IL NUOVO ROMANZO DEL CREATORE DEL COMMISSARIO BORDELLI
Il nuovo romanzo di Marco Vichi è anche una nuova, sorprendente avventura. Una storia che racconta come il passato non è qualcosa di immutabile e irrimediabilmente concluso, ma è anzi materia viva. Una dimensione in movimento, che chiede ancora di essere descritta, definita, capace com’è di ribaltarsi sul presente sgretolando convinzioni che si credevano immodificabili. A un tratto, nel modo più inatteso, tutto può quando meno ce lo aspettiamo, una svolta improvvisa ci porta dove non avremmo mai immaginato di poterci spingere. È quello che accade a Luigi, un raffinato editore fiorentino, che un giorno si trova proprio in questa tempestosa situazione, carica di mistero. E diventa il primo attore di una trama che lo porterà sulle tracce di una donna mai dimenticata…
Marco Vichi was born in Florence. The author of eleven novels and two collections of short stories, he has also edited crime anthologies, written screenplays, music lyrics and for radio, and collaborated on and directed various projects for humanitarian causes. His novel Death in Florence won the Scerbanenco, Rieti and Camaiore prizes in Italy. Marco Vichi lives in the Chianti region of Tuscany.
1) la trama non è realistica: il protagonista, un modesto editore fiorentino, con una semplice telefonata ottiene la collaborazione di forze dell'ordine, notai, editori che non lo hanno mai visto prima ma che inspiegabilmente accettano di aiutarlo, talvolta anche agendo contro la legge.
Permettetemi di soffermarmi più dettagliatamente su quella che a mio parere è veramente la parte più assurda del libro. Sarà che per lavoro mi occupo di questioni simili, ho trovato questo passaggio veramente surreale. Il protagonista, che appunto di mestiere fa l'editore di una piccola casa editrice fiorentina e non l'avvocato a Milano per chissà quale studio, grazie alla sua persuasività riuscirebbe ad ottenere un accordo del valore di milioni di euro per diritti d'autore sui libri di una trilogia famosa a livello mondiale, con pubblicazioni in più lingue e con incassi milionari. Secondo voi se ci fosse una questone legale sui diritti d'autore del prossimo libro di Ken Follett, la trattativa chi la conduce, mio nonno in cariola oppure uno studio legale della madonna? Ecco, costui, oltre a non avere alcuna competenza per gestire una trattativa così delicata, non ha neanche alcun titolo per sedersi ad un tavolo del genere (non è l'autore, non è uno degli eredi dell'autore, niente di giuridicamente rilevante). Eppure tutti accettano di partecipare a una conf call in cui questo signor nessuno si permette di dettare condizioni su come gestire i diritti milionari del libro, mentre gli uditori (tra cui un avvocato) ascoltano in silenzio come se ci fosse da aver soggezione di questo tizio perché, ci viene spiegato nel libro, in fondo costoro "non avrebbero altra scelta" visto che "avrebbero agito secondo un contratto nullo" (spoiler: la nullità del contratto è semplicemente un assunto che nessuno si preoccupa di mettere in discussione). Dire che un contratto è nullo/annullabile non è un qualcosa che si può fare così, a braccio, per il solo fatto che ci sono state delle anomalie nella sua stipulazione. C'è una disciplina nel codice che tra l'altro prevede anche casi in cui sono fatti salvi i diritti dei terzi in buona fede. È assurdo l'atteggiamento remissivo di controparte durante la trattativa, che letteralmente non ribatte su nulla (pur essendo l'unica parte assistita da un legale). Al termine di questa conf call di 10 minuti, ecco che una parte accetta serenamente di rinunciare a qualche milionicino di euro, ci si saluta con un sorriso, e per quanto riguarda il testo dell'accordo scritto... vabbè dai la settimana prossima qualcuno girerà una bozza del testo, non vogliamo mica perdere tempo con queste formalità da azzeccagarbugli quando si è raggiunto un solidissimo gentleman agreement verbale.
2) Personaggi poco sviluppati o non molto credibili, come la moglie del protagonista che non batte ciglio quando il marito svanisce nel nulla per giorni oppure la poliziotta che lo aiuta a costo di infrangere le leggi, il tutto per spirito di liberalità "in cambio di una pizza". Nelle descrizioni dei personaggi femminili poi sembra difficile andare oltre il "bella donna/bellissima donna/la più bella della spiaggia".
3) La prima metà del libro veramente lenta, si riprende un po' di ritmo nella seconda parte.
Mi dispiace dare tre stelle, perché la trama, in se, non è niente male. Però che lentezza, la prima metà è decisamente pesante e statica (cosa vuoi che me ne freghi di leggere pagine e pagine di questo che tra una lettura e l’altra si fa i noiosissimi affari suoi!)…e questa Marina poi, va beh, agli amici si vuol sempre bene, ma non era mica tutta questa brillantezza! A tratti è più un’alienata disinibita, e non per volerla offendere, ma perché viene descritta proprio come una persona dai comportamenti e dai pensieri bizzarri, spesso fuori dalle convenzioni sociali, e con modalità che la portano a mettersi nei guai. Tra l’altro succedono alcune cose che non si armonizzano con la trama è che non aggiungono nulla, tipo la presenza di Vania. Il quadro familiare è molto carino, però si ripete molto , con scene sempre uguali. Per esempio sembra che la figlia minore sia dotata di lessico minino e dica solo “hofame” in modo petulante.
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Trama abbstanza interessante ma la scrittura è insalvabile.
Sembra che conosca solo i tre puntini che si ripetono 10 volte a pagina. Tantissimi dettagli non funzionali al racconto e tantissime ripetizioni. Davvero serviva mettere il testo della mail in italiano con poi scritto e la tradusse in spagnolo e l'intero testo in spagnolo?
Non capisco come un autore abbastanza rinomato possa scrivere così.
Per non parlare delle figure femminili del romanzo, in particolare della moglie. Surreali e palesemente frutto di una mente maschile.
Abbandonato, anzi lanciato lontano. La scrittura è insopportabile. Pagine e pagine senza altra punteggiatura se non i puntini di sospensione, che in quanto tali servono a creare attesa, dubbio, aspettativa... ma può essere che interi capitoli siano scritti esclusivamente in questo modo? Il protagonista non è credibile: uno che fa l'editor e scopre che un libro di circa 170/200 pagine parla di una sua carissima amica scomparsa impiega SETTIMANE per leggerlo? Bastava una notte di lettura. Forse meno.
Non ostante alcuni passaggi un po' troppo lunghi, il romanzo è interessante e ben congegnato. Il personaggio della moglie è poco credibile, dopo 13 anni di matrimonio non può essere così, sarebbe da Guiness. A parte alcuni momenti tristi, il libro si svolge tranquillamente ed il finale è quello desiderato e previsto.
Mi è piaciuta molto l'idea, alcuni spunti di riflessione sono molto interessanti e ho avuto la curiosità di arrivare in fondo e vedere cosa sarebbe successo dopo.
Però l'ho trovato ripetitivo all'esasperazione la donna lunare, i bacini, Leandro non lo deve sapere etc... la sensazione è che manchi ancora un po' di lavoro di editing.
Un libro che si legge volentieri. L’idea è buona ed alla fine scorre bene. È’ un capolavoro? Direi di no. I personaggi sono un po’ superficiali, la storia alla fine è un po’ poco credibile. È tutto troppo facile e semplicistico.
Magnifico. Una storia travolgente e tenerissima, con dentro la bellezza d'una amicizia profonda e per tutta la vita fra un uomo e una donna. Drammatico, intrigante, poetico, per me magari IL capolavoro del Sr Vichi.
In una bellissima e spietata Firenze un racconto particolare che ti tiene attaccato alle pagine di Marco Vichi, lasciandoti con dubbi, curiosità e un sapore dolceamaro in bocca