La leggenda più famosa del fantasy ha una nuova protagonista! Per Artia, sedici anni, il futuro sembra già scritto: un matrimonio che altri hanno deciso per lei, come si conviene a una ragazza di buona famiglia. Solo che lei non ci sta: rivendica il diritto di scegliere la propria strada, opponendosi alle convenzioni e alle forze contrapposte che conoscono il segreto della sua nascita e che vorrebbero usarla nel grande gioco di potere che ruota attorno al trono. Nella lotta tra chi la vorrebbe eliminare e chi invece vorrebbe spingerla verso una misteriosa spada infilata in una roccia, Artia dovrà decidere chi è davvero. La sua risposta può cambiare il futuro della Britannia. Una storia coinvolgente con protagonisti a cui è impossibile non affezionarsi.
Sono nata a Modena e cresciuta a "pane, libri e fumetti". Adoro i romanzi e il cinema d'avventura in tutte le accezioni possibili, dal fantasy al mystery e alla fantascienza. Allo stesso modo, amo i fumetti e i cartoni animati, l'Archeologia, la Storia e i giochi di ruolo. Non viaggio mai senza avere con me il necessario per disegnare e quando mi trovo in una città nuova (in qualsiasi parte del mondo), la prima cosa che cerco è la libreria più vicina.
Pur avendo da sempre la passione per il disegno e la grafica, ho frequentato il liceo linguistico e mi sono poi laureata in Lingue e Letterature Straniere, con una tesi sul Romanticismo tedesco e le sue influenze sulla cultura italiana dell'800. Poco dopo, grazie a un master in Comunicazione e Tecnologie dell'Informazione presso l'Università di Bologna, ho potuto intraprendere la strada professionale che non avevo osato iniziare prima e oggi lavoro felicemente come grafico, web designer e, a volte, come illustratrice.
Il mio esordio nel mondo dei libri avviene nel 2006, con il romanzo Hyperversum (Giunti), primo dell'omonima saga.
5 stelle per il nuovo lavoro di Cecilia Randall. Un retelling, anzi, più che un retelling, il vero racconto di come è andata con Excalibur, Merlino e tutta la storia di estrarre una spada dalla roccia per diventare il vero re (regina?) di Britannia...Un racconto molto bello, con una protagonista forte, decisa e caparbia, che – nonostante tutto – non accetta di farsi mettere i piedi in testa da nessuno, no si fa manipolare e va dritta per la sua strada, facendo le proprie scelte e commettendo i propri errori, fino ad arrivare a decidere del proprio destino, in modo indipendente e autonomo. Due paragrafi mi hanno colpito particolarmente, è Artia che parla tra sè e sè mentre si aggira – nei panni di Art lo scudiero – per Camelot e dintorni. Il primo, ancora dubbioso: "Pensandoci, è assurdo che una donna non possa fare lo scudiero, E, ripensandoci, sarebbe assurdo mettere in discussione ruoli che sono sempre stati così e sempre saranno così. Oppure no?". E poi, dopo alcuni capitoli, più decisa, pià consapevole: "Nessuno baderebbe a me o si scandalizzerebbe se sputassi a terra e mi grattassi il sedere. C'è un certo sapore di libertà in questo. La libertà dei maschi. Adesso che so cosa vuol dire, non riuscirei a rinunciarvi". Amen, sorella, e non c'è bisogno di aggiugnere altro. *** Cecilia Randall's new work erans 5 stars. A retelling, indeed, more than a retelling, the true story of how it went with Excalibur, Merlin and the whole story of pulling a sword from the stone to become the real king (queen?) of Britannia...A very beautiful story, with a strong, determined and stubborn protagonist, who – despite everything – does not accept being pushed around by anyone, does not allow herself to be manipulated and goes straight on her way, making her own choices and making her own mistakes, up to get to decide her own destiny, in an independent and autonomous way. Particularly, two paragraphs struck me, that is Artia who talks to herself while wandering – in the guise of Art the squire – around Camelot and its surroundings. The first, still doubtful: "If you think about it, it's absurd that a woman can't be a squire. And, if you think about it again, it would be absurd to question roles that have always been like this and always will be like this. Or not?". And then, after a few chapters, more determined, more aware: "No one would pay attention to me or be scandalized if I spit on the ground and scratched my butt. There is a certain flavor of freedom in this. The freedom of males. Now that I know what does it mean, I couldn't give it up". Amen, sister, and there's no need to say more.
Questo libro è in perenne pianura...non sale e non scende. L'atmosfera epica è ammorbidita dall'uso della prima persona, ma è anche vero che questo tipo di narrazione rende gli eventi immediati e dinamici. La Randall scrive da dio e infatti mi ha convinto...il problema è la trama, fondamentalmente. Belli i risvolti femministi, sì, ma avrei preferito più... epicità. Non ho percepito tanto la magia del ciclo arturiano. Aspettavo una impennata nel ritmo e nella storia che alla fine non è arrivata. A un certo punto ho anche sperato che non fosse autoconclusivo e invece lo è.
In sostanza: è un libro scritto divinamente con dialoghi e descrizioni fantastiche. Avrei solo preferito più... Grandiosità!
Questa é una delle ultime, bellissime, letture del 2022 ARTIA DI CAMELOT di @ceciliarnd edito @giuntieditore
Artia, 16 anni ed un futuro già scritto. Ma lei, ragazzina intraprendente e testarda, cambia le sorti del suo destino. Ma é stata davvero lei, o qualcuno/ qualcosa muove i fili del fato?
Causa una spada infilata in una roccia, dovrà capire chi é e sopravvivere a questa magnifica avventura.
Cecilia Randall si dimostra ancora oggi, una delle migliori scrittrici fantasy italiane.
🌹Non solo per la scorrevolezza della storia, ma soprattutto per la veridicità delle battaglie, delle emozioni e della vita medievale che contraddistingue ogni suo libro.
🗡️Amo la realtà descritta: in questa foto la spada é vera e vi giuro che pesa! Pesano le spade medievali e quando lo vedi descritto ti rende davvero capace di immergerti nella storia che stai leggendo.
🌹Una particolare attenzione che ho apprezzato in questo libro é la condizione della donna nel medioevo che fa riflettere: quanto é cambiata ad oggi?
🗡️Se amate Il ciclo britannico di Re Artu, questo é un delizioso omaggio di leggende, intrighi a corte e battaglie da batticuore.
🌹Autoconclusivo e così ricco di colpi di scena che, fidatevi, non riuscirete a staccarvene.
🗡️Artia non é la solita ragazzina insicura o super potente.
É una ragazzina. Una ragazzina che vive nel medioevo ed odia le ingiustizie. Sveglia e dalla lingua lunga. Adorabile!
Amo Cecilia Randall e il suo medioevo fantastico. 💚
In questo libro ho ritrovato tutti i suoi punti di forza: l’intreccio che si infila perfettamente tra le pieghe del mito Arturiano, i personaggi ben caratterizzati che non puoi fare a meno di amare, la protagonista “moderna” che si incastra perfettamente per il mondo “antico”, la coerenza della trama e la descrizione minuziosa dei luoghi e delle battaglie (ho imparato tanti termini nuovi! Usbergo, barbacane..).
Se posso trovare un difetto è sicuramente il target a cui è rivolto. Il presente in prima persona della narrazione mi è piaciuto però alcune volte la protagonista si fa troppe domande e si perde la scorrevolezza del racconto. Manca un po’ di epicità forse per il tono scelto dall’autrice. Il romanzo è scritto benissimo e scorre perfettamente però una spinta più “matura” mi sarebbe piaciuta. Inoltre avrei voluto vedere ancora di più su i Cavalieri, le loro gesta e gli intrighi ma il pov è solo quello della protagonista. In più è rimasta un po’ asciutta sul terreno “romance”, qualcosina in più si poteva fare!
Per concludere: bel libro perfetto per sognare e immedesimarsi nei castelli e nella magia con sapore medievale. ✨ 4 /5 ⭐️
Cecilia Randal e Chiara Codecà perchè scrivere un libro ambientato nel 500 e riempirlo di strafalcioni anacronistici? persino dialoghi anacronistici tipo: "non raccontarmi balle" o "pensavo fosse una cotta passeggera"
TRAMA (e forse SPOILER): la figlia segreta di Pendragon (fratello di Uther Pendragon) estrae Excalibur dalla roccia e x 5 minuti diventa la predestinata al trono, 5 minuti in cui: -se ne sbatte altamente del grande amore della sua vita appena decapitato -diventa uno scudiero mediocre -pensa per slogan femministi anni 60 e balla con Jo Squillo e Sabrina Salerno urlando 🎵SIAMO DONNEEEE, OLTRE L'UTERO C'E' DI PIU'🎵 -ammazza Madoc ap Uthyr - manda affanculo Nimue, Merlino e il destino e si allontana nel tramonto col nuovo fidanzato
amavo Cecilia Randall, ha uno scaffale dedicato, tutti i libri della saga Hyperversum avevano 4 stelle e Gens Arcana era nello scaffale dei preferiti (probabilmente perchè ho un infatuazione per Giuliano de Medici dai tempi delle medie) ma dopo Artia di Camelot so che non sopravvivrebbero ad una rilettura
[... i suoi occhi cangianti splendevano freddi come lune nel viso di madreperla. Nonostante indossasse solo un abito di lino chiaro e un garofanino purpureo tra i capelli come unico gioiello, incedeva con la regalità di un cigno sull'acqua ...]
Da grande fan di Hyperversum, mi dispiace dare così poche stelle a questo libro, ma non riesco a darne di più. Sicuramente è scorrevole nonostante le sue 500 pagine - infatti in pochi giorni l'ho finito - ma ci sono talmente tanti aspetti che non mi convincono proprio. Personaggi con lo spessore di un foglio di carta riciclata, una trama che più volte mi ha fatto pensare "gli adolescenti sono giovani, non stupidi" e i pensieri della protagonista iperfemminista-ma-senza-contesto hanno spesso distrutto la mia sospensione dell'incredulità. Lo sfondo arturiano è molto meh, per quanto mi riguarda. Ah, e non dimentichiamo i traumi dimenticati nel giro di 20 pagine.
Questa è la storia di Artia, una giovane ragazza di sedici anni che si ritrova orfana di genitori. Il suo tutore diventa suo zio e si trasferisce in questo castello ed egli decide di prometterla in sposa a un anziano di un castello vicino. Artia proprio non ci sta; non vuole assolutamente che qualcuno le scriva il suo destino per lei, vuole esserne lei l'artefice. Questa la porterà a scappare dal castello dello zio e a seguito di numerosi eventi, belli e brutti, si ritroverà al cospetto della spada nella roccia...
Non proseguo a raccontarvi in poche parole la storia, se no vi privo della gioia della scoperta. Già dal titolo si capisce che "Artia di Camelot" si ispira al mito di Re Artù, ma in versione femminile!!
In questo volume conosciamo tantissimi personaggi interessanti: da Mago Merlino, re Uther e sua moglie, a Morgana. Ognuno di essi è particolare a suo modo e caratterizzato in modo eccezionale. Ognuno di essi ti affascina e ti convince sempre di più a continuare a leggere la storia.
Mi è piaciuta tantissimo Artia, una giovane ragazza che non aspetta che qualcuno la "salvi", ma è pronta a combattere le sue battaglie da sola e sa cosa vuole.
E' un romanzo che ci racconta di un processo di crescita strabiliante. Ci presenta una giovane ragazza, orfana che decide di intraprendere un percorso di crescita per diventare la versione migliore di sè.
E' un romanzo adatto a un pubblico più giovane e se avessi avuto, quando anche io ero più giovane, una storia così da leggere, penso che mi avrebbe segnato profondamente (in positivo) come lettrice. Credo che questa sia una di quelle storie che entraranno nei "classici" libri fantasy che aiutano la crescita di un lettore giovane ad innamorarsi della lettura.
Emanuela - per RFS . Pensandoci, è assurdo che una donna non possa fare lo scudiero.
E, ripensandoci, sarebbe assurdo mettere in discussione ruoli che sono sempre stati così e sempre saranno così.
Dopo il successo strepitoso della saga di Hyperversum ritorna l’autrice italiana che sa meglio raccontare il medioevo e la magia delle storie di cavalieri e dame. Sono quindi profondamente emozionata nel narrarvi la tensione emotiva che si riesce a creare tra le pagine di Artia di Camelot, attraverso le quali la Randall lancia numerosi messaggi sulla parità di genere e opportunità che alle donne vengono negate in maniera profondamente attuale.
Rielaborazione al femminile della storia di Artú e la spada nella roccia questo romanzo narra le vicende della sedicenne Artia, che alla morte dei genitori viene ospitata presso il castello di uno zio e condannata a vestire i panni delle fanciulle dell’epoca: destinata al matrimonio con un anziano vassallo di un castello vicino.
Ma la giovane dotata di uno spirito battagliero e orgoglioso, è stata cresciuta da genitori lungimiranti e intelligenti, e,quindi desiderosa di essere libera e artefice del proprio destino.
Innamorata del giovane Cedric e macchiatasi del disonore di aver fatto sesso con lui, tenta la fuga dal castello dello zio vivendo innumerevoli avventure, umiliazioni e profondi dolori prima di incappare a Londra al cospetto della spada conficcata nella roccia.
Dal momento in cui Artia (detta Art per via del suo travestimento maschile) sfila la spada, vede segnato il suo futuro che la mette al centro di un intrigo politico e magico. Fronteggia Mago Merlino, consigliere del re Uther, e la maga dai bianchi capelli chiamata con tanti nomi e apparsa con tante età che appoggia la regina Igraine.
Per entrambi Artia rappresenta una pedina in grado di sovvertire i destini del regno ma la ragazza, fedele al suo spirito, si ribella lottando con coraggio per restare accanto a un nuovo giovane amore, Drien il cavaliere errante.
Con regolarità i colpi di scena si susseguono senza sosta permettendo al lettore di vivere a fondo le emozioni di scontri, giostre e battaglie verbali.
Una storia che non si può lasciare sino all’ultimo perché crea dipendenza!
Come sempre, è difficile che un libro della Randall non mi piaccia, anche quando ne noto dei difetti evidenti o se non difetti, delle cose che apprezzo meno.
Partiamo da quelli, quindi, e da quello per me più evidente: prendete questo libro, prendete Hyperversum, e io la differenza temporale non la noto. Eppure tra i due romanzi passano secoli e secoli: le leggende arturiane si collocano nella tarda antichità/primissimo medioevo, le avventure di Ian e soci sono 600 anni più tarde. A questo si unisce un tono che è smaccatamente young adult (e qui forse non dovrei metterlo nei difetti in sé, il tono è consono al pubblico primario che si vuole raggiungere), ed è un registro che nella mia vecchia età faccio sempre più fatica a digerire.
Tolti questi due aspetti, il romanzo - difficile chiamarlo retelling: retelling non è, ma una storia che si inserisce perfettamente nel quadro delle leggende arturiane - colpisce nel segno. Storia e tematiche trattate con cura e che lasciano tanti spunti di riflessione sul ruolo della donna, sul destino, sulla libertà di scelta propria vs le scelte imposte dall'alto.
In apparenza, Artia non ha nulla in comune alla Morgana di Bradleyana memoria (che per quanto mi riguarda rimarrà per sempre il punto di riferimento della figura femminile all'interno delle leggende arturiane) e di certo laddove quella Morgana rimane una figura tragica e sconfitta dalla storia, Artia porta un messaggio molto più positivo e di speranza, eppure ne rimane un aspetto complementare: la lotta di una donna (o ragazza in questo caso) per affermare il proprio ruolo nel mondo, per abbattere i costrutti maschili che la circondano.
PS assolutamente random: Aggiornare GR direttamente da Calibre (aggiornamento poi direttamente dal mio Kobo) è una figata assurda, dovevo dirlo.
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie. Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmelo scappare? Assolutamente no. Sono cresciuta a pane e tavola rotonda, quindi quando ho visto questa nuova uscita sono subito rimasta intrigata, specialmente perché ci racconta la storia di Excalibur in chiave femminile. La nostra protagonista è Artia, esatto non Artù. Quando i suoi muoiono, viene presa sotto custodia dallo zio che vuole darla in sposa a un anziano vassallo. Ma lei vuole essere libera, inoltre è innamorata di Cedric e quando il disonore cade su di lei, fugge alla ricerca del proprio destino finendo così per ritrovarsi davanti proprio lei: Excalibur, La Spada nella Roccia.
" Sarebbe assurdo mettere in discussione ruoli che sono sempre stati così e sempre saranno così. "
Ho adorato moltissimo questo romanzo, che appunto si può definire un retelling in chiave femminile della storia di Artù, tant'è che ci ritroviamo anche Merlino e molti altri personaggi conosciuti. L'autrice scrive di un'epoca che sembra quasi conoscere da vicino, usa una maestria tale che mi ha fatto amare tutto, lasciandomi divorare il romanzo dall'inizio alla fine in poche ore. Forse l'unica pecca è vedete che Artia sembra solo, semplicemente, vittima e in ricerca dell'amore, più che di indipendenza e avventura. A parte ciò, un romanzo che consiglio assolutamente.
5/5 perché? - è Cecilia Randall non potrebbe scrivere un libro brutto neanche se ci provasse - perché c'è così TANTO in questo libro da farmelo leggere in due ore e farmelo amare dalle prime dieci righe - è sempre un po' come tornare a casa dopo un lungo viaggio
Oh ma io adesso mi arrabbio sul serio! Questo libro era un tre stelle tranquillamente ...fino al penultimo capitolo. Ammetto che non mi stesse comunque entusiasmando granchè, ma non aveva nè lode nè infamia, tutto sommato era stata una lettura piacevole.
INVECE NO. Sto proprio incassando letture da manicomio ultimamente.
Ora mi dovete spiegare, in quale universo è CONSIDERATO femminista una donna che (nell'epoca in cui ci troviamo) RIFIUTA IL TRONO CHE LETTERALMENTE LE CADE PER GRAZIA DI DIO SOTTO IL CULO per scapparsela col fidanzato - di cui diventerà serva neanche se ne accorgerà quando e come, e perdonate il cinismo, ma è evidente che un libro retelling di questo tipo, forse e dico forse, lo avrei apprezzato PRIMA di conoscere una come Cersei Lannister che mi ha cambiato totalmente la chimica del cervello, ma ve lo giuro NON STA NE IN CIELO NE IN TERRA QUESTA ROBA QUA. Trovo che ci sia una netta differenza tra l'esser liberi perchè accogli un destino importante e lo pieghi al tuo volere, dallo scappare invece dalle proprie resposabilità. Questa chiede pure a Merlino di cancellarla dalla storia, A TE CHE SEI DONNA E POTEVI FARLA, LA STORIA, AMICA MIA, FORSE ALL'INIZIO DEL LIBRO DOVEVANO DECAPITARE TE E NON QUEL POVERO CONTADINO, may I say!!
Vorrei poter dire che almeno qst libro intende parlate alle generazioni più giovani e che sono io fuori target ormai, ma onestamente spero che pure loro lo evitino. C'è di peggio?? Ovviamente sì, per carità, ma è anche vero che la Randall ha fatto di meglio e di gran lunga!
Avete mai visto la miniserie di Merlino dell'98? La Spada Magica? Oppure la famosissima Spada nella Roccia della disney? Ecco, unite questi meravigliosi film, metteteci una ragazzina come protagonista è viene fuori un libro davvero stupendo. Artia ha saputo catturarmi dalle prime pagine con i suoi castelli medievali tipici del Ciclo Arturiano, la condizione delle donne nell'epoca medioevale, le battaglie di potere e una morale sottile ma che colpisce a fondo. Avevo visto questo libro nominato spesso in ogni dove e anche se l'ho recuperato in ritardo non me ne pento. Era il momento giusto per leggerlo. Una giovane forte, una Spada magica e un destino che sembra essere inciso su pietra, ecco le premesse che vi faranno amare questo libro. Senza contare che nulla è scontato e ogni tassello prenderà presto forma durante la lettura.
Ho comprato questo libro completamente a caso senza sapere nulla né sul libro e nemmeno sulla scrittrice. Devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa.
È il perfetto young adult: una protagonista forte senza un obbiettivo preciso, solo quello di essere libera.
La scrittura è scorrevole ma non superficiale. Mi è piaciuto che il contesto romantico non abbia preso il sopravvento come succede spesso nel genere - e lo dico da non amante dei libri romantasy. Se l’avessi letto a 14 anni probabilmente sarei impazzita, ma nonostante ora ne abbia 20 ho comunque adorato addentrarmi nella mente della protagonista e nel suo viaggio di ricerca per la libertà. Molti aspetti sono prevedibili, ma non per questo ti toglie la voglia di sapere cosa succede dopo. La scrittura è diretta ma non banale, la storia - nonostante sia immersa in una fiaba - molto realistica. La protagonista non mente a sé stessa e nemmeno al lettore: è un mondo difficile, soprattutto per le donne e ho apprezzato che questo venga sottolineato mantenendo comunque la caratteristica fantasy ed eroica.
Adoro il mito di Re Artù sin da bambina, quindi questo romanzo aveva il mio nome sopra. Inizio un po' debole, forse perché è il solito inizio e forse perché io sono un po' fuori età, però dopo il romanzo è partito alla grande. Artia è un'ottima protagonista, i cui pensieri e azioni, soprattutto verso la fine, me l'hanno fatta apprezzare in particolar modo, tanto che mi sento di consigliare la lettura di questo libro a tutte le ragazze e non che si approcciano al genere. Bonus per Drien e quell'affermazione ad Artia che mi ha colpita e affondata.
3,75/5 scarsi o 6,5 /10 Allora questo libro l'ho iniziato senza aspettative ma credendo molto nella penna. Le prime 50 pagine mi hanno spiazzato ed ero pronta a mollare il tutto per non entrare in blocco già il secondo giorno del 2023. Eh, invece. L'ho divorato nel giro di poche ora, non dormendo. Infatti molto probabilmente sembrerò sotto effetto di allucinogeni, ma è solo carenza di sonno.
Questo libro mi è piaciuto molto, io sono sempre di parte con storie di questo tipo: dove una protagonista (quasi sempre ambientato in un mondo medievaleggiante) si scontra con la mentalità arcaica (tipicamente del patriarcato, sostenuta anche dalla sottomissione femminile) dove la donna non può difendersi senza la presenza di un uomo accanto a lei. (Se siete interessati a libri di questo genere leggete La principessa guerriera di Tamoira Pierce e Graceling di Kristin Cashore, ma ce ne sono molti altri). Inoltre Arti all'inizio l'ho trovato insopportabile, ma in realtà questo personaggio rispecchia bene una ragazza che subisce abusi psicologici dalle persone acconto a lei che ci tengono a lei ma comunque la vedono come donna-oggetto (almeno non tutti). Il ritmo narrativo è molto bello per buona parte del libro ma verso la fine secondo me si perde un po' nel cercare di fare una morale, ma il tutto risulta troppo veloce e approssimativo rovinando un po' l'insieme. Ma comunque è un libro per me valido.
Ho deciso di leggere questo libro perché mi metteva una certa curiosità e affascinata dalla storia di re Artù non potevo lasciarmelo scappare
Artia è una protagonista con cui riesci subito a legarti, coraggiosa, determinata, gentile e combatte per avere la sua libertà in un mondo dove gli uomini considerano le donne solo perché fanno figli.
E in questa sua battaglia per ottenere la libertà troviamo molti personaggi che già si conoscono come Merlino che in questo libro l'ho trovato una figura affascinante e misteriosa ma che non è esente dagli sbagli.
Vengono menzionati anche alcuni luoghi come il castello di Tintagel. Il world-building è ben descritto, si fa un viaggio insieme ad Artia per gran parte dell'Inghilterra e le atmosfere ti fanno sentire veramente in un contesto storico.
Ho apprezzato molto il finale, il linea con il personaggio, anzi ho trovato l'idea meravigliosa che non mi ha lasciato per niente l'amaro in bocca.
Bellissime le citazioni.
Piccolo punto che mi ha fatto abbassare il voto è la narrazione non sono una grande fan dei libri scritti in prima persona, anche se li leggo, ma qui ogni tanto mi ha fatto storcere il naso.
Libro meraviglioso, ti fa capire come le donne in quell'epoca non avessero il potere di fare nulla se non assecondare la volontà degli uomini ed essere semplicemente degli oggetti nelle loro mani. Amato tantissimo la trasformazione che subisce Artia durante il suo percorso. Ho amato moltissimo la fine, che devo ammettere mi ha lasciata senza parole perché non mi aspettavo che sarebbe finita così. Come sempre Cecilia Randall non delude mai le aspettative dei suoi libri. Molto soddisfatta, lo consiglio moltissimo.
Un libro che scorre benissimo: nonostante il numero di pagine, si legge davvero in fretta. Mi è piaciuto ma secondo me non merita le 5 stelline perché ho trovato i primi 3/4 di libri piuttosto monotoni e "lenti" a livello di trama, mentre tutto sembra accadere nelle ultime pagine e molte questioni importanti sono risolte in modo sbrigativo.
Una storia scritta tra le pagine della leggenda. Ecco dove ci porta Cecilia Randall, in un imprevedibile viaggio in cui la nostra eroina dovrà decidere se seguire il proprio destino o esserne l'artefice. Un fantasy che non trabocca di colpi di scena o battaglie epiche, ma che racconta una storia insolita. Non troverete tra queste pagine la solita protagonista tutta d'un pezzo, dotata improvvisamente di talenti innati o qualità eccezionali; ma una giovane donna piena di pregi, difetti, sfumature, che lotta contro un destino su cui tutti sembrano avere un voce in capitolo tranne lei stessa. 4,5/5✨
La capacità di Cecilia nel mescolare elementi fantasy e ambientazioni storiche dalle descrizioni minuziose è ciò che più apprezzo di lei. Percepisco la passione, per cui mi sono innamorata delle sue creature anche stavolta e di Artia: protagonista forte, determinata, che deve puntare i piedi in un mondo ingiusto e violento, avendo perso i suoi affetti più cari e ogni cosa per lei importante. Inizia con una fuga e si trasforma in un'avventura che ritrae il viaggio e la crescita della predestinata di Camelot. Ho adorato perdermi nella foresta, tra castelli e villaggi della Britannia, con draghi e incantesimi, tornei e intrepidi cavalieri, desiderando ardentemente di avere uno spadaccino affascinante come Drien a insegnarmi.
Lo stile è inconfondibile, la lettura piacevole e molto scorrevole. L'ho finito in un giorno, quindi è assolutamente godibile. Probabilmente avevo aspettative troppo alte, dato che Randall è una delle mie scrittrici preferite. Ho amato tutti i suoi libri. In questo però non ho trovato originalità nella storia. Ho visto un riadattamento di Hyperversum alla versione Disney della spada della roccia. Se non avessi letto altri libri da lei scritti, sicuramente avrei trovato la storia più accattivante. È comunque una lettura che mi sento di consigliare, perché molto ben scritta e di piacevole lettura.
Questo libro non ha un trigger warning ma dovrebbe, soprattutto guardante sensibilità sull'argomento di stupro e violenza sessuale, per il resto classica violenza da fantasy medievale
Mi è piaciuto molto questo retelling arturiano, peccato che non sia un retelling* (per dettagli su questo sotto). Questo non cambia la mia opnione è un libro che ho apprezzato e letto con gusto, con una protagonista in prima persona che ho trovato piacevole leggere e un cast di comprimari interessante. La prima parte è alquanto intensa, Artia non ha una (1) dicasi una gioia fino alla seconda parte del libro, mentre per il resto è decisamente più tranquillo per poi crescere nel finale. Come sempre Cecilia Randall scrive benissimo e la storia fila con i suoi colpi di scena e eventi sensatamente costruiti (non sottovalutiamo mai il valore di un punto di storia che è sì, prevedibile ma perchè creato sulla base di eventi sensati. Ce l'ho con i colpi di scena fatti solo per la sorpresa momentanea? Sì.)
Non riceve cinque stelle perchè rispertto ad altri suoi libri ed altri fantasy che ho letto ultimamente, non mi ha lasciato molto emotivamente, non mi rivedo a rileggero a breve, ma è un libro da leggere se si è fan del fantasy al femminile e che posso immaginare una me stessa più giovane assolutamente impazzire a riguardo.
► Ora, riguardante la nota del "non è un retelling"
Questo libro sebbene sia venduto come un "retelling" della storia di Artù, non lo è. Può tranquillamente far parte del mito arturiano, è ambientato nel mito stesso e riprende molti elementi dal """"""canon""""" della cultura pop del mito di Re Artù, ma per il resto la sua storia, i temi e i significati dietro hanno ben poco in comune. Al contrario è un completo ribaltamento dei suoi significati, valori e narrativa, e questo senza tenere neppure conto degli ovvi nuovi temi che avere una donna cis come protagonista. Senza andare nel dettaglio, è una storia molto umana ben distante dalla natura mistica/religiosa del mito e anche la componente cortese è ridotta al minimo, se non addirittura e modernamente smantellata.
► E continuando da qui parliamo di amore, amor decisamente non cortese.
Come è prevedibile in un fantasy con protagonista femminile, c'è ovviamente una compotente romantica nel libro e l'ho trovata piacevole anche se un po' improvvisa. Non nel senso amore a prima vista tipo di improvvisa, ma si passa dal "questa persona è interessante e si preoccupa per me" al "e ora ci rotoliamo nell'erba in maniera alquanto seducente" senza nessun passaggio intermedio. Non è difficile immaginare il crescendo delle loro emozioni, ma leggendolo ho avuto come l'impressione che mancasse una scena nel mezzo, un più naturale crescendo della loro intimità. Non insopportabile, ma un po' insoddifacente, ecco. A tal riguardo, la protagonista che dice no perchè imbarazzata e il LI che continua perchè sa che è quello che vuole, magari si poteva evitare, ma è una riga quindi è abbastanza ignorabile e per il resto il LI è un tipo a posto.
► A proposito di NON romance, questo libro avrebbe decisamente bisogno di un trigger warning riguardante l'abbondanza di riferimenti, minacce e quasi stupri che avvengono nella narrativa. Senza contare Ygraine. Nessuno dei suddetti è particolarmente esplicito ed è sempre nel contesto di essere moralmente terribile, ma se siete sensibili a riguardo qui sotto farò una lista dei casi più eclatanti nel testo per poter decidere o meno se volete leggerlo, o quantomeno per prepararvi a riguardo.
Questo libro è stato una piacevole sorpresa, non pensavo potesse piacermi così tanto invece l'ho amato. Se vi siete mai chiesti e se qualcuno avesse estratto la spada nella roccia prima di Artu, e se quel qualcuno fosse stata una ragazza? Allora questo è il libro che dovreste leggere e no, non è la classica storia rivisitata con dei cambiamenti, questa avviene prima ancora della nascita del ragazzino che tutti hanno conosciuto.
La crescita di Artia è evidente, alla fine del libro non è più la stessa ragazzina che era all'inizio.
Ogni libro di zia Cecilia per me è una scoperta. Amo il mondo medioevale (anche se la gente non capiva proprio niente) ed ogni storia che vi viene ambientata per me è un turbinio di emozioni. Per ora ho letto quasi tutti i libri che lei ha scritto e in ognuno si affronta un tema diverso. Mai avrei pensato che la soluzione al problema di Artia fosse rinunciare al futuro per scegliere se stessa. Per una volta la protagonista è libera di scegliere di non sottostare al suo destino, cambiandone le sorti. Questo, accanto al tema dell’emancipazione femminile mi ha convinta a proseguire questa storia che sembra simile a tutte le altre ma che in realtà nasconde aspetti diversi. Artia è testarda, caparbia, coraggiosa e valorosa. Un po’ ci sono rimasta male quando hanno tagliato la testa a Cedric, ma l’ho conosciuto così poco che non ho neanche fatto in tempo ad affezionarmi. Lei è l’esempio che esiste sempre una soluzione, basta volerla cercare a tutti i costi, basta provarci con tutte le proprie forse così sa non aver alcun rimpianto. Ognuno nella propria vita merita di poter scegliere. Merita di decidere cosa è meglio per se, senza sentirsi in obbligo di seguire le idee degli altri, senza avere alcuna imposizione. Tutti devono essere consapevoli di se stessi, del proprio corpo, della propria mente. Siamo persone, non contenitori vuoti creati solo ed unicamente per uno scopo. Come Artia abbiamo i nostri ideali, i nostri valori. Solo perché sono nostri non significa che valgano meno di quelli altrui, non significa che siano sciocchi se noi ci crediamo. Ho avuto modo anche di vedere una sfaccettatura diversa della personalità di Merlino. Ho un gatto che si chiama come lui ed una cane che si chiama Semola… forse sono troppo influenzata da “La Spada nella Roccia”. Questo racconto però ha dimostrato che dietro ad una facciata apparentemente innocente, si può nascondere anche molto altro; quasi preferisco Anacleto in tutto il suo essere scorbutico.
«Ora che mi ha promessa in sposa a Sir Brumeus non può permettersi di rovinarmi la pelle né la faccia o perderò del tutto di valore, visto che ho già perso la verginità.»
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Ho iniziato questo libro ricca di entusiasmo e piena di aspettative per la storia e per l’autrice, di cui avevo tanto sentito parlare.
Cecilia Randall scrive un retelling della storia di Re Artù trasformando il protagonista in una protagonista femminile.
Ammetto che la mia conoscenza della storia originale si limita al cartone ‘Una spada nella roccia’, quindi ho iniziato a leggere senza sapere cosa aspettarmi. Lo stile della Randall non mi ha preso, l’ho trovato abbastanza impersonale. Solitamente questo tipo di storie mi prendono e mi fanno leggere velocemente, mentre lei con il suo stile non mi ha catturata e infatti ci ho messo un po’ per finire il libro. Non mi è piaciuto il modo in cui ha raccontato gli eventi: in alcuni casi ci raccontava cosa succedeva, in altri saltava gli eventi importanti dicendoci poi che erano accaduti. Io invece apprezzo di più quando l’autore/autrice fa uso del cosiddetto ‘show, don’t tell’. Nel senso che non me lo devi dire dopo cosa è accaduto, ma mostramelo nel mentre facendo agire e parlare i personaggi in prima persona. Anche per quanto riguarda i personaggi non sono rimasta pienamente soddisfatta: avevano tutti un buon potenziale, che purtroppo però non ci è stato mostrato più di tanto. Nel senso che l’autrice ci ha presentato i personaggi ma non sappiamo molto di loro o di cosa pensano, a parte Artia. Ma anche per quanto riguarda lei non ci viene fatto capire cosa prova o cosa pensa, salvo rare eccezioni. Questa parte mi è proprio mancata e mi dispiace perché per me è fondamentale all’interno di una storia.
Un’ultima cosa che poi non mi ha soddisfatto e su cui puntavo molto è la questione femminile. Scegliendo di raccontare una storia alternativa in cui Artù diventa una donna mi aspettavo sicuramente altro. Artia è sicuramente una ragazza coraggiosa, che sceglie di agire in base alla propria volontà ma che non mi ha convinta fino in fondo. E poi il finale l’ho capito in parte per il messaggio che ci voleva trasmettere ma dall’altra ha un po’ stonato con il resto della storia.
Credo ci siano poche cose al mondo più belle che poter vivere la storia del libro che hai appena letto, un evento unico che è stato possibile grazie a Terre Spezzate che, insieme a Cecilia (deve essere bello anche vedere la propria creazione prendere vita), ha organizzato il larp di Artia di Camelot. (Cercate online le foto, e tra non molto il video, ne vale davvero la pena)
Come dicevo ho letto il romanzo in preparazione al larp e l'ho trovato un libro molto scorrevole, molto piacevole da leggere e che ha saputo riprendere e modificare una storia che tutti noi sappiamo nel bene e nel male e, permettetelo, l'ha anche un po' rispolverata.
Oltretutto io sono una grande fan delle leggende arturiane e di tutte le saghe che sono nate intorno a queste storie, ne ho lette talmente tante che ormai è raro che qualcosa mi colpisca, ma questo romanzo ha saputo fare il suo lavoro, ovvero intrattenermi.
Detto questo specifico che si tratta di un romanzo palesemente YA e, ovviamente, avendolo io letto alla veneranda età di 33 anni non ho potuto immedesimarmi molto in Artia, nè, chiaramente, sono il target designato per l'opera.
Molte cose, per me, se il romanzo non fosse stato uno YA, si sarebbero potute approfondire e il sangue e la violenza, come il tradimento, non mancano ma sono un po' "leggerine" per i miei gusti così come Artia è chiaramente una ragazzina, giustamente, che poco si rende conto del mondo che le gira intorno e alla fine fa scelte che non approvo (per nulla) e dal mio punto di vista con poco senso logico.
Ma, ripeto, non sono io il target del libro, che, per il resto, è molto molto valido.
Non sono un’appassionata della storia di re Artù e Mago Merlino (anche se ammetto che i nomi usati mi sono sempre piaciuti, anche quelli del cartone, e che mia figlia ha rischiato di chiamarsi Morgana e la prossima non si sa se si salverà).
Devo dire che questo retelling in versione al femminile, però mi è piaciuto parecchio. I personaggi sono studiati e strutturati molto bene: ammiro molto quegli autori che più che i personaggi positivi, sanno descrivere e rendere bene quelli negativi o anche solo antipatici.
La trama risulta molto originale ed è stata studiata molto bene tanto da rendere credibile e accurato ogni passaggio. Niente viene lasciato al caso nemmeno le più piccole descrizioni.
Lo stile dell’autrice mi piace molto: certo il lessico usato non è quello storicamente giusto, ma devo dire che nel complesso non si nota nemmeno. Anzi rende molto attuale una storia che vanta più di 1500 anni (a detta di alcuni studiosi).
Per alcuni sembrerà strano, ma ho anche molto apprezzato la parte romance e la storia d’amore tra Artia e Drien (quest’ultimo personaggio preferito) e in particolare quel pezzo del libro dove lui dice che si sarebbe innamorato di lei, qualsiasi forma lei avesse avuto è decisamente il mio pezzo preferito.
Assolutamente apprezzato e leggerò sicuramente con molto piacere altri suoi romanzi.
“Il trucco, quando impari a combattere, non è conoscere solo quello che sanno fare tutti, ma valorizzare quello che soltanto tu sai fare meglio degli altri. Meglio puntare sui tuoi punti di forza che cercare a tutti i costi di acquisire quelli degli altri, specie se il tuo corpo non lo consente”
Cecilia Randall è un’autrice che adoro. Ho letto tutti i suoi romanzi (a parte Kitsune, che devo ancora recuperare) e Gens Arcana è uno dei miei libri preferiti di sempre.
Artia di Camelot mi ha confermato cose che già sapevo. Lo stile di Cecilia Randall è scorrevole come sempre, e bilancia bene descrizioni e azione. Il worldbuilding e il periodo storico sono accurati e ben delineati. I personaggi sono credibili e ben caratterizzati, anche se forse i secondari soffrono un po’ il pov in prima persona.
Questo retelling in chiave femminista del ciclo arturiano mi è piaciuto molto, ma non mi ha entusiasmata come invece avrei voluto. Ho trovato l’inizio un po’ lento (sebbene accadano molte cose) e anche lo sviluppo e il finale sono un po’ sottotono. Non ci sono grandi colpi di scena, né scontri epici e memorabili, e forse è questo che mi è mancato di più.
In generale è comunque una lettura godibile che mi sento di consigliare.