Die Verquickung sexueller und politischer Gewalt während des NS-Regimes hat in der wissenschaftlichen Forschung über Jahrzehnte hinweg kaum Berücksichtigung gefunden. Dies war insbesondere bei der schwierigen Thematik der Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern der Fall. Die Nationalsozialisten errichteten ein Bordellsystem innerhalb der nationalsozialistischen Konzentrationslager, während Prostitution auf der Straße verfolgt und bekämpft wurde. Ende 1941/Anfang 1942 kam es zu einem Funktionswandel der Konzentrationslager. Die KZ-Häftlinge sollten vermehrt zur Zwangsarbeit in der Rüstungsindustrie eingesetzt werden. Die SS führte zum Zwecke der Arbeitssteigerung ein "Prämiensystem" ein. "Häftlinge, welche sich durch Fleiß, Umsichtigkeit, gute Führung und besondere Arbeitsleistungen auszeichneten" erhielten nach dem fünfstufigen Prämiensystem bestimmte Vergünstigungen, wobei die höchste Vergünstigung der Besuch des Lagerbordells war. Infolgedessen wurden auf Weisung des SS-Reichsführers Heinrich Himmler in zahlreichen Konzentrationslagern Häftlingsbordelle eingerichtet, in denen weibliche Häftlinge Sex-Zwangsarbeit leisten mussten. Die Herausgeber beschreiben in diesem Buch die Entstehung, Funktion und Rahmenbedingungen dieses Bordellsystems, brechen damit ein Tabu und zeigen dabei eine weitere grausame Dimension des NS-Regimes auf.
”Con la regolamentazione della prostituzione, la Germania nazista rendeva manifesta la sua volontà di dominio totale sugli esseri umani. I bordelli divennero perciò un’istituzione biopolitica. Nella cura per un “corpo biopoliticizzato del popolo” svolsero un ruolo significativo, perché erano allo stesso tempo regolatori della politica razziale, strumenti di un controllo tecnico della salute e organi che permettevano di eliminare la sfera privata. Il favoreggiamento della prostituzione e il controllo su di essa esercitato estesero la sfera d’azione del biopotere alla sessualità umana.”
Gli estensori di questo lavoro di ricerca ricorrono al concetto di biopolitica per descrivere i fondamenti su cui poggia l’ideologia nazista e il suo obiettivo di dominio totale: il controllo della vita e della salute, l’abolizione della ”sfera privata” sostituita da una sfera pubblica governata e indirizzata dall’alto, essenzialmente su basi eugenetiche e ideologiche. Fondamenti che non nascono dal nulla, ma che hanno radici scientifiche lontane, utilizzate prima ancora della Repubblica di Weimar. Vale la pena sottolineare i passi salienti di questo lavoro perché può essere utile, in un periodo in cui si vaneggia su possibili sostituzioni etniche, sulle politiche migratorie, sui cali demografici, sul sostegno alle donne solo in quanto madri, ricordare quanto l’intervento statale ideologico e attivo possa anche risultare pericoloso.
”È del 1905 la nascita della “Società per l’igiene della razza”, di cui facevano parte soprattutto medici e scienziati; a partire dal 1909 la disciplina iniziò a essere insegnata nelle università tedesche e al più tardi verso la fine degli anni venti essa si era ormai diffusa in modo capillare in quasi ogni ambito sociale e gruppo politico. Impregnati di darwinismo sociale, l’”igiene della razza”, l’eugenetica e “l’igiene riproduttiva” riconducevano i processi sociali a meri fattori biologici. Chi aderiva a queste discipline giudicava gli esseri umani sulla base del loro “valore” sociale e ne riconduceva la “natura” in primo luogo alle “disposizioni ereditarie”.”
La ”deviazione patologica da un tipo originario” fu estesa da fattore individuale o familiare a fattore sociale, portando a concepire una suddivisione in ”razze, classi e stirpi” ognuna con un patrimonio genetico ereditario che le rendeva superiori o inferiori, spiegando in questo modo anche la devianza sociale. Fu elaborata in questo modo la teoria della degenerazione sociale e ”gli psichiatri e i medici definirono i “sintomi” di anormalità fisica, psichica, sociale e sessuale”. Sulla base della teoria della degenerazione sociale si rese naturale la discriminazione di genere e si diffuse così la tendenza a patologizzare il sesso femminile in quanto tale”, considerando il movimento di emancipazione femminile, la prostituzione, le relazioni lesbiche alla stregua di una degenerazione particolarmente grave. L’intervento biopolitico del nazismo si concentrò in modo particolare su sessualità e riproduzione al fine di favorire la formazione di una razza pura mediante selezione dei caratteri ereditari favorevoli, entrando così direttamente nella sfera privata delle relazioni, ricorrendo anche allo strumento della sterilizzazione forzata, in discussione però sin dal 1918, per eliminare deboli e malati.
”Nell’ideologia nazista le relazioni tra esseri umani erano di tipo gerarchico, sulla base di criteri come l’appartenenza etnica, il sesso, la classe e le disposizioni ereditarie. Chi era considerato un nemico della “collettività nazionale tedesca” veniva perseguitato, anche se non sempre con la stessa intensità o radicalità. La precedenza assoluta l’avevano gli appartenenti alle “razze inferiori”, che si sarebbero dovuti non solo perseguitare ma anche sterminare. Allo stesso tempo, il nazismo mirava al “miglioramento della razza” secondo princìpi dell’igiene razziale, finalizzati a “rendere inoffensive” parti della propria popolazione.”
Il miglioramento della razza passava anche attraverso politiche demografiche attive: l’incremento della natalità, necessario per contrastare il calo demografico, necessitava di essere guidato, sia attraverso strumenti sociali, come il prestito matrimoniale, che con strumenti eugenetici. L’ottenimento del prestito matrimoniale era subordinato all’ottenimento del nulla osta al matrimonio basato sull’attestato di capacità matrimoniale; la capacità matrimoniale si basava sulla verifica della ”presenza di malattie e tare ereditarie, malattie infettive o a rischio di morte o altre ragioni che non facevano ritenere opportuno un matrimonio” attraverso visite mediche ”composte di tre momenti: ricerca genealogica delle patologie ereditarie, verifica degli incartamenti, esame delle malattie della persona interessata.” La visite mediche erano finalizzate a pratiche di selezione. Secondo Himmler ”Tutto ciò che riguarda l’ambito del sesso non è una questione privata del singolo individuo. Significa invece la vita e la morte del popolo. […] Un popolo che mette al mondo numerosi figli ha il diritto al dominio del mondo.” A supporto della purezza della razza furono creati i ”Lebensborn (“fonte di vita”), nei quali le donne nubili “razzialmente” perfette e “immuni da tare ereditarie” avrebbero potuto dare alla luce i loro figli. Qui, alle donne che “desideravano ardentemente avere dei figli” venivano anche forniti uomini altrettanto perfetti come “ausilio alla riproduzione”
Sin dal 1928 l’omosessualità fu considerata un atto osceno in quanto non finalizzata alla riproduzione e l’omofobia fu fatta propria dall’ideologia nazionalsocialista perché metteva ”a rischio la politica sessuale nazista, orientata esclusivamente alla produzione di una prole “sana e ariana”. ” e ”Heinrich Himmler, dal 1936 a capo dell’”Ufficio centrale per la lotta contro l’omosessualità e l’aborto”, vedeva nella “mascolinizzazione” della donna, nella deviazione dalla polarità sessuale e nella “mancanza di fascino” che ne derivava una causa per l’insorgere dell’omosessualità. In un discorso del 1937 tenuto di fronte ai Gruppenführer delle SS sottolineò che la prostituzione rappresentava un valido strumento per combattere l’omosessualità maschile”
Sulla prostituzione, l’ideologia nazionalista metteva in pratica una doppia morale, ”perché si pensò, dapprima, a costruire un ideale femminile estremamente conservatore, perseguendo penalmente la prostituzione sulle strade, per poi, poco più tardi, istituire un sistema di bordelli statali per l’esercito, le SS, i lavoratori forzati e persino per gli internati nei campi di concentramento nazisti”; da un lato mirava a impedire l’esercizio indipendente della prostituzione sulla strada e questo era anche in relazione al controllo e alla subordinazione della donna, tendendo a ”a far abbassare il compenso per le prestazioni sessuali tramite: sorveglianza, multe, internamento, intervento dello Stato nel corpo, nell’anima, nello spirito delle prostitute”. Queste misure indebolivano le prostitute nei confronti dei loro protettori, limitandone in modo massiccio l’indipendenza.” Inoltre, la prostituzione era fatta rientrare nei comportamenti sessuali anomali, assieme alla ninfomania e ai “rapporti sessuali frequenti e con diversi partner.” Dal 1939 venivano conferiti alla polizia poteri discrezionali per la repressione della prostituzione sulla strada e relegando l’attività nei bordelli. Assieme ad alcolizzati, vagabondi, zingari, mendicanti, le prostitute erano considerate asociali e soggette a persecuzione con la reclusione o l’internamento dei campi di concentramento.Nel decreto che riapriva i bordelli le prostitute erano coloro che ”intrattengono ospiti maschi in ristoranti ed esercizi analoghi, conversando con loro o incoraggiandoli a compiere atti sessuali” La riapertura dei bordelli regolamentata per legge avvenne con lo scoppio del secondo conflitto mondiale ”per i membri dell’esercito, per poter esercitare il loro controllo sul comportamento sessuale dei soldati”, non solo per limitare la diffusione delle malattie veneree, ma anche per ”rafforzare il morale dei soldati e di poter loro inculcare la fede nella “vittoria finale”. Grazie al trattamento “magnanimo-germanico” della prostituzione (eterosessuale) si sarebbero potute incrementare le prestazioni maschili soffocando sul nascere eventuali malumori e resistenze. Un ulteriore buon argomento per l’istituzione di un sistema di bordelli era rappresentato dalla lotta contro l’omosessualità tra i membri dell’esercito: nel 1937 era stato lo stesso Himmler a sottolineare la funzione che la prostituzione esercitava nella lotta contro l’omosessualità.”
La guerra svuotò le fabbriche per soddisfare il bisogno di carne da cannone e ”i campi di concentramento iniziarono ad assumere una maggiore importanza come riserva di manodopera per industrie importanti dal punto di vista bellico,” ma ”sottoalimentazione, orari di lavoro eccessivi e sovraffaticamento fisico portarono nel 1942-’43 a un incremento rilevante del tasso di mortalità” al loro interno. La prostituzione fu sfruttata all’interno dei campi di concentramento come incentivo per migliorare la produttività: gli internati erano sfruttati nelle fabbriche di armamenti adiacenti ai lager e, per migliorarne il rendimento, molte donne furono ridotte alla schiavitù sessuale per incentivare i prigionieri-lavoratori ad un rendimento maggiore. All’interno dei campi di concentramento furono costruiti dei bordelli, gli edifici speciali, e le prostitute provenivano principalmente dal campo di Ravensbruck, selezionate su base ”volontaria” soprattutto tra donne che esercitavano già prima l’attività, ma non solo: ”le SS si aspettavano innanzi tutto vantaggi economici.” L’accesso al bordello da parte dei detenuti era subordinato alla ”diligenza, accuratezza, buon comportamento ed eccellenza delle prestazioni” ed era una delle facilitazioni che potevano essere assegnate, assieme a incentivi in denaro, migliori condizioni di lavoro, migliore alimentazione e la fornitura di tabacco. Il riconoscimento dello status di vittime del nazismo fu riconosciuto solo decenni dopo la fine della guerra, ”nella Repubblica federale la mendicità, il vagabondaggio e la prostituzione continuarono a essere perseguibili fino agli anni settanta. In Austria l’omosessualità fu depenalizzata solo nel 1971. Le pesanti condanne pronunciate dai tribunali nazisti, spesso solo per un’inezia, rimasero segnate sulla fedina penale e le interdizioni poterono essere annullate solo in casi singoli e con un enorme dispendio di energie”
Saggio breve ma molto molto interessante. Oltre alla schiavitù sessuale nei campi di concentramento tratta della politica nazista nei confronti della purezza della razza per quanto concerne la natalità e l'aborto e la "doppia morale" nel voler inizialmente punire le donne prostituite per poi riaprire i bordelli nei campi e fare diventare così la prostituzione uno sfruttamento esclusivo dello stato. L'ultimo capitolo è dedicato alla ricerche che sono state fatti in tempi recenti riguardo alle donne prostituite internate e a tutte le vicende riguardo allo stigma su di loro (addirittura considerate privilegiate o irrecuperabili, anche dopo ciò che è successo!!) fino al riconoscimento del loro stato di vittime del nazismo.