"Il lungo inverno" di Federico Rampini è un testo utile per capire il presente e come ci siamo arrivati, ma è anche utile per capire dove potremmo andare. Se quello che ci si prospetta - 'il lungo inverno' - è un periodo di recessione, allora le domande a cui questo saggio cerca di dare una risposta sono: "Che cosa ci ha portato fino a qui?", "Che cosa abbiamo imparato o dovremmo imparare dalle recessioni passate?" e, soprattutto, "Come potremo affrontare il lungo inverno che ci si presenta di fronte?". Rampini ci dota, dunque, di lenti per comprendere meglio il presente e per tentare di comprendere le direttrici future dell'azione globale, cercando di sfatare, nel mentre, anche alcuni "miti" o alcune "false apocalissi" che a ogni piè sospinto emergono come redivivi nei momenti di crisi. E fa tutto ciò presentando dati e interpretandoli, mi sembra, con buon senso e onestà.
È vero, come afferma in un certo punto: «il nostro Generale Inverno, se giocherà il ruolo di alleato contro la Russia, sarà però un alleato esigente e severo. Il costo lo pagheremo tutti». Ma c'è una speranza per Rampini: «L'Occidente, e al suo interno l'Italia, saprà sopravvivere anche a questo lungo inverno se attingerà alle qualità del suo modello [quello delle liberaldemocrazie e del capitalismo di mercato], non se ammirerà chi lo odia. Il lungo inverno può preludere a una stagione di creatività, in cui troveremo risposte innovative ai nostri problemi energetici ed economici. Da quando è nata l'economia di mercato, è stata la sua adattabilità alle rivoluzioni scientifiche a moltiplicare per quaranta la produttività umana, ad allungare le nostre aspettative di vita, a ridurre la mortalità infantile, a consentire che la terra sostenga 8 miliardi di abitanti. Ogni volta che qualcuno ha preteso di avere un sistema migliore del nostro, ha generato tragedie e orrori».