Ogni storia famigliare è in qualche misura immaginaria perché la memoria – i romanzieri lo sanno bene – è capricciosa, inaffidabile: ama le variazioni sul tema. Nel caso di questo romanzo, a dare forma all’universo narrativo è lo sguardo del più piccolo dei componenti di una famiglia vitale e caotica, che osserva con sagacia e curiosità le vite spesso incomprensibili degli adulti, le dinamiche misteriose dei loro rapporti, si accende per i loro entusiasmi e intercetta le inquietudini sotterranee. A torreggiare su di lui ci sono anzitutto i nonni: quello materno, “una sorta di vecchio principe con la grazia di Charlot”, convinto antifascista negli anni della guerra, che mal sopporta di gestire il negozio di ottica in cui si sente confinato e, fervente democristiano, sogna di dedicarsi alla politica. E il nonno paterno, burbero, anaffettivo si direbbe oggi, ex fascista ed ex poeta futurista con “gli occhi di brace della stizza sprezzante che riservava al mondo che non lo aveva considerato abbastanza”. Contrapposti nello schieramento ideologico – in anni in cui la politica era tutto –, eppure partecipi di un identico destino, questi nonni: la disillusione di un dopoguerra che ha tradito le promesse della loro gioventù. Non bastano le soddisfazioni economiche, il clima straordinario dell’Italia degli anni Sessanta, al culmine della fiducia in se stessa e dello slancio costruttivo, anche se già percorsa dai conflitti che deflagreranno nel decennio successivo. Andrea Vianello, che con Ogni parola che sapevo aveva conquistato tanti lettori, dimostra qui di possedere lo sguardo del romanziere e un senso sicuro della scena. E nel raccontare una famiglia, che forse, chissà, assomiglia molto alla sua, con intenerito divertimento, empatia e dolcezza, ci offre un’inedita e originalissima ricostruzione dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, una stagione irripetibile della vita sociale e culturale italiana.
Raccontato con una delicatezza particolare ed un linguaggio ricercato e mai banale. Bella la descrizione degli anni 60/70 durante il boom economico. Poco importa se le storie dei personaggi siamo reali oppure no: riescono ad essere comunque molto emozionanti.
Vianello racconta spaccati di una vita in un’altalena tra i vari momenti del passato, con un tale realismo da rendere difficile credere che non si tratti di una storia vera. A circa metà del libro viene da chiedersi “ma quindi? Qual è il punto?”, verso il finale ci è chiaro che in realtà un punto non c’è, che la vita del protagonista è proprio come quella di tutti noi.
C'è una delicatezza particolare in Vianello e nel suo modo di raccontare. Un amore per i particolari, una dolcezza verso i ricordi, reali o immaginati che siano, un rispetto verso la storia che propone che quasi gli fa fare un passo indietro come narratore. Si può diventare scrittori a cinquant'anni? Forse sì e Vianello lo dimostra con una genealogia immaginata, forse più vera di quella reale.