Cinque anni possono cambiare un mondo. Una vita, tante vite. Il grande ritorno del commissario Ricciardi.
È il 1939, sono trascorsi cinque anni da quando l’esistenza di Ricciardi è stata improvvisamente sconvolta. E ora il vento d’odio che soffia sull’Europa rischia di spazzare via l’idea stessa di civiltà. Sull’orlo dell’abisso, l’unico punto fermo è il delitto. Fra i cespugli di un boschetto vengono ritrovati i cadaveri di due giovani, stavano facendo l’amore e qualcuno li ha brutalmente uccisi. Le ragioni dell’omicidio appaiono subito oscure; dietro il crimine si affaccia il fantasma della politica. Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Un incipit malinconico e nostalgico. La prosa poetica e familiare di De Giovanni riesce a catapultare immediatamente chi legge dentro la storia interrotta.
Sono passati cinque anni e già dal primo capitolo capisci che ci sei dentro di nuovo.
"C'è una strada, mia senora. Una piccola strada di campagna, piena di erba e fiori. Hai presente, sì? Ce ne saranno dalle tue parti, di quelle strade che raccontano della stagione, che sanno accogliere gli amanti in un abbraccio felice. E che, a tornarci da soli, moltiplicano i rimpianti e sommergono di malinconia. Le conosci, quelle stradine?"
Con questo nuovo episodio del Commissario Ricciardi, De Giovanni riconferma la sua bravura di cantastorie. Perdersi fra le sue pagine, ascoltare la sua voce che racconta storie del nostro folklore e del nostro storico passato è come prendersi una lunga pausa caffè nel tran tran quotidiano. Per me non è mai saliente il chi, come, dove, quando e perché. La magia sta nelle emozioni che evoca.
Ricciardi è tornato. E scopri quanto ti è mancato solo leggendo di nuovo una sua storia, poetica, dolce, malinconica, triste ma anche piena di "cuore" e di sorrisi. Ricciardi è tornato e promette di farci compagnia ancora a lungo. Insieme alla piccola Marta e alle sue sorprese.
L'ho letto in pochi giorni, come al solito, ma stavolta era piu' la curiosita' di sapere dove De Giovanni andava a parare, che l'evolversi di una storia emozionante come gli altri libri. E' sempre un libro ben scritto, ma a tratti l'ho trovato abbastanza melenso, poco incisivo, e l'impressione che ho avuto e' che l'autore si sta preparando il terreno per altre storie a venire (o altri telefilms?) I personaggi poi una volta erano interessanti, adesso su tutti spicca la figlia di Ricciardi, Marta, che a 5 anni e' gia' un fenomeno e parla come una donna adulta... In complesso, sembra una lettura leggerina, che non vale la pena precipitarsi a comprare, che peccato!
E’ il leitmotiv di questa tredicesima attesissima avventura di Ricciardi. Aprile, il mese più crudele, perché inganna coi suoi colori, con la sua brezza delicata e coi suoi colori lasciando credere ciò che non sarà, che non avverrà, che sfuggirà. Un mese finto. Un mese che richiama al risveglio dei sensi, dell’amore, dei sentimenti, e fa scoprire a Ricciardi, dietro a un cespuglio, una coppia di amanti, cadaveri, sorpresi nell’atto di fare l’amore. Lui, marinaio di una nave mercantile attualmente ferma al porto di Napoli, deciso a sposare la sua amata, lei una povera ragazza figlia di braccanti, cresciuta in una famiglia violenta e maschilista che l’aveva promessa in sposa a un ricco possidente. Il dottor Modo è convinto che dietro all’assassino ci sia la mano dei fascisti, ma io, che conosco bene la penna di De Giovanni e i moventi che spingono i suoi delitti, avevo già capito che così sarebbe stato troppo semplice. E' inutile negarlo, l’assenza di Enrica pesa come un macigno. E’ vero, vive nei ricordi, nei luoghi, nei gesti e nelle sembianze della piccola Marta, ma Ricciardi resta pur sempre solo. Mi ha intristito leggerlo triste e solo, a mia volta ancora amareggiata da un fuori scena ancora incomprensibile e mai condiviso. Anche la coloritura dei bei dialoghi tra Bambinella (altro mio personaggi preferito di sempre, insieme a Enrica) mi sono mancati un po’: anche questa volta il Femminiello svolge il ruolo di simbolico deus ex machina di una trama secondaria, ma lo fa in sordina, parlando poco, e limitandosi a spifferare degli utili altarini all’orecchio di Maione. Spumeggianti invece i battibecchi tra Maione e Lucia, qui presi da un affare che rischia di schiacciarli: ho adorato la loro determinazione, alimentata sempre da un amore forte e duraturo. Una gran bella coppia. L’indagine gialla è quasi del tutto inesistente, come sempre, e come sempre si arriva alla soluzione del colpevole grazie a una fugace illuminazione, un indizio fuggito e recuperato, senza grandi azioni, senza inutili sorprese. L’amarezza che ho provato non è dovuta solo all’assenza di Enrica ma anche al clima storico e sociale che fa da sfondo alla vicenda: dall’ultima volta che abbiamo incontrato Ricciardi sono passati ben cinque anni, dunque ora siamo nel pieno delle leggi razziali, in uno sfondo di paura perenne, di rabbia e di ingiustizia che ha la conseguenza di allontanare Ricciardi e Modo i quali, nonostante la forte amicizia, dimostrano due atteggiamenti diversi, pur disapprovando, entrambi, ciò che sta accadendo. E che dire di Marta? Sensibile, dolce, acuta, è il mix naturale di Enrica e di Ricciardi. Il quale, intimorito che lei abbia ereditato il suo dono maledetto, la sottopone a una prova, che lo tranquillizza….ingannandolo. E noi lettori lo capiamo dalle ultimissime pagine….perchè April Is the Cruellest Month….
Mi ero ripromessa di non leggere piú nulla di De Giovanni e soprattutto il commissario Ricciardi era morto per me, come la moglie, morto e sepolto. Ovviamente ci ho pensato meno di 5 minuti prima di prendere l'ultimo libro che annunciava il suo ritorno sulle scene dopo 5 anni e non mi sono pentita. Anzi, in qualche modo l'assenza di Enrica ha favorito l'ampliamento del giallo che poco lascia al resto della storia, se non a Maione, ma questo va bene sempre. Siamo sempre nel ventennio fascista, ma verso la fine, quando sono già state promulgate le leggi razziali e la situazione sta prendendo la pessima piega che ci é nota, ma Ricciardi é in altre faccende affaccendato preoccupato com'é, che anche Marta abbia ereditato "il fatto".
Quando ho visto che era uscito un nuovo volume della serie del commissario Ricciardi per poco non sono caduta dalla sedia! Ero convinta che la storia fosse ormai conclusa e senza possibilità di essere riaperta e, invece, De Giovanni ha pensato bene di farci una sorpresa. Purtroppo però, per quanto mi riguarda, ho trovato questo grande ritorno di Ricciardi parecchio fiacco e deludente. Ho faticato a finire il libro perché il giallo in sé è stato raccontato in poche pagine inframmezzate da un ripasso generale delle puntate precedenti e da alcune novità interessanti che, però, sono state diluite al punto da perdere di efficacia. Non mi resta che aspettare il seguito e sperare che sia migliore.
Avevo grandi aspettative, sono rimasta delusa, l'inizio intriga ma poi è statico, lento, mi è piaciuto solo il colpo di scena su Marta, spero che escano altri libri della serie
Complessivo: 4.5 ⭐ Per il giallo: 3.5 ⭐ Tutto il resto: 5 ++ ⭐
Iniziamo subito dicendo a chiare lettere che il libro è bellissimo, nonostante abbia compreso la soluzione della parte gialla quasi dall'inizio.
Questo è il primo libro della serie di Ricciardi al quale, per onestà, devo dare nel complesso qualcosa di meno delle 5 stelle. Ciò è dipeso dal fatto che il caso investigativo da risolvere mi è stato chiaro quasi dall'inizio, cosa che non era mai successa prima.
Devo però anche aggiungere che in questo libro, molto più che nei precedenti, De Giovanni ha voluto parlarci soprattutto di altro. Scoprire chi avesse tolto la vita a una coppia era di minor importanza. È sempre stato così nei suoi romanzi, ma nella norma riusciva a lasciarmi nel dubbio fino alla fine.
Non è accaduto così in questo, ma non ha avuto alcuna importanza!
De Giovanni mi ha trascinata di nuovo in quegli anni oscuri, in una Napoli in piena epoca fascista, ricca di colori e ombre, di contrasti abissali tra povertà e ricchezza, tra delatori e oppositori al regime.
E, finalmente, ho fatto pace con l'autore che mi ha regalato quel "senso" che era mancato alla conclusione del precedente libro: Marta.
La piccola Marta mi ha rubato il cuore e attraverso lei il colpo di scena finale non è mancato per nulla. Meraviglioso il suo essere, il suo modo di rapportarsi con tutti, la sua intelligenza e sensibilità e bellissimo il rapporto con il padre, questo commissario dagli occhi belli e tristi che abbiamo imparato ad amare e che, pur nel continuo dolore, recupera il sorriso attraverso la figlia.
In questo romanzo con immenso piacere ho incontrato di nuovo tutti i personaggio che più ho amato: Maione e la sua turbolenta famiglia, Modo e la sua indole antifascista, Nelide una roccia, Bambinella che in un solo capitolo mi ha fatto ridere e piangere, Bianca un personaggio chiave e importante, Livia che ha messo un oceano di mezzo tra lei e i suoi rimpianti.
E anche un personaggio sgradito come Garzo ha avuto un suo background e spessore diverso.
Per non parlare di tutti gli altri personaggi che hanno popolato le righe di questo libro, raccontando storie di amore, di dolore, di ingiustizie.
I punti ancora da diramare ci sono e alla fine del libro hai la sensazione che questo sia solo l'inizio di un nuovo cammino, per cui attendo con piacere la prossima avventura del commissario Ricciardi.
Maurizio De Giovanni incanta con una scrittura che è musica, pittura e carezza sull’anima. Le sue frasi, modellate dalla luce del tramonto, tingono d’oro e malinconia Napoli e i recessi più segreti del cuore. Al centro, il commissario Ricciardi: la sua tristezza non è abbandono, ma un silenzioso atto di fede nella bellezza del mondo. Ricciardi porta il passato come un mantello elegante, senza lasciarsene piegare. La sua malinconia è raffinata, eppure vibrante di speranza, come il profumo dei fiori selvatici tra le pietre. In Caminito, i luoghi non sono semplici scenari: custodiscono amori immortali e attimi fugaci ma eterni. Quella stradina diventa metafora della memoria, dove la felicità perduta brilla ancora. De Giovanni trasforma la nostalgia in conforto, le ombre in complici. Descrivendo vicoli e piazze, sembra sussurrare: "Il dolore non cancella la bellezza, la rende più sacra". Le strade di Ricciardi, come le nostre, sono animate da presenze invisibili: risate sepolte nel tempo, sguardi che il vento non ha portato via. Leggere questo romanzo è ascoltare una canzone d’amore per Napoli e per l’umanità. De Giovanni intreccia mistero e poesia, regalando pagine-balsamo per l’anima. Ogni ritorno tra le sue pagine è un abbraccio a un vecchio amico, un’emozione senza tempo. Caminito è un invito a credere che ogni addio contenga un arrivederci, e che persino nella malinconia più dolente possa nascondersi un seme di luce. Con la sua prosa magica, De Giovanni trasforma questa verità in incantesimo.
Avevo deciso di abbandonare la lettura delle opere di De Giovanni dopo essere stata delusa dai suoi ultimi personaggi, Sara, Mina Settembre, ChiammiMimmo ecc. Ero arrivata a pensare che lo scrittore avesse un ghostwriter e che non fosse più lui l'autore delle sue opere o che avesse ormai perso definitivamente l'ispirazione, se mai l'avesse avuta. Ho però voluto dargli un'ultima opportunità con questa sua ennesima storia con protagonista Ricciardi, il mio personaggio preferito. Giudizio critico personale: MEEE'! Un libro raffazzonato, arronzato, superficiale e banalissimo. L'impressione prevalente è che sia stato scritto di malavoglia. Ci sono tutti i personaggi storici, la Laura in Argentina che si capisce subito chi sia, Bianca ridotta al ruolo di baby sitter della eccezionale (!) figlia del commissario, Maione con moglie e famiglia annessi, alle prese con problemi di figli biologici e adottati, un flash di Bambinella azzeccato alla storia senza capirne il perchè, fascisti stereotipati e l'assassino ovviamente telefonato già a metà racconto. Ma ci vuole prendere per scemi? Insomma, un libro da bocciare, decisamente. Ah, e non ci fa mancare neanche questa volta il suo errore preferito: un bel 'dò' con tanto di accento. Il suo marchio di fabbrica. Be', io la chance gliel'ho data ma la mia opinione definitiva e irrevocabile è che De Giovanni sia uno scrittore assolutamente sopravvalutato.
È tornato Ricciardi e con lui tutti i suoi amici. La storia riprende 5 anni dopo l’ultimo romanzo, in piena repressione fascista con numerosi personaggi impauriti e anche un po’ sottotono. Novità è la bimba Marta, figlia di Ricciardi che appare da subito il futuro di questa serialità. Sempre esilaranti gli incontri tra Maione e Bambinella ma debolissima la trama verticale. La scrittura di De Giovanni sempre una spanna sopra gli altri.
È tornato Ricciardi. È tornato lo stile che amo tanto, la scrittura "di sentimenti " di De Giovanni. Per fortuna abbiamo.perso il personaggio sciapo e insulso di Enrica. Per fare il botto spero li stesso per Nelide. Spero invece si dia più risalto a Livia, perché merita.
All'annuncio del ritorno del commissario Ricciardi sono stata una, o forse l'unica fan, che non ha gradito la notizia. Pur restandoci male per non poter più leggere le avventure del commissario cilentano, mi sembrava giusta la chiusura della serie e anche gestita molto bene. Per questo motivo ho esitato a riavvicinarmi alle vicende ambientate nella Napoli fascista, dubbiosa che De Giovanni riuscisse a ricreare la magia dei libri precedenti. Non so se la scelta di scrivere ancora in quell'ambientazione e con quei personaggi sia dovuta a scelte commerciali o sentimentali, fatto sta che De Giovanni sa scrivere e catturare il lettore, questo non glielo si può negare. Per cui è stato molto facile rituffarsi nella magia creata attorno al commissario. Ho ovviamente preferito l'ambientazione partenopea a quella oltreoceano e devo dire che l'antipatia per Livia che adesso si fa chiamare Laura è tornata puntuale come una nota acida. Il romanzo è ambientato cinque anni dopo rispetto alla chiusura dell'ultimo romanzo. Il regime fascista sta mostrando sempre più il suo volto crudele, le leggi raziali, la delazione, l'illusione dell'impero coloniale sta svanendo e siamo alle porte dell'ingresso in guerra. Nel romanzo la storia investigativa ha più spazio rispetto ad altre volte anche se, conoscendo la poetica di De Giovanni per cui gli omicidi sono sempre legati all'amore o all'odio e mai legati alla criminalità, viene subito fatto capire che la pista politica non è quella corretta. Ovviamente tutti i dettagli saranno svelati solo alla fine. Si sospetta la pista politica perchè il giovane ucciso è un marinaio che consegna messaggi tra Ventotene e Napoli, per tranquillizzare i familiari delle persone mandate al confino. Insieme a lui viene uccisa una giovane e misteriosa donna, di cui non si trovano i documenti. Il commissario dovrà fare luce su questo efferato crimine. Le storie parallele che si sviluppano sono come sempre estremamente godibili, i pochi scambi tra Maione e Bambinella fondamentali, sembra quasi che il protagonista di questo romanzo sia il brigadiere e la sua famiglia allargata. La paura che la sua bambina Marta possa aver ereditato il Fatto pervade Antonio Luigi da quando è nata ed è deciso a capire se ha questa peculiarità anche se l'autore ci spinge a pensare che forse la sua dote magica sia un 'altra... Questo lascia aperte nuove possibilità per il proseguimento della serie. Non so come farà Ricciardi a sopravvivere considerando il debito di sangue che Napoli ha dovuto pagare durante la guerra, forse la dote della figlia potrà generare nuove trame. Spero solo che la pista Argentina non si avveri perchè dall'Argentina a Napoli solo uno è arrivato e ha fatto faville, altri non ne vogliamo. Non fare scherzi De Giovanni, hai già fatto patire troppo chi è del team Enrica. E niente, Ricciardi è tornato. Bentornato
"Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi" è il tredicesimo romanzo della serie creata da Maurizio De Giovanni con protagonista il commissario Alfredo Luigi Ricciardi. Sono passati cinque anni dal romanzo precedente e il commissario Ricciardi si ritrova a far fronte alle sfide della paternità e alla paura di aver lasciato a sua figlia il "fatto". In questo libro ritroviamo i personaggi della serie, ancora una volta ben descritti e ben definiti in base ai loro trascorsi passati. Anche i personaggi presenti solo in questo episodio sono ben descritti in modo da farli conoscere al lettore. La narrazione è semplice. Il ritmo non è mai lento e adatto alla vicenda. Devo dire che durante la lettura non mi ha coinvolto al pari dei romanzi che l'hanno preceduto, ma alla fine posso dire che è stata una buona lettura e un buon ritorno nei luoghi e dai personaggi che ho tanto amato. Interessante anche la parte riguardante il dottor Modo, sia dal punto di vista storico che psicologico in quanto le dinamiche personali, ideologiche e del contesto si mescolano tra loro e danno luogo a comportamenti interessanti su cui riflettere.
Avevo deciso che per me le vicende di Ricciardi finivano con Il pianto dell'alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi, non mi era piaciuto che De Giovanni lo riesumasse dopo 5 anni. Tuttavia mi era rimasta un po’ di curiosità di sapere come andava avanti la storia, così ho approfittato dell’offerta Audible e l’ho ascoltato, invece di comprare il cartaceo. Il giallo è un po’ fiacco e di facile soluzione, invece le vicende personali dei protagonisti sono abbastanza interessanti, specialmente lo sviluppo del personaggio di Marta. Sono contenta di averlo ascoltato, è stato come ritornare da un lungo viaggio e ritrovare dei vecchi amici. Nota di merito anche alla voce di Paolo Cresta che, non solo legge bene, ma riesce a differenziare le voci dei vari personaggi e a riprodurre il dialetto napoletano e vari inflessioni dialettali di altri personaggi.
Questa serie, con il capitolo precedente, aveva avuto un finale, seppur triste, semplicemente perfetto. Approcciarmi di nuovo a Ricciardi e al suo mondo è stata dura, e per fortuna ho ritrovato parte della magia di sempre, ma l'assenza di Enrica si fa sentire, seppur bilanciata dalla tenerezza per la piccola Marta. La parte gialla è forse quella meno riuscita.
De Giovanni scrive bene, benissimo. Storie struggenti e malinconiche. E ti sembra di essere lì, dove la storia è ambientata, insieme ai personaggi che nel tempo hai imparato a conoscere e amare. Che altro chiedere a un romanziere?
Premessa mi è piaciuto tanto anche se con alcune piccole pecche. Non ero una fan della parentesi del vecchio maestro negli altri libri, dove però devo precisare che comunque avevo apprezzato molto la conclusione di quella storia nel pianto dell’alba, un po’ anche perché mi stava stancando; ero quindi molto dubbiosa su questo inizio con Livia che tanto richiama quell’intramezzo. Tuttavia, il fatto che sia lei la protagonista di questo spaccato, lo rende molto più interessante e frizzante. Per il resto è il solito Ricciardi che sono così felice di ritrovare. L’unica pecca per me rimane, come anche negli altri libri, ma in questo un po’ di più perché e più enfatizzata ancora, il fatto che, per rendere questi libri fruibili a tutti anche a chi non ha letto gli altri della saga, ci siano queste descrizioni dei personaggi( specialmente i secondari) e dei loro atteggiamenti, identiche in ogni libro. E, poiché sono descrizioni piuttosto prolisse, per chi come me ha letto tutti i libri sono diventate veramente pesanti e non sortiscono l’effetto di farmi ridere o di approfondire i personaggi anzi me li poco tridimensionali e statici, come se fossero sempre definiti dalle stesse quattro identiche cose ripetute in ogni libro allo stesso identico modo. Del resto anche le dinamiche sono sempre sempre le stesse, per i personaggi presenti dall’inizio della storia. Per questo sono entusiasta per questa nuova vita di Livia, spero sia più leggera dell’altra, e per la presenza di questi nuovi personaggi come Bianca, la tutrice di Marta, il suo Bambino e la nuova vicenda di Garzo pure promette bene. Avevo poi paura che la situazione politica potesse diventare un po’ pensante, come negli ultimi libri, ma devo dire che invece mi è piaciuto come è stata gestita, vedremo nei prossimi capitoli che sicuramente ci saranno se continuerà così. Il vero motivo però per cui questo libro mi ha preso il cuore è il finale, tanto inaspettato quanto anticipato nel libro, che apre le porte a qualcosa di totalmente innovativo e che sono curiosa di vedere come De Giovanni approfondirà.
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Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi Con Il pianto dell’alba e la tragica fine della moglie Enrica, il commissario Ricciardi pareva essersi congedato dai suoi numerosissimi lettori. Sono una grande sostenitrice degli autori che riescono a chiudere una serie una volta chiuso il cerchio. Pur amando i gialli del commissario Ricciardi e la scrittura di Maurizio De Giovanni, ammetto di aver cominciato questa lettura pensando di aver fatto un acquisto sbagliato e pensando che la delusione prima della fine sarebbe arrivata. Mi sbagliavo. Tutto inizia da un tango o da un sacchetto di nespole rubate o ancora da un cespuglio fiorito di bianco. Tutto termina nel vento di primavera. Napoli, 1939, il periodo storico si incupisce, lo spettro della guerra, che sappiamo si concretizzerà si profila all’orizzonte, sta per scoppiare la primavera e la gente ritorna a uscire con più voglia di stare all’aria aperta. Ed è in uno di questi frangenti che si consuma un delitto efferato. Due giovani amanti vengono trovati orrendamente uccisi mentre si erano appartati. Vengono convocati sul luogo del delitto il commissario Ricciardi, il fedele brigadiere Maione e il medico Bruno Modo, che dovranno cercare di scoprire chi ha potuto compiere un simile gesto. "...quello che gli era parso un sorriso era uno squarcio intorno al collo." Dopo cinque anni, Ricciardi non è più nella fase acuta del dolore per la perdita della moglie Enrica, ma “è un uomo nuovo con una ferita nuova”: sente la grande responsabilità di essere padre della piccola Marta. In un clima politico e sociale improntato alla precarietà e al sospetto, Ricciardi ha paura per ciò che gli può accadere, per le conseguenze di un gesto avventato che potrebbe mettere a rischio il futuro della figlia. E poi c’è la questione irrisolta che riguarda la capacità di vedere i morti che Marta potrebbe aver ereditato dal padre. Caminito è un tango ispirato da due stradine, i caminitos, Caminito è il sentiero di campagna dove Ricciardi e la moglie Enrica erano soliti passeggiare. Caminito è il primo di tre nuovi romanzi. Lo consiglio a chi ha amato Ricciardi, a chi vuole lasciarsi sorprendere da un grande ritorno!
Forse sono io che sbaglio, quando comincio un romanzo di genere forse dovrei rdurre in automatico le mie apettative: non riesco ad accettarlo, ed ecco queste delusioni. Avevo già dato una possibilità a Maurizio de Giovanni coi suoi bastardi di Pizzofalcone, ed era stato un pollice verso per quel libercolo senza alcun impegno che apeva troppo di canovaccio televisivo: ho deciso di riprovarci con il commissario ricciardi perchè nella puntata della serie televisiva (appunto) con Lino Guanciale avevo trovato due buone idee. La prima è l'elemento supernatural (che non spoilero) che accende di interesse la lettura, la seconda l'ambientazione temporale fascista che carica di spezia quella spaziale di una Napoli che nei Bastardi avevo trovata più scialba che mai. Invece niente.
E', e avrei dovuto aspettarmelo, niente di più che il canovaccio di una serie televisiva, con l' aggravante di sciupare le due idee buone di cui sopra. L'ambientazione di Napoli non sa di niente, l'immaginario è grigio e qualunquista, il tentativo di rendere nella parola scritta l'indimenticabile parlata napoletana non è stato neppure fatto. Poteva essere ambientato a Roma o a Palermo e non sarebbe cambiato assolutamente niente. Grigia la città, scolorite le camice nere di un fascismo all'acqua di rose. A questo si aggiunga che il nome del colpevole è stato spoilerato a metà libro eliminando tutta la suspence relativa al mistero, e che l'evento risolutivo che porta alla soluzione del caso è telefonato come non mai, inframmezzato da una inutile storia d'amore che in una detective story non c'azzecca nulla.
Nettamente superiore la serie televisiva, ma lì c'è di mezzo la genialità degli attori e l'effettoscenico del soprannatuarle, al netto del fatto che in TV Napoli si vede e si sente, eccome.
Ci ho provato con Maurizio de Giovanni, con Gianrico Carofiglio, con Carlo Lucarelli. Ma il genio della detective story italiana lo devo ancora trovare: dove sono Raymond Chandler e Jo Nesbo? Chissà, mentre mi godo gli originali, vale la pena di continuare a cercare.
De Giovanni e il suo personaggio ci offrono uno spaccato della Napoli anni '30. Lettura, al solito, avvincente e scorrevole. La tormentata vita del protagonista si appaia a storie parallele che fanno riflettere sul bene prodotto (Maione e famiglia) e sul male che imprigiona altre vite sino a disconoscere nei fatti anche quello che dovrebbe esser il maggior affetto. Buon Anno e buone letture a tutti.
Aprile, aprile è 'o mese, 'e ccerase, perdonami. __ Ci sposiamo, amore, ci sposiamo a Genova, l'ho detto al comandante, ci sposiamo.
Molto, molto contenta che De Giovanni ci abbia ripensato ed abbia scritto una nuova avventura con il mio amato Ricciardi; con questo libro sembra esser tornati allo stile coinvolgente, profondo, poetico, tipico dei primi della serie. La parte gialla è molto semplice, quasi da contorno, altri sono i temi del racconto, quelli dell'amore e dell'amicizia: Ricciardi dovrà capire se la figlia Marta ha ereditato il suo stesso dono/rovina, qualcuno busserà alla porta della famiglia Maione, il dolore di Livia e poi Modo, Modo, ma che combini???? Un appassionato e appassionante racconto corale sullo sfondo di una Napoli che inizia ad avvertire i primi disagi del doloroso periodo storico che sta per incombere. Ma che belle le sue descrizioni, sempre molto ben dettagliate, è come ammirare dei quadri, si vede che c'è amore verso la sua terra.
... ed ora aspetto il prossimo! 🥰😎
Aprile è difficile da capire, impossibile da esplorare. Perché è fatto di fiori e di frutta nuova, fa immaginare che il peggio sia passato e che non ci sia più da aver paura.
Mi sento di dire che Ricciardi è tornato. Il vero Ricciardi, quello dell’inizio. De Giovanni ha ritrovato il filo della narrazione dell’amato commissario che si era persa negli ultimi volumi, molto ripetitivi e a tratti per me noiosi (può essere un giallo noioso?). Sicuramente lasciar decantare il suo personaggio ha fatto del bene al personaggio e allo scrittore. Questo volume infatti si legge di un fiato e la storia non delude: ritroviamo Livia lontana oltreoceano, sotto lo pseudonimo di Laura, Bianca che si occupa di Marta, la figlia del commissario e della perduta Enrica - personaggio che si prende subito il palcoscenico con la sua personalità ed un suo segreto - Modo, invischiato in amicizie pericolose, Maione e la sua famiglia, Nelide fedele come la zia Rosa al barone di Malomonte. Al centro della vicenda, mentre il fascismo invade gli spazi di vita e le pagine del romanzo, un duplice omicidio dai contorni indefiniti. Ricciardi li definirà, scoprendo anche finalmente il legame fra Marta e il misterioso Fatto che angoscia il commissario. Questa volta non vedo l’ora di leggere il seguito.
Il Commissario Ricciardi è chiuso in un dolore immutabile dal giorno della perdita del suo grande amore Enrica. Da cinque anni le sue giornate sono scandite dal lavoro, dagli amici fidati di sempre, il Brigadiere Maione e il Dottor Modo, e dal rientro a casa dove lo aspettano i baci e le carezze di sua figlia Marta, un raggio di sole nel buio, l’ unica a poterlo strappare ai pensieri cupi, che viene accudita e istruita a tempo pieno dal “generale” Nelide e dalla dolce contessa Bianca. Si avvicina proprio per Marta il momento della “prova”, che svelerà se ha ereditato la condanna del padre, la dannazione del “Fatto”. Nel frattempo siamo alle porte della Seconda Guerra Mondiale con i suoi orrori: liste di nomi, accuse, delazioni, sparizioni improvvise… ed anche i più insospettabili rischiano di perdere tutto. L’omicidio di due giovani innamorati sembra avere una matrice fascista e Ricciardi deve trovare i colpevoli senza mettere in guai seri uno dei suoi affetti più cari. Le pagine volano e si consumano, è sempre un piacere leggere del caro Luigi Alfredo, un piacere che finisce troppo presto…