«Una lezione non è un tram che vi porta da un posto all'altro, ma è una passeggiata con gli amici». Pavel Florenskij
La migliore «lezione» è quella che insegna a controllare le emozioni con l'intelletto e a muovere l'intelletto con le emozioni.
Quotidianità e culmine di una via alla conoscenza, la lezione, cosí come la pensa e desidera Gustavo Zagrebelsky, è insieme un tempo e un luogo di amicizia - di filía -, creativo tanto per gli studenti quanto per il professore. «La lezione è una sorta di chiamata a raccolta intorno al sapere». La lezione mette insieme persone diverse e parole è, anzi, una «casa delle parole», parole con le quali professore e studenti creano il mondo nominandolo. «La scuola e la lezione, che si nutrono necessariamente di parole, hanno di conseguenza questo dovere usarle con tutte le cautele del caso, sapendo che il veleno dell'equivoco è sempre in agguato». Lezione si fa insieme, come una passeggiata fra amici. Amici, però, soprattutto della conoscenza. Se il professore inevitabilmente deve sedurre, deve farlo non verso se stesso, bensí verso la materia che tratta. A lezione c'è «fascino» se c'è «voglia» di partecipare... «con allegria, commozione, paura, insomma con l'intelletto e l'emozione». A lezione, nessuno può permettersi di «ripetere» e basta, se si fa sul serio. Né gli studenti né il professore. Tutti, ognuno per la parte che gli compete, devono partecipare al processo della ricerca. La lezione pensa se stessa mentre si sviluppa, con pause, digressioni, interventi di qualche studente, per poi riprendere il filo, il cammino. Per tutto il resto basterà il manuale, quello sí, per forza, fisso e ripetitivo, semplice strumento di supporto, sostituto impossibile della creatività e, di piú, della vivacità della lezione. Come voti ed esami del resto, che, con un simile tipo di lezione, diventano quello che sono da mero controllo degli «strumenti» di base per addentrarsi nella materia. L'organismo vivente della «classe» è una società in miniatura e cosí «la costruzione di una classe può essere vista come una prefigurazione, una promessa, un'immagine della società che vogliamo costruire, competitiva, discriminatoria, violenta oppure cooperativa, ugualitaria, amichevole». Ciò che in fondo la scuola richiede è di pensarsi in modo utopico, come qualcosa cui si lavora incessantemente ben sapendo che la perfezione è irraggiungibile. Solo allora vale la pena di essere severi. E, quando occorre, eretici.
L’autore si presenta da solo. Il libro è, come ogni suo scritto, un concentrato di intelligenza e di conoscenze. Questo testo mi sembra il diario di una vita da professore. Tutto dedicato alla “lezione”, l’autore ha sviscerato e condotto a vedere le ore di insegnamento come mai l’ho vissuta e soprattutto come mai mi hanno permesso di viverle. Una passeggiata, un incontro stimolante, queste e altre sono le definizioni di quelle ore di lezione che tutti nella scuola dell’obbligo abbiamo vissuto e forse oltre fino agli alti gradi universitari. Certo è che scritto così bene e con contenuti tali viene un po’ di magone per non aver avuto professori all’altezza di questo libercolo, per non aver incontrato professori e professoresse che incarnassero gli ideali descritti nelle dense pagine di questa particolarissima lezione. Ho scelto di comprare e leggere queste pagine per interesse personale all’argomento. Tanto soddisfatto e felice della scelta che spero di rileggerlo presto.
Da insegnante ho apprezzato molto questo scritto, ci ritrovo molta della filosofia e molti dei valori che animano il mio lavoro. Mettersi in discussione, creare fermento non solo negli studenti e nelle studentesse, ma anche in noi stessə, affinché ci sia spazio di germogliazione. Un processo continuo e inarrestabile di ricerca, in cui echeggiano le parole di Bobbio riprese da Zagrebelsky: "l'inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura del giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose."
L'orizzonte dell'autore è evidentemente quello della lezione universitaria, ma in queste 100 pagine ho trovato spunti, suggestioni, rimotivazioni, suggerimenti, incoraggiamento, entusiasmo. Nulla di pratico, pertanto ancora più fecondo. Aria fresca. Bello
Spettacolare, una raccolta di nozioni e un lavoro di ricerca notevoli. Un libro che insegna a vedere la scuola in modo diverso. Davvero consigliato a tutti, in particolare modo a studenti e docenti.