensate che con una manciata di simboli fonetici siamo capaci di esprimere a chiare lettere il nostro pensiero a distanza di millenni, significa che sia un’invenzione consistente, fondamentale e non la moda del momento. I libro in questione affronta parte di queste tematiche fornendo molte informazioni succose affiancate ad altre che sono incerte, visto che è molto dura comprendere come si siano evoluti tutti i simboli grafici. Il testo risulta sia tecnico che divulgativo, tutto è scritto dal punto di vista di un linguista. Ultima cosa che forse manca nel libro è l’analisi degli strumenti materiali con cui venivano incise le lettere, perché il simbolo grafico è anche la storia degli strumenti con cui sono stati realizzati.
Un breve saggio sulle lettere dell'alfabeto, della loro evoluzione dall'epoca egizia a quella fenicia, greca e romana. A volte magari un po' ripetitivo nell'impostazione e in alcuni concetti, ma una lettura molto curiosa.
Quanto mi sono divertita a leggere questo libro.. La leggenda narra che Cadmo, un eroe fenicio trasferitosi in Grecia, porta con sé una serie di consonanti (scrittura di tipo fonetico), qui corrette e arricchite da vocali. L’alfabeto greco, contenente ora sia vocali che consonanti, è la base per quello latino (con un piccolo zampino da arte degli etruschi) da cui deriva il nostro alfabeto moderno. L’alfabeto fenicio, a sua volta, prende origine da una serie di geroglifici egizi, che tutto erano tranne che lettere. Sembra che la A derivi da un geroglifico raffigurante la testa di un bue, simbolo di forza e comando, si leggeva Alef, poi ruotata dai Fenici e ribaltata dai Greci a formare la lettera Alfa. Ok, ci vuole un po’ di fantasia..
Avete presente il meme del cavallo disegnato per benissimo fino a metà e poi scarabocchiato perché il tempo a disposizione era finito? Ho avuto quella sensazione leggendo la parte iniziale / finale di questo libro. Storie molto interessanti e curiose all’inizio, poi o non c’era niente di spettacolare di cui parlare (alcune lettere sono infatti prese “tutte insieme”) o semplicemente è colpa mia che non mi faccio affasciare da tavolette di argilla e ritrovamenti mummificati in cui si ringrazia il dio Thoth (mi pare). Colpa mia, sicuramente, o forse boh.
"sant'Agostino che faceva notare che ai suoi tempi, a cavallo tra IV e V sec. d.C., gli intellettuali facevano più caso alla pronuncia dell'acca di homo che all'odio di un uomo verso un altro uomo."
“Il dono di Cadmo: L'incredibile storia delle lettere dell'alfabeto” il saggio di Magrini è diviso in capitoli uno per ogni lettera dell'alfabeto e di ognuna cerca di ripercorrerne le origini e di raccontare da quali segni è partita e come è diventata quella che leggiamo oggi nei libri stampati e nella tastiera del computer. Una carrellata affascinante che parte dalla scrittura cuneiforme o quella protosinaitica, passa dai geroglifici e si dirama tra greco e latino in un viaggio tra province confinanti, dialetti simili ma fondamentalmente diversi e pronunce che richiamano specificamente certe regioni. E se la casa è forse il concetto principale che dà origine a tutto, l'alfa e l'omega si rincorrono tra disegni di bui e vicende che non si penserebbe mai abbiano influenzato così tanto i segni da cui dipendono tutte le nostre comunicazioni. Comunicare è fondamentale e farlo in forma scritta lo diventa ancora di più soprattutto quando non c'è niente ed è tutto da costruire. Anche l'ordine in cui le elenchiamo diventa fondamentale e ogni aspetto riflette le scelte e i pensieri di chi ci ha preceduto, davvero molto affascinante anche se devo dire estremamente breve.