Il vero rompicazzi se ne infischia delle etichette ideologiche, all'occorrenza fa il voltagabbana, è cangiante e contraddittorio, con i suoi repentini ripensamenti e cambi di direzione fa saltare le topografie intellettuali correnti. Solo un secolo feroce come il Novecento, drammatico e al contempo geniale e creativo, poteva essere così ricco di figure ambivalenti, di uomini e donne fuori dagli schemi che hanno chiuso da un momento all'altro con la loro vita precedente e ne hanno costruita una diversa. Con penna immaginifica e caustica, Giampiero Mughini rilegge le vite di formidabili campioni del non compromesso storico che hanno plasmato lo scenario letterario, giornalistico, politico e musicale, facendo luce su episodi rimossi e vicende trascurate di «una ridda di eroi che diventano bastardi e viceversa». Svelando passioni divoranti, gesti impertinenti e battaglie interiori combattute senza esclusione di colpi, l'autore chiarisce l'itinerario umano, intellettuale e artistico di personalità mutevoli e inafferrabili, funamboli che passano con leggiadria da un punto di vista all'altro, in precario equilibrio sul filo della storia. Tra amicizie indissolubili, tradimenti e aspirazioni represse, la memoria collettiva del «secolo breve» si intreccia ai ricordi privati di uno fra i più noti polemisti del nostro paese e racconta un'epoca «irregolare», fatta di esistenze in bilico tra la fine di un mondo e l'inizio di uno nuovo.
Giornalista italiano. Reduce dal joli mai francese entra a far parte del gruppo delle dodici persone che fondano "Il Manifesto": entra in polemica con Lucio Magri (pare per l'allineamento politico di un suo testo) e abbandona il gruppo quando mancano solamente quattro giorni all'uscita del primo numero del quotidiano. Negli anni '60 Mughini è direttore della rivista "Giovane critica", poi ricopre lo stesso incarico per un periodo brevissimo per "Lotta continua". Quest'ultima esperienza seppur breve è tuttavia sufficientemente densa da causargli ventisei querele e tre condanne. Diviene poi collaboratore di "Paese Sera" e più avanti de "L'Europeo". Negli anni '80 matura la decisione di separarsi dagli ambienti di quella sinistra che ha segnato quasi vent'anni della sua militanza politica. Lo fa nel suo stile, in modo clamoroso, molto schietto, con un pamphlet dal titolo "Compagni addio": le sue 140 pagine gli attirano numerose critiche da parte dei suoi ex compagni. Nel 1987 si fa conoscere dal grande pubblico televisivo per la sua partecipazione come ospite fisso alla trasmissione Ieri, Goggi e domani. Dagli anni novanta, pungenti e coloriti sono i suoi interventi in vari programmi televisivi.