Un algerino occidentalista ottiene un permesso speciale per trascorrere una notte al Museo Picasso di Parigi, in occasione dell'allestimento dell'esposizione 'Picasso 1932. Année erotique" avvenuta tra la fine del 2017 e il principio del 2018.
Questa notte solitaria al museo, a stretto contatto con le tele di Picasso diventa l'occasione per un' auto-confessione: il protagonista-osservatore, turbato, pensa a voce alta e tiene un diario della nottata, esattamente come il protagonista -pittore definiva "la tenuta di un diario" il proprio lavoro artistico di questo 1932.
La voce narrante e il Maestro sono parte di una relazione senza tempo che genera il proprio significato, giacché uno produce l'opera d'arte e l'altro la interpreta.
Poche e dense pagine, a tratti tumultuose, in cui la poetica di Picasso diventa il detonatore per scoperchiare il conflitto -qui dialettico- tra oriente e occidente, che in campo artistico si traduce ai due estremi con la saturazione dello stimolo visivo (soprattutto del corpo denudato) occidentale contro l'estetica del vuoto dei fondamentalismi islamici.
Picasso invece ci restituisce l'immagine destrutturata del corpo, che rappresenta quasi la distruzione dell'immagine canonica. Il corpo della sua amante è il ritratto scarnificato della passione. E proprio per questo è erotismo puro. L'autore analizza minuziosamente la poetica dell'anno erotico di Picasso e sul tema scrive pagine che ho trovato sublimi, soprattutto sul concetto di seduzione, desiderio ed erotismo intesi come caccia finalizzata all'atto sessuale che è a sua volta divorazione reciproca, rievocazione del cannibalismo e sublimazione finale nella morte che diventa sinonimo di completezza, sazietà, pienezza.
Interessante l'excursus letterario su Robinson Crusoe e la metafora del buon selvaggio che Daoud rovescia piacevolmente più volte, e la citazione di Michel Tournier in Venerdì, Il Limbo del Pacifico.
Per Daoud i sistemi culturali che ci guidano nella decodifica del linguaggio artistico sono sovrastrutture e, in quanto tali, non ci permettono di guardare all'Opera d'arte, ed infine all' Altro, senza pregiudizio. Questo punto di vista ci offre la possibilità di una riscoperta alternativa della nostra "animalità" intesa come radice comune, così possiamo finalmente lasciar cadere le convinzioni culturali che ci vincolano ad assumere posizioni conflittuali, per guardarci nella nudità dell'essere umano, specchiarci nell'osso altrui e ri-conoscerci:
"Il più bel corpo a corpo d'amore è quello in cui si riesce a non far intromettere né riti né dei né leggi né testimoni né giudici. È quello che dipinge Picasso in questo anno, forse, a mezza strada fra la voluttà e la crudeltà"
Come va tanto di moda negli ultimi decenni si tratta di un libro che non sta né nella fiction pura, né nella saggistica pura, né nel memoir, né nell'autobiografia o biografia. Piuttosto ha un po' di tutte queste caratteristiche, perciò se non vi appassiona il genere ibrido lasciate perdere.
Per me una lettura davvero preziosa!