Una sorta di trattato beffardo e paradossale della burocrazia italiana, con movenze kafkiane e un estro linguistico da scrittore di razza. Tutto ruota intorno a un misterioso manoscritto firmato da un fantomatico signor D.K. 55. Il manoscritto contiene materiali vari fra i quali una serie di documenti che testimoniano i soprusi del potere amministrativo nei confronti dei cittadini. Esposti e lagnanze rivolti alle autorità si alternano mescolate cronologicamente, così che i destinatari - un Ministro, il Presidente della Repubblica, il Re o il Duce - sembrano la stessa cosa in un tempo, il tempo della pubblica amministrazione, che non cambia mai. Al di là dell'originale struttura narrativa, il pregio del libro è il viaggio dentro la lingua italiana a più livelli, dal burocratese perfettamente riprodotto alla parodia della scrittura saggistica, dall'italiano popolare al delirio surrealistico. Un classico della letteratura satirica che tanto piacque a Italo Calvino. Con un'appendice di carte inedite.
Gran bella scoperta, questo testo di Frassineti (chiamarlo romanzo sarebbe una svalutazione) - una sperimentazione quasi postmoderna ben in anticipo sui tempi, ma non fine a se stessa. Infatti, come nella migliore letteratura, l'urgenza espressiva dell'autore è costante e chiara: tentare di definire l'indefinibile, ambire a contenere il mostro informe che attanaglia le nostre vite ogni giorno - la burocrazia, anzi la Ministerialità. Costruito su elementi autobiografici (Frassineti fu funzionario ministeriale e visse molto del narrato sulla sua pelle), il libro supera nettamente il genere del romanzo impiegatizio (da Monsieur Travet), arrivando invece nelle alte zone della migliore letteratura: quella di Kafka nel descrivere le vite oscene dei frequentatori dei Palazzi, quella di Swift nella visione utopistica ed impossibile di una Repubblica senza Ministeri, quella di Sterne per la disomogeneita’, la destrutturazione satirica e la frammentazione del registro stilistico. Non sorprende che Manganelli e Calvino abbiano amato ed appoggiato Frassineti, nè che un editore italiano abbia scritto: "il libro, così fantasticamente congegnato, mi sembra un libro difficile, assai superiore alla capacità di comprensione di un pubblico come il nostro" .
E' infatti un testo multiforme e complesso, che alterna passi da saggio raffinato (per quanto amarissimo nella sua satira grottesca [ l’interscambio simbiotico fra il sentimento ministeriale moderno e quello primordiale della sacralità ] ) a frammenti quasi poetici, dove la sperimentazione linguistica, costruita su un originale burocratese deforme, serve a farci riflettere e a farci percepire quanto sia odiosa e violenta verso i deboli la Ministerialità. Lo stesso Frassineti argomenta: La mia esperienza nasce dal terrore: è la paura, in altre parole, che m’ha reso scrittore, diciamo così, satirico.... la “nevrosi da contatti ministeriali” favoriva nelle vittime esiti letterari e poetici di indubbia autenticità
Si passa attraverso squarci grotteschi Fra i grossi insetti venuti fuori dalla testa scoperchiata e subito rientrati (che si vedevano poi avvicendarsi innervositi alle fessure) uno, catturato e sottoposto ad esame, si è rivelato eguale in tutto alle blatte domestiche, fino all'ottima chiusa postmoderna, dove il delirio satirico e scomposto che deforma e frantuma il testo sta come dichiarazione finale sul fatto che l'esplorazione espressiva è l'unico mezzo possibile per rappresentare l' assurdo della ministerialita'.
Ottima nuova edizione, con una introduzione di Paolo Mauri e preziosi materiali in appendice, tra cui una analisi accurata del testo che permette di comprendere ancora meglio l'importanza ed il valore culturale e letterario di Frassineti.
Nota conclusiva: questo testo è una delle migliori dimostrazioni di quanto la letteratura postmoderna, sperimentale, surreale sia in effetti più realistica e veritiera di tanta altra corriva produzione - come non pensare che il sublime ossimoro "Ministero per la Semplificazione" sia una perfetta creazione frassinetiana e non un reale ente ormai da 20 anni presenti nei Governi Italiani?
bell'enigma: come lo si classifica questo "misteri dei ministeri"? dove riporlo? è satira? è -forse- un libro comico? probabilmente si, è anche questo: è non sarà difficile scoppiare a ridere per certi passaggi azzeccati, quasi una versione ministeriale/burocratica di paolo villaggio (meno di pancia, più di testa), in cui il mondo burocratico italiano assume dimensione mitologiche, tali da rendere plausibile persino il famigerato "megadirettore" di fantozziana memoria. ma sono davvero esagerazioni? è solo satira? e allora perchè l'ultima chilometrica lettera risuonava famigeratamente simile a certe perorazioni che spesso e volentieri si trovano in rete, sparse tra i commenti alle notizie sui siti d'informazione, pagine facebook e blog? che sia in fondo lo specchio di un'attitudine tremendamente inserita nella mentalità nazionale? le pagine finto rovinate sono un affascinante gioco che sarebbe piaciuto assai a perec e ad arbasino (che immagino leggerlo con divertimento), e mostrano che dietro c'è una ricerca stilistica personale e fuori dagli schemi, mentre le due lunghe storie dentro al romanzo (la vicenda del capitano colasanti e la storia della non-nazione in cui si andrà a rifugiare il misterioso cinquantacinque) rivelano un narratore ricco d'inventiva: chi è curioso sulle parti più marginali del romanzo italiano potrebbe trovare in questo due aspetti parecchio materiale su cui riflettere.
strano che un autore così sia misteriosamente stato rimosso persino dalla critica letteraria più attenta (dei suoi libri solo questo ha meritato una ristampa, temo di non molto successo): se però capitasse tra le mani merita sicuramente l'acquisto e la riscoperta, vista la sua unicità.
"La Ministerialità, per poter risolvere a colpi di mazza i più delicati problemi dell'umano consorzio e darsi quindi bel tempo nel chiuso dei suoi fortilizi fra il timor panico generale, ha bisogno di cittadini fuorviati e corrotti. Se non li ha li produce." (p. 68)