Auteur de livres sur la cyberculture, le virtuel, l’intelligence collective, Pierre Lévy décrit les étapes de sa recherche spirituel, évoquant les crises par lesquelles il est passé, les manœuvres des « méchants » qu’il a dû contrecarrer, et, finalement, l’éveil en lui de la force qui l’anime désormais.Chaque phrase est l’expression d’une expérience directe ; ce qui donne cette impression troublante du vivant, du vécu, avec tout ce que cela implique d’analyses, de constats dérangeants et de résolutions. Cette métamorphose, qui vient du plus profond de l’être, a quelque chose à voir avec les enseignements bouddhistes, ceux de la kabbale, sans oublier la sagesse des anciens.De la lecture de cet ouvrage, on ressort ragaillardi, transfiguré par la force que seuls savent dispenser ceux qui ont trouvé un véritable équilibre.
Pierre Lévy (French: [levi]; born 1956 in Tunis) is a French philosopher, cultural theorist and media scholar who specializes in the understanding of the cultural and cognitive implications of digital technologies and the phenomenon of human collective intelligence.
He introduced the collective intelligence concept in his 1994 book L'intelligence collective: Pour une anthropologie du cyberspace (Collective Intelligence: Mankind's Emerging World in Cyberspace). Lévy's 1995 book, Qu'est-ce que le virtuel? (translated as Becoming Virtual: Reality in the Digital Age) develops philosopher Gilles Deleuze's conception of "the virtual" as a dimension of reality that subsists with the actual but is irreducible to it. In 2001, he wrote the book Cyberculture.
Pierre Lévy currently teaches at the communication department of the University of Ottawa, where he holds a Canada Research Chair in Collective Intelligence. Lévy is fellow of the Royal Society of Canada and received several awards and academic distinctions.[citation needed]
C'è da ringraziare Simona Vinci, che ha messo questo testo come prima referenza nella bibliografia del suo ultimo libro. Allora vuoi non prenderlo? Levy parla come un mistico occidentale, ed è stupefacente come riesca con poche immagini ad arrivare al cuore delle cose, senza passare attraverso sensibilità che non ci appartengono, come quelle asiatiche o indiane. Alcune pagine sono forse inafferrabili, altre troppo giocate sul senso di contrapposizione tipicamente taoista, la maggior parte invece spendibili e/o percorribili. Libro molto fecondo, che non puoi dire di aver mai terminato di leggere. L'errore più grande è infatti quello di pensare che lo hai concluso con la lettura dell'ultima pagina: da lì, in effetti, inizia.
Ammetto di aver avuto grandi aspettative verso questo libro. Purtroppo, invece, alla fine di tutto si tratta di un testo in uno stile quasi elegiaco (cosa che ho apprezato) ma dai contenuti a meta' tra la letteratura motivazionale e il new-age piu' superficiale. Chunque abbia anche solo un'infarinatura di Buddhismo non puo' non trovare "Il Fuoco Liberatore" una resa un po' risciacquata di alcune nozioni dharmiche e, purtroppo, davvero poco altro. Sicuramente ci sono alcuni bei passaggi (i paragrafi sul pensiero) ma nel totale l'ho trovato abbastanza deludente e anche un po' tedioso a lungo andare nel tono quasi da TED speaker. Carino per chi non ha mai toccato questi temi, evitabile per tutti gli altri.