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I fantasmi di pietra

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Un paese abbandonato, silenzioso, fermato in un'istantanea scattata il giorno 9 ottobre 1963, quando il fianco del monte precipitò nell'invaso del Vajont. Eppure quelle case, quelle cucine, quelle stalle sono ancora abitate. È una popolazione di fantasmi quella che Corona suscita ripercorrendo, casa per casa, le strade che un tempo risuonavano di voci, del rumore degli strumenti di lavoro, della vita di ogni giorno.

280 pages, Paperback

First published January 1, 2006

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About the author

Mauro Corona

58 books116 followers
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.

Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.

Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.

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Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Alessandro Pontorno.
124 reviews17 followers
October 6, 2017
Una tragedia mai sopita, sapori antichi, mestieri scomparsi, case diroccate, sbronze facili, leggende e superstizioni, uomini e donne di sostanza e poche parole, il lavoro scandito dai ritmi delle stagioni, una narrazione che profuma di nostalgica tristezza.
Andrò volentieri a passeggiare rispettosamente tra le rovine della vecchia Erto, ma non so se leggerò altro di Corona.
Profile Image for Eos BookCar.
152 reviews
June 16, 2025
Primo libro di Mauro Corona che leggo, pieno di malinconia e tristezza. L'autore ci accompagna nei suoi ricordi di infanzia e adolescenza, nella Erto che fu, prima della tragica notte del 9 ottobre 1963, una data che per il paese a sancito un prima e un dopo. Miracolosamente salvato dall'onda del monte Toc (poiché il paese è pochi altri come lui si trovano sul monte Salta di fronte alla famosa frana), i morti furono 347. Corona però ci porta anche in storie ancora più a ritroso nel tempo, racconti su alcuni abitanti vissuti nell'800 e una leggenda sulle streghe.
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
August 9, 2017
L'autore passeggia per Erto vecchia e inizia a raccontare: per ogni stagione, per ogni via, per ogni casa abbandonata, si risvegliano i ricordi. Il contenuto è dunque apparentemente inconsistente, fatto solo di immagini, impressioni, leggende e aneddoti, sulla falsa riga di precedenti illustri come Dostoevskij (Note invernali su impressioni estive) e Rigoni Stern (Stagioni). Ma nonostante sia un libro tutto fatto di immagini e senza una vera trama, scorre molto bene, liscio come olio, non mi ha per nulla annoiato.
Emerge chiaramente il tema del conflitto tra le tradizioni di un mondo antico e contadino in contrasto con la modernità, la contemporaneità e la tecnologia, i tempi frenetici di oggigiorno. Corona non intende in nessun modo demonizzare il "mondo moderno" ma fa capire chiaramente al lettore la sua forte nostalgia per quello antico. Una nostalgia che in qualche passaggio sembra un po' fine a sé stessa oppure un po' contraddittoria, come accade di sentire leggendo alcuni scritti di Paolo Rumiz.
L'abbandono dei piccoli centri, in realtà è un problema di tutta Italia. Tutti i paesi di montagna, ma anche le piccole frazioni della bassa, stanno facendo questa fine perché soccombono al conflitto tra antico e moderno, anche là dove non c'è stato il Vajont né altri tipi di catastrofe: i piccoli centri vengono abbandonati, punto e basta. E poi non è nemmeno solo una questione tra antico e moderno, ma è proprio un cambiamento radicale della società e delle abitudini: l'abbandono dei paesini e della montagna tutta, il ritmo di vita sempre più frenetico e dipendente dalle tecnologie sono solo i sintomi più evidenti di una malattia ben più grande e complessa. Difficile anche solo stabilire se la si possa chiamare malattia.
Questo libro contiene anche una piccola autobiografia: parlando dei luoghi dove si è vissuta l'infanzia, è impossibile non parlare della propria famiglia, della propria crescita, lasciarsi andare a qualche sfogo e considerazione, fare un bilancio della propria esistenza, questo libro per l'autore è un modo per fare i conti con sé stesso. Mi ha ricordato mia nonna che rimpiangeva i suoi vent'anni. O meglio: era all'inizio degli anni '80, mia nonna lamentava che ai suoi tempi andava tutto meglio: c'erano meno delinquenti, il cibo era più buono e più sano, la gente si voleva più bene, e via discorrendo altre banalità simili. Al che mio babbo le fece giustamente notare "mamma, quello che tu stai rimpiangendo in realtà sono i tuoi vent'anni". Allo stesso modo, questo libro che fa la descrizione di un paese fantasma, dove sono rimasti solo i morti e le pietre, in realtà è un gioioso canto di nostalgia per la propria infanzia.
Profile Image for Simone.
4 reviews
September 7, 2014
Un bel libro, ancora di più per chi ama i racconti della montagna e di quella civiltà, che complice le tragedie, come quella del Vajont, e l'evoluzione della società sta progressivamente scomparendo. La scrittura avrebbe potuto essere ancora più efficace con un lavoro di editing ben fatto per asciugare il testo e alcune ripetizioni. In tutti i casi godibile: attenzione ad essere nel giusto umore per leggerlo...
Profile Image for Hilary Rigato.
60 reviews2 followers
January 20, 2021
"I fantasmi di pietra" di Mauro Corona
334 pagine

"Salvare ciò che fu trasportandolo sulla carta è un lavoro triste, ma aiuta a campare."

I fantasmi di pietra sono le case abbandonate, diroccate, saccheggiate, sbilenche e crollate. Le case nel paese morto, Erto, dopo la tregedia del Vajont. Quelle case i cui comignoli non fumano più, se non in rari casi, in un paese in cui non ci sono più le risate dei bambini o il vociare degli avventori fuori dalle numerose osterie.
Mauro Corona ripercorre le strade del suo paese, una via per stagione, per ogni casa racconta una storia. Dalla sua infanzia alla giovinezza, fino a quel maledetto 9 ottobre 1963. Un muro d'acqua spazzò via interi paesi, con i suoi abitanti. Erto vecchia è ciò che ne rimane. Un paese ferito, offeso e dimenticato. Sono una manciata gli abitanti che ancora accendono il fuoco in quei camini di pietra, la maggior parte se ne è andata subito dopo il disastro, altri ne se sono andati negli anni seguenti, per lasciare un paese ormai obsoleto alla ricerca di modernità e una vita più agiata e movimentata. Pochi sono rimasti, pochissimi hanno deciso di ritornarvi in modo stabile.
Corona riporta in queste pagine storie d'amore, di odio, di orgoglio, di vendetta. Superstizioni, leggende antiche. Storie di solidarietà, di povertà, di miseria, di coraggio.
Ogni casa una storia, una via per ogni stagione.

“Le case abbandonate sono come gli uomini. Alcuni tengono duro, altri crollano.”

A quarant'anni dalla tragedia del Vajont Mauro Corona inizia a scrivere questo libro. Ci invita a salire ad Erto, assieme a lui, e percorrere quelle vie ormai disabitate. Lentamente il flusso dei ricordi scorre, carico di malinconia e tristezza, con qualche sorriso e molto dispiacere.
Per ogni casa che incontra, ormai disabitate, instabili o del tutto crollate, ci racconta una storia dei suoi abitanti.
Ripercorre la sua infanzia e la sua giovinezza, in quei posti ai piedi delle montagne, tra capre e mucche e boschi parlanti. Ritroviamo molti personaggi già incontrati in altri suoi libri, alcune storie si ripetono, altre vengono approfondite, altre ancora ci sono totalmente nuove.
Gli argomenti delle storie e i personaggi coinvolti sono tra i più disparati, torna anche lontano nel tempo, nel 600, raccontando leggende che gli sono state narrate dai nonni e dagli altri abitanti.
Riesce a caratterizzare con il suo solito modo poetico l'ambiente che ci ospita, a seconda delle stagioni in cui ci porta. Si può sentire il ghiaccio scricchiolare sotto i piedi durante l'inverno, che accentua quel senso di abbandono e miseria che circonda il paese. Si odora la primavera che sboccia con le sue gemme gonfie, si percepisce il calore del sole dell'estate e gli occhi si riempiono dei colori del foliage in autunno.
Narra di uomini e donne forti, ligi al lavoro e alla fatica, che vivevano in miseria e pure avevano tutto, sempre pronti a privarsi di qualcosa per dare a chi aveva ancora meno di loro.
Uomini orgogliosi e ubriaconi, vendette e sangue, tradimenti e maledizioni. Ma troviamo anche strorie di speranza, di scherzi goliardici, che strappano un sorriso. Storie di caccia e di boschi. La natura è sempre il tema centrale negli scritti di questo autore che tanto amo.
Un libro che è una testimonianza, dove si trovano usi e costumi di un paese che non esiste più, di uomini ben radicati nelle loro origini costretti a lasciare il loro amato paese. Alcuni temerari che decidono di restare, in un mondo di isolamento e talvolta ostile.
È netto il senso del prima e del dopo, il prima e il dopo la frana, come fosse proprio una diga a dividere i due bacini temporali.
I libro si conclude con un monito di speranza, speranza nel ripopolare quelle case, nel riempire quelle piazze e quelle osterie. Il far ritornare a vivere il paese morto.
Sono andata un po' a rilento, con questa lettura, a volte le pagine parevano non scorrere, non diminuire, eppure mi ha dato esattamente la sensazione di stare in quel posto senza tempo, che da anni è immutato, in un lento scorrere delle stagioni.
Un libro da leggere, se si ama la storia del nostro paese. Un luogo che sicuramente tornerò a visitare, non appena sarà possibile.

⭐ ⭐ ⭐ ⭐ 1/2
Profile Image for Roberto/Isairon.
286 reviews7 followers
September 10, 2017
Salvare ciò che fu trasportandolo sulla carta è un lavoro triste, ma aiuta a campare.
Il ricordo aiuta a non far morire chi e cosa non è più. Questo è quello che cerca di fare l'autore. Raccontare Erto quarant'anni dopo la tragedia del Vajont. Lasciare una traccia sulla carta di quello che sulla terra traccia non vi e più. L'autore descrive la vita del paese attraversando le quattro strade principali, una per ogni stagione dell'anno. In realtà non racconta solo il paese, bensì fa rivivere gli uomini, le donne attraverso le loro gesta e miserie. Leggende, storie, aneddoti che rendevano il paese, le case vive, pulsanti di sentimenti e passioni. Le date importanti raramente sono quelle "comandate" (vedi capodanno). Ognuno ha le proprie, qualche volta condivise con altri, pochi o molti che siano. Erto ha la sua data, non unica ma forse ultima, il nove ottobre millenovecentosessantatre. Come un rasoio questo giorno recide la storia di questo paese in due, prima del Vajont e dopo il Vajont. Questa tragedia ha decretato la lenta agonia di queste case, non solamente per la distruzione e morte che ha portato la frana del monte Toc in quel giorno, ma soprattutto quello che ne è scaturito dopo "Usi, costumi, tradizioni, cultura, unità, amicizie, lavoro, modo di vivere sono scomparsi. Il Vajont ha spopolato il paese, diviso le persone, creato faide, diaspore, solitudine, silenzio, abbandono." Tanti racconti e leggende da far accapponare la pelle oppure ridere di gusto. Un bel romanzo, in diversi aneddoti mi ci sono trovato dentro con tutte e due le scarpe. Però verso la fine ho trovato il racconto un po' ridondante. Concetti, intere frasi le trovo ripetute più volte, già lette in capitoli precedenti. Ho avuto l'impressione di un collage di brani che l'autore ha scritto in tempi e ambiti diversi poi assemblati insieme senza curare troppo la globalità, l'insieme dell'opera. E riferimenti ad altri suoi romanzi e alla sua casa editrice, forse poteva aggiungere in questi richiami la dicitura "papparappapà pubblicità". Comunque un bellissimo romanzo.
Profile Image for Matteo Pellegrini.
625 reviews33 followers
January 22, 2014

Erto. Un paese abbandonato, silenzioso, fermato in un'istantanea il 9 ottobre 1963, quando il fianco del monte Toc precipitò nell'invaso del Vajont. Eppure quelle case, quelle cucine, quelle stalle, di cui restano solo i muri insidiati dall'abbraccio delle edere e delle ortiche, sono ancora abitate. È una popolazione di fantasmi che Mauro Corona suscita ripercorrendo porta a porta, casa per casa, le quattro strade deserte che un tempo risuonavano di voci, del rumore degli strumenti di lavoro, della vita di ogni giorno. Una tazza, una falce, una gerla, un secchio da mungitura, una bottiglia lasciata a metà di quel vino che dava forza e smemoratezza, ogni oggetto richiama in vita, nella memoria dell'autore, un personaggio, un fatto buffo o tragico, una leggenda, una storia d'amore o di terrore. Ne nasce un racconto commovente ed esaltante che si snoda lungo l'arco delle quattro stagioni mentre uomini, animali, piante e cose, ognuno riaccende la propria scintilla di vita.

Profile Image for Fede F..
49 reviews6 followers
January 25, 2014
E' il primo libro di Corona che leggo... devo dire non male, un libro ben scritto(molto triste in alcune parti)che riesce a farti sentire parte di quel luogo, così desolato e triste, ma allo stesso tempo-grazie ai personaggi e ai fatti buffi o tragici che l'autore porta alla memoria-è vivo, abitato, certo non da persone, ma dai "fantasmi" che gli abitanti hanno lasciato e impresso, in piccoli oggetti o nelle stesse mura delle case(i fantasmi di pietra).
Però devo dirlo una pecca ce l'ha: alcuni avvenimenti sono un pò ripetitivi.
Profile Image for Max Rocca.
188 reviews5 followers
December 27, 2015
Come sempre un bel libro di Corona, appassionante, scritto con maestria e sentimento. A tratti sereno a tratti malinconico e rabbioso.
il paese di Erto e la tragedia del Vajont sempre collegate nei libri di Corona, un connubio indissolubile nella sua narrativa.
Belle le descrizioni...a tratti sembra di essere trasportati per mano in questo paese fantasma, alla ricerca di rumori, di suoni e di profumi di legna arsa.
Bello ...da rileggere, dedicato agli uomini duri
Profile Image for Inuten.
66 reviews
February 3, 2021
Momorabili. Forse lo sento più vicino al cuore perché amo la montagna in una famiglia che ama il mare. Triste. Perché tutto ciò che finisce porta tristezza. Questo libro era in casa, lo comprai da piccola a istinto come regalo, quel regalo non fu accettato e mi tornò indietro. Non so se rimarrà in questa casa ma qualcosa me lo ha lasciato e di questo sono grata. Consiglio la lettura agli amanti dei paesini, della montagna e delle storie che non finiscono nel migliore dei modi
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Profile Image for Matteo Fulgheri.
Author 2 books22 followers
December 19, 2020
Passeggiata per Erto lunga un anno, ogni via una stagione, quasi una storia per ogni casa.
Divertente e struggente ricordo di vite passate e spezzate dall'onda della frana del Toc. Rientra sicuramente tra i più belli di Corona, e mi ha fatto venire voglia di tornare a visitare quei luoghi, in cui le montagne spiccano dalla valle stretta come incomprensibili e maestosi oceani verticali.
Profile Image for Alessio Ferlito.
Author 3 books4 followers
April 8, 2023
Non mi sarei aspettato che un libro che descrive un paese e i suoi abitanti potesse prendermi così. Ho iniziato a leggerlo e non sono riuscito più a smettere. Un libro che rappresenta veramente l'anima di un paese che non c'è più, con tutte le sue storie.
Profile Image for Francesca.
94 reviews3 followers
October 1, 2016
È un bel libro, scritto bene e con delle descrizioni di paesaggi e persone così vivide che ti sembra di vederle davanti agli occhi, ma non è proprio il mio genere.
1 review
Read
January 4, 2021
8097a@q
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