Ambientato nella Parigi del secondo dopoguerra, Il cappotto di Astrakan costituisce un capolavoro dell’arte narrativa di Piero Chiara. Il protagonista, di ritorno al suo paese dall’internamento, decide di raccontare agli amici la sua esperienza avventurosa di un gioioso autunno nella capitale francese. Un universo letterario che trova il suo fulcro vitale e psicologico nella dimensione provinciale della vita divenuta metafora. Le inquietudini, le aspirazioni, i giochi e gli amori del grande scrittore disegnano una pagina naturale per ritmo e misura. Ci fanno riconoscere un uomo e una poetica indimenticabili.
Pierino Angelo Carmelo "Piero" Chiara (Luino 1913 – Varese 1986) è stato uno scrittore italiano, tra i più noti della seconda metà del XX secolo.
Piero Chiara was an Italian writer. He was born in Luino, on Lake Maggiore (northern Italy) into a family of Sicilian origin. Sought by the Fascist milice during World War II, he fled to Switzerland in 1944. He returned to Italy two years later, starting the activity of writer.His most famous work is La stanza del vescovo of 1976, which was turned into a film by Dino Risi soon afterwards. He died in Varese in 1986.
Ho letto vari libri di Piero Chiara ma nessuno mi è sembrato scritto con altrettanta bravura. L’ironia è più amara del solito, la prosa a tratti ricorda Simenon. I personaggi post bellici di Chiara sono sempre scossi dal conflitto a cui hanno preso parte pochi anni prima, lo è anche Piero che risiede sul lago Maggiore e decide di andare a Parigi per ritagliarsi la vita che aveva favoleggiato durante la guerra. Piero è un sopravvissuto deciso a godere degli anni che gli rimangono. A Parigi dopo un breve soggiorno in un albergo, chiede alloggio presso una vedova, la signora Lenormand. Solo io subisco il fascino di un cognome simile? Un cognome da stopper francese naturalizzato spagnolo, un cognome con inglobato l’aggettivo indeterminativo, un gioco di parole alla Nino Frassica, alla Michele Foresta. La signora Lenormand ha perso il proprio figlio (fuggito in oriente con una donna) e decide di ospitare Piero perché glielo ricorda. Lo ospita nella camera che fu di Maurice e poi inizia a voler esercitare un certo controllo su di lui come faceva nei confronti del figlio. La signora è sola, lui anche, le farebbe piacere cenassero insieme. Piero intanto, con i pochi soldi che possiede e senza volontà alcuna di trovare un’occupazione, si invaghisce di Valentina. Non è quello che si direbbe un colpo di fulmine, lei lo tiene a bada, lui sembra la frequenti perché non ha nulla di meglio da fare, ed è a questo punto della storia che Piero Chiara inizia ad orientare degli specchi. Avete mai provato a guardarvi la nuca? Vi siete guardati alle spalle? Piero e il suo alter ego.
Constatai che era un po' più robusto di me, e forse mi somigliava davvero, benché sia difficile e anche sgradevole vedersi ripetuti in altre persone
La trama funziona, siccome non mi piace quando la trovo raccontata, evito di farlo a mia volta. Mi limito a riportare una frase di quelle che fanno chiarezza sui pensieri nebulosi. Qualcuno sostiene che il vero merito degli scrittori capaci, sia scrivere cose che in molti pensano senza riuscire a dare a quei pensieri una forma compiuta.
Il che voleva dire che tutto andava bene, sul lago, che il tempo stagnava, come bisogna perché la vita sembri un bene impossibile da consumare fino in fondo.
Con la stagnazione del tempo Chiara spiega i motivi per i quali la routine si appropria della vita di numerose persone. La ripetizione induce a pensare che verrà il momento di fare altro se intanto ci si occupa del solito. Il protagonista asseconda il bisogno di evasione per poi rendersi conto di volere la stagnazione, la placida vita del bar affacciato sul lago. Pallanza, Stresa, Luino, Verbania, Baveno: da ovunque si affacci quel bar la vista sarà magnifica. Il lago che fu raccontato da Hemingway e Malamud è di Chiara, lui c’è nato e quando ne parla, si percepisce.
In uno dei libri del figlio della signora Lenormand avevo trovato dei versi che sembravano scritti apposta per me: "par delicatesse/ j'ai perdu ma vie". Per delicatezza, cioè per troppa discrezione, per timore di abusare, di offendere o anche solo di sorprendere le persone che mi avevano concesso amicizia e confidenza, avevo sprecato la mia vita.
Nel "Il cappotto di astrakan" di Pietro Chiara, ho trovato questa riflessione. Riguarda quelli che per delicatezza ossia "per troppa discrezione, per timore di abusare, di offendere o anche solo di sorprendere" non impongono mai le loro idee, non si fanno avanti, non scriverebbero nemmeno un commento o un feedback in questo sito ma vi hanno aderito con curiosità discreta, sono silenti e aspettano, insicuri, poco loquaci per il timore di dire qualcosa di sconveniente o di poco appropriato. Sensibili alle critiche, talvolta cedono nel compiacere gli altri. Alla fine, molti di loro, trascorsi molti anni, pensano di aver sprecato la loro vita, come dice Piero Chiara. Ce ne sono in questo gruppo? Se sì, fatevi avanti! Se non lo fate, sappiamo lo stesso che ci siete e vi siamo vicini. Mettete almeno un ❤.
Questo libro di Chiara ha una partenza lenta, un lungo preambolo che serve ad entrare nel clima della storia. Il protagonista, dopo la guerra, decide di passare alcuni mesi a Parigi, qui vivrà nella stanza del figlio di una vedova e conoscerà una donna, Valentine, con cui intreccerà un relazione sentimentale. Verso metà, il romanzo ha un'accellerata in corrispondenza con il saldarsi delle due storie, quella del figlio della vedova nella cui stanza sta abitando e quella dell'ex-fidanzato di Valentine. Ci sono una serie di colpi di scena, da cardiopalma, fino ad uno scioglimento che torna su ritmi più pacati. È un romanzo che ho trovato un po' strano, un po' opaco nella descrizione degli stati d'animo. Tutti i personaggi sembrano un po' anaffettivi, ma Chiara è un narratore dalla scrittura limpida e piacevole.
Piero Chiara e' uno scrittore sottovalutato (da me sconosciuto fino a un mese fa). In poche pagine riesce a creare un'atmosfera poetica. Le descrizioni sono sempre molto raffinate e suggestive.
I personaggi principali, sebbene vengano dipinti con due semplici pennellate, riescono ad essere abbastanza profondi.
Se si potesse calcolare il rapporto tra la qualità di un romanzo e la sua lunghezza, otterremmo per questo piccolo libro un numero elevato.
Con questi spruzzi di poesia Piero Chiara riesce a toccare parecchie tematiche psicologiche.
Il desiderio di fuga che ogni tanto ci prende: dall'altra parte della montagna saremmo più felici?
L'amore per un figlio: si può spostare da una persona all'altra?
Il saper amare: ci si può imporre di amare qualcuno?
Il senso della vita: si ama per amore o solo per raccontarlo agli amici?
La ricerca della felicità: dipende dalle nostre scelte o dalle situazioni.
Piero Chiara accenna a questi temi parlando di un cane che non vuole lasciare la sua stanza, di un quadernino trovato per caso ed, ovviamente, di un cappotto di astrakan.
Cred că am descoperit un nou autor favorit care mă duce spre meleagurile Italiei, adânc profund în sentimentele şi gândurile conturate de persoanele din cărţile lui... 🖤
"Aveam aceleaşi gusturi, aceleaşi nostalgii, ba chiar şi o identică şi inexplicabilă dorinţă, simţită aproape ca o suferinţă, de a împărtăşi gândurile şi sentimentele unui suflet fratern.
S-a aplecat deasupra mea şi m-a privit lung de parcă ar fi vrut să toarne în mine un fluid capabil să şteargă toate necazurile şi amărăciunile pe care dragostea, chiar şi cea mai frumoasă şi mai simplă, nu poate să nu le aducă cu ea. Cu toate acestea, farmecul Caterinei venea tocmai din întunericul pe care-l lăsase la spate, o obscuritate în care mi se părea dureros şi totodată atrăgător să mă amestec. Când o femeie îl întreabă pe un bărbat la ce se gândeşte înseamnă că din bărbatul acela o interesează ceea ce este mai bun, adică sentimentele, poate şi gândurile sale. Zilele mele fără ea erau interminabile ca şi toamna pariziană care, cu zilele călduţe şi colorate într-un albastru fin, abia învăluit de o dâră de ceaţă luminoasă, se prelungea în octombrie.
Aşa cum cea mai umilă brazdă conţine întreaga esenţă a pământului, la fel în fiinţa ei, atât de simplă în aparenţă, mi se părea că există în stare latentă şi mereu pe punctul de a se revela substanţa sufletului feminin. Ce sunt, de unde vin, ce sens au sentimentele, pasiunile, dragostea şi trădarea?"
Che bella scoperta, seppur tardiva. Piero Chiara conquista con una scrittura ironica ma profonda, malinconica, icastica e al contempo piena di sfumature, nella quale acquistano significato anche i silenzi, i vuoti tra una parola e l’altra. Un’autore straordinario al quale sono sufficienti pochi accenni per restituire caratteri profondi. Il fascino della scrittura di Chiara è in tutto quel che non racconta, ma lascia intuire.
Anni '50. Un uomo di una piccola cittadina del Lago Maggiore va a passare un po' di tempo a Parigi in cerca di avventure da raccontare ai suoi amici del biliardo. Lieve, ironico e autunnale: Piero Chiara conosceva perfettamente la poesia della provincia, fatta di slanci, desideri e viltà.
"In uno dei libri del figlio della signora Lenormand avevo trovato dei versi che sembravano scritti apposta per me: "par delicatesse/ j'ai perdu ma vie". Per delicatezza, cioè per troppa discrezione, per timore di abusare, di offendere o anche solo di sorprendere le persone che mi avevano concesso amicizia e confidenza, avevo sprecato la mia vita".
'De winter ging voorbij, een van de vele winters in die jaren, waarvan ik me niets herinner omdat ze allemaal op elkaar leken. Kostbare geschenken van de tijd, die je onverschillig aanvaardt, zonder te beseffen wat een rijkdom ze zouden vertegenwoordigen als je ze wist te benutten, vooropgesteld dat het iedereen is gegeven goed gebruik te maken van het leven, het te dragen als een mantel van astrakan, en niet als een gevangenistenue.'
E' la storia di un trentottenne che, annoiato da una routine piuttosto mediocre e insipida (fatta eccezione per gli eventi legati alla Grande Guerra), decide di passare un periodo nella capitale francese con l'obiettivo di vivere esperienze da poter raccontare una volta rientrato al suo paese. A Parigi però, per circostanze puramente casuali, si troverà invischiato in un piccolo giallo che gli consentirà, non solo di raccogliere gli aneddotti agognati, ma anche di riflettere su alcuni argomenti esistenziali tra cui in primis l'amore, non solo tra uomo e donna ma anche amore di una madre per il proprio figlio, il cui desiderio può essere talmente ossessivo da spingere a rintanarsi nella menzogna di un'illusione. Le descrizioni di Parigi e del Lago Maggiore sono davvero splendide ed evocano alla perfezione le atmosfere tipiche dei luoghi. Ed è una delle cose che ho apprezzato di più. Così come alcuni tratti ironici legati in particolare alla figura del gatto Domitien. Per buona parte aveva il potenziale per prendere anche 5 stelle, ma sul finire ha smorzato parecchio il mio entusiasmo. Principalmente per via del finale aperto: nonostante in genere li apprezzi, in questo caso sono rimasta delusa, mi è sembrato un pò inconsistente, dove il protagonista continua a vivere in bilico, in attesa di una risposta che determini gli avvenimenti futuri ma che, allo stesso tempo, sa benissimo potrebbe anche non arrivare mai.
4,5⭐ Bellissimo e godibilissimo libro, che mi ha fatto anche riflettere sui vari temi centrali del romanzo ma soprattutto sull'amore, come quello mancato tra il protagonista e Valentine, la cui fine è stata affidata al destino. 'Il cappotto di astrakan' è stato il mio primo approccio alle opere di Piero Chiara, autore che sicuramente approfondirò con qualche altra lettura, perché mi è piaciuto il suo stile, che per quasi tutta la durata del libro è riuscito a trasmettermi una sensazione melanconica perfettamente riuscita. Magari avrei preferito un finale meno aperto, ma d'altronde non tutto nella vita ha una fine precisa e, forse, Valentine era oramai diventata per il protagonista solo un personaggio di una storia da raccontare al bar, a causa della presenza invisibile ma percepibile di Maurice (alter ego francese del protagonista, ex-amante di Valentine e anche, in un certo qual senso, 'parte migliore' dell'io narrante, come scritto nel romanzo, perché in grado di agire e, soprattutto, di osare, cose che mi fanno pensare ai versi di Rimbaud, "Par délicatesse, J'ai perdu ma vie", citati nel libro) tra i componenti della coppia.
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Ik heb het gelezen in de Nederlandse vertaling van Aarts en Schraa en mogelijk is daardoor de vertelling beinvloed, maar het is een meeslepend verhaal van een man die aanvankelijk doelloos door het leven gaat, maar gaandeweg wordt meegesleept in de geschiedenis van zijn dubbelganger, die overigens een heel ander karakter heeft. Hij worstelt met de grote vragen des levens, maar aan het eind is het aan de fantasie van de lezer om die vragen te beantwoorden.
Non è un romanzo ma un lungo racconto. Chiara di questo genere di scrittura è il fuoriclasse. Classico librino da passeggio. Si legge piacevolmente, in qualunque luogo sei, la storia ti coinvolge. Io l’ho letto anche mentre camminavo con il mio cane. Bellissimo, semplicemente. Sono un Fan di Chiara.
"Il cappotto di astrakan" di Piero Chiara è un romanzo in cui il tema dell'identità si lega a quello della monotonia della vita di provincia; è proprio questa condizione di noia, ripetitività e assenza di obiettivi che spinge il protagonista a compiere un viaggio a Parigi. Come i suoi conterranei, egli spera di vivere in Francia un'esperienza indimenticabile perché "l'avervi passato qualche anno e magari soltanto qualche mese, poteva dare gloria per tutta la vita anche a un tipo qualunque". Il suo desiderio di gloria, per quanto limitato alla soddisfazione di raccontare la sua avventura ai soliti amici del bar, rievoca la fierezza e gli onori ricevuti per aver combattuto nella Seconda Guerra mondiale, dopo la quale il tempo sembrava essersi fermato; di qui la necessità di liberarsi di quei giorni sempre uguali e interminabili e di lasciare l'Italia per andare altrove. Inizialmente la grande città sembra non riservargli nulla di particolarmente stimolante, fino a quando incontra due donne: la prima è la signora Lenormand, vedova di guerra che giova della sua compagnia poiché è rimasta completamente sola dopo che il figlio se n'è andato; l'altra è Valentine, che il protagonista descrive come una "donna così severa, composta, un po' all'antica nei modi, cittadina" che "per me che venivo dal Lago Maggiore e portavo indosso, come tutti quelli cresciuti in un paese, una crosta di rustichezza, era irraggiungibile". Questo intreccio di relazioni lo porterà inconsapevolmente a vestire i panni di un altro, letteralmente e non, e viene spontaneo chiedersi se l'affetto che le due donne provano per lui sia autentico o meno e se il suo viaggio a Parigi sarebbe stato così memorabile se non si fosse trovato in questa singolare situazione. L'autore adotta uno stile efficace nell'immergere il lettore nei diversi ambienti parigini, dalla stazione alle strade principali, ai parchi come quello di Saint-Germain-en-Laye, ai paesi limitrofi tra cui quello di Juziers lungo le rive della Senna. La vicenda è narrata in prima persona e il protagonista non ha un nome, espediente che consente al lettore un'identificazione più profonda e, allo stesso tempo, ciò, unito all'assenza del nome del paese di provenienza, intende forse sottolineare come l'amore per il proprio paese, la monotonia delle giornate e la visione idealizzata dei paesi stranieri, accomuni tutti gli uomini di qualsiasi provincia.
Citaat : De weduwe had moeite haar genoegen te verbergen. Het was haar gelukt me te laten blijven en na de kat had ze me ook de kleding van haar zoon opgedrongen. Review : Eenmansuitgeverij Serena Libri doet al ruim twintig jaar eigenzinnig waar ze plezier in heeft, wars van tendensen en modes. Bijvoorbeeld vertalingen uitbrengen van bijna vergeten Italiaanse auteurs als Piero Chiara. Piero Chiara (Luino, 13 maart 1913 – Varese, 31 december 1986) werd geboren in een van oorsprong Siciliaanse familie. Hij studeerde aanvankelijk rechten, en werkte een tijdje als fotograaf. Tijdens de Tweede Wereldoorlog vluchtte hij naar Zwitserland om arrestatie door de fascistische militie te voorkomen. Hij keerde in 1946 naar Italië terug, en begon aldaar met zijn carrière als schrijver. Zijn bekendste werk is La stanza del vescovo (1976, (De bisschopskamer, Serena Libri 2008). Het werd kort na uitgave verfilmd door Dino Risi. Il cappotto di astrakan verscheen in 1978. Het werd in 1979 verfilmd door Marco Vicario en in 2018 vertaald door Rianne Aarts en Hilda Schraa onder de titel 'De mantel van astrakan'.
Chiara's naamloze ik-persoon reist in 1950 naar Parijs om te ontsnappen aan het monotone dorpsleven in zijn geboorteplaats aan het Lago Maggiore. Hij neemt zijn intrek bij een weduwe, mevrouw Lenormand, die hem de kamer van haar verdwenen zoon Maurice aanbiedt. Tijdens zijn wandelingen door Parijs leert de verteller de aantrekkelijke Valentine kennen, met wie hij een relatie krijgt. Valentine blijkt in het verleden een verhouding te hebben gehad met Maurice, die volgens zijn moeder voor de charmes van een Indochinese zou zijn gevallen en haar naar haar geboorteland heeft gevolgd. Maar al snel wordt duidelijk dat de verdwijning van Maurice een heel andere toedracht heeft. In de kamer die zijn hospita hem heeft toegewezen, vindt de verteller dagboeken van Maurice, en al lezende raakt hij steeds meer door hem gefascineerd. Langzaam beginnen de levens van de twee mannen, die ook nog uiterlijk als twee druppels water op elkaar lijken, met elkaar verstrengeld te raken.
Piero Chiara, is een uitstekend verteller die op een klassieke maar uiterst boeiende manier een knap verhaal brengt. Hij neemt zijn lezer mee op een dwaaltocht in naoorlogs Parijs en weet tevens nostalgie op te wekken naar de sfeer van het Italiaanse dorpsleven.
Primo incontro con l'autore non andato, purtroppo, nel migliore dei modi. "Il cappotto di astrakan" è un romanzo relativamente breve che si fa leggere in fretta ma che con la stessa fretta si dimentica. Ho trovato la trama un po' banale e prevedibile in più punti, una scrittura senza particolari guizzi e personaggi poco caratterizzati. Degli spunti interessanti c'erano ma tutto rimane troppo in superficie. È un libro "semplice" per qualcuno sicuramente godibile ma che lascia il tempo che trova.
Bell'intreccio. Raffinato. Elegante. Prosa godibile. Peccato per il finale un po' sfocato, poco chiaro ed emozioni poco argomentate.
Nota: il film tratto dal libro, presente su RaiPlay, è la versione quasi "comica" del romanzo. Ho fatto l'errore di vederlo in parallelo con la lettura del libro e forse per questo ho perso un po' di magia e il fascino è svanito. (Per dirne una, il protagonista era Johnny Dorelli...).
Seppur apprezzabile nello stile (che comunque dimostra tutti gli anni che ha), la trama del libro è invece di una banalità sconcertante, per nulla interessante, a mio avviso, facendo perdere al libro stesso qualunque tipo di attrazione...
Bello. Mi piacque il libro e anche il film che ne fu tratto interpretato da Jonny Dorelli. Il libro è del 1978! E' passata una vita da allora ma mi ricordo alcune scene del film molto, molto belle!.