Basato su fatti realmente accaduti, il romanzo è ambientato durante la fine della prima guerra mondiale,in Ungheria. In questo piccolo villaggio cominciano a ritornare gli uomini che avevano prestato servizio durante la guerra. Nei tanti anni della guerra però, il villaggio è cambiato e le donne in particolare, lavorando per tanto tempo da sole, hanno acquisito sicurezza, autonomia ed emancipazione.
A poco a poco, questi uomini di ritorno dal fronte russo, iniziano a morire, inizialmente pare tutti per cause naturali. Per queste morti, nessuna vedova pare tormentarsi più di tanto. Il tenente Rudi Mikay, incuriosito da ciò che sta accadendo nella sua cittadina, inizierà ad indagare, per scoprire per quale motivo stiano morendo così tanti uomini, in così poco tempo.
Personalmente, il romanzo non mi ha colpito. La storia è interessante ed è la trama che mi ha spinto ad acquistare il titolo, ma non è scattata la scintilla. Ad un certo punto, nella seconda parte del racconto, mi sembrava di star leggendo tutto e contemporaneamente il nulla, era un ripresentarsi di scene che avevo già letto in precedenza e questo mi ha un po' annoiato. Lo stile di scrittura è deciso, senza troppi fronzoli, non si perde in descrizioni minuziose (che a volte ritengo un po' inutili) e questo l'ho apprezzato, ma probabilmente non mi ha fatto "entrare" all'interno della storia, non mi ha catturato e trasportato lì. I personaggi sono molto enigmatici e una cosa che mi è piaciuta è che tutti costantemente si ritrovavano su quella linea sottile fra ragione o torto (in merito alle vicende) e presentavano quell'aurea misteriosa, che lascia fino all'ultimo il dubbio che siano sinceri o meno.
Ad ogni modo, trama interessante, ma per me, mancava assolutamente qualcosa.