Ariel is tired of living under the sea—she wants to be human and walk on land.
More than anything else, Princess Ariel longs to visit the world of humans. She gets her chance after making a deal with an evil sea witch. She even falls in love with a human named Prince Eric, but will the Little Mermaid remain with the prince of her dreams without losing everything she loves? Can Flounder, Sebastian, and Scuttle help make the little mermaid’s dream come true?
Find out in this full-color retelling of Disney’s classic film, The Little Mermaid.
Michael Teitelbaum has been a writer and editor of children’s books for more than thirty years. He worked on staff as an editor at Golden Books, Grossett & Dunlop, and Macmillan. In addition to The Scary States of America, Michael’s fiction work includes The Very Hungry Zombie: A Parody, and The Very Thirsty Vampire: A Parody both done with artist extraordinaire Jon Apple, published by Skyhorse. His non-fiction work includes writing Jackie Robinson: Champion for Equality, published by Sterling, and The Baseball Hall of Fame, a 2-volume encyclopedia, published by Grolier. He is also the series editor of Great Escapes, true-life acts of incredible courage, published by Harper Collins. Michael has always had an interest in the paranormal, despite a rather normal childhood in Brooklyn, NY. These days, Michael lives with his wife, Sheleigah, and two talkative cats in an (as yet unhaunted) 180-year-old farmhouse in the beautiful Catskill Mountains of upstate New York.
When reading Little Mermaid books out loud, it’s actually fairly easy in most cases to ad lib a story about Ariel’s goal being to obtain better medical training to save human lives. She collects human things, learns about them, saves Eric from drowning, and makes the sacrifice of her voice and her life with her family in order to gain the knowledge and the opportunity to make a real difference and help people – and not because she saw a cute boy once. Sure, the little girls don’t seem to appreciate this altered narrative as much, but maybe that just means these kinds of alternatives need to start being presented to them earlier.
I have read it to my niece a few times, and she had attempted to read it herself also, with my help. She likes that the story is the same as the film, but just shortened, and she enjoys looming at the pictures, which are also from the film.
My grandma bought this book for me as a young child after the movie came out and I can't tell you how many times I read it. In my mission to build my own personal library, I am obtaining some children's books as well, and of course this one was a must. It just warms my heart. Reading that first page again made my heart flutter with happiness.
Loved it in a bitter sweet way. Disney has made us see the little mermaid story in the prince loves the princess sort of way. While the original story is a tad bit realistic. Not all plans are successful. Not all prince charming fall for the right girl. Following the prince isn't always the right way. Life should have more goals other than marrying the stupid prince charming(i am personally upset from him for not picking up the foundling). Love can be unrequited. But love in itself is beautiful :) ah this did make me cry, and confused me, as i am unable to select my favorite between the two, the disney's happy ending or the authors version of the slightly bitter ending...
I liked it. lots of fish. lots of mermaid. prince marry mermaid. tells all girls all around the globe to do anything to marry a man they want to marry. Not good children family friendly
Never really loved the story of little mermaid, as it's tragic and I'm kind of afraid of mermaids...But this one is the disney version, so at least it got a happy ending...
The Little Mermaid by Michael Teitelbaum is a fiction book. This book is about a mermaid who is curious about humans.
The book features Ariel, a mermaid. She collects treasures. Her dad does not want her to go on land. Ariel still goes on land and meets a prince. The prince’s name is Eric and they fall deeply in love.
I liked this book because Ariel is curious and is a mermaid. I liked when Ariel didn’t listen to her dad and still went on land. I’d recommend this book for people who love mermaids and mystery.
- Rebecca, PWPL Young Reader
Click here to find the book at Prince William Public Libraries.
I loved all these Disney books when I was a little kid and today I woke up and said to myself why not reread them! I will always stand by my opinion that you're never too old for kid's books! Only one tiny thing is a bit disturbing here: the instant love factor - maybe we shouldn't teach kids to marry someone after knowing them for four days :\
RECENSIONE LIVE ACTION 2023 LA SIRENETTA RATING: 2/5 Grazie all’enorme dibattito che questo film ha aperto e alla prospettiva di ricavarne riflessioni interessanti, ho speso quei sette euro e sono andata a vedere il nuovo adattamento live action de “La sirenetta”. Premetto che ci saranno lunghe parentesi, riflessioni, interpretazioni e, ovviamente, una marea (…capita?) di critiche, sia dal punto di vista tecnico che ideologico. Non solo, voglio esagerare e spendere due parole anche sul doppiaggio, perché trovo che sia un’arte tanto importante quanto, spesso, ignorata, e invece è necessario dargli il suo giusto peso. [Francamente, c’è bisogno di dire SPOILER ALLERT?] Iniziamo dal principio: il messaggio e lo scopo del film. Come ben sapete, io valuto prima di tutto il messaggio alla base di un’opera, l’ideologia di base e, purtroppo in questi casi, l’approccio politico con il quale si realizza un certo prodotto (quando questo è palese come nel caso della Sirenetta). Come tutti sappiamo, questa nuova Ariel ha cambiato etnia in virtù dell’inclusività. Ora non mi resta che esporre in quanti modi questa manovra è più nociva che costruttiva senza essere eliminata dal web. Partiamo dalle ovvietà: la Sirenetta di Andersen ha una precisa collocazione quantomeno spaziale. È danese, infatti con due ricerche sul web si può andare a vedere la statua della Sirenetta originale proprio in Danimarca. Posto ciò, nel cartone Disney questo non viene esplicitato, dunque nessuno si chiede dove la vicenda si svolga. Ora io chiedo a voi, se è vero, come è vero, che l’etnia della Sirenetta non ha alcuna rilevanza, perché il colore della pelle di questa nuova Ariel è così dannatamente importante? E badate che non lo dico io, da caucasica, ma chiunque, dalla produzione al cast alla pubblicità al pubblico che lo adorava prima ancora che fosse uscito: tutti hanno assunto che dovesse essere un capolavoro esclusivamente per il cambiamento della pigmentazione della pelle di lei. Qual è quella parola che indica un pregiudizio o comunque un preconcetto (negativo quanto positivo) basato sull’appartenenza etnica di una persona? Ah sì, razzismo. Questo film, nel suo inneggiare all’inclusività ha alimentato una branca di razzismo in senso opposto, creando divisione e forzature non necessari. Basta riflettere su questo assunto: per chi dice che la Sirenetta è una creatura fantastica e quindi non è importante il colore della sua pelle, io chiedo posto ciò, perché allora importava così tanto che fosse bianca? Se vale un preconcetto vale anche il suo opposto: se il colore della pelle non importa, perché invece era così importante che venisse cambiato? E vi prego di notare che sono stati ben attenti a non applicare le stesse modifiche ai personaggi negativi: Ursula e il suo corrispettivo umano non sono state toccate, non credo sia un caso. La parte più interessante della storia era sicuramente la spiegazione che è stata data a questa nuova multiculturalità: ogni sorella rappresenta (anche fisicamente) il mare che governa. Questa è un’ottima spiegazione, peccato che trasferendo il luogo (costeggiato dal mare che presumo sia governato da Ariel) dalla Danimarca a una simil Giamaica multi etnica hanno tolto identità culturale a una storia per dargliene un’altra che non le apparteneva. Visto che questi cultori dell’inclusività dicono di tenere tanto alla psiche dei bambini che guardano, chi si è preoccupato che le bambine danesi potessero perdere l’unico personaggio in cui “si potevano identificare”? Ve lo dico io, nessuno. Sapete perché? Perché non sono considerate “vittime” del sistema, non sono una comunità etnica che deve “essere riscattata”. Io ho sempre pensato che l’uguaglianza tra etnie significasse potersi identificare indipendentemente dal colore della pelle di un personaggio. Ora, a quanto pare, significa che qualunque personaggio deve avere la propria versione per poter permettere a chi guarda di identificarsi. Io non credo sinceramente che i bambini facciano caso a queste cose, è più una mossa di propaganda che passa per i prodotti infantili ma, in realtà, a uso e consumo degli adulti. Stavano andando bene con Oceania e Encanto, creare storie originali culturalmente variegate per permettere a tutti di avere almeno un punto di riferimento e potersi istruire su culture diverse. Ma che senso ha stravolgere una storia già famosissima per il gusto di creare una Sirenetta alternativa per un pubblico dal colore della pelle diverso? E sì, sono abbastanza cinica dal dire che l’hanno fatto per il pubblico che si “deve” identificare nell’etnia di Ariel e nessun altro, creando una divisione “sirenetta per i caucasici” e “sirenetta per tutti gli altri”. Ve lo ripeto: rimane razzista, e lo sarebbe anche in senso opposto. Io non voglio vedere una Tiana o una Pocahontas dalla pelle chiara, neppure penso che nessun bambino caucasico si sia mai lamentato di non vedere alcune caratteristiche fisiche su un personaggio del genere, eppure ragionando come per la Sirenetta dovrei pensare che sia giusto creare una Tiana bianca o ispanica, perché altrimenti come fanno i bambini bianchi a identificarsi? Lascio a voi il senso di quanto questo ragionamento è ridicolo e divisorio senza alcun motivo. E per chi dovesse ribattere dicendo che ad oggi numericamente le storie Disney sono di maggioranza con personaggi caucasici, io rispondo che in tal caso devono essere create nuove storie originali, non “rubare” identità a storie già famose e definite. Se io voglio una nuova principessa italiana non vado a chiedere alla produzione di rendere Cenerentola italiana, chiedo di creare una nuova storia. Questo è essere inclusivi, non certo giocare strategicamente con i colori della pelle di personaggi già esistenti. La comunicazione è inviare messaggi, espliciti quanto impliciti, e come per tantissimi altri aspetti stanno trasformando l’inclusività etnica da ugualitaria a vendicativa, perché “noi” bianchi dobbiamo in qualche modo scontare il fatto di essere come siamo, e di essere orgogliosi delle nostre storie e della nostra cultura. Io non ci sto, e non accetto che un prodotto per bambini sia il veicolo per questi messaggi manipolatori. Ripeto, accetterò sempre di vedere storie, eroine, intrecci, leggende variegate e di mille etnie diverse, ma non se questo significa passare la spugna su un’altra identità. Ora passiamo al film: è mediocre. Dove non hanno ricalcato pari pari dal cartone hanno aggiunto clausole e dettagli di scarso o nullo valore, oppure hanno peggiorato l’opera di base. Si vede che è fatto per i nostalgici, è pressappochista in tantissime cose e la nostra mente che conosce il cartone a memoria (almeno nel mio caso) riempie quei vuoti sovrascrivendo i ricordi del film vecchio. Ha un inizio piuttosto standard, sembra di vedere i Pirati dei Caraibi con qualche milione di dollari di budget in meno, un Eric molto simile all’originale, una CGI nel bioma marino ben realizzato anche se, mi dispiace dirlo, la panoramica del castello dorato di Tritone del cartone era molto più d’effetto di quel simil ammucchio di rocce nella penombra che si vede nel film nuovo. Il fotorealismo sacrifica moltissima atmosfera fiabesca che in questo cartone era indispensabile, gli animali acquatici non hanno facce e spesso sono semplicemente brutti da guardare. Praticamente tutto l’effetto delle scene sott’acqua è dato dal doppiaggio che, purtroppo, è molto pressappochista e legnoso. L’inizio del film (senza canzone introduttiva) è diverso: dalla festa in onore del re si passa a una specie di Conclave dei sette mari. Per le attrici che hanno interpretato le sorelle di Ariel è anche praticamente l’unico momento che hanno di mostrare la loro coda e acconciature digitali, perché hanno pochissimo screen time e la loro importanza nel film è zero. Nella storia originale (quella di Andersen, non Disney) le sorelle a metà o fine film aiutavano Ariel, mi sarei aspettata che avessero anche loro un ruolo importante ai fini della trama, magari all’ultimo momento in un climax apparentemente senza via di scampo, invece sono inutili. La scena del galeone è più o meno identica, ma c’è una cosa che voglio dire su questa Ariel. La prima era poco più che una bambina, capricciosa, testa calda, disubbidiente e molto ingenua. Chi ha criticato tanto la sirenetta animata non si è reso conto che è una storia di crescita di una giovane donna dallo stato quasi infantile a quello di piena adolescenza. La Ariel nuova, invece, sia fisicamente che mentalmente è molto più matura, quindi le premesse sono completamente diverse! Partendo dal fatto che in questo film lei non sale in superficie prima del patto con Ursula, hanno preferito far scendere Scuttle (che ora è femmina?) nei fondali dell’oceano. Questo cambia completamente la storia, perché il senso era che Ariel era talmente affascinata dagli umani da rischiare di salire in superficie, se nel film non me lo fai vedere non è scontato che questo accada. Sapete perché non ci si fa caso? Perché abbiamo visto il primo cartone, quindi diamo per scontato che lei effettivamente si comporti come la sirenetta animata. A Tritone non importava davvero che lei collezionasse oggetti, gli importava che pur di soddisfare la sua curiosità rischiasse di rivelare l’esistenza del popolo del mare salendo in superficie. Se non me la fai salire in superficie questo snodo cruciale si perde, è come far vedere che Pocahontas non è curiosa di conoscere John Smith, salta la trama. Le scene cantate sono piuttosto buone, sempre molto da “guardate quanto sono brava questa ve la sentirete su Tiktok per mesi”. Piccolo appunto: durante la canzone di Ariel c’è un momento dove il doppiaggio è completamente fuori sync, lei muove la bocca e non c’è audio. Professionisti. Pure Sebastian ha un doppiaggio inquietante, partendo dall’evidenza che Mahmood non è un doppiatore e si capisce che ha ricevuto indicazioni molto rigide sull’esecuzione (sia nel cantato che nel parlato), ma poi ha un accento strano che vorrebbe ricalcare quello vecchio, rendendolo un ibrido piuttosto cacofonico. Poteva anche divertirsi molto di più in “In fondo al mar”, iconica e non replicabile, ma d’altronde tutto il film gode del successo del primo quindi tanto vale fare del proprio meglio. Pure queste scene vengono sacrificate per il foto realismo, alcuni pesci fanno senso e non c’è minimamente quell’atmosfera fiabesca e giocosa del primo, però sicuramente l’effetto nostalgia rende la scena godibile. Ripeto, poteva divertirsi molto di più invece ho visto poco coinvolgimento. La parte nel naufragio è quasi uguale, trovo carino che abbiano dato sia a Ariel che a Eric un desiderio simile e un senso di non appartenenza al proprio mondo, questo dà una base abbastanza plausibile alla loro storia d’amore (posto che nel primo le relazioni erano simboliche quindi non c’era bisogno di specificare perché si innamorassero). Niente da dire sulle scene di Ursula, vanno bene. Un po’ sbrigative ma riesce a dare il senso del primo film. Come ho già detto, la nuova Ariel secondo me non è stata pensata così ingenua da non capire che Ursula la sta manipolando, ma come scena in sé funziona. Passiamo a un punto un po’ spinoso. Perché nel patto hanno aggiunto la clausola che lei non deve ricordare di doversi far baciare da Eric? Questo toglie tutto il senso dello scopo della protagonista, e l’attenzione si sposta da lei a Sebastian che deve fare in modo che questo bacio avvenga senza che i due ragazzi abbiano praticamente potere decisionale. Se è vero che questo dettaglio rende l’avvicinamento tra lei e Eric più spontaneo, è anche vero che una protagonista senza missione non ha valore, esaurisce la sua funzione narrativa. Considerato che i due già provano una palese attrazione l’uno per l’altra, non è mica sfruttamento se si fa baciare per poter rimanere sulla terra con lui, è una missione dalla quale dipendeva la sua vita (di lei). È come se la Bestia dimenticasse di dover amare ed essere amato prima dell’appassimento della rosa, a che serve la storia senza la missione? E mica sfruttava Belle per questo, ma ne dipendeva la sua vita e dei suoi servitori. Avrebbe avuto molto più senso (e avrebbe anche sistemato un punto irrisolto del primo cartone) se le avesse aggiunto il non poter rivelare nemmeno a gesti di quel patto come ha subito cercato di fare nel cartone animato. La scena in cui vagano per il mercato è uguale a quella in “Aladdin”, si sono divertiti a creare un miscuglio di storie per dare allo spettatore il senso di riconoscere quello che sta guardando. Questo film è una strategia di marketing con la coda da pesce. Peraltro Ariel perdendo la voce è pure diventata stupida, per tutto il tempo che sta sulla terra ha uno sguardo vacuo imbambolato che penso dovesse significare la sua inesperienza, ma come ho detto questa sirenetta non è bambinesca come la prima quindi certe scene sono semplicemente imbarazzanti. Tra l’altro mi sono chiesta per tutto il tempo cosa dovesse ottenere questa Ariel da Eric, dal momento che non ricordava di avere la vita appesa a un filo. Innamorarsi, certo, ma questo avviene più o meno durante la prima sera mentre Eric le illustra la sua stanza dei cimeli (carino che abbia un gusto per il collezionismo simile a lei), ma il countdown dei tre giorni in questo caso rende Ariel una semplice vittima dell’incantesimo come Aurora (e infatti ne La bella addormentata la protagonista non è lei ma le tre fate buone). Se vogliamo essere puntigliosi, analizzando le azioni e le figure narrative di questo film i protagonisti sono Sebastian e Scuttle, perché sono gli unici che si muovono per contrastare l’incantesimo di Ursula senza quasi che Ariel se ne renda conto. La scena rap che apre il terzo atto è imbarazzante. Io trovo che Lin-Manuel Miranda sia un artista pazzesco e amo qualsiasi altro lavoro, ma in un film fiabesco e lirico come la Sirenetta queste scene hip hop sono terribili, non c’entrano niente, e contando che questo film più del primo si prende terribilmente sul serio mi hanno fatto cringiare ogni volta che il gabbiano appariva sullo schermo. La scena dove Ursula si smaschera (involontariamente) è iconica, se tutto il film fosse stato eseguito come quei pochi secondi lì sarebbe stato un capolavoro. Non ho capito come mai Eric è stato ipnotizzato a metà: nel primo era completamente imbambolato, in questo viene manipolato ma mantiene una strana lucidità, quindi mi sono chiesta se non potesse semplicemente ribellarsi all’incantesimo, ma non ci hanno fatto sapere se questa fosse una possibilità. Una regola base della narrazione è non dare niente per scontato, devi presumere che la gente si faccia delle domande quando guarda il tuo prodotto. Qui abbiamo dato per scontato che lui non potesse semplicemente negare di aver scelto la mora come sposa senza nessun dato certo che fosse così. Trovo bello il fatto che sia Ariel a rompere la collana, anche perché più passiva di così non potevano renderla. Se le avessero tolto anche questa scelta Eric avrebbe potuto farsi baciare da Sebastian, sarebbe sembrato molto più coerente. Nel primo era bello vedere come nonostante tutti i suoi sforzi non fossero serviti sono state proprio le creature marine che lei voleva lasciare ad aiutarla, era una sorta di premio ai suoi sforzi fatti finora. Le ultime scene sono quasi uguali, ma trovo che la recitazione di Halle sia piuttosto insapore, sia nella parte della distruzione della sua caverna dei cimeli sia nell’ultimo atto. È molto aesthetic ma sembra sempre psicologicamente distante da quello che sta vivendo. Ovviamente Ursula doveva ucciderla lei, mi piace quando una donna che ammazza viene vista come empowering, è sempre soddisfacente. Sono ironica. Un altro aspetto poco chiaro è: a fine film, in che modo Tritone si è ricreduto sugli umani? Oltre al fatto che non ne ho visto uno mangiare pesce, nel senso che oggettivamente non si vede che in effetti Tritone aveva ragione sul loro conto (nel primo era pieno di scene di pesci attaccati all’amo o nei piatti o tagliati a metà brutalmente). Ma posto ciò, visto che Eric non ha spezzato nessun incantesimo e non ha nemmeno aiutato alla fine il popolo del mare (perché sì, quella era la sua prova personale per dimostrarsi effettivamente degno di Ariel) con che titolo ora ci si può fidare di lui? Noi che abbiamo visto il film lo sappiamo che se lo merita, ma era Tritone che aveva l’ultima parola e poteva rendere Ariel umana. Pensate che sia una scelta patriarcale e antiquata? Io se fossi stato in lui non avrei voluto niente di meno per mia figlia, c’è una differenza tra decidere con chi lei debba mettersi e letteralmente spedirla in un mondo diverso e potenzialmente mortale “solo” perché è quello che desidera. Questo è perché anche Tritone nel primo era umano e non era disposto a farle correre rischi enormi senza prima avere la certezza che lei sapesse cosa desiderava. Non mi sembra un atteggiamento patriarcale, mi sembra un normale padre protettivo che ha una sua crescita alla fine e rinuncia a poter controllare i desideri della figlia. Questo era il classico esempio di un’eroina femmina che non viene capita: Ariel doveva guadagnarsi le sue gambe, come Hercules doveva guadagnare l’Olimpo, ma entrambe queste cose dovevano essere decretate dalla persona più saggia che, in questo caso, è il genitore. Questo non significa che in generale i genitori siano le figure che devono necessariamente scegliere per i figli, ma un eroe non può auto-premiarsi, è narrativa base. Però se Zeus decide che Hercules è degno di diventare un dio va bene, se Tritone sceglie che Ariel è matura abbastanza da poter diventare umana è sessista. A voi i commenti. La scena in cui si ricongiungono è carina, mai d’effetto come la vista di lei che esce dal mare con le sue gambe e le braccia tese, la classica scena dove non servono parole ma i brividi scendono a secchiate. Nel live-action è un po’ più tirata per le lunghe ma comunque carina, dolce. Posso dire che la famiglia reale di questo film è la più poveraccia mai vista? Per questo “matrimonio” hanno chiamato dieci comparse e hanno fatto una festicciola in riva al mare con palloncini e animatori, Ariel vestita per la sagra di paese e la regina (madre adottiva di lui) con lo stesso vestito per tutto il film. Finale fin troppo didascalico per i miei gusti, molte scene le hanno dovute spiegare ad alta voce perché la performance facciale degli attori non era sufficiente, nel primo cartone bastava un abbraccio e un “ti voglio bene”, con Tritone felice ma terribilmente malinconico che vede la sua bambina iniziare la propria vita. Nel live action fanno un sacco di discorsi smielosi tipo “non dovevi rinunciare alla tua voce perché io ti sentissi” (peccato che doveva eccome). Mi rendo conto che devo suonare molto c
"—Me quiere, no me quiere..., me quiere, no me quiere —decía mientras arrancaba los pétalos de una margarita marina." Ariel. 🌼🌊🌊🌊🦀🐚🧜🏻♀️🐚🐠🌊🌊🌊🌼
Aaay Ariel, Ariel... la sirenita que quería ser humana, qué loca... lo que daría yo por ser una sirena y vivir bajo el mar. Cuánta razón tenía Sebastián 🦀😉. Peero, para gustos colores y para colores flores. Además, Sirenas y humanos compartimos la desgracia de que nunca estamos contentos con lo que tenemos, o pensamos que es mejor lo de los demás. Una verdadera lástima.
Os dejo la canción de Sebastián, que me encanta 🌊🌊🦀🌊🌊
🦀Ariel escúchame Ese mundo esta muy mal La vida bajo el mar es mucho mejor que el mundo de allá arriba🦀
🦀🎶Tu crees que en los otros lados Las algas mas verdes son Y sueñas con ir arriba Que gran equivocación No vez que tu propio mundo No tiene comparación Que puede haber allá afuera Que causa tal emoción Bajo del mar, bajo del mar Vives contenta siendo sirena Eres feliz Sé que trabajan sin parar Y bajo el sol para variar Mientra nosotros siempre flotamos Bajo del mar Los peces son muy felices Aquí tienen libertad Los peces allá están tristes Sus casas son de cristal La vida de nuestros peces Muy larga no suele ser Si el dueño le apetece "A mi me van a comer" Bajo del mar, bajo del mar Nadie nos fríe ni nos cocina En un sartén Si no te quieres arriesgar Bajo del mar te quedarás Y sin problemas entre burbujas Tu vivirás Bajo del mar (bajo del mar) Bajo del mar (bajo del mar) Hay siempre ritmo en nuestro mundo Al natural (al natural a a a) La mantarraya tocará El esturion se unirá Siempre al ritmo, ritmo marino Bajo del mar Oye a la flauta Oye el arpa Y al contrabajo ponle atención Veras las trompetas y el tambor Disfruta de tu canción (si) Con la marimba y el violin Las truchas volteando y el otro cantando Sin olvidarnos del espadin Que empiece la funcion
Bajo del mar (bajo del mar) Bajo del mar (bajo del mar) Hay bailarinas Son las sardinas, ven a bailar Para que quieres explorar Si nuestra banda va a tocar Hay castañuelas, son las almejas Bajo del mar Y las babosas son tan jocosas Bajo del mar El caracol es saxofonista Y las burbujas llenan la pista Para que bailes en esta fiesta Bajo del mar!🎶🦀
Avevo sei anni, e quel giorno mia mamma mi aveva portato per la prima volta nella piccola biblioteca del paese dove abitavo. Non sapevo dove guardare, non avevo idea di dove fossero i libri per bambini, e così la bibliotecaria mi accompagnò agli scaffali dove avrei potuto trovare qualcosa di bello per me. Scelsi questo libro, lo portai a casa e mi misi a leggere. Un'ora dopo lo avevo già finito!
Ah, che bei ricordi. È con La sirenetta che è iniziata la mia passione per la lettura.
This was my favorite picture book when I was a toddler. I still remember my dad growling the first line (with an appropriately fierce frown on his face, of course), "King Triton was losing his temper." The ridiculously large size of this book (17.5" x 11") meant that the illustrations were also blown up (i.e. the perfect size for toddlers who want to pretend they live under the sea!).
Oh my God, this was my favorite book when I was younger. Ariel was always my favourite Disney princess, I still love her and the story and I'm sixteen years old. I remember how fascinated I was with mermaids and how I would watch the DVD video almost night, this is what made my childhood so wonderful!
I fell in love with this story as a child, it was one of my favorite bedtime stories growing up. It opened up doors and the wonder and joy for reading fantasy, and out of the ordinary stories. This story is still one of my favorite Disney Classics of all time.
Yet another of my childhood MouseWorks classics! I also have this one in Spanish, and have read both hundreds of times. I really don't ever get tired of these, even 20 years after what most people would consider to be around the optimal age for reading them or having them read to you.
Not even half the actual story and doesn’t even have an ending really. I thought this book was like a side story to the original tale, instead it’s just a half-assed attempt at re-telling the original.
Probably one of my first remembered experiences with reading. Although it's an audio experience I read all of the text on the back of the box. It's possible that this was the first time I memorized names of the cast and realized there were voice actors.