What is jihad? Does it mean violence, as many non-Muslims assume? Or does it mean peace, as some Muslims insist? Because jihad is closely associated with the early spread of Islam, today's debate about the origin and meaning of jihad is nothing less than a struggle over Islam itself. In Jihad in Islamic History , Michael Bonner provides the first study in English that focuses on the early history of jihad, shedding much-needed light on the most recent controversies over jihad.
To some, jihad is the essence of radical Islamist ideology, a synonym for terrorism, and even proof of Islam's innate violence. To others, jihad means a peaceful, individual, and internal spiritual striving. Bonner, however, shows that those who argue that jihad means only violence or only peace are both wrong. Jihad is a complex set of doctrines and practices that have changed over time and continue to evolve today. The Quran 's messages about fighting and jihad are inseparable from its requirements of generosity and care for the poor. Jihad has often been a constructive and creative force, the key to building new Islamic societies and states. Jihad has regulated relations between Muslims and non-Muslims, in peace as well as in war. And while today's "jihadists" are in some ways following the "classical" jihad tradition, they have in other ways completely broken with it.
Written for general readers who want to understand jihad and its controversies, Jihad in Islamic History will also interest specialists because of its original arguments.
Il Jihad ("sforzo") si distingue in << maggiore >>, lo sforzo interiore costante volto ad un processo di catarsi e lotta contro la corruzione del proprio animo, e << minore >>, quello esterno (e più conosciuto e controverso nei paesi non musulmani) volto a combattere fisicamente infedeli e minacce all'Islam. Questo testo si dedica esclusivamente a quest'ultimo, sulla sua nascita, la sua funzione, la sua evoluzione e il processo di differenziazione nei vari contesti storici e geografici, che ha portato alla formazione (o alla scomparsa) tanto di correnti e scuole religiose, quanto di nazioni e imperi più o meno duraturi, influenti anche sul presente (molte degli islamisti radicali del XX e del XI sec, ad esempio, fanno anche riferimento alla dottrina di Taymiyya, dotto del XIV sec, per il quale l'Islam delle origini, del Profeta, sarebbe stato corrotto da nemici esterni, ieri i mongoli oggi varie ideologie -liberalismo, comunismo, laicismo...-, quanto dalla passività dei fedeli: urge dunque una purificazione totale del mondo musulmano, sia contro minacce esterne quanto esterne). Il testo dunque affronta una serie di argomenti ed eventi per lo più sconosciuti a chi è estraneo, per cultura e formazione, alla storia di questa religione. Molto interessanti i capitoli in cui vengono trattati la fulminea e sconvolgente sconfitta di due dei più grandi imperi dell'epoca, quello Sassanide e Bizantino, con la totale scomparsa del primo ed un dolorosissimo ridimensionamento del secondo, da parte di una popolazione seminomade appena uscita da almeno un millennio di ininterrotti scontri tribali, la cui vittoria si deve ad una fortuita congiunzione, quasi unica nella storia, di eventi (logoramento reciproco dei due imperi rivali e nascita di una religione che fa da collante sociale, culturale e marziale degli Arabi); la differenza tra la concezione di martirio tra sunniti e sciiti ieri ed oggi; la nascita e la differenziazione del Jihad in base ai contesti storici e geografici: in Arabia, essendo ormai periferica nei nuovi imperi musulmani e non più soggetta ad incursioni nemiche, si antepone il jihad maggiore (spirituale e introspettivo) rispetto a quello minore, mentre quest'ultimo è più sentito nelle regioni di confine politico e militare, in cui c'è bisogno di difendere le terre dell'Islam, quindi Siria -frontiera bizantina, Spagna -frontiera cattolica o le steppe Centro-Asiatiche, frontiera coi turchi animisti; le diverse concezioni della Convivenza con gli infedeli presenti nelle proprie terre, dalla prospettiva musulmana, che la permetteva, e da quella cristiana, che non la concepiva come un valore e che non la attuò mai; il trauma che rappresentoarono le crociate e l'imperialismo; ma anche temi contemporanei, come la supposta pretesa da parte di jihadisti di legittimarsi attraverso il Corano e scritti di altri dotti. L'unico appunto, che non dipende dall'autore, bensì dalle case editrici europee: Jihad è un termine maschile, mentre tanto nella copertina quanto nel saggio è declinato e tradotto sempre e solo al femminile (sia nell'edizione francese sia in quella italiana), problema che per ovvi motivi grammaticali non si presenta nel testo originale in inglese. Errore molto grave.
Non mi ha insegnato nulla che io già non sapessi ma immagino sia esplicativo nei giusti termini per chi non ne sa niente. E comunque jihad è sostantivo maschile.
I'm not really sure what this book accomplishes. Its thesis is confusingly simple; the fact that jihad has meant different things in different contexts is unsurprising and uninteresting. The book is too short (about 200 pages) to elaborate satisfactorily. The author's claim that jihad must be examined in light of Islamic teachings about generosity, meanwhile, is flimsy, if only because it does not get enough attention in the body of the book.
I read if for a chapter on my forthcoming book Lovescape. It was useful for a basic understanding about Jihad and its various theoretical parlance. Nice book. and it helped my finish love jihad in the context of India. as India is passing through the toughest of times with radicalization, any book that caters to this idea will do good service to the nation. ,y book lovescape address this idea and particularly the chapter love jiahd fill into the void.