Questo libro è stato presentato un po’ male, secondo me.
Prima cosa: perché si intitola “Cena con delitto al castello di Balmoral”, quando l’omicidio avviene poco dopo il pranzo di Natale?
E poi la descrizione: “un brillante, irresistibile, scoppiettante giallo natalizio”, che ti porta a pensare a un romanzo pieno d’umorismo e leggerezza, di quelli che ti fanno ridacchiare nel corso dell’indagine.
E no, invece. Non c’è umorismo né leggerezza, ma ripicche, rancori, segreti covati tanto a lungo da avvelenare tutta una vita. Ci sono rimpianti, dolore, malattia, riflessioni sul proprio posto nel mondo e senso d’impotenza. Non è una commediola natalizia tinta di giallo, ma una tragedia, per ogni singola persona coinvolta.
Quindi: giorno di Natale 2022.
Ci troviamo in una linea temporale in cui Edoardo VIII non abdicò e non sposò Wallis Simpson, dando origine a una famiglia Windsor del tutto diversa da quella che conosciamo.
Abbiamo il brillante re Eric, 85 anni, che ha voluto riunire intorno a sé i familiari per festeggiare il Natale, congedando per l’occasione tutta la servitù, tranne lo chef e il capo della sicurezza. Poi ci sono l’alcolizzata principessa consorte Marjorie, le gemelle reali Emeline e Maud, il marito e i due figli di Maud, e David, fratello del re dalla pessima reputazione e dai molti scandali.
Dopo aver pranzato e aperto i regali, Eric si appresta a fare un discorso alla famiglia riunita, in cui nominerà il proprio successore; ma prima di cominciare sorseggia un po’ di whisky e manco un minuto dopo tossisce, sputacchia e crolla per terra, con la schiuma alla bocca, morto avvelenato.
I familiari sono nel panico, il capo della sicurezza non si trova, fuori infuria una terribile bufera che isola il castello dal resto del mondo, non c’è modo di comunicare con l’esterno, e lo chef, Jonathan, si trova incaricato di scoprire il colpevole.
Jon non si ritiene la persona adatta, ma accetta, solo per l’affetto profondo e la lealtà che prova verso re Eric: da più di trent’anni era al suo servizio, e i due condividevano una strana e salda amicizia.
Con il procedere delle indagini vengono a galla tutti i rancori e le recriminazioni che la famiglia aveva sempre cercato di tenere celati; tanti segreti, così tanti che alla fine praticamente ogni reale aveva un movente per uccidere sua maestà. L’amore per il re, il lutto di tutti, è dunque mescolato all’amarezza.
Tranne che per Jonathan, il cui dolore è puro, totale e profondo, proprio come l’affetto per quel re che molti anni prima lo aveva portato via dal ristorante in cui veniva sfruttato e maltrattato.
Questo sarà “solo” un giallo, ma i sentimenti e le reazioni dei protagonisti sono così ben mostrati e tangibili che porta a fare riflessioni sul proprio rapporto con la morte e la perdita, il lutto, su quanto sono complicati i sentimenti che ci legano gli uni agli altri; riflessioni che toccano corde profonde… almeno nel mio caso lo hanno fatto. Tutto questo è il contrario di scoppiettante, direi.
E c’è anche discorso sulla regalità, sul classismo, sulla libertà, sull’essere sempre sotto ai riflettori, privi del potere più importante: quello di decidere per se stessi.
Chi mai potrebbe desiderare di essere re?