Sono passati dodici anni dalla prima edizione di questo libro, che esce ora in una versione ampliata, con un capitolo inedito, la veste estetica curata da Luca Stoppini e una nuova scelta di fotografie, sempre dell’autore. Eppure le pagine scritte sulla magia dei luoghi, la loro imperfezione, la polvere che li ricopre, restano intatte. L’incuria che guida i nostri atti nei confronti della bellezza che ci circonda è rimasta immutata. Siamo sospesi tra la cieca forza distruttiva che ci porta ad abbattere alberi, case, paesaggi incantati e la altrettanto cieca corsa alla ricerca di nuovi orizzonti da ammirare, incontaminati fino al nostro arrivo. Due fatti, tra gli altri, hanno segnato questi dodici anni, quasi l’Alfa e l’Omega di un percorso tortuoso in questo destino. La nascita dell’iPhone e la pandemia di Coronavirus. Sono due eventi apparentemente disgiunti, in realtà connessi attraverso un’origine legata allo spazio, al tempo, alla vicinanza e alla lontananza. Costituiscono il controcanto alla bellezza dell’imperfezione, e mostrano quanto il nostro sguardo di fronte ai luoghi, nella loro semplicità e nel loro lucente palesarsi di fronte a noi, si sia inevitabilmente collegato al loro destino. In questo patto tra tecnologia e pandemia abbiamo sperimentato che, nonostante le democrazie, le dittature, la povertà, la ricchezza, e le guerre, in un secondo tutto si può fermare. Le immagini dei luoghi, lasciati respirare nella loro vera anima senza la violenza della sopraffazione umana, hanno illuminato un cammino possibile verso una nuova attenzione alle cose, agli oggetti e agli eventi di apparente poco conto, a ciò che “inavvertitamente” ci circonda in ogni giorno della nostra vita.
Entre el canto a un mundo perdido y el panfleto contra la contemporaneidad arquitectónica y al desarrollo devorador de ciudades, paisajes y naturaleza, este pequeño ensayo apuesta por la nostalgia y una idealización romántica del pasado, a be es indiscutible, a veces limitada y hasta tópica.
Un saggio del genere, scritto da un nostalgico per altri nostalgici, si descrive da solo con tutti i suoi pregi e difetti. Peregalli rischierebbe spesso l’autoreferenzialità e l’acritica laus temporis acti, se non fosse il genere di persona che spiega, esemplifica e illustra accuratamente ogni sua affermazione. Unica nota veramente negativa: le immagini in bianco e nero non rendono minimamente l’idea.
« Le blanc est le parfum des couleurs » Ce livre nous dit en gros que c’était mieux avant, mais c’est poétique et bien écrit. Piste esthétiques intéressantes pour ceux et celles qui s’intéressent à la ruine.
Très intéressant, j'ai hâte de fouiller davantage dans les propositions de films et de livres que l'auteur nous donne pour approfondir le sujet. Se lit rapidement, pas de répétitions... Je recommande.
Nostalgico, aristocratico, utopico,conservatore, impossibile sogno di una architettura spersonalizzata, inutile, in balia del tempo.
Eppure, quando entriamo in un locale con i muri di cemento armato e vetrate di cristallo, che simula di essere antico, mentre i locali antichi sono scomparsi, ci rendiamo conto che qualcosa non va. Quando vedo il parco di San Giuliano, rappresentazione del dominio dell'uomo su una natura resa razionale/utile, resto perplesso. Quando i cartelli indicano tutto, togliendo spazio al mistero, ci viene sottratto qualcosa.
Insomma, condivido e non condivido. Non sono d'accordo con quanto scritto, ma le suggestioni sono interessanti.
La cosa più apprezzabile del libro è il rapporto tra testo e immagini. Queste ultime sono discrete, fotografie dell'autore apprezzabili ed evocative. Quanto al testo, è buono al primo capitolo, poi diventa un lungo - e quel che è peggio sempre sulla superficie della citazione e del rimando - percorso di classica critica del presente ed elogio dei tempi che furono. Purtroppo, lettura poco utile.