Ulrike Meinhof oggi è ricordata come la mente dietro la banda Baader-Meinhof, conosciuto ufficialmente col nome di Red Armee Fraktion, gruppo armato rivoluzionario della Germania Ovest degli anni 70 che compì diversi attentati a impianti industriali e basi statunitensi in Germania. Nel 1970, Meinhof scrisse e lavorò alla produzione di un lungometraggio televisivo interamente realizzato in un collegio femminile con l'aiuto delle stesse internate che interpetano sé stesse. Il film si focalizzava sulle difficile condizioni di vita e in generale sulla situazione repressiva delle istituzioni basate sul potere autoritario come, appunto, i collegi.
Pochi giorni prima della messa in onda, il previsto passaggio televisivo del film saltò quando Meinhof divenne ufficialmente ricercata dalle autorità. Negli anni Settanta, il prezioso editore Savelli, ne pubblicò la sceneggiatura quando ormai sembrava solo un miraggio poter avere occasione di vedere questo film, cosa che avvenne solo nel 1994. Ventidue anni dopo la tragica e misteriosa morte della sua autrice.
L'edizione italiana è uscita a cura di Roberta Tatafiore, figura atipica del femminismo italiano nonché traduttrice dei "Ragazzi dello zoo di Berlino" di Christiane F. e quindi ammirabile per il lavoro svolto con il difficilissimo slang giovanile tedesco dell'epoca (Bambulè secondo quest'ultimo, è una parola utilizzata con il significato di "rivolta" o meglio, appunto, "ammutinamento").