Nessun libro come il "Diario notturno" (1956) riesce a contenere in sé finemente distillata nella sostanza e nella forma - l'intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i costituenti primari del suo modo di essere, psicologico e il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt'altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano il racconto ingegnoso e fulminante, l'apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l'aforisma che non si lascia dimenticare.
Flaiano wrote for Cineillustrato, Oggi, Il Mondo, Il Corriere della Sera and other prominent Italian newspapers and magazines. In 1947, he won the Strega Prize for his novel, Tempo di uccidere (The Short Cut). Set in Ethiopia during the Italian invasion (1935–36), the novel tells the story of an Italian officer who accidentally kills an Ethiopian woman and is then ravaged by the awareness of his act. The barren landscape around the protagonist hints at an interior emptiness and meaninglessness. This is one of the few Italian literary works (which has been constantly in print for sixty years) dealing with the misdeeds of Italian colonialism in Eastern Africa. In 1971 he suffered a first heart-attack. "All will have to change", he wrote in his notes. He put his many papers in order and published them, although the major part of his memoirs were published posthumously. In November 1972 he began writing various autobiographical pieces for Corriere della Sera. On November 20 of the same year, while at a clinic for a check-up, he suffered a second cardiac arrest. His daughter Lelè, after a long and grave illness, died at age 40 in 1992. His wife Rosetta Rota, sister of composer Nino Rota, died at the end of 2003. The entire family is buried together at the Maccarese Cemetery, near Rome. [edit]Flaiano's Rome Flaiano's name is indissolubly tied to Rome, a city he loved and hated, a caustic witness to its urban evolutions and debacles, its vices and its virtues. In La Solitudine del Satiro Flaiano left numerous passages relating to his Rome. In the Montesacro quarter of Rome, the LABit theatre company placed a commemorative plaque on the facade of his house where he lived from 1952. Critic Richard Eder wrote in Newsday: "To read the late Ennio Flaiano is to imagine a bust of Ovid or Martial, placed in a piazza in Rome amd smiling above a traffic jam. In his antic, melancholy irony, Flaiano wrote as if he were time itself, satirizing the present moment."
«stanco dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente medio». grazie ennio di esserti dedicato anche tu a sceneggiare la nostra infinita medietà. (a @scarabooks infinite grazie del libro, invece)
Ogni tanto rileggere Flaiano in modo sistematico (la paginetta qua e là torna spesso) fa bene. A metter la voglia stavolta è stato Sorrentino in "Tony Pagoda e i suoi amici". Parlando di/con Maurizio Costanzo, ad un certo punto tira fuori un aforisma di Flaiano e poi lo commenta:
“La domenica, per strada, a volte, si vedono anche i mariti” scriveva Flaiano. Una citazione, in questo contesto, senza nessuna pertinenza. Ma ogni volta che ripenso a Flaiano, tra tutte le cose meravigliose che ha scritto, chissà perché, mi ricordo sempre questa. Perché è una frase che contiene un che di lampante e di sibillino nel medesimo tempo. Perché forse rimanda a un’Italia scomparsa o che, invece, forse, è sempre esistita e sempre continuerà a resistere. E poi è una frase che, a pensar male e in malafede, evoca con eleganza anfratti di amabili sconcezze, di tresche, di piccolezze da provincia, ma anche di solitudini colmate da presenze assenti. Trovo sempre sconvolgente come una frase del genere, dall’apparenza neutra, sobria, breve, in realtà sia un contenitore di svariate suggestioni, emozioni, riflessioni, probabilmente sbagliate e irrilevanti. Ma è la somma delle irrilevanze che, da qualche parte, tende a comporre un senso alle cose. Un destino.”
Anch'io ho sempre trovato gli aforismi di questo tipo tra i migliori di Flaiano. Di che tipo? Quelli in cui ci si ritrovano tre ingredienti: il primo è appunto una apparente banalità; il secondo è una colorazione dell’ironia che vira sul malinconico; e poi c'è la doppia o tripla chiave di interpretazione per cui si possono leggere attribuendogli sensi diversi o anche opposti. Per tentare di essere più chiari ecco un esempio, tratto proprio da “Diario notturno” (dal collegamento mi è venuta la voglia della rilettura integrale): "C'è un sacco di gente che vive e lavora a Macerata. (L'essenza di Cechov)". Sembra una stupidaggine, è velato di tristezza e vale un trattato di critica letteraria su Cechov. Lo puoi interpretare come la segnalazione di un privilegio o, al contrario, di una condanna. E in tutti e due i casi la letteratura è vista come un modo per non lasciare solo nessuno e non sentirsi soli, per rompere il muro di solitudine che perimetra la nostra individualità confinata nel piccolo qui e ora dove viviamo, nella Macerata che ci è toccata in sorte.
Ce ne sono altri a chiave multipla di lettura. Tra questi c’è l’aforisma che in assoluto amo di più. Dice: "Coraggio, il meglio è passato". È bellissimo anche per quel moto di inquietudine (praticamente una finta da dribbling calcistico) che si prova di primo acchito, a sentirlo. I disattenti, quelli che scivolano sopra le cose, ci restano male; perché erano pronti a farsi una sana risata e invece sembra ci sia poco da ridere. E in effetti può essere letta in questa chiave (banale) di triste rassegnazione. Poi scopri che Flaiano la intendeva invece nel senso opposto, di un incoraggiamento. Una cosa del tipo “non state lì a faticare e sbattervi, godetevi quello che avete perché ambire al meglio ormai non è più tempo. Per fortuna. Del meglio possiamo fregarcene perché è passato. E da noi non se l'aspetta più nessuno”. Un ironico, gentile, compassionevole, empatico e salutare invito ad assopire gli entusiasmi, rivolto in particolare a tutti quelli che si rovinano la vita con le ambizioni di perfezione e le ansie da prestazione.
Una cosa, questa visione pacificata (che riuscì a praticare con molta fatica e molti rovelli interiori), che sta al centro dell'opera di Flaiano. Ed è profondamente pescarese. Non a caso la frase, più famosa, tratta dal Diario degli errori, che a Pescara hanno messo sotto al busto di Flaiano all'imbocco di Corso Manthonè dice: "La felicità consiste nel non desiderare che ciò che si possiede."
I fascisti sono una trascurabile maggioranza. Personalmente, ne conosco uno che ogni volta che mi vede si illumina di gioia e minaccia di mettermi una bomba "sotto casa". Io mi mostro lusingatissimo. Questo della bomba è per lui un segno di considerazione; non la metterebbe al primo venuto, a me invece sì, molto volentieri. E ha l'aria di aggiungere che se non mi ha ancora "messo" la bomba è perché, in fondo, mi vuol bene, mentre dubita che io gliene voglia. Mi dimostra quindi il suo rifiutato affetto come può: mi stima fino all'attentato. Un giorno il fascismo si curerà con la psicanalisi.
Diciamocelo, oggi addì 19 gennaio 2011. Leggere Flaiano è imprescindibile, ma inutile. Basta guardarsi in giro per capire. Non servivano genii, bastava copiare. In anticipo di cinquant'anni, Flaiano aveva capito tutto. La colpa è solo nostra, che non abbiamo capito e non abbiamo nemmeno copiato.
Leggere per credere (da "Viaggio nel paese dei poveri, 1945)
L'Amico Qualsiasi
I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell'ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l'ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello...
Ha un animo senza dubbi e un cervello lucido: non si pone problemi che non abbia risolto in anticipo...
Un confuso scetticismo lo invita a conquistarsi un benessere personale ad ogni costo. Sospirando ammette che "siamo in un paese di ladri": si difenderà col furto...
Frequentandolo mi sono convinto che le sue colpe sono immense, ma ereditarie: egli ha potuto soltanto aggravarle con una certa ben curata ignoranza. Sono secoli che chiede tuttavia di conoscere gli articoli di quell'armistizio che fu firmato in suo nome da un venerato Plenipotenziario, dopo la sconfitta che gli inflisse la Coscienza. Da quel giorno, vive alla giornata.
Era l'Italia del 1945, ma... Mi ricorda qualcosa, mi ricorda qualcuno.
"Sia chiaro che per saggezza intendo la capacità di agire in armonia con i miei errori preferiti."
"I nomi collettivi servono a far confusione. 'Popolo, pubblico...'. Un bel giorno ti accorgi che siamo noi. Invece, credevi che fossero gli altri."
"Il problema delle aree depresse interessa gli italiani molto meno del problema delle aree convesse, come è dimostrato dal successo delle nostre attrici del cinema, o di tutte quelle che si presentano per tali."
"Vista dall'alto, la battaglia sembrava una scampagnata. Le tragedie, come i quadri, vogliono la giusta distanza."
"Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa."
Ho finalmente conosciuto ‘di persona’ Flaiano, dopo averlo tanto sentito… nominare attraverso i suoi aforismi;-) Di una finissima arguzia e lucidità, nasconde un’amarezza che sfiora il cinismo dietro un’ironia sagace e fulminante. Perché, come ho trovato tra gli aforismi riportati da Piesse in ‘Sintagmatica’, in questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile. In Diario notturno si alternano brevi appunti di percorso e osservazioni pungenti, a racconti a volte assurdi e paradossali, caricature ingegnose di persone e tempi nell’Italia dell’ultimo dopoguerra. Ritratto di un mondo e un modo di essere che sconcerta anche per l’attuale validità, nonostante i cinquanta anni trascorsi. Una lettura da spulciare di nuovo, da condividere e gustare ancora con amaro sorriso. Una conoscenza, Flaiano, assolutamente da… approfondire. Grazie dunque a Ginny1807 e grazie a ScaP che me lo hanno… ‘presentato’!
Mi è ormai difficile affrontare nuove letture. Riprendo le vecchie, senza l'antico calore, per chiarire alcuni punti, coordinare quelle osservazioni che possono darmi, almeno lo spero, la visione conclusiva dell'opera e giustificarne la necessità. Queste avventure le affronto volentieri e ogni sera mi succede di saltellare tra le pagine di certi libri ripetutamente letti, in cerca di qualcosa che so esservi ancora. E’ qui il piacere e il segreto delle mie letture; e pertanto il destino dei libri troppo chiari è quello di essere per me indecifrabili.
Los cuadernos de Flaiano son amargos, plenos de cruel sarcasmo y un humor negro que proviene de una desesperación tranquila, de la constatación de que nada tiene arreglo en un mundo corrupto y acabado. A veces son cuentos breves pero lo que más me gusta del escritor italiano son esas frases aforísticas, como de moralista francés, o esos apuntes de personajes y costumbres que luego amueblan las películas de Fellini o Antonioni a partir de sus guiones: "La nieve en Roma: el repugnante espectáculo de los viejos que, a la salida de la escuela, arrojan bolas de nieve a los niños". El universo del escritor es un espectáculo decadente, cínico e hipócrita, del que se salva sólo su conciencia lúcida y el acto de la escritura que nos convierte en seres al menos más conscientes de la ruindad del mundo.
Es una suerte que esta editorial argentina se haya acordado de Ennio Flaiano, que por desgracia sigue poco presente en castellano.
Possibile che uno con questa capacità di scrivere, con questo strepitoso senso dell'ironia e questa straordinaria capacità di cogliere ovunque il grottesco e il ridicolo, abbia scritto così poco? E ci tocca leggere pezzi, monconi, brani, rovine, lacerti quando avremo dovuto leggere libri e saggi? Il capolavoro che è Tempo di uccidere è un'altra cosa. Quello è un romanzo. Stupendo. Oscuro. Il Diario notturno è un repertorio sconclusionato, disordinato, amorfo di epitaffi, racconti assurdi, osservazioni. Su cosa? Essenzialmente su quello che è l'Italia e, più in piccolo, Roma. Almeno, quello che risulta filtrato dagli occhi di questo incredibile umorista che, badate, non fa proprio ridere, non nei termini del comune sentire (se non in qualche secco epigramma). L'umorismo di Flaiano è come il rafano: all'inizio non cogli il sapore, ma dopo un momento t'arriva dritto al cervello e non ti lascia indifferente. E' un umorismo cinico, tagliente come un bisturi, melanconico, pessimista. Non si ride: si sorride, al massimo, riflettendo. Amaramente. Dopotutto, cosa ci vuol a far ridere? Il difficile è tratteggiare una nazione, un popolo abbastanza spregievole e irredimibile, con quattro colpi di pennello senza cadere nel qualunquismo e senza farci piangere senza controllo o ridere sguaiatamente (a seconda dei gusti).
Da sottolineare alcuni colpi di genio assoluto: il celeberrimo Un marziano a Roma , L'esame di moralismo e l'iniziale viaggio nel paese dei Poveri: un popolo che è contento di essere povero, in tutto, comandato da più regnanti (ladroni manifesti, fra l'altro) contemporaneamente, amante delle guerre finché non duran troppo e dei proverbi, così da avere frasi fatte sempre pronte ad ogni evenienza non potendo crearne di proprie (perché i Poveri, dice F., amano l'arte e i libri, ma non leggono). Ovviamente i Poveri sono i Francesi. O i Tedeschi. Uno dei due, insomma...che avevate pensato? Poi c'è molto altro, ma non mi dilungo oltre. Se non per riportare questa perla, che d'ora innanzi sarà il mio motto: Anche il progresso, una volta diventato vecchio e saggio, votò contro!
Un libro brillante. Las observaciones, los comentarios, las reflexiones y las ocurrencias de Ennio Flaiano me parecieron lúcidas, limpias, algo surrealistas y profundamente melancólicas. Una lectura atenta permite descubrir los mismos tonos anímicos de los guiones que Flaiano escribió para Fellini, por ejemplo, para La Dolce Vita, 8 y medio y Las Noches de Cabiria. También escribió guiones para Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini y Mario Monicelli. Las notas de este Diario Nocturno son breves en su mayoría, en ocasiones, juega con las palabras, otras veces critica la idiosincrasia italiana de la segunda posguerra del siglo XX. Algunas anotaciones son desopilantes, por ejemplo la narración sobre un regalo de cumpleaños muy particular que el Partido Comunista Italiano le hizo a Stalin: un loro obsecuente que le gustó mucho al dictador. En síntesis, opino que Diario Nocturno es un excelente libro, muy recomendable, de lectura divertida e inteligente. Luego de completar la lectura, el tono personal, directo, honesto, agudo y amistoso dan ganas de leer más de Flaiano, sobre todo su primera novela de 1947 Tempo di Uccidere, que espero conseguir. La lectura genera una sensación de amistad, de cercanía, muy inusual en autores que lograron sobrevivir a los desencantos del cine como industria, incluso cuando gozaban de libertad creativa como en los films de cine-arte de Federico Fellini. Opino que la traducción de Martín Schifino y el prólogo de Eduardo Berti son de una gran precisión y lucidez, le agregan valor a un libro muy bien editado por Fiordo en 2014.
Sconcerta pensare come gli scritti racchiusi in questo volumetto risalgano a oltre 50 anni fa. Sono incisioni e acqueforti che il tempo non ha scalfito se non per levigarle e aumentarne il contrasto. Appunti, ritratti, spaccati di vita, fatterelli, aforismi, racconti brevissimi e brevi, invenzioni, opinioni, variazioni su tema: c'e' satira sottile ed educata sotto tutte queste diverse affermazioni del pensiero di Flaiano. Tutto tenuto insieme da una prosa posata, rapida e sapida, diligente e distaccata, ma non meno meditata e vissuta. C'e' anche uno scetticismo e un pessimismo latente che da mordente e direzione ai testi. E non mancano, ancora piu' incredibilmente, dei pezzi profetici nel senso letterale del termine. Una lettura imprescindibile, un canone della satira fondamentale.
Una raccolta eterogenea di racconti, pensieri, aforismi, appunti, in definitiva non un diario ma un taccuino in cui Flaiano coglie l'essenza degli italiani di ogni tempo. La lettura alterna momenti eccezionali (un Marco Polo che visita questo strano paese dei Poveri, un alternativo Alessandro Manzoni che scrive un capolavoro non considerato tale e che finisce nel dimenticatoio, un novello Phileas Fogg che cerca di ripetere il suo giro del mondo con annesse moderne disavventure) a battute fulminanti che mettono a nudo l'italiano medio, i suoi vizi e le sue psicosi. In mezzo, devo essere sincero, pagine scorrevoli ma un po' ripetitive e di certo non imperdibili. Scrive bene, Flaiano, non entusiasma il lettore di oggi perché forse il suo disincanto malinconico è superato da un atteggiamento rassegnato e cinico. Scopro questo scrittore col Diario Notturno, quindi nelle vesti di narratore e di aforista disorganico; ora vorrei approfondirlo come cronista e giornalista di costume, con le aspettative di ritrovare ancora un sapiente utilizzo di satira e di morale.
Raccolta di scritti eterogenea e frammentata, che in realtà riesce meglio soprattutto dove è scomposta in massima misura (le brevi note del "diario notturno" che dà titolo al volume) e un po' meno nei racconti e raccontini che spesso eccedono in metafora e allegoria. Grande scrittura, comunque, come sempre per Flaiano.
"Dio ci ama (ne abbiamo continue prove); vuole però essere contraccambiato. Io, se mi decidessi ad amarlo, lo amerei senza chiedergli nulla. Il mio difetto è la generosità, il disinteresse." (p. 19)
Titolo che racchiude buona parte della produzione di Flaiano: i taccuini personali popolati da brevi ed icastiche frasi fino a brevi racconti e alcuni racconti completi dei quali sicuramente il migliore è il celeberrimo "Marziano a Roma". Flaiano è una figura unica ed irriducibile nell'Italietta trafficona e furba: la sua etica rifulge sopra la mediocrità della cultura e della società, la sua malinconia a tratti sfocia quasi nella disperazione, trovando forse l'unica catarsi nell'amarezza grottesca di certe pagine davvero profonde. Nelle sue parole si può già cogliere la deriva massificante e consumistica del Dopoguerra, in cui i problemi non sono risolti, ma ci si accontenta di vivere alla meno peggio. Lettura raccomandata anche solo per perle come questa: Roma è una città eterna non per le sue glorie, ma per la capacità di subire le barbarie dei suoi invasori, di cancellarle col tempo, di farne rovine
Nelle parole di Flaiano c’è la leggerezza di un angelo, la crudeltà di un diavolo, lo sguardo di uno scienziato, l’importunità di un buffone, la sincerità dei bambini.
Flaiano è come quell’amico che non incontravi da anni, che fatichi a ricordare e con il quale ti ritrovi una sera che lentamente passeggiando diventa una notte e bevendo poi si fa mattina. Quell’amico che all’alba, quando si è fatto troppo tardi o troppo presto, mentre la città ancora dorme, ti da l’impressione di conoscerti meglio di chiunque altro. Poi si allontana e ti saluta con la mano scomparendo fra la gente che comincia a popolare le strade.
Flaiano è quell’amico che forse non è mai esisto. Eppure, forse dopo anni, una sera ti sembra di riconoscerlo da lontano.
D'improvviso un titolo su tre colonne squarcia il grigiore della pagina: «Drammàtica cattúra di un apolide - In préda ad un accésso di pazzía». Che concisione, che robustezza, che armonia: due dei migliori endecasillabi pubblicati da questo giornale negli ultimi tempi. Notare nel primo verso l'impennata dell'accento iniziale, che ben annunzia la rapida scena; e quindi l'affannarsi (cinque coppie di consonanti) dietro il pazzo che fugge, sino al placarsi della corsa con la cattura, dato in anticipo con l'accento sdrucciolo del primo verso.
Un juego de pequeños relatos que a menudo rayan el absurdo y destilan ironía existencial. Muy brillante, me parecía tenerlo al lado, ser su confidente. Algún momento típico de cascarrabias, pero tan ocurrente que se lo podía perdonar. Definitivamente, los italianos son nuestros primos hermanos. Exquisit
«Ogni nome spinge dal buio il ritratti di qualcuno che ha interferito con la sua biografia, per modesta che possa essere. Un anno intero è legato a un numero di telefono (…)”.
Questo libro contiene una serie di pensieri notturno del malinconico e ironico Flaiano, uno straordinario giornalista/scrittore/autore vissuto pochi anni fa. Vi copio uno degli ultimi che ho letto, sperando di farvi cosa gradita: Gente per bene riunita a prendere il t�, come una volta, tutti seduti e composti. L'arredamento fa rima con la conversazione: si parla di gite all'estero, di Gassman, si arriva a Marlon Brando, un accenno ai vizi moderni, il cinema, il traffico stradale. Una lunga pausa. Temo il momento delle storielle. Invece, chiss� perch�, si comincia a parlare di reincarnazioni. Alcuni ci credono, altri no, nessuno si sbilancia. "Io," dice una signora molto mite, inaspettatamente "io ho spesso la sensazione di essere vissuta nell'antico Egitto, ai tempi di Cleopatra". E arrossisce, come se si fosse denudata. Un signore piccolo e attento, che non ha mai parlato e che ora scopre un difetto di pronunzia, si anima di colpo: "Ah, f�, f�," dice "ficcede anche a me, fpeffiffimo". E' la catastrofe. Subitanea simpatia per questi due misteriosi personaggi. Poterli conoscere, farli parlare, andare a spasso insieme, prestarsi dei libri, insomma farsene due amici e la domenica mattina visitare il museo egizio! Da allora non li ho pi� visti.
Scorci dell'Italia anni '50, questo paese di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati, intrisi di una romanità in sonnolenta digestione. Roma, una "Sodoma e Camorra" guardata dal balcone di un noiosissimo festino dove le chiacchere convenzionali sono condite da copiose sniffate, Roma amata e caciarona perfino davanti al primo alieno sulla terra ("A marzià, te scansi?!"). Flaiano, giornalista con i controfiocchi, aforista a volte un po' di maniera, altre volte davvero geniale, è un cuneo tra la destra e la sinistra, sparge il suo sale di qua e di là con grande onestà intellettuale. Meravigliosa rarità italiana. Questo Diario notturno parla soprattutto dell'italiano medio, mediocre e mediatico; quello che si improvvisa Sherlock Holmes sui fatti di cronaca nera, quello che chiede raccomandazioni, quello che finge di non conoscerti per strada, quello che ostenta cultura; insomma, quello lì che gira per le strade anche oggi, l'italiano eterno, l'infinitamente medio. Un parterre di amicizie che oggi ce le sogniamo (che giganti, negli anni '50!), da Mario Soldati a Federico Fellini, raccontati con spietata dolcezza, denudati nelle loro piccolezze, nelle loro psicosi, e (forse proprio per questi tarli) tanto amati.