Matteo Carnevale è un trentenne dai modi affabili. Inattaccabile da rimorsi o sensi di colpa, patologicamente alieno alla sofferenza, è capace di rispondere alle passioni degli uomini e ai melodrammi del mondo con pacato e divertito distacco. Ma il destino sembra sfoderare un sorriso più ironico del suo. Assunto in un'agenzia di pompe funebri, si ritrova da un giorno all'altro gettato in mezzo al dolore inguaribile degli altri, diventando oggetto delle attrazioni morbose di chiunque abbia a che fare con lui.
Il primo a cedere al suo fascino è Filippo, truccatore di cadaveri nonché figlio dei titolari dell'agenzia, un ribelle romantico convinto che si possa fare del quotidiano una rivoluzione permanente. Ma di Matteo si innamora anche Claudia, la bella e sofisticata terapeuta musicale capitata in agenzia dopo la morte del padre. Inizia in questo modo un ménage à trois che si trasforma presto in un gioco al massacro.
Il dolore secondo Matteo è un concentrato di crudeltà e precisione linguistica, un'autopsia dell'erotismo in cui anche le passioni più violente sembrano esplodere in un nitore da laboratorio scientifico - come a volerci dire che persino il nostro cuore di tenebra non è altro che un congegno a orologeria. La forza della lingua, l'acume dello sguardo, la dissezione senza sconti dei personaggi sembrano anticipare, con un registro diverso e più feroce, l'irresistibile anatomia della famiglia che è al centro del suo ultimo romanzo Niente di vero.
Bho l'unico pregio è la scrittura della Raimo che è sempre magistrale. Per il resto, a me personalmente, non ha lasciato nulla. Forse l'ho letto nel periodo sbagliato.
Mi piace molto come scrive la Raimo ma non sono riuscita a vedermi nei personaggi anche perché tutto il contesto si può dire un po’ particolare però mi piace sempre leggere di “relazioni” complicate tra tante persone quindi direi tra 2.5 e 3 stelle.
"Il dolore secondo Matteo" è primo libro pubblicato dall'autrice Veronica Raimo. Racconta di Matteo Carnevale, un giovane trentenne incapace di provare dolore o senso di colpa: non sa cosa sia la sofferenza personale. Di lui si innamorano prima Filippo e poi Claudia, ma con il suo cinismo, i modi affabili e l'ironia che involontariamente possiede, non ricambia questi sentimenti, nonostante accetta che loro si siano innamorati di lui. Una superiorità, quella di Matteo, che si abbassa nella ricerca di cosa sia per lui il dolore.
La scrittura di Raimo in questo suo primo romanzo è cinica, ironica, riflessiva, ma spesso lunga e complessa, tanto da non poter essere coerente a un flusso di coscienza. Scritto in prima persona, "Il dolore secondo Matteo" sembra essere una visione personale del protagonista, in cui per lui la sua visione del mondo sembra naturale e non superiore a quella degli altri, anche se è ciò che realmente trapela. Ma al termine del romanzo capiamo che in realtà quello che vorrebbe è provare dolore come tutti.
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La gente non sa accontentarsi, desidera insieme prigioni di massima sicurezza e continue vie di fuga, sogna l’amore assoluto e sogna di sentirsi tradita perché non sa godere, si dimentica di santificare le feste perché non sa riconoscerle.
A me piace il modo di scrivere della Raimo: mi piace il cinismo, il sarcasmo, la precisione con cui sceglie le parole, però in alcune parti c'erano delle frasi davvero troppo lunghe che rendevano astrusa la lettura. La storia in sé mi è piaciuta molto, sebbene un po' controrta.
Due stelle di incoraggiamento... davvero poco convincente, un finale sconclusionato e una storia da intreccio a tre (gay/etero) che non mi ha convinto appieno.
Tre stellette e mezzo. Mi ha sorpreso questo esordio della Raimo: il protagonista, Matteo, è un personaggio piuttosto inusuale con la sua freddezza e indifferenza infantile. Mette in soggezione come, appunto, i bambini silenziosi che ti guardano serissimi da un angolo della stanza. Bel libro.
Il libro parte bene. Il primo capitolo, dove Matteo, il protagonista, si presenta l'ho trovato intrigante. L'interesse però è durato poco. Non c'è storia, solo volgarità e scene sadomaso in un contesto noioso. Per fortuna sono poche pagine, peccato perché la scrittura di Veronica Raimo non è male!
Quale argomento più inflazionato del triangolo amoroso? Ecco quindi tre personaggi eccessivi, un io narrante odioso, pratiche sessuali di ogni tipo, un finale sconcertante e il romanzetto (poco più di 150 pagine) è confezionato. Pura fuffa? Macchè: lo stile e il talento della Raimo, fin da questo suo esordio, lo salvano dal dimenticatoio. SI DAI.